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	<title>Giuseppe Di Siena</title>
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		<title>Gli pneumatici fuori uso (PFU)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono &#8220;pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l&#8217;obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo&#8221;. Il D.Lgs 152/2006 (il &#8220;Testo Unico Ambientale&#8221;) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2012/01/gli-pneumatici-fuori-uso-pfu/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono &#8220;<em>pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l&#8217;obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo&#8221;. </em>Il D.Lgs 152/2006 (il &#8220;Testo Unico Ambientale&#8221;) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. Analogamente a quanto avviene per altre tipologie di rifiuti (ad esempio per gli accumulatori o per i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stato stabilito il principio della &#8220;<em>Responsabilità del produttore</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 9 agosto 2011 i produttori (o gli importatori) di pneumatici hanno l&#8217;obbligo di raccogliere e smaltire una quantità di &#8220;pneumatici fuori uso&#8221; almeno equivalente a quella immessa nel mercato nazionale del ricambio nell&#8217;anno precedente. Nel computo si tiene conto dell&#8217;usura, stimando che un pneumatico usato pesi il 10% in meno di uno nuovo.  Il sistema prevede che entro il 31 maggio di ogni anno il produttore dichiari le quantità vendute e recuperate nell&#8217;anno solare precedente e presenti un rendiconto economico della gestione dei rifiuti raccolti (in modo diretto o attraverso consorzi). L&#8217;obiettivo prefissato è quello di recuperare entro il 31 dicembre 2012 l&#8217; 80% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2011 ed entro il 31 dicembre 2013 il 100% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2012. Da tale normativa sono esclusi gli pneumatici per bicicletta e quelli per i veicoli aerei. Sono esclusi anche quelli delle auto destinate alla demolizione, il cui obbligo di recupero segue una filiera diversa ed è scattato a partire dal 6 dicembre 2011. E&#8217; degno di nota che la Legge prenda in considerazione anche gli &#8220;stock storici&#8221;, vale a dire qualsiasi accumulo di PFU pre-esistente all&#8217;entrata in vigore del decreto. In caso di avanzo di gestione, i Consorzi dovrebbero dedicarne almeno il 30% al recupero del materiale già accumulato in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che fine fanno gli pneumatici raccolti? Da un lato se ne può recuperare il materiale costitutivo mediante un processo di riduzione in granuli e di devulcanizzazione. La materia che se ne ottiene può essere utilizzata nell&#8217;asfalto stradale, nelle piste di impianti sportivi, per la realizzazione di tappeti, teloni o altri prodotti gommati. Dall&#8217;altro (essendo ottenuti a partire dalla polimerizzazione di idrocarburi) gli PFU possono essere bruciati per recuperare energia. Nulla prescrive la normativa nel merito,  eppure dal punto di vista ecologico la prima strada ci sembra decisamente più virtuosa della seconda.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2012/01/pneumaticonellago.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2238" title="Pneumatico abbandonato in un laghetto artificiale" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2012/01/pneumaticonellago.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
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		<title>Ferrovie, un bene che appartiene a tutti</title>
		<link>http://www.giuseppedisiena.it/2011/12/ferrovie-un-bene-che-appartiene-a-tutti/</link>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 20:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Un secolo e mezzo fa, Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, più noto come conte di Cavour (1810-1861), attribuiva alla costruzione delle ferrovie una importanza decisiva per lo sviluppo futuro dell&#8217;Italia. In modo lungimirante già vagheggiava frotte di turisti che avrebbero percorso in lungo e in largo la bella penisola, su carrozze di prima, seconda o terza classe. Le ferrovie son quanto di più prezioso possa costituire il tessuto di un Paese. Da un lato danno un senso di libertà perché consentono di raggiungere quasi ogni luogo in modo relativamente confortevole e senza il vincolo &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/12/ferrovie-un-bene-che-appartiene-a-tutti/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/stazionealbiniabinari.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2184" title="Stazione di Albinia, Orbetello (GR)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/stazionealbiniabinari.jpg" alt="" width="420" height="315" /></a>Un secolo e mezzo fa, Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, più noto come conte di <strong>Cavour</strong> (1810-1861), attribuiva alla costruzione delle ferrovie una importanza decisiva per lo sviluppo futuro dell&#8217;Italia. In modo lungimirante già vagheggiava frotte di turisti che avrebbero percorso in lungo e in largo la bella penisola, su carrozze di prima, seconda o terza classe. Le ferrovie son quanto di più prezioso possa costituire il tessuto di un Paese. Da un lato danno un senso di libertà perché consentono di raggiungere quasi ogni luogo in modo relativamente confortevole e senza il vincolo di trascinarsi con sé un mezzo proprio; dall&#8217;altro, migliorando la produttività delle persone che si spostano, contribuiscono ad incrementare la produzione lorda interna di una nazione. A ciò si può aggiungere il beneficio impagabile di un basso impatto ambientale (o di un ridotto consumo di risorse energetiche non rinnovabili) e il fascino misterioso del viaggio e di tutti i luoghi che brulicano di vita e di persone.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/pendolariattesaroma.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2179" title="In attesa del RV Roma-Cassino delle 16.08 il 16-11-2011 (partirà con un'ora e mezzo di ritardo)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/pendolariattesaroma.jpg" alt="" width="285" height="380" /></a>Eppure come riporta <em>Il Fatto Quotidiano</em> e come confermerebbe <em>&#8220;Pendolaria&#8221; 2011 (</em>rapporto annuale redatto da Legambiente), da alcuni anni si assiste ad un progressivo e inesorabile peggioramento del servizio offerto dalle <strong>Ferrovie dello Stato Italiane</strong>. Nell&#8217;autunno del 2006, dopo anni di scandali e corruttele, era stato nominato amministratore delegato delle ferrovie l&#8217;ingegnere Mauro Moretti. Aveva subito chiesto di aumentare le tariffe per avvicinarle alla media europea ma aveva anche suscitato, in qualità di tecnico, qualche positiva speranza. Illusoria. A distanza di un lustro si ha la sensazione che il nuovo dirigente si sia limitato a mettere la sua apparente serietà a servizio di &#8220;<em>una gigantesca manovra di classe</em>&#8221; tesa a favorire le sfavillanti frecce rosse, argentee o azzurre, a scapito della gran parte dei pendolari che viaggiano sui 9.000 treni &#8220;normali&#8221; che quotidianamente percorrono l&#8217;Italia con il loro piccolo o grande carico di sacrifici e di storie umane più diverse.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/stazioneminturnotramonto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2183" title="Stazione di Minturno al tramonto (05-10-11)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/stazioneminturnotramonto.jpg" alt="" width="420" height="315" /></a>Il Fatto </em>osserva come gli intercity nel tratto Roma-Venezia siano pieni di persone disposte ad impiegare circa 2,5 ore in più pur di pagare 45,50 euro in luogo dei 76,00 euro richiesti per i treni ad alta velocità. Eppure l&#8217;offerta di collegamenti veloci è in aumento, mentre sui restanti convogli si taglia e si riduce. Nel 2011 le tariffe sono aumentate del 12% a fronte di un taglio del servizio dell&#8217; 8%. Nel corso degli ultimi 5 anni i ferrovieri sono passati da 87.000 a 77.000. In lieve diminuzione i trasferimenti statali (circa 4 miliardi di euro), mentre quelli regionali (circa 2 miliardi di euro) sono a rischio a causa delle recenti disposizioni finanziarie che hanno impoverito le Regioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/pendolariromaore6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2174" title="Pendolari pronti a scendere a Roma, ore 6.00" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/pendolariromaore6.jpg" alt="" width="285" height="380" /></a>Ogni giorno i pendolari ferroviari sono 2.829.567, di cui 821.719 abbonati. Di recente mi son ritrovato in loro compagnia, prima dell&#8217;alba, su regionali del Lazio e della Toscana: assonnati, stanchi, rassegnati. Muratori, operai che a volte hanno la mappatella sulle ginocchia, ma anche impiegati ben vestiti, donne e ragazze aggraziate, su vetture che non sempre brillano per pulizia. Un esercito in marcia quando sbarcano, di primo mattino, sulle banchine della stazione Termini. Sui treni notturni i ferrovieri sono un riferimento e una rassicurante presenza mentre il convoglio avanza nella fredda oscurità. Oggi che 750 di loro sono in stato di licenziamento, scopro che molti sono alle dipendenze, con stipendi ridotti, di società in subappalto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ferrovie sono una delle forme con cui uno Stato può moltiplicare (per dieci) l&#8217;utilità dei fondi che raccoglie con le imposte. Sono anche lo specchio di una nazione e l&#8217;immagine che un Paese dà di sé agli stranieri. Per chi governa dovrebbe essere motivo di orgoglio rendere il trasporto su ferro piacevole ed efficiente. Le ferrovie non sono un costo da limare o da ridurre, ma un indice della qualità della vita e un motore per la crescita. Un bene pubblico che appartiene a tutti!</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/Ferrovie-Il-Fatto-18-12-2011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2168" title="Il Fatto Quotidiano 18-12-2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/12/Ferrovie-Il-Fatto-18-12-2011.jpg" alt="" width="580" height="410" /></a></p>
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		<title>Il peggior primo ministro degli ultimi 150 anni</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Nov 2011 15:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istituzioni e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[La sua corte di &#8220;nani, scilipoti e prostitute&#8221; è ancora tutta lì in Parlamento e non si può giubilare più di tanto. Ma Berlusconi è caduto. Forse si esagera nel festeggiare e nell&#8217;aspettarsi tempi nuovi. E tuttavia nelle ultime ore si è consumata una cesura di portata storica con  il recente passato. Non è stato un capo politico come tanti altri del mondo democratico occidentale. Forte del suo potere mediatico, in 17 anni di preminenza politica (e prima ancora come impresario senza scrupoli), Berlusconi ha lavorato giorno dopo giorno per &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/11/il-peggior-primo-ministro-degli-ultimi-150-anni/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconidimesso1211201repubblica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2131" title="Prima pagina di Repubblica del 13/11/2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconidimesso1211201repubblica.jpg" alt="" width="440" height="311" /></a>La sua corte di &#8220;nani, scilipoti e prostitute&#8221; è ancora tutta lì in Parlamento e non si può giubilare più di tanto. <strong>Ma Berlusconi è caduto.</strong> Forse si esagera nel festeggiare e nell&#8217;aspettarsi tempi nuovi. E tuttavia nelle ultime ore si è consumata una cesura di portata storica con  il recente passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è stato un capo politico come tanti altri del mondo democratico occidentale. Forte del suo potere mediatico, in 17 anni di preminenza politica (e prima ancora come impresario senza scrupoli), Berlusconi ha lavorato giorno dopo giorno per asservire ai suoi interessi i pensieri e le coscienze stesse delle persone. Chi più chi meno noi italiani siamo stati tutti contaminati dal suo perverso ascendente. Non stupisce che secondo un sondaggio riportato ieri da <em>La Nazione</em>, solo il 47% degli elettori di centrodestra si dichiarava favorevole alle sue dimissioni, a fronte della quasi totalità degli elettori di centrosinistra. Come dire che ancora tanti suoi sostenitori, nel momento stesso in cui è diventato evidente come abbia trascinato un&#8217;intera nazione sull&#8217;orlo del baratro economico, avrebbero preferito che egli avesse continuato ad andare avanti con la superficialità, la falsità, l&#8217;arroganza di sempre.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/theeconomistunfitcover227x299.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2113" title="The Economist, copertina del 28 aprile 2001 " src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/theeconomistunfitcover227x299.jpg" alt="" width="227" height="299" /></a>Un costituzionalista spiegò che la democrazia si fonda sul &#8220;dubbio&#8221;: il dubbio che al di là delle proprie convinzioni più salde possa aver ragione l&#8217;altra parte. In qualche misura nel 1994 si poteva nutrire il dubbio che avessero davvero ragione coloro che si erano fatti convincere a votare &#8220;<em>Forza Italia</em>&#8221; dalla incalzante propaganda elettorale andata in onda per tre mesi sulle reti <em>Fininvest</em>. Forse si poteva concedere questo &#8220;dubbio&#8221; ancora nel 2001, quando pure la rivista <em>The Economist</em> dichiarava Berlusconi <em>inadatto</em> (&#8220;unfit&#8221;) a governare l&#8217;Italia. Eppure gli italiani hanno continuato a sostenerlo ampiamente sia nel 2006 (nonostante la legge elettorale &#8220;porcata&#8221; appena varata) che nel 2008, quando ebbe una maggioranza persino schiacciante.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque la verità, sia pure troppo tardi a volte, viene sempre a galla. E se una decina di anni fa potevo annoverarmi tra la minoranza di persone che si affannava modestamente a scrivere del modo pernicioso con il quale si continuava a gestire (o a distruggere) la Cosa Pubblica, dopo 17 anni di cattiva influenza sulla storia italiana, forse dovremmo concludere tutti, senza farci prendere dal tifo partigiano, che questo magnate è stato una iattura come poche altre per il nostro Paese e un danno grave per la faticosa vita quotidiana di milioni di persone. Un danno che non è finito ieri alle 21.43 quando Berlusconi si è finalmente dimesso. Nondimeno dopo aver atteso tanto questo epilogo, ci sia consentito oggi di gioirne anche smodatamente, e di sperare, per la nostra bistrattata penisola, giorni un po&#8217; migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2006/03/tutti-i-danni-del-controllo-mediatico/">Tutti i danni del controllo mediatico</a>&#8220;, 9 marzo 2006<br />
&#8220;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2006/04/una-deludente-vittoria-di-misura/">Una deludente vittoria di misura</a>&#8220;, 12 aprile 2006<br />
&#8220;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/04/buonanotte-allitalia-politiche-2008/">Buonanotte all&#8217;Italia</a>&#8220;,  17 aprile 2008<br />
&#8220;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2009/12/no-berlusconi-day-5-dicembre-2009/">No Berlusconi Day</a>&#8220;, 6 dicembre 2009</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconidimesso12112011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2099" title="La prima pagina del Fatto Quotidiano di oggi 13-11-2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/11/berlusconidimesso12112011.jpg" alt="" width="600" height="424" /></a></p>
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		<title>Il punteruolo rosso della palma</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 10:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzioni e politica]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Rhynchophorus ferrugineus o punteruolo rosso, è un coleottero originario dell&#8217;Asia molto nocivo per le palme. L&#8217; insetto, arrivato in Spagna nel 1994, sarebbe sbarcato in Italia nel 2005 sciamando da un vivaio del Lazio. La specie arborea più colpita è la palma delle canarie (Phoenix canariensis) diffusa in Italia e in tutto l&#8217;areale mediterraneo per il suo notevole effetto decorativo. Il punteruolo compie il suo ciclo vitale restando sempre all&#8217;interno della pianta che ha infettato. Ogni individuo depone circa 300 uova che schiudono in pochi giorni. Le larve che &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/10/il-punteruolo-rosso-della-palma/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/punteruolorosso02092010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2058" title="Punteruolo rosso, da notare la caratteristica proboscide snodata" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/punteruolorosso02092010.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>Il <em>Rhynchophorus ferrugineus </em>o <strong>punteruolo rosso</strong>, è un coleottero originario dell&#8217;Asia molto nocivo per le palme. L&#8217; insetto, arrivato in Spagna nel 1994, sarebbe sbarcato in Italia nel 2005 sciamando da un vivaio del Lazio. La specie arborea più colpita è la <strong>palma delle canarie</strong> (<em>Phoenix canariensis</em>) diffusa in Italia e in tutto l&#8217;areale mediterraneo per il suo notevole effetto decorativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punteruolo compie il suo ciclo vitale restando sempre all&#8217;interno della pianta che ha infettato. Ogni individuo depone circa 300 uova che schiudono in pochi giorni. Le larve che ne originano si nutrono scavando tunnel nei tessuti vegetali per 1-3 mesi prima della metamorfosi, che avviene nell&#8217;arco di una ventina di giorni e che dà origine all&#8217;insetto in grado di migrare su altri alberi. Questo ciclo riproduttivo si ripete per 3-5 volte all&#8217;anno: si può comprendere come in poco tempo il temibile animaletto sia in grado di colonizzare un notevole numero di piante. L&#8217;attacco si concentra sulla parte apicale e di solito ci si accorge che le palme sono state colpite solo quando il caratteristico ciuffo si affloscia in un anomalo portamento a forma di ombrello aperto. In questa fase, che precede di poco il collasso vero e proprio di tutta la chioma, l&#8217;esemplare arboreo è già compromesso in modo irreversibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/potaturapalme15032010.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2061" title="Palme delle canarie in fase di potatura" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/potaturapalme15032010.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>La Regione Lazio ha emanato dei provvedimenti per la lotta al punteruolo, tra cui di recente un &#8220;<em>Piano d’azione regionale per il contenimento e l’eradicazione del punteruolo rosso delle palme</em>&#8221; (D.D. A4529 del 02/05/2011). In esso si precisa però che &#8220;<em>Tutti gli oneri derivanti dall’esecuzione delle misure fitosanitarie imposte dal piano sono a carico dei proprietari e/o i conduttori a qualsiasi titolo di vegetali di palma</em>&#8220;. In definitiva una calamità così vasta e di natura così straordinaria, che dovrebbe gravare su un Ministero o su un dipartimento della Regione con le risorse e le professionalità di cui queste Istituzioni possono disporre, viene scaricata su cittadini ignari ed Enti locali già oberati da mille altre cose. Appare velleitario e fuori tempo anche l&#8217;invito a segnalare &#8220;sintomi sospetti&#8221; al Servizio Fitosanitario Regionale. Per rendersi conto della reale diffusione del fenomeno,  oggi alle Autorità basterebbe percorrere il territorio di propria competenza a bordo di una Panda.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;entità dell&#8217;infestazione lascia pensare che essa non si fermerà finché tutte le palme delle canarie non siano distrutte, o quasi. Tuttavia si possono raccomandare delle precauzioni, come quella di <strong>non potare le palme quando sono verdi</strong>. Erroneamente si potrebbe ritenere che la potatura sia una forma di profilassi. In realtà le incisioni che ne derivano generano delle vie preferenziali di ingresso dell&#8217;insetto. Il taglio delle foglie va effettuato solo dopo il loro completo disseccamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le palme sono state colpite, il piano fitosanitario regionale ne prevede l&#8217;abbattimento secondo un dettagliato protocollo.  L&#8217;abbattimento deve essere effettuato in giornate non umide e non ventose. Tutto il materiale di risulta dell&#8217;operazione va raccolto con cura, se possibile triturato sul posto (cippatura), e distrutto mediante incenerimento entro 24 ore.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/palmeausoniapunteruolo12032011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2141" title="Palme sotto attacco del punteruolo rosso, Ausonia (FR) SR 630, marzo 2011." src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/10/palmeausoniapunteruolo12032011.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
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		<title>Incendi estivi</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 20:18:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[incendi boschivi]]></category>
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		<description><![CDATA[Finisce il settembre più caldo degli ultimi 150 anni e va lentamente a terminare anche una stagione estiva tra le più rovinose sotto l&#8217;aspetto degli incendi. Per il territorio di Coreno è stata la peggiore da almeno una decina d&#8217;anni. Il 22 agosto un incendio ha colpito, divorando boschi e minacciando abitazioni, una vasta area a confine tra i comuni di Coreno (Fr) e SS Cosma e Damiano (Lt). Le fiamme sarebbero state avvistate già alle prime luci dell&#8217;alba nei pressi del cimitero di San Cosma, non lontano dal piccolo &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/09/incendi-estivi/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/DSC_5668.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2011" title="Incendio sul Monte Maio (10/09/2011)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/DSC_5668.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>Finisce il settembre più caldo degli ultimi 150 anni e va lentamente a terminare anche una stagione estiva tra le più rovinose sotto l&#8217;aspetto degli incendi. Per il territorio di Coreno è stata la peggiore da almeno una decina d&#8217;anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 22 agosto un incendio ha colpito, divorando boschi e minacciando abitazioni, una vasta area a confine tra i comuni di Coreno (Fr) e SS Cosma e Damiano (Lt). Le fiamme sarebbero state avvistate già alle prime luci dell&#8217;alba nei pressi del cimitero di San Cosma, non lontano dal piccolo borgo di Ventosa (Lt). Il fuoco ha  attraversato la provinciale ed è proseguito poi verso Coreno  causando la perdita di gran parte della pineta che costeggia la strada che porta alla frazione di “Candole” e della vegetazione che insiste  sulla  montagna prospiciente la contrada “Aurito”. La nuvola di fumo che ha oscurato parzialmente il cielo era visibile in tutto il basso Lazio. Lo stesso paese di Coreno è stato colpito da una fastidiosa pioggia di cenere e fuliggine. Molti hanno dovuto a chiudere gli infissi, comunque  alcuni proprietari delle abitazioni vicine sono stati costretti a lasciarle per precauzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella serata del 10 settembre degli incendi si sono rapidamente allargati a partire da almeno due distinti focolai appiccati alle pendici del Monte Maio (940 m) ai margini della zona sulla quale vigeva da pochi mesi un divieto di caccia (<em>riserva dei Vescini Occidentali</em>). Il leggerissimo vento, la calura, l&#8217;implacabile siccità dell&#8217;estate, hanno fatto sì che le fiamme fossero particolarmente irruente e aggressive, arrivando a coinvolgere per la prima volta -con disegni di fuoco che facevano pensare al ribollire del sole- anche i secolari lecci eroicamente abbarbicati fin quasi alla vetta, sul versante Sud-Ovest del monte.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/incendiomaioalba110911.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2016" title="Incendio alle pendici del Monte Maio (alba 11/09/201)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/incendiomaioalba110911.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>La pattuglia dei vigili del fuoco di Cassino sopraggiunta sul posto è rientrata quasi subito, col pretesto che fosse notte o che lo strame frettolosamente spento fosse in grado di riprendere fuoco con facilità. Il giorno successivo è intervenuta la protezione civile &#8211; tra gli altri una lode al gruppo di Minturno (Lt) &#8211; coadiuvata in mattinata anche da mezzi aerei del Corpo Forestale. In realtà si è esitato qualche ora di troppo: l&#8217;alba e il primo mattino sarebbero stati il momento più propizio per estinguere facilmente le fiamme e risparmiare un inestimabile patrimonio di vegetazione arborea autoctona. Tuttavia la macchina organizzativa, una volta avviata, è sembrata ben coordinata ed efficiente, con il centralino del 1515 del Corpo Forestale che pur sovraccaricato dalle numerose segnalazioni di incendi provenienti da tutto il Lazio, si è reso sempre disponibile sia a ricevere che a dare informazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 settembre ancora un incendio è divampato nella notte a partire dalla strada provinciale Ausonia-Coreno. Quest&#8217;ultimo ha attaccato boschi e anche antichi uliveti ai margini del paese, arrivando a lambire il caratteristico caseggiato sopraelevato di Rotondoli (Ausonia) e spingendosi fino al territorio di Castelnuovo Parano (Fr). L&#8217;intervento di squadre di terra e degli elicotteri ha permesso, sia pure in due riprese, di estinguere l&#8217;incendio quasi all&#8217;imbrunire.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/DSC05630.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2013" title="Sull'area interessata dall'incendio era stato istituito un divieto di caccia." src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/DSC05630.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>Rimane l&#8217;amarezza per l&#8217;abbandono in cui versano le nostre montagne e suggestivi luoghi panoramici collinari. La Comunità Montana per anni si è limitata quasi solo a gettare alla meno peggio del cemento su qualche strada carrareccia.<br />
Il primo passo da compiere per evitare che simili scempi si ripetano dovrebbe essere quello di valorizzare dal punto di vista turistico/ricreativo questi territori  ai margini della civiltà urbana e -a volte- della legalità. Solo in questo modo si può provare a strapparli al monopolio che li riserva non di rado a chi tende solo a sfruttarli sino allo stremo: cacciatori, taglialegna, pastori, speculatori vari. Servirebbero piste ciclabili, percorsi per fare attività fisica, aree accoglienti per l&#8217;escursione e per lo svago (per la &#8220;<em>detente</em>&#8221; direbbero in Francia), magari un parco tematico per la memoria storica e anche qualche agriturismo attrezzato. Ma più di tutto servirebbe che tutti noi fossimo più consapevoli di quanto il nostro benessere, la qualità della nostra vita, persino la solidità della nostra economia, dipendano dalla bellezza del paesaggio e dalla salute dell&#8217;ecosistema che ci sta intorno.</p>
<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/Immag0483.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2012" title="Lancio di acqua schiumata da parte di un Canadair (11/09/2011)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/09/Immag0483.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
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		<title>Cherubino Coreno (Coreno 1706?-Napoli 1764)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 16:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso 2 agosto nella chiesa S. Margherita di Coreno Ausonio, a circa trecento anni dalla nascita, si è tenuto il primo concerto in onore di Cherubino Coreno (1706 &#8211; 1764) “Maestro di stromenti di fiato”  presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli dal 1749 al 1762. L&#8217;esecuzione di alcune composizioni sue e di musicisti a lui contemporanei (Giuseppe Sammartini, Francesco Mancini, in conclusione anche il grazioso terzo movimento della sonata in Fa maggiore HWV 405 di George Frideric Haendel) è stata preceduta da un appassionante inquadramento &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/08/cherubino-coreno-coreno-1706-napoli-1764/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenonilocardillo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1945" title="Prologo del prof. Nilo Cardillo al concerto" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenonilocardillo.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Lo scorso 2 agosto nella chiesa S. Margherita di Coreno Ausonio, a circa trecento anni dalla nascita, si è tenuto il primo concerto in onore di <strong>Cherubino Coreno</strong> (1706 &#8211; 1764) “<em>Maestro di stromenti di fiato</em>”  presso il Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli dal 1749 al 1762. L&#8217;esecuzione di alcune composizioni sue e di musicisti a lui contemporanei (Giuseppe Sammartini, Francesco Mancini, in conclusione anche il grazioso terzo movimento della <a href="http://www.youtube.com/watch?v=XjjhxFbCUFA">sonata in Fa maggiore HWV 405</a> di George Frideric Haendel) è stata preceduta da un appassionante inquadramento storico preparato dal preside <strong>Nilo Cardillo</strong>, artefice nell&#8217;ultimo anno di un entusiasmante lavoro di ricerca. Fortunatamente la rigorosa amministrazione delle istituzioni napoletane di quel tempo -quando regnava a Napoli l&#8217;illuminato Re Carlo Sebastiano di Borbone (1735-1759)-  teneva minuziosa traccia documentale di ogni cosa. Così il professore ha potuto accertare ad esempio che la domanda di iscrizione al Conservatorio era stata inizialmente inoltrata da un certo Francesco Coreno, fratello maggiore di Cherubino, il quale da tempo si era già stabilito nella città partenope. Cherubino in effetti fu il penultimo di numerosi fratelli. Nacque in uno degli undici &#8220;casali&#8221; che componevano l&#8217;abitato di Coreno e che portavano il nome delle famiglie che vi risiedevano. Fu proprio il caseggiato dei &#8220;Coreno&#8221;, peraltro prossimo alla chiesa di S. Margherita dove il certificato di battesimo del Cherubino è tuttora conservato, quello che diede al comune collinare il nome con cui è conosciuto sino ai nostri giorni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenoconcertochiesa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1947" title="Chiesa di S.Margherita gremita per il primo concerto in onore di Cherubino Coreno" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenoconcertochiesa.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Napoli era all&#8217;epoca una città culturalmente vivissima, tra le più splendide del mondo occidentale, capitale di un territorio che si spingeva -con la cosiddetta &#8220;Terra di Lavoro&#8221;- fino a gran parte della Ciociaria e del basso Lazio.<br />
Nel 1735, la chiave che aprì a Cherubino le porte dell&#8217;alta società e  del florido ambiente musicale di Napoli, fu il matrimonio con Fortunata  Piano, appartenente a una rinomata famiglia di musicisti. Così, il 30 dicembre 1748, essendo morto il maestro Don Paolo Pierro, i governatori del Conservatorio di Santa Maria di Loreto stimarono di &#8220;<em>eliggere alla carica altra persona capace et idonea</em>&#8221; e  dopo &#8220;<em>matura riflessione</em>&#8221; ravvisarono di aver identificato questa persona in Cherubino Coreno: &#8220;<em>virtuoso di oboe, flauto traverso e flauto dolce, quale con sua lode si è fatto conoscere molto addottrinato nella musica</em>&#8220;. L&#8217;atto di nomina prevedeva che il maestro, in cambio di 4 ducati al mese, insegnasse ogni mattina per 2 ore ai figlioli (per lo più orfani) destinati all&#8217;apprendimento di tali strumenti a fiato, con l&#8217;obbligo di &#8220;<em>fare concerti, <strong>e anco fare qualche composizione di simphonia</strong></em>&#8220;. E&#8217; stata proprio quest&#8217;ultima espressione a spingere Cardillo ad avventurarsi nella ricerca dei lavori musicali del Cherubino, portandolo alfine alla riscoperta della sola sua opera finora nota, pubblicata a Londra verosimilmente nell&#8217;anno 1750: &#8220;<a href="http://www.amazon.com/Sonatas-German-Violins-Thorough-Separate/dp/B0000CUL8R/ref=cm_wl_cp_al_pt"><em>Six Sonatas for two German Flutes or two violins with a thourough bass</em></a>&#8221; (&#8220;Sei sonate per due flauti traverso o due violini, con basso continuo&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenomusicisti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1946" title="Ensemble barocco di Napoli a Coreno, il 02/08/2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenomusicisti.jpg" alt="" width="358" height="239" /></a>Il flautista<strong> Tommaso Rossi</strong> che con  l&#8217; <em>Ensemble Barocco di Napoli</em> -da lui fondato- si è esibito nell&#8217;evocativo concerto della serata, ha osservato come la musica del Coreno si inserisca a pieno titolo nella fase di passaggio dal primo Settecento allo stile classico del XVIII secolo inoltrato, definito &#8220;stile galante&#8221;. Essa sarebbe caratterizzata da &#8220;<em>uno stile vivace, senza indulgere in impervie difficoltà tecniche, ma prediligendo una scrittura delicata e gradevole, specie negli adagi</em>&#8220;. Rossi ha rilevato anche come il fatto che il Cherubino suonasse diversi strumenti fosse in linea con la cultura tipica dei musicisti del &#8217;700, così come era tipico di quel periodo che gli strumentisti si cimentassero come compositori. Nondimeno l&#8217;essere pubblicati a Londra non era da tutti ed era il segno di una fama ulteriore. Londra rappresentava un mercato &#8220;competitivo&#8221;, uno dei pochi luoghi d&#8217;Europa dove la musica veniva stampata, cosa che ad esempio non avveniva a Napoli, da cui diffondevano solo manoscritti.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del concerto, che ha visto la partecipazione entusiasta di un pubblico che gremiva curioso ogni posto disponibile, la cerimonia si è spostata nei pressi del vicino caseggiato dove il musicista corenese è nato e vissuto sino a maturità. Il sindaco Domenico Corte, alla presenza del sacerdote e delle altre persone intervenute, ha intitolato a Cherubino Coreno il nome di un suggestivo vicolo del paese e ha scoperto, in uno slargo dell&#8217;antico borgo, una targa di marmo in suo onore e ricordo.</p>
<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenotarga.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1942" title="Scoprimento di una targa commemorativa in onore del musicista Cherubino Coreno (02/08/2011)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/08/cherubinocorenotarga.jpg" alt="" width="580" height="385" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>I Simposio di scultura in Perlato Coreno</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro e tecnica]]></category>
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		<category><![CDATA[Coreno Ausonio]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il 1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno. Il singolare evento è stato organizzato dall&#8217;associazione Pro Loco di Coreno in collaborazione con la Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del Perlato Coreno e con il patrocinio dell&#8217; Amministrazione Provinciale di Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio, dell&#8217; Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell&#8217;Associazione Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI). Otto gli artisti prescelti tra i 14 &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/07/i-simposio-di-scultura-in-perlato-coreno/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011sergiomacera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1888" title="Sergio Macera" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011sergiomacera.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011kristinajosifova.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1889" title="Kristina Josifova" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011kristinajosifova.jpg" alt="" width="360" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011danaodonnel1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1890" title="Dana O Donnell" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011danaodonnel1.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011karolykurutzannaghilardi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1891" title="Karoly Kurutz, Anna Ghilardi" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011karolykurutzannaghilardi.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il <strong>1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno</strong>. Il singolare evento è stato organizzato dall&#8217;associazione <strong>Pro Loco di Coreno</strong> in collaborazione con la  Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del  <em>Perlato Coreno</em> e con il patrocinio dell&#8217; Amministrazione Provinciale di  Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio,  dell&#8217; Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell&#8217;Associazione  Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI).</p>
<p style="text-align: justify;">Otto gli artisti prescelti tra i 14 che hanno inviato la loro candidatura a seguito della pubblicazione del bando sul sito internet de <a href="http://www.laserra.it/" target="_blank">La Serra</a> (trimestrale a cura della Pro-Loco): <strong>Sergio Macera</strong> (Lazio), <strong>Valentino Giampaoli</strong> (Abruzzo),<strong> Kristina Josifova</strong> (Bulgaria), <strong>Dana O’Donnell</strong> (USA), <strong>Andrea Berni</strong> (Toscana), <strong>Anna Ghilardi</strong> (Lombardia), <strong>Stephen King</strong> (Gran Bretagna), <strong>Karoly Kurutz</strong> (Ungheria). A costoro si è aggiunto poi <strong>Giovanni Parente</strong>, di Coreno. Ciascuno intento alla realizzazione del proprio progetto, gli artisti hanno lavorato sotto gli occhi esterrefatti di visitatori e curiosi che -giorno dopo giorno- hanno potuto constatare come da un semplice parallepipedo di pietra fosse possibile ottenere, con estetica fantasia ma anche con grinta e non poco sforzo manuale, creazioni scultoree originali e attraenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno 8 luglio si è tenuto nella sala polifunzionale del Municipio un convegno -<em>&#8220;Corenius Marmor</em>&#8220;- dove sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni ed esperti. In generale, alle lodi per il presidente della pro-Loco <strong>Antonio Lisi</strong> e per l&#8217;entusiasmo messo in campo dai suoi giovani collaboratori, si è aggiunta l&#8217;amara constatazione di come, ai fini di una migliore promozione della pietra locale, sia mancata tradizionalmente una maggiore unità e una visione più lungimirante da parte degli operatori del settore (peraltro scarsamente presenti al convegno stesso). L&#8217;indizione di un simposio di scultura si vagheggiava ormai da qualche decennio nel paese del <em>Perlato Royal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011convegno0807.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1905" title="Convegno sulla pietra di Coreno, al podio l'assessore provinciale Trina" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011convegno0807.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Per <strong>Giuseppe Lavalle</strong>, vicepresidente della <em>Cooperativa Cavatori Coreno</em>, il coinvolgimento di scultori professionisti provenienti da diverse parti del mondo ha rappresentato un importante <em>test</em> mai compiuto in passato. In effetti la pietra calcarea di Coreno si distingue per la sua notevole durezza, ma presenta anche una disomogeneità e una anisotropia strutturale (dovuta alla sua caratteristica litogenesi e alla presenza dei fossili) che ne possono rendere più ardua la sagomatura con martello e scalpello. Nondimeno a parere di qualche artista essa si lascerebbe plasmare piuttosto facilmente per abrasione. Inoltre la durezza costituirebbe un vantaggio dal punto di vista della durabilità nel tempo. In definitiva, vista anche la qualità e la varietà dei manufatti realizzati, il test sarebbe stato <em>superato</em>. Dal canto suo il prof. <strong>Antonio Riccio</strong>, antropologo e direttore del <em>Museo della pietra di Ausonia</em> (Fr), ha sviluppato un discorso di più ampio respiro, osservando acutamente come la pietra, anche nei suoi impieghi domestici e urbanistici più umili, si leghi sempre indissolubilmente alla civiltà e alla storia umana, costituendone da sempre la testimonianza non solo più durevole, ma probabilmente anche la più misteriosa e potente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011stephenking.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1892" title="Simposio internazionale di scultura in Perlato Coreno 2011 Stephen King" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011stephenking.jpg" alt="" width="580" height="385" /></a></p>
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		<title>Cherubino Coreno, musicista del XVIII secolo</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 18:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Don Giuseppe Lavalle detto “Don Peppino”, nacque nel 1884 a Coreno Ausonio (Fr), ove visse fino alla morte, soggiunta nel 1979. Come recita la lapide affissa sulla sua casa, &#8220;fu sacerdote e studioso umanista&#8220;. Nella sua “Storia di Coreno”, pubblicazione postuma del 1984 (curata da Giuseppe Parente), un capitoletto è dedicato alla figura del musicista Cherubino Coreno (1713-1764). Il Cherubino “nacque il 9 gennaio 1713 da Antonio e Teodora Valente, di famiglia agiata”, fu alunno del Seminario vescovile di Gaeta, quindi si trasferì a Napoli dove “il 19 dicembre 1735 &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/07/cherubino-coreno-virtuoso-musicista-del-xviii-secolo/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/dongiuseppelavalledieliseo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1866" title="Don Giuseppe Lavalle (1884-1979), ritratto di Eliseo Belmonte" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/dongiuseppelavalledieliseo1.jpg" alt="" width="322" height="340" /></a>Don Giuseppe Lavalle</strong> detto “<em>Don Peppino</em>”, nacque nel 1884 a Coreno Ausonio (Fr), ove visse fino alla morte, soggiunta nel 1979. Come recita la lapide affissa sulla sua casa, &#8220;<em>fu sacerdote e studioso umanista</em>&#8220;. Nella sua <em><strong>“Storia di Coreno”</strong></em>, pubblicazione postuma del 1984 (curata da Giuseppe Parente), un capitoletto è dedicato alla figura del musicista <strong>Cherubino Coreno (1713-1764)</strong>. Il Cherubino “<em>nacque il 9 gennaio 1713 da Antonio e Teodora Valente, di famiglia agiata</em>”, fu alunno del Seminario vescovile di Gaeta, quindi si trasferì a Napoli dove “<em>il 19 dicembre 1735 sposò Fortunata Piano, figlia e sorella di musicisti</em>”. Nello stesso capitolo del libro si legge ancora che il 30 dicembre 1748 “<em>il magnifico Don Cherubino Coreno virtuoso di oboe, di flauto traverso e flauto dolce, quale si è fatto conoscere molto addottrinato nella sua musica</em>” fu eletto Maestro degli strumenti a fiato dai Governatori del Conservatorio di Santa Maria di Loreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prof. <strong>Nilo Cardillo</strong> (già Preside del Liceo Classico di Formia), incuriosito da questi riferimenti contenuti in un testo (“<em>Storia di Coreno</em>”) che considera prezioso e fondamentale per la memoria storica e culturale del piccolo borgo collinare, si è sentito spinto a intraprendere ulteriori ricerche. “<em>Dai documenti conservati presso il Conservatorio</em> – spiega il professore <em>–  risulta una lunga lista di maestri che hanno preceduto il Coreno sulla cattedra degli strumenti a fiato. In realtà egli è stato il primo ad insegnare solo ‘i legni’. Di tali strumenti è stato uno dei più prestigiosi maestri nella scuola musicale napoletana ed è stato regolarmente presente, come primo oboe, nell’orchestra del Teatro San Carlo di Napoli sin dal 1737, anno della sua costruzione</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per i maestri di conservatorio del tempo, la composizione di concerti musicali da far eseguire agli allievi, rientrava tra i doveri del contratto di lavoro. Ma la ricerca di eventuali spartiti composti da Cherubino Coreno non è stata facile: presso il Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli, che gestisce oggi l’archivio di Santa Maria di Loreto, nemmeno l’ombra di una sua creazione. Comunque, grazie a indizi scovati per caso e a suggerimenti di insigni studiosi, i risultati sono arrivati. Il Maestro Graziano Fronzuto (che si è occupato tra le altre cose del restauro dell’organo della Chiesa di Santa Margherita di Coreno), ha segnalato l’esistenza di una pubblicazione, uscita a Londra nel 1750, dal titolo “<em>Six Sonatas for two german flutes or two violins, with a thorough bass</em>”. Attraverso ricerche del figlio Franco Alberto Cardillo, informatico presso il CNR di Pisa, il professore ha potuto sincerarsi dell’esistenza di due copie di quel libretto. L’una conservata ancora a Londra, l’altra presso la <em>Staatsbibliothek</em> di Berlino. Di lì a pochi giorni, gli spartiti ricercati fino ad allora con tanta ansia, erano &#8211; non senza emozione- finalmente tra le sue mani.</p>
<p style="text-align: justify;">“<em> Cherubino Coreno è un singolare personaggio </em>–<em> </em>osserva Nilo Cardillo – <em>emblema di tanti Corenesi che, partendo dal piccolo paese natìo, sono riusciti ad occupare posizioni importanti nella società, nella cultura e nell’arte</em>. <em>E’ importante tramandarne il ricordo e mettere a disposizione dei giovani la sua musica, eseguita e ascoltata non solo a Napoli, ma verosimilmente  anche in grandi città europee come Londra e Berlino</em>.”  Con entusiasmo pari solo alla trepidazione con la quale ha condotto le sue ricerche, Nilo si è fatto promotore di una suggestiva iniziativa: la serata del prossimo 2 agosto sarà dedicata al ricordo di quest’uomo che ha rappresentato un piccolo “bagliore corenese” nella straordinaria stagione del Settecento musicale napoletano. Per l’occasione egli promette di svelare particolari inediti della vita di Cherubino e con l’esecuzione delle sue composizioni da parte di musicisti esperti, di farlo tornare -redivivo- nello stesso paese natale da cui partì, 277 anni fa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/inchiesta070711cherubino.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1857" title="Inchiesta del 07/07/2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/inchiesta070711cherubino.jpg" alt="" width="560" height="396" /></a></p>
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		<title>Se questa è una linea elettrica</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 20:18:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; importante che le fronde degli alberi non vengano in contatto con i cavi delle linee elettriche di media o alta tensione quando queste attraversano un bosco. Nel settembre 2003 un black-out nazionale fu causato -pare- da un albero che era caduto su una linea elettrica che attraversava le Alpi svizzere. Ma c&#8217;è modo e modo di fare le cose. Dopo tutto l&#8217;intruso, (quello che dovrebbe &#8220;scusarsi&#8221; e chiedere &#8220;permesso&#8221; per stare dove sta) è il traliccio, non la pianta autoctona. Con un po&#8217; di accortezza, non molta invero, ci &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/06/se-questa-e-una-linea-elettrica/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/06/progressonelbosco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1836" title="Eco-stickers Panini (1990)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/06/progressonelbosco.jpg" alt="" width="340" /></a>E&#8217; importante che le fronde degli alberi non vengano in contatto con i cavi delle linee elettriche di media o alta tensione quando queste attraversano un bosco. Nel settembre 2003 un black-out nazionale fu causato -pare- da un albero che era caduto su una linea elettrica che attraversava le Alpi svizzere. Ma c&#8217;è modo e modo di fare le cose. Dopo tutto l&#8217;intruso, (quello che dovrebbe &#8220;scusarsi&#8221; e chiedere &#8220;permesso&#8221; per stare dove sta) è il traliccio, non la pianta autoctona. Con un po&#8217; di accortezza, non molta invero, ci si può limitare a potare i rami più alti e interferenti, lasciando sempre qualche alberatura di schermo in prossimità di un centro abitato, di un punto panoramico, di una strada frequentata.</p>
<p style="text-align: justify;">Segare ovunque<em> a zero</em> una larga cintura di bosco col solo criterio di buttare giù tutto e proseguire più avanti, rivela quanto la nostra società sia arretrata nella percezione del valore dell&#8217;ambiente e del paesaggio. <em>Sta a zero</em> il dirigente del distributore elettrico che preordina un tale lavoro, il caposquadra che lo esegue in quei termini lasciando dietro di sé un obbrobrio, il Legislatore che consente uno scempio simile e poi magari mette in difficoltà un Comune che voglia realizzare un&#8217;opera pubblica o un privato che voglia erigere una casa,  se solo ci sono da abbattere due o tre alberelli.  Forse non stiamo messi molto meglio neanche noi cittadini del luogo, che scorgendo le motoseghe di estranei intente a un simile vituperio, non telefoniamo subito ai carabinieri: per oltraggio alla collettività.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/06/taglioboscoelettrica-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1831" title="Linea elettrica attraversa un bosco in prossimità del centro abitato" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/06/taglioboscoelettrica-1.jpg" alt="" width="560" height="372" /></a></p>
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		<title>Solarexpo 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 09:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano 3 anni che non facevo una capatina al Solarexpo, la più grande fiera italiana del settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Fuori la stazione di Verona ci sono lievi disagi a causa di un corteo sindacale che sta defluendo, colorato di bandiere, verso il centro. Quando l&#8217;autobus navetta finalmente ci raggiunge, mi accorgo che i passeggeri sono in massima parte giovani e studenti universitari. Un segno anche questo del grado di innovazione rappresentato negli ultimi anni dalle fonti energetiche rinnovabili. In fiera mi sorprende subito l&#8217;affluenza notevolissima. Ovunque è &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/05/solarexpo-2011/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011cellefotovoltaiche1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1799" title="Celle fotovoltaiche in silicio mono e policristallino" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011cellefotovoltaiche1.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Erano 3 anni che non facevo una capatina al <strong>Solarexpo</strong>, la più grande fiera italiana del settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Fuori la stazione di Verona ci sono lievi disagi a causa di un corteo sindacale che sta defluendo, colorato di bandiere, verso il centro. Quando l&#8217;autobus navetta finalmente ci raggiunge, mi accorgo che i passeggeri sono in massima parte giovani e studenti universitari. Un segno anche questo del grado di innovazione rappresentato negli ultimi anni dalle fonti energetiche rinnovabili. In fiera mi sorprende subito l&#8217;affluenza notevolissima. Ovunque è un formicolare di persone. Nel primo padiglione una sala ospita -gremita- un convegno su una materia che pure è ancora insolita per l&#8217;Italia: lo sfruttamento energetico delle <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/08/biomasse-energia-rinnovabile/">biomasse</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011exalto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1792" title="Strutture fotovoltaiche per serre o terrazzi" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011exalto.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011centristorici.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1793" title="Applicazioni fotovoltaiche per tetti di centri storici..." src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011centristorici.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Gli espositori son circa 1400 (+ 55% rispetto a 3 anni fa). Numerosi quelli che propinano a vario titolo pannelli solari termici o fotovoltaici. In genere ciascuno asserisce di aver adottato accorgimenti nuovi  o di aver raggiunto in qualche modo prestazioni superiori. Tra le altre, riconosco alcune aziende che nel 2008 avevano uno stand dall&#8217;aria quasi familiare, e che ora si presentano invece in modo più spavaldo e generoso. La  <a href="http://www.azimut-pv.com/it/homepage.html">Azimut Srl</a> di Vicenza ad esempio, specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici. La stessa signorina che ritrassi in una foto dell&#8217;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/05/solarexpo-17-maggio-2008/">edizione 2008</a> mi spiega che l&#8217;azienda ha vissuto una sorta di boom a partire da un paio di anni fa; 24 gli operai attualmente impiegati. Nel settore fotovoltaico si registrano tendenze nuove, come le <strong>serre fotovoltaiche</strong>, presentate dall&#8217;italiana <a href="http://www.exaltoenergia.it/it/home/">Exalto</a> o la multinazionale <a href="http://www.solyndra.com/">Solyndra</a>: strutture realizzate con elementi tubolari nei quali sono annegate lamine di silicio amorfo e che, applicate su un tetto piano, sarebbero in grado di assorbire anche la luce riflessa. Altre applicazioni cercano di attenuare, con diversa efficacia, l&#8217;impatto del fotovoltaico nei tetti dei centri storici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011eolicoasseverticlae.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1791" title="Esempio di impianto micro-eolico ad asse verticale" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011eolicoasseverticlae.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Sta aumentando l&#8217;offerta di impianti <strong>micro-eolici</strong>. L&#8217;azienda <a href="http://www.mact.it/">Mact</a> di Pesaro, nell&#8217;intento di migliorare gli aspetti estetici, ha realizzato dei rotori con le pale in elegante legno multistrato: 3,2 m di diametro e potenza di circa 2 kW. Altri espositori propongono mini impianti ad asse verticale, anche di varia e insolita concezione. Un rotore ad asse verticale ha in generale un rendimento inferiore, ma anche importanti vantaggi: come l&#8217;indipendenza dalla direzione del vento e una produttività apprezzabile già a bassi regimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011autoelettrica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1790" title="Fiat 500 a trazione elettrica" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011autoelettrica.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Sebbene non se ne vedano molti in giro, sembra stia aumentando anche l&#8217;offerta di<strong> veicoli elettrici</strong>. Un padiglione era riservato proprio alla mobilità sostenibile. Per una Fiat 500 di nuovo design, con motore elettrico di 15/30 kW e batterie con capacità di 22 kwh, si dichiaravano 145 km di autonomia e una velocità massima di 115 km/h. Le auto vengono messe in vendita anche con annessa pensilina per la ricarica fotovoltaica. I prezzi però sono ancora poco competitivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011solfocus.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1794" title="Rappresentante spagnolo della Solfocus spiega il funzionamento di un pannello fotovoltaico a concentrazione" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011solfocus.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Forse la novità che più mi ha colpito è rappresentata dallo straordinario sviluppo del <strong>fotovoltaico a concentrazione</strong>. Tre anni fa ricordo che se ne faceva promotrice, con un piccolo stand, solo la <a href="http://www.cpower.it/">Cpower</a> di Ferrara. Quest&#8217;anno diverse aziende avevano impiantato, sia all&#8217;interno dei padiglioni che nell&#8217;area all&#8217;aperto, grandi strutture orientabili che facevano uso proprio di questa tecnologia. Il fotovoltaico a concentrazione sfrutta l&#8217;uso di specchi paraboloidi per convergere la luce solare incidente una superficie più ampia su uno <em>spot</em> di ridotte dimensioni (con un rapporto 1:1000). In questo modo, a parità di superfie irraggiata, occorre solo lo 0,1% del silicio che sarebbe necessario per i pannelli più comuni e anzi questa placchetta (di pochi millimetri) può essere realizzata con accorgimenti costruttivi particolari che raddoppiano quasi, il miglior rendimento ottenuto con i moduli tradizionali. Un rappresentante spagnolo della <a href="http://www.solfocus.com/en/index.php">Solfocus</a> ne appariva entusiasta, e anzi asseriva che questo sistema, più di altri, è suscettibile di avere ulteriori importanti incrementi di efficienza nel prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011microidroelettrico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1796" title="Impianto con turbina Pelton per micro-idroelettrico da 3 a 250 kW (AC-TEC GmbH)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011microidroelettrico.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>I visitatori di questa<strong> XII edizione</strong> sono stati <strong>71.950</strong> contro i 55.000 di 3 anni fa (+4% rispetto all&#8217;edizione del 2010). La superficie complessiva occupata è stata di 130.000 metri quadri (11 padiglioni), i giornalisti accreditati 325.  Al termine della manifestazione, il direttore scientifico dell&#8217;evento Luca Zingale, ha dichiarato in una nota per la stampa che  &#8220;<em>Solarexpo e Greenbuilding con i loro numeri hanno confermato la  forza delle aziende del comparto della Green Economy. Capacità  imprenditoriale e vitalità inimmaginabili solo pochi anni fa. Il nuovo  paradigma energetico è ormai affermato e la strada è tracciata</em>”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011fotovoltaicoconcentrazionealbero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1787" title="Impianto fotovoltaico a concentrazione dell'azienda AEST Srl di Gorizia" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011fotovoltaicoconcentrazionealbero.jpg" alt="" width="560" height="372" /></a></p>
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