Modi di dire corenesi
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Alla vetthaia, caose rosse! Trad. : Nella vecchiaia, calze rosse! Di qualcosa di particolarmente vivace, soprattutto tipico della gioventù, ma fatto in modo molto stridente quando si è giunti ormai nella vecchiaia.
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Appontà ‘e scarpe Trad. : Appuntire le scarpe (in modo da rendere le dita dei piedi doloranti) Dire chiaramente a qualcuno verità dolorose relative a sue colpe o mancanze.
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Attaccà gl’asenu addò vò gliu padrone Trad. : Legare l’asino dove vuole il suo padrone Eseguire un compito come lo richiede il proprietario (o il superiore) anche se stoltamente non ne comprende i pericoli o le cattive conseguenze.
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Carì indu gnu uscu ‘e spine Trad. : Cadere in un cespuglio di spini Precipitare in una situazione penosa da cui è difficile (e ulteriormente doloroso) uscire.
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Farse come a tre ore ‘e notte Trad. : Diventare (scuro) come le ore tre della notte Sporcarsi e insudiciarsi nel peggior modo possibile, (anche annerirsi di lividi a causa di botte).
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Gliu broru è de pecora! Trad. : Il brodo è di pecora! Detto di qualcosa, di una circostanza, che rimane sempre la stessa, non positiva o comunque poco appetibile.
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I’ arrèto arrèto come agliu fonaru Trad. : Arretrare come il funaiolo Peggiorare in luogo di far progresso, arretrare in modo simile al movimento del fabbricante di funi durante il suo lavoro.
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Inchitura ‘e trippa Trad. : Riempitura di pancia Di una presa per i fondelli, come qualcosa che, senza troppo valore organolettico o nutrizionale, serve solo a riempire una pancia affamata.
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Ittà ‘a sarma ‘ncoglio Trad. : Mettere un carico (da soma) addosso (a qualcuno) Gettare metaforicamente un carico gravoso, ad esempio i risvolti di una situazione faticosa o difficile in cui ci si è cacciati, sulle spalle di qualcun’altro.
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Ittà gliu bagnu Trad. : Divulgare (letteralmente: buttare) un bando Rivelare a tutto il vicinato (parlando a voce molto alta) informazioni anche personali o familiari.
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Lavà ‘a capu agl’asenu Trad. : Lavare la testa all’asino Fare qualcosa di assolutamente inutile, come una ramanzina a chi non sa apprezzarla.
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No’ véco mancu Fammera! Trad. : Non vedo neanche Fammera! A causa del lavoro, di impegni o di una situazione molto concitata, non avere il tempo neanche di gettare solo uno sguardo sull’imponente contrafforte orientale del massiccio degli Aurunci (1166 m slm) che troneggia poco distante da Coreno.
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Pascotthe a cchi ndè réndhe Trad. : Pane scotto (molto cotto e quindi duro) a chi non ha denti Su una circostanza in cui chi ha, o riceve una grossa fortuna, non ha però i mezzi (o anche solo l’intelligenza) per apprezzarla e goderne appieno come sarebbe in grado qualcun altro.
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Scicca capigli e ietta ‘ndèrra Trad. : Strappa capelli e buttali a terra Di una situazione in cui c’è, o ci sarebbe, solo da disperarsi.
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Scotoleà ‘e vretthe Trad. : Scuotere (o scrollarsi) le orecchie Fare orecchie da mercante rispetto ad un rimprovero, un richiamo, un’osservazione ricevuta.
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Trovà Cristu a mète e San Petre a addunà ‘a spica Trad. : Trovare il Cristo a mietere il grano e San Pietro e raccoglierne le spighe Ritrovarsi in una circostanza di una fortuna inverosimile e quasi miracolosa, oltre il meglio che si sarebbe potuto immaginare ma, sovente, senza rendersene conto completamente.
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Veré i sìnghiri mète Trad. : Vedere gli zingari mietere (il grano) Vedere qualcosa di impossibile, detto spesso per rendere metaforicamente l’intensità di un forte dolore fisico.
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1 maggio 2008 at 3:56 pm
Sì, anche a Formia (non saprei scriverlo correttamente in dialetto) ho sempre sentito dire che “a lavare la testa all’asino ci si perde tempo e sapone”