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	<title>Giuseppe Di Siena &#187; Lavoro e tecnica</title>
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		<title>Gli pneumatici fuori uso (PFU)</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 08:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono &#8220;pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l&#8217;obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo&#8221;. Il D.Lgs 152/2006 (il &#8220;Testo Unico Ambientale&#8221;) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2012/01/gli-pneumatici-fuori-uso-pfu/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Gli Pneumatici Fuori Uso (PFU) sono &#8220;<em>pneumatici rimossi dal loro impiego in qualunque punto della loro vita, del quale il detentore si disfi, abbia deciso di disfarsi, o abbia l&#8217;obbligo di disfarsi, e che non sono fatti oggetto di ricostruzione e di successivo utilizzo&#8221;. </em>Il D.Lgs 152/2006 (il &#8220;Testo Unico Ambientale&#8221;) ha incluso i cosiddetti PFU nelle categorie particolari di rifiuti per i quali è prevista una disciplina integrativa specifica (art. 228). Tale disciplina è stata definita solo di recente (a distanza di 5 anni) con il decreto ministeriale 82/2011. Analogamente a quanto avviene per altre tipologie di rifiuti (ad esempio per gli accumulatori o per i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) è stato stabilito il principio della &#8220;<em>Responsabilità del produttore</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal 9 agosto 2011 i produttori (o gli importatori) di pneumatici hanno l&#8217;obbligo di raccogliere e smaltire una quantità di &#8220;pneumatici fuori uso&#8221; almeno equivalente a quella immessa nel mercato nazionale del ricambio nell&#8217;anno precedente. Nel computo si tiene conto dell&#8217;usura, stimando che un pneumatico usato pesi il 10% in meno di uno nuovo.  Il sistema prevede che entro il 31 maggio di ogni anno il produttore dichiari le quantità vendute e recuperate nell&#8217;anno solare precedente e presenti un rendiconto economico della gestione dei rifiuti raccolti (in modo diretto o attraverso consorzi). L&#8217;obiettivo prefissato è quello di recuperare entro il 31 dicembre 2012 l&#8217; 80% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2011 ed entro il 31 dicembre 2013 il 100% dei pneumatici immessi nel mercato nel 2012. Da tale normativa sono esclusi gli pneumatici per bicicletta e quelli per i veicoli aerei. Sono esclusi anche quelli delle auto destinate alla demolizione, il cui obbligo di recupero segue una filiera diversa ed è scattato a partire dal 6 dicembre 2011. E&#8217; degno di nota che la Legge prenda in considerazione anche gli &#8220;stock storici&#8221;, vale a dire qualsiasi accumulo di PFU pre-esistente all&#8217;entrata in vigore del decreto. In caso di avanzo di gestione, i Consorzi dovrebbero dedicarne almeno il 30% al recupero del materiale già accumulato in passato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che fine fanno gli pneumatici raccolti? Da un lato se ne può recuperare il materiale costitutivo mediante un processo di riduzione in granuli e di devulcanizzazione. La materia che se ne ottiene può essere utilizzata nell&#8217;asfalto stradale, nelle piste di impianti sportivi, per la realizzazione di tappeti, teloni o altri prodotti gommati. Dall&#8217;altro (essendo ottenuti a partire dalla polimerizzazione di idrocarburi) gli PFU possono essere bruciati per recuperare energia. Nulla prescrive la normativa nel merito,  eppure dal punto di vista ecologico la prima strada ci sembra decisamente più virtuosa della seconda.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2012/01/pneumaticonellago.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2238" title="Pneumatico abbandonato in un laghetto artificiale" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2012/01/pneumaticonellago.jpg" alt="" width="580" height="435" /></a></p>
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		<title>I Simposio di scultura in Perlato Coreno</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 19:45:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro e tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Coreno Ausonio]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il 1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno. Il singolare evento è stato organizzato dall&#8217;associazione Pro Loco di Coreno in collaborazione con la Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del Perlato Coreno e con il patrocinio dell&#8217; Amministrazione Provinciale di Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio, dell&#8217; Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell&#8217;Associazione Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI). Otto gli artisti prescelti tra i 14 &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/07/i-simposio-di-scultura-in-perlato-coreno/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011sergiomacera.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1888" title="Sergio Macera" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011sergiomacera.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011kristinajosifova.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1889" title="Kristina Josifova" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011kristinajosifova.jpg" alt="" width="360" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011danaodonnel1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1890" title="Dana O Donnell" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011danaodonnel1.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011karolykurutzannaghilardi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1891" title="Karoly Kurutz, Anna Ghilardi" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011karolykurutzannaghilardi.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Dal 4 al 10 luglio si è tenuto a Coreno Ausonio (Fr) il <strong>1° Simposio Internazionale di Scultura in Perlato Coreno</strong>. Il singolare evento è stato organizzato dall&#8217;associazione <strong>Pro Loco di Coreno</strong> in collaborazione con la  Cooperativa Cavatori Coreno, il Consorzio per la valorizzazione del  <em>Perlato Coreno</em> e con il patrocinio dell&#8217; Amministrazione Provinciale di  Frosinone, della XIX Comunità montana di Esperia, del Comune di Coreno Ausonio,  dell&#8217; Università di Cassino, della Camera di Commercio di Frosinone e dell&#8217;Associazione  Nazionale Piccoli Comuni (ANPCI).</p>
<p style="text-align: justify;">Otto gli artisti prescelti tra i 14 che hanno inviato la loro candidatura a seguito della pubblicazione del bando sul sito internet de <a href="http://www.laserra.it/" target="_blank">La Serra</a> (trimestrale a cura della Pro-Loco): <strong>Sergio Macera</strong> (Lazio), <strong>Valentino Giampaoli</strong> (Abruzzo),<strong> Kristina Josifova</strong> (Bulgaria), <strong>Dana O’Donnell</strong> (USA), <strong>Andrea Berni</strong> (Toscana), <strong>Anna Ghilardi</strong> (Lombardia), <strong>Stephen King</strong> (Gran Bretagna), <strong>Karoly Kurutz</strong> (Ungheria). A costoro si è aggiunto poi <strong>Giovanni Parente</strong>, di Coreno. Ciascuno intento alla realizzazione del proprio progetto, gli artisti hanno lavorato sotto gli occhi esterrefatti di visitatori e curiosi che -giorno dopo giorno- hanno potuto constatare come da un semplice parallepipedo di pietra fosse possibile ottenere, con estetica fantasia ma anche con grinta e non poco sforzo manuale, creazioni scultoree originali e attraenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno 8 luglio si è tenuto nella sala polifunzionale del Municipio un convegno -<em>&#8220;Corenius Marmor</em>&#8220;- dove sono intervenuti rappresentanti delle Istituzioni ed esperti. In generale, alle lodi per il presidente della pro-Loco <strong>Antonio Lisi</strong> e per l&#8217;entusiasmo messo in campo dai suoi giovani collaboratori, si è aggiunta l&#8217;amara constatazione di come, ai fini di una migliore promozione della pietra locale, sia mancata tradizionalmente una maggiore unità e una visione più lungimirante da parte degli operatori del settore (peraltro scarsamente presenti al convegno stesso). L&#8217;indizione di un simposio di scultura si vagheggiava ormai da qualche decennio nel paese del <em>Perlato Royal</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011convegno0807.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1905" title="Convegno sulla pietra di Coreno, al podio l'assessore provinciale Trina" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011convegno0807.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Per <strong>Giuseppe Lavalle</strong>, vicepresidente della <em>Cooperativa Cavatori Coreno</em>, il coinvolgimento di scultori professionisti provenienti da diverse parti del mondo ha rappresentato un importante <em>test</em> mai compiuto in passato. In effetti la pietra calcarea di Coreno si distingue per la sua notevole durezza, ma presenta anche una disomogeneità e una anisotropia strutturale (dovuta alla sua caratteristica litogenesi e alla presenza dei fossili) che ne possono rendere più ardua la sagomatura con martello e scalpello. Nondimeno a parere di qualche artista essa si lascerebbe plasmare piuttosto facilmente per abrasione. Inoltre la durezza costituirebbe un vantaggio dal punto di vista della durabilità nel tempo. In definitiva, vista anche la qualità e la varietà dei manufatti realizzati, il test sarebbe stato <em>superato</em>. Dal canto suo il prof. <strong>Antonio Riccio</strong>, antropologo e direttore del <em>Museo della pietra di Ausonia</em> (Fr), ha sviluppato un discorso di più ampio respiro, osservando acutamente come la pietra, anche nei suoi impieghi domestici e urbanistici più umili, si leghi sempre indissolubilmente alla civiltà e alla storia umana, costituendone da sempre la testimonianza non solo più durevole, ma probabilmente anche la più misteriosa e potente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011stephenking.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1892" title="Simposio internazionale di scultura in Perlato Coreno 2011 Stephen King" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/07/simposioscultura2011stephenking.jpg" alt="" width="580" height="385" /></a></p>
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		<title>Solarexpo 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 15 May 2011 09:49:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Erano 3 anni che non facevo una capatina al Solarexpo, la più grande fiera italiana del settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Fuori la stazione di Verona ci sono lievi disagi a causa di un corteo sindacale che sta defluendo, colorato di bandiere, verso il centro. Quando l&#8217;autobus navetta finalmente ci raggiunge, mi accorgo che i passeggeri sono in massima parte giovani e studenti universitari. Un segno anche questo del grado di innovazione rappresentato negli ultimi anni dalle fonti energetiche rinnovabili. In fiera mi sorprende subito l&#8217;affluenza notevolissima. Ovunque è &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/05/solarexpo-2011/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011cellefotovoltaiche1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1799" title="Celle fotovoltaiche in silicio mono e policristallino" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011cellefotovoltaiche1.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Erano 3 anni che non facevo una capatina al <strong>Solarexpo</strong>, la più grande fiera italiana del settore fotovoltaico e delle energie rinnovabili. Fuori la stazione di Verona ci sono lievi disagi a causa di un corteo sindacale che sta defluendo, colorato di bandiere, verso il centro. Quando l&#8217;autobus navetta finalmente ci raggiunge, mi accorgo che i passeggeri sono in massima parte giovani e studenti universitari. Un segno anche questo del grado di innovazione rappresentato negli ultimi anni dalle fonti energetiche rinnovabili. In fiera mi sorprende subito l&#8217;affluenza notevolissima. Ovunque è un formicolare di persone. Nel primo padiglione una sala ospita -gremita- un convegno su una materia che pure è ancora insolita per l&#8217;Italia: lo sfruttamento energetico delle <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/08/biomasse-energia-rinnovabile/">biomasse</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011exalto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1792" title="Strutture fotovoltaiche per serre o terrazzi" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011exalto.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011centristorici.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1793" title="Applicazioni fotovoltaiche per tetti di centri storici..." src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011centristorici.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Gli espositori son circa 1400 (+ 55% rispetto a 3 anni fa). Numerosi quelli che propinano a vario titolo pannelli solari termici o fotovoltaici. In genere ciascuno asserisce di aver adottato accorgimenti nuovi  o di aver raggiunto in qualche modo prestazioni superiori. Tra le altre, riconosco alcune aziende che nel 2008 avevano uno stand dall&#8217;aria quasi familiare, e che ora si presentano invece in modo più spavaldo e generoso. La  <a href="http://www.azimut-pv.com/it/homepage.html">Azimut Srl</a> di Vicenza ad esempio, specializzata nella produzione di moduli fotovoltaici. La stessa signorina che ritrassi in una foto dell&#8217;<a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/05/solarexpo-17-maggio-2008/">edizione 2008</a> mi spiega che l&#8217;azienda ha vissuto una sorta di boom a partire da un paio di anni fa; 24 gli operai attualmente impiegati. Nel settore fotovoltaico si registrano tendenze nuove, come le <strong>serre fotovoltaiche</strong>, presentate dall&#8217;italiana <a href="http://www.exaltoenergia.it/it/home/">Exalto</a> o la multinazionale <a href="http://www.solyndra.com/">Solyndra</a>: strutture realizzate con elementi tubolari nei quali sono annegate lamine di silicio amorfo e che, applicate su un tetto piano, sarebbero in grado di assorbire anche la luce riflessa. Altre applicazioni cercano di attenuare, con diversa efficacia, l&#8217;impatto del fotovoltaico nei tetti dei centri storici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011eolicoasseverticlae.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1791" title="Esempio di impianto micro-eolico ad asse verticale" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011eolicoasseverticlae.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Sta aumentando l&#8217;offerta di impianti <strong>micro-eolici</strong>. L&#8217;azienda <a href="http://www.mact.it/">Mact</a> di Pesaro, nell&#8217;intento di migliorare gli aspetti estetici, ha realizzato dei rotori con le pale in elegante legno multistrato: 3,2 m di diametro e potenza di circa 2 kW. Altri espositori propongono mini impianti ad asse verticale, anche di varia e insolita concezione. Un rotore ad asse verticale ha in generale un rendimento inferiore, ma anche importanti vantaggi: come l&#8217;indipendenza dalla direzione del vento e una produttività apprezzabile già a bassi regimi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011autoelettrica.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1790" title="Fiat 500 a trazione elettrica" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011autoelettrica.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Sebbene non se ne vedano molti in giro, sembra stia aumentando anche l&#8217;offerta di<strong> veicoli elettrici</strong>. Un padiglione era riservato proprio alla mobilità sostenibile. Per una Fiat 500 di nuovo design, con motore elettrico di 15/30 kW e batterie con capacità di 22 kwh, si dichiaravano 145 km di autonomia e una velocità massima di 115 km/h. Le auto vengono messe in vendita anche con annessa pensilina per la ricarica fotovoltaica. I prezzi però sono ancora poco competitivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011solfocus.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1794" title="Rappresentante spagnolo della Solfocus spiega il funzionamento di un pannello fotovoltaico a concentrazione" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011solfocus.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>Forse la novità che più mi ha colpito è rappresentata dallo straordinario sviluppo del <strong>fotovoltaico a concentrazione</strong>. Tre anni fa ricordo che se ne faceva promotrice, con un piccolo stand, solo la <a href="http://www.cpower.it/">Cpower</a> di Ferrara. Quest&#8217;anno diverse aziende avevano impiantato, sia all&#8217;interno dei padiglioni che nell&#8217;area all&#8217;aperto, grandi strutture orientabili che facevano uso proprio di questa tecnologia. Il fotovoltaico a concentrazione sfrutta l&#8217;uso di specchi paraboloidi per convergere la luce solare incidente una superficie più ampia su uno <em>spot</em> di ridotte dimensioni (con un rapporto 1:1000). In questo modo, a parità di superfie irraggiata, occorre solo lo 0,1% del silicio che sarebbe necessario per i pannelli più comuni e anzi questa placchetta (di pochi millimetri) può essere realizzata con accorgimenti costruttivi particolari che raddoppiano quasi, il miglior rendimento ottenuto con i moduli tradizionali. Un rappresentante spagnolo della <a href="http://www.solfocus.com/en/index.php">Solfocus</a> ne appariva entusiasta, e anzi asseriva che questo sistema, più di altri, è suscettibile di avere ulteriori importanti incrementi di efficienza nel prossimo futuro.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011microidroelettrico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1796" title="Impianto con turbina Pelton per micro-idroelettrico da 3 a 250 kW (AC-TEC GmbH)" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011microidroelettrico.jpg" alt="" width="360" height="239" /></a>I visitatori di questa<strong> XII edizione</strong> sono stati <strong>71.950</strong> contro i 55.000 di 3 anni fa (+4% rispetto all&#8217;edizione del 2010). La superficie complessiva occupata è stata di 130.000 metri quadri (11 padiglioni), i giornalisti accreditati 325.  Al termine della manifestazione, il direttore scientifico dell&#8217;evento Luca Zingale, ha dichiarato in una nota per la stampa che  &#8220;<em>Solarexpo e Greenbuilding con i loro numeri hanno confermato la  forza delle aziende del comparto della Green Economy. Capacità  imprenditoriale e vitalità inimmaginabili solo pochi anni fa. Il nuovo  paradigma energetico è ormai affermato e la strada è tracciata</em>”.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011fotovoltaicoconcentrazionealbero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1787" title="Impianto fotovoltaico a concentrazione dell'azienda AEST Srl di Gorizia" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/solarexpo2011fotovoltaicoconcentrazionealbero.jpg" alt="" width="560" height="372" /></a></p>
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		<title>Ambiente Lavoro 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2011 18:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Raffaele Guariniello]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; difficile preoccuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo in Italia. Eppure dal 3 al 5 maggio si è tenuto nel quartiere fieristico di Bologna il XIII Salone sulla salute e la sicurezza di lavoro, un&#8217;iniziativa nata nel 1990, quando pure la sensibilità per queste tematiche era molto inferiore a quella di oggi. Il salone &#8220;Ambiente Lavoro&#8221; si rivolge a quanti, a diverso titolo, operano nel settore. Circa il 40% dei visitatori è costituito da figure espressamente individuate dal &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/05/ambiente-lavoro-2011/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011marchio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1802" title="Marchio della manifestazione Ambiente Lavoro" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011marchio.jpg" alt="" width="280" height="264" /></a>E&#8217; difficile preoccuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo in Italia. Eppure dal 3 al 5 maggio si è tenuto nel quartiere fieristico di Bologna il <strong><a href="http://www.ambientelavoro.it">XIII Salone sulla salute e la sicurezza di lavoro</a>,</strong> un&#8217;iniziativa nata nel 1990, quando pure la sensibilità per queste tematiche era molto inferiore a quella di oggi. Il salone &#8220;<strong>Ambiente Lavoro</strong>&#8221; si rivolge a quanti, a diverso titolo, operano nel settore. Circa il 40% dei visitatori è costituito da figure espressamente individuate dal Testo Unico (D.Lgs 81/2008) a costituire il sistema aziendale di prevenzione: RSPP, ASPP, RLS, preposto, medico del lavoro. Un ulteriore 25% è costituito da consulenti e tecnici. L&#8217;edizione precedente (2009) aveva visto la partecipazione di 166 espositori e 13.721 visitatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011vega.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1757" title="Uno dei convegni, dedicato alla sicurezza elettrica." src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011vega.jpg" alt="" width="340" height="226" /></a><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011teatro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1761" title="Rappresentazione didattica organizzata dall'Osservatorio sulla Prevenzione di Modena" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011teatro.jpg" alt="" width="340" height="226" /></a>La manifestazione è una vetrina per le aziende che offrono dispositivi e prodotti per la tutela dei lavoratori e il confort del lavoro oppure servizi e materiale informativo per gli adempimenti prescritti dalla Legge. Ma con i tanti convegni in programma (circa 180), di argomento più diverso, l&#8217;incontro è anche un&#8217;occasione di formazione, aggiornamento e divulgazione (in una sala sono state inscenate delle rappresentazioni teatrali con il coinvolgimento del pubblico). Uno dei convegni ha visto la partecipazione del procuratore aggiunto di Torino <strong>Raffaele Guariniello</strong>, noto per il suo impegno in favore del diritto dei lavoratori alla salute e alla sicurezza, e protagonista della causa contro i vertici della Thyssen Krupp, la cui recente sentenza di condanna rappresenterebbe una pietra miliare della giurisprudenza non solo per quanto concerne la  responsabilità in materia di sicurezza del lavoro, ma anche sotto il profilo di quella penale e di quella amministrativa della  persona giuridica. Per la prima volta sarebbe stata riconosciuta la natura dolosa per il datore di lavoro e la responsabilità colposa per il gruppo dirigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2010 sono stati oltre 700 mila gli infortuni sul lavoro in Italia, circa 1.080 i lavoratori che hanno perso la vita sul lavoro e circa 300 i morti a  seguito di una malattia professionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011corridoio.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1756" title="Ambiente lavoro, Bologna 2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/05/ambientelavoro2011corridoio.jpg" alt="" width="560" height="372" /></a></p>
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		<title>Samoter 2011</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Mar 2011 11:22:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 2 al 6 marzo si è tenuto a Verona il SAMOTER, il 28° Salone internazionale delle macchine da costruzione e movimento terra. Le riviste diffuse in fiera spiegano che la prima edizione del  Samoter risale al 1964, anno in cui si comincia a dare il giusto risalto a un settore -quello delle macchine movimento terra- che fin dal 1948 era parte d&#8217;una Fieragricola. L&#8217;esposizione nel tempo si è allargata ai più diversi comparti dell&#8217;edilizia e dei lavori di cantiere e ha continuato a tenersi annualmente sino ai primi anni &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2011/03/samoter-2011/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/perlinidp705wd.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1646" title="Perlini DP 705 - Potenza 567 kW  Carico utile 65000 kg - Volume utile colmo 42 m3" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/perlinidp705wd.jpg" alt="" width="340" /></a>Dal 2 al 6 marzo si è tenuto a Verona il SAMOTER, il 28° Salone internazionale delle macchine da costruzione e movimento terra. Le riviste diffuse in fiera spiegano che la prima edizione del  Samoter risale al 1964, anno in cui si comincia a dare il giusto risalto a un settore -quello delle macchine movimento terra- che fin dal 1948 era parte d&#8217;una Fieragricola. L&#8217;esposizione nel tempo si è allargata ai più diversi comparti dell&#8217;edilizia e dei lavori di cantiere e ha continuato a tenersi annualmente sino ai primi anni &#8217;80, quando l&#8217;onda lunga di una crisi cominciata negli anni &#8217;70 portò alla  decisione di rendere l&#8217;appuntamento biennale. Dal 1993 la rassegna è diventata triennale, alternandosi ciclicamente con due dei maggiori analoghi eventi internazionali: l&#8217; INTERMAT di Parigi e il BAUMA di Monaco di Baviera.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/camioniveco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1647" title="Camion IVECO in movimento nell'area dimostrativa del samoter 2011" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/camioniveco.jpg" alt="" width="340" /></a>In questa edizione si è avvertito molto il sobrio ridimensionamento espositivo di diverse aziende. La Caterpillar ad esempio ha fatto a meno questa volta dell&#8217;ampio campo provvisto di gradinate coperte dove  solo 3 anni fa si tenevano suggestivi spettacoli pubblicitari con macchine da cantiere. Nel mezzo di  questi ultimi due appuntamenti  il mondo è stato scosso da una crisi economica senza precedenti che si è rivelata particolarmente spietata per un settore che deve molto agli investimenti e alle aspettative di crescita sul medio periodo delle singole aziende. Comunque mi è parso che quest&#8217;anno si siano affacciate in vetrina, con maggiore spazio rispetto alla scorsa edizione, aziende costruttrici di minori dimensioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/rullisottocarro.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1648" title="Particolare di una coppia di rulli su catena cingolata" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/rullisottocarro.jpg" alt="" width="340" height="255" /></a>Ho notato tra le altre cose, un forte sviluppo delle cosiddette minipale (dette anche <em>miniload</em>): macchine movimento terra di piccole dimensioni o robot simili, eventualmente radiocomandati. L&#8217;abbassamento dei costi e l&#8217;avanzamento tecnologico della componentistica meccanica permette ai costruttori di realizzare in serie macchine da lavoro sempre più minuscole e specializzate, in grado di sostituire la forza umana in cantieri anche piccoli o in mansioni  molto specifiche. Un settore in crescita sembra essere anche quello della demolizione e del trattamento di inerti, con martelli idraulici, morse o pinze sempre più potenti. Novità ancora in via di diffusione sembrano essere la cosiddetta &#8220;benna frantoio&#8221;, che consente di frantumare inerti di media pezzatura (segregando eventualmente il ferro presente per mezzo di una elettrocalamita), e la cosiddetta &#8220;benna vagliante&#8221; che consente di separare il terriccio misto a pietrisco. Entrambe queste applicazioni potrebbero avere risvolti positivi dal punto di vista ecologico, l&#8217;una con il riciclaggio delle macerie di demolizione, l&#8217;altra con la separazione di terreno vegetale utilizzabile per sistemazioni  urbanistiche oppure bonifiche e ripristini ambientali.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli espositori al Samoter 2011 sono stati circa 900 contro i 1027 della passata edizione. Anche l&#8217;affluenza dei visitatori ha registrato un leggero calo:  circa 98.000  persone contro le 106.857 presenze del 2008. Tuttavia sono aumentati  gli stranieri (circa 11.000) e in generale i principali espositori si sono  espressi, nelle dichiarazioni ufficiali,  in modo ottimistico. E in effetti tra gli stand  era un formicolìo di operatori  attenti, apparentemente più professionali che curiosi, come se nell&#8217;aria si avvertissero davvero  i primi refoli d&#8217;una ripresa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/bennavagliantemb.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-1645" title="Benna vagliante in una dimostrazione della MB SpA" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2011/03/bennavagliantemb.jpg" alt="" width="560" height="420" /></a></p>
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		<title>Pisa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 06:41:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13 giugno 2009 sono a Pisa. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamarsi anche i suoi portici. L’ufficio postale si trova, non lontano, in un antico palazzo. All’interno ferve di lavoro e di persone come una fabbrica. Gli arredi son curati ed eleganti, le pareti marmoree, i lampadari in stile antico, le &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2009/06/pisa/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/arnopisa1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-528" title="Tratto del fiume Arno a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/arnopisa1.jpg" alt="" width="340" height="255" /></a>Il 13 giugno 2009 sono a <strong>Pisa</strong>. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamarsi anche i suoi portici. L’ufficio postale si trova, non lontano, in un antico palazzo. All’interno ferve di lavoro e di persone come una fabbrica. Gli arredi son curati ed eleganti, le pareti marmoree, i lampadari in stile antico, le finestre degli sportelli in ferro battuto, una luminosa apertura, con un mosaico di vetri colorati, al centro del soffitto, sopra grandi scrittoi in legno.</p>
<p style="text-align: justify;">Con l’arrivo dell’amico Joseph, proseguiamo verso il cuore della città. La stradina pullula di giovani, di studenti, di turisti, di gente che semplicemente sembra passeggiare distratta. Son molti anche coloro che, ai margini di questo interminabile flusso di persone, stazionano o si avvicinano per procacciarsi qualcosa: non solo venditori ambulanti di accendini e inezie varie, ma anche barboni, accattoni, zingari, questuanti vari. Sono il sintomo di un turismo di massa che sembra esser diventato un aspetto quasi morboso per questa città relativamente piccola (87000 abitanti).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/antiquariatolibripisa1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-529" title="Mercatino di libri usati a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/antiquariatolibripisa1.jpg" alt="" width="340" height="255" /></a>Ci addentriamo per un portico laterale, attraverso un mercato, poi continuiamo in direzione della Scuola Normale di Pisa. Numerosissimi, lungo il percorso, i venditori di oggetti artigianali e di antiquariato. I commercianti perloppiù sembrano aspettare passivamente. Sarà l’aver compiuto un percorso un po’ fuori del canonico, ma la <strong>Torre di Pisa</strong> ci appare davanti così, inopinatamente, in un candore quasi irreale, mentre percorriamo una viuzza che costeggia anche l’Orto Botanico. La Torre è situata all’interno di un area che fu chiamata da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), con fortunata espressione: “<strong>Piazza dei Miracoli</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’imponente complesso architettonico è realizzato in mezzo a un “prato”, in una zona quasi alla periferia della città. In realtà il luogo era lambito un tempo da un affluente -oggi scomparso- dell’Arno, e recenti scavi avrebbero portato alla luce l’esistenza di porto fluviale anche. Si cominciò a costruire il duomo (in prossimità di una cattedrale pre-esistente) nell’ <strong>anno 1064</strong>, dopo che i pisani ebbero vinto una battaglia contro i saraceni, a Palermo. Parte del bottino fu riversato proprio nell’impresa edile. A enfatizzare queste vittorie e la velleitaria somiglianza con le glorie dell’antica Roma, sui fianchi della costruzione si inserirono elementi in marmo provenienti da costruzioni e monumenti di epoca romana. Nel 1152 si diede il via alla costruzione del <strong>Battistero di san Giovanni</strong>, un edificio rotondo, in asse davanti al duomo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/duomopisadatorre1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-530" title="Duomo di Pisa visto dalla Torre" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/duomopisadatorre1.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La costruzione delle <strong>Torre campanaria</strong>, dall’insolita forma circolare, cominciò nel <strong>1173</strong>. I primi ordini furono realizzati in pochi anni. Il resto fu ripreso circa un secolo dopo, quando si erano già palesati gravi problemi di staticità che la fanno pendere ancora oggi. Nel corso dei secoli, l’inclinazione della torre è continuata ad aumentare (sia pure con qualche periodo di stabilità), almeno fino agli anni ’90 del secolo scorso. Nel 1993 lo spostamento dell’asse dalla base alla sommità (la torre è alta circa 56 m) era di <strong>4,43 m</strong>. In seguito fu messo in opera un lungo intervento di ingegneria civile (terminato nel 2001) che è riuscito per la prima volta a invertire la tendenza e a ridurre tale scostamento fino ad un valore appena <strong>inferiore ai 4,00 m</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/cinemaindianopisa1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-531" title="Una scena di un film indiano in corso di ripresa a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/cinemaindianopisa1.jpg" alt="" width="340" height="255" /></a>L’operazione in corso è stata illustrata peraltro in una conferenza tenuta alla Facoltà di Ingegneria di Cassino il 14 novembre 2000. Relatore fu proprio uno dei suoi principali artefici: il prof. <strong>Carlo Viggiani</strong>, docente del Dipartimento di Ingegneria Geotecnica dell’Università degli Studi di Napoli. La torre pesa circa 15000 tonnellate ed esercita sulle fondazioni una pressione di circa 5 Kg/cm2. Sul lato in pendenza il terreno sottostante è sprofondato di <strong>3 metri</strong>. Per raddrizzare leggermente la torre si è intervenuti sul lato opposto in due modi: 1) installando dei blocchi  di contrappeso in piombo del peso complessivo di 900.000 kg; 2) ricorrendo ad una delicatissima rimozione del terreno subsidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per consentire questo intervento, la torre di Pisa è stata chiusa al pubblico il <strong>17 gennaio 1990</strong>. Alla riapertura, il <strong>15 dicembre 2001</strong>, l’accesso è stato limitato a gruppi di poche decine di persone e il biglietto è passato da 4000 lire a 15 euro. Salire sulla torre può essere abbastanza entusiasmante. Gli scalini che vi ruotano all’interno sono usurati in modo asimmetrico e l’inclinazione dà una leggera sensazione di falsa ebbrezza. La salita e la discesa dei turisti sono controllati anche da personale di sorveglianza. Comunque all’ultimo livello, in termini di <em>sicurezza anticaduta</em>, mi è sembrato <em>insufficiente</em> il parapetto ai piedi di un’alta gradinata. Se si trattasse di un cantiere edile, probabilmente ispettori del lavoro non consentirebbero per operai esperti il piccolo rischio che si consente invece ai turisti!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/pisapiazzamiracoli.jpg"><img class="size-full wp-image-532 aligncenter" title="La torre pendente di Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/pisapiazzamiracoli.jpg" alt="" width="540" height="360" /></a></p>
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		<title>Ecosistema Urbano (Madrid), Fiera di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 21:13:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante la Fiera Ecopolis 2009 son rimasto a lungo presso “Ecosistema Urbano” lo stand dello studio di Madrid dove lavora mio fratello. Nonostante l’aspetto anonimo e l’arredo spartano, sono stati in molti a fermarsi. Soprattutto studenti e neolaureati in architettura, ma anche diversi professori d’università e qualche insegnante di scuola superiore. Persone che sembravano riconoscerne subito la portata innovativa o perlomeno insolita, rispetto al resto degli espositori nel padiglione. Oltre il mondo accademico, ha indugiato presso lo stand anche più di qualche libero professionista. L’architetto navigato di solito era riconoscibile dalla sua reazione: si arrestava di colpo e osservava &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2009/04/ecosistema-urbano-madrid-alla-fiera-di-roma/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/standecosistemaurbano1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-536" title="Lo stand di Ecosistema Urbano" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/standecosistemaurbano1.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>Durante la Fiera <strong><em>Ecopolis 2009</em></strong> son rimasto a lungo presso “<em>Ecosistema Urbano</em>” lo stand dello studio di Madrid dove lavora mio fratello. Nonostante l’aspetto anonimo e l’arredo spartano, sono stati in molti a fermarsi. Soprattutto studenti e neolaureati in architettura, ma anche diversi professori d’università e qualche insegnante di scuola superiore. Persone che sembravano riconoscerne subito la portata innovativa o perlomeno insolita, rispetto al resto degli espositori nel padiglione.<br />
Oltre il mondo accademico, ha indugiato presso lo stand anche più di qualche libero professionista. L’architetto navigato di solito era riconoscibile dalla sua reazione: si arrestava di colpo e osservava sornione le immagini sulle pareti. Poi proseguiva oltre, con un lieve sorriso, senza avere l’aria di attribuirvi troppa importanza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/tvecosistemaurbano1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-537" title="La web tv di Ecosistema Urbano intervista due giovani architetti" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/tvecosistemaurbano1.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>Ecosistema Urbano</strong> è uno studio di Madrid specializzato nella riqualificazione architettonica di quartieri ed aree urbane. L’equipe si compone di una dozzina di persone, architetti e ingegneri perloppiù giovani, provenienti da Spagna, Italia e Belgio. A questi si associano talvolta tirocinanti provenienti anche da altri Paesi. I progetti dello studio sono caratterizzati da una spiccata la sensibilità per le tematiche ambientali, per la sostenibilità delle opere sia a livello locale che su scala planetaria, per l’impatto sociale delle opere stesse e il coinvolgimento dei cittadini.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolare attenzione alla comunicazione e allo scambio di informazioni ha portato alla realizzazione di un sito internet (<a href="http://www.ecosistemaurbano.com/">http://www.ecosistemaurbano.com/</a>) che è fra i più consultati in Spagna tra i cultori di urbanistica. Il sito contiene un blog in <strong>spagnolo</strong>,<strong> inglese</strong> e  (di recente)<strong> </strong><strong>italiano</strong> (<a href="http://www.ecosistemaurbano.it/">http://www.ecosistemaurbano.it/</a>). Sempre dal sito è fruibile una web-tv che trasmette video legati al tema della sostenibilità. Mi ha stupito che diversi visitatori, in genere giovani studenti e studentesse, conoscessero già molto bene sia il sito che la sua tv. Proprio per raccogliere materiale per la tv mio fratello ha approfittato della fiera <em>Ecopolis</em> per effettuare (assieme anche ad un collega) delle interviste con l’ausilio di una telecamerina. Le interviste sono rivolte a persone e cittadini comuni e diversi visitatori dello stand si son prestati al gioco. Tra gli altri si sia reso disponibile il politico <strong>Nichi Vendola</strong>. Il governatore della Puglia si trovava in fiera, nella terza giornata, per presenziare ad una conferenza su temi legati proprio all’urbanistica e all’ecologia. L’intervista registrata può essere raggiunta al seguente link: <a href="http://ecosistemaurbano.tv/2009/04/intervista-a-nichi-vendola-presidente-regione-puglia/">http://ecosistemaurbano.tv/2009/04/intervista-a-nichi-vendola-presidente-regione-puglia/</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera più nota di Ecosistema Urbano, pubblicata ormai su tutte le più importanti riviste specializzate del mondo, è <em><strong>l’Ecobulevar de Vallecas</strong></em> a Madrid. Si tratta di un ampia struttura circolare su travi reticolari sulle quali si lasciano sviluppare delle piante rampicanti. Le rampicanti creano in poco tempo un microclima gradevole e nella piazzola interna, realizzata in un confortevole caucciù riciclato, possono tenersi manifestazioni di partecipazione collettiva di vario genere. Sulla sommità della struttura sono installati dei pannelli fotovoltaici. La realizzazione è totalmente smontabile perché nell’ottica di <em>Ecosistema Urbano</em>, ogni opera deve adeguarsi al tempo in cui viene realizzata e deve poter essere rimossa dopo un certo numero di anni per far posto ad altre creazioni, o magari, più semplicemente, agli alberi -messi pure intorno- che nel frattempo saranno cresciuti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/amicadomenicostand1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-538" title="Visitatori e amici dello stand Ecosistema Urbano" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/amicadomenicostand1.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a></p>
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		<title>Solare fotovoltaico in conto energia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 20:06:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sala H del padiglione 10 (riservato alle conferenze) si è tenuto, nella terza giornata della fiera Ecopolis, un lungo seminario sulla bioedilizia. Tra i sottotemi trattati, in un’aula alquanto gremita di persone, anche quello del fotovoltaico. Il giovane relatore, il dott. F. Fatricelli, ha collaborato alla realizzazione di importanti progetti, come quello che ha visto la copertura dell’Aula Nervi in Vaticano: un impianto di 2400 pannelli solari (per una potenza installata di 200 KWp) che forniranno oltre 300 MWh all’anno. Si è diffuso un sorriso tra i presenti quando l’oratore ha precisato che non sono &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2009/04/solare-fotovoltaico-in-conto-energia/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/solareitalia1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-519" title="Il dott. Fatricelli al podio, mentre illustra la distribuzione dell'energia solare nella penisola" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/solareitalia1.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>Nella sala H del padiglione 10 (riservato alle conferenze) si è tenuto, nella terza giornata della fiera Ecopolis, un lungo seminario sulla bioedilizia. Tra i sottotemi trattati, in un’aula alquanto gremita di persone, anche quello del fotovoltaico. Il giovane relatore, il dott. F. Fatricelli, ha collaborato alla realizzazione di importanti progetti, come quello che ha visto la copertura dell’Aula Nervi in Vaticano: un impianto di 2400 pannelli solari (per una potenza installata di 200 KWp) che forniranno oltre 300 MWh all’anno. Si è diffuso un sorriso tra i presenti quando l’oratore ha precisato che non sono state le gerarchie ecclesiastiche a tirar fuori i capitali per la sua realizzazione. Ha provveduto infatti un’azienda tedesca, con l’intenzione anche di fare un regalo al papa connazionale. La Germania rimane una nazione d’avanguardia per l’impiego dell’energia rinnovabile, anche se sembra sia stata superata dalla Spagna nel 2008, almeno per quanto riguarda la produzione di pannelli fotovoltaici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fotovoltaico è nato, a partire da applicazioni spaziali, per l’alimentazione di impianti isolati. Il principio di funzionamento sfrutta la proprietà di materiali seminconduttori, opportunamente drogati con altri elementi, di generare energia elettrica quando siano esposti alla radiazione luminosa. Oggi la tecnologia fotovoltaica si sta diffondendo sempre più per l’alimentazione di impianti connessi alla rete elettrica nazionale ed è ormai molto affidabile. I produttori assicurano una durata utile degli impianti di almeno 20 anni, ma in realtà i moduli fotovoltaici continuano a funzionare molto più a lungo, sia pure con un certo decadimento prestazionale (che si può approssimare allo 0,8% all’anno). La parte più vulnerabile del sistema è costituita dall’ <em>inverter</em>, il quale andrebbe sostituito ogni 10 anni circa. Esso è il componente principale del BOS (balance of system), che converte la corrente continua a basso voltaggio prodotta dai pannelli in corrente alternata a più alto voltaggio fruibile dall’utenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fotovoltaicovaticano1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-520" title="Copertura con pannelli fotovoltaici dell'aula Nervi in Vaticano" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fotovoltaicovaticano1.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>Sono state realizzate diverse tipologie di pannelli fotovoltaici, con rendimenti tra il 12% e il 20%. Il rendimento e la potenza di picco vengono mediante test in condizioni standard: ad una radiazione di 1000 W/m2 e ad una temperatura del pannello di 25°C. Il tipo più commerciale, in silicio con drogaggio di boro e fosforo, ha un rendimento di circa il 13%. Non è basso, se si pensa che, una volta costruito, l’impianto genera corrente senza dover fare null’altro. Per la produttività effettiva del pannello è importante il suo orientamento. L’inclinazione ottimale per pannelli fissi è di circa 30° verso Sud. I pannelli posizionati orizzontalmente non perdono moltissimo, perché lavorano meglio in estate, quando l’irraggiamento solare è più forte. mentre quelli messi in verticale (a coprire ad esempio una parete)  hanno invece un decadimento fino al 40%, perché lavorano meglio in Inverno, quando l’irraggiamento solare è scarso. Con l’inseguimento solare su due assi si possono migliorare le prestazioni di circa il 30%. In una città come Palermo, con un pannello inseguitore si possono ottenere quasi 1900 kWh/kWp. La produttività del fotovoltaico dipende molto dal luogo geografico. All’interno dell’Italia stessa, tra il Nord e il Sud della penisola, ci possono essere differenze fino al 30%. Per la stima dell’irraggiamento locale, la legge prevede di far riferimento alla norma UNI 10349. Nella provincia di Roma occorrono circa 2 ettari di terreno per installare una potenza di 100 MW e ogni MWp di potenza installato produce circa 1400 MWh all’anno. La produzione di 1 MWh corrisponde alla combustione di circa 0,2 Tep (tonnellate di petrolio equivalente) con l’emissione in atmosfera di 500 kg di anidride carbonica. Questo significa che un impianto fotovoltaico su una superficie di 2 ettari, a Roma, consentirebbe di risparmiare circa 700 tonnellate di CO2.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2009/04/conferenzafotovoltaico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-524" title="Un passaggio della conferenza, proiettata la tipica struttura scalare dei sistemi fotovoltaici" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2009/04/conferenzafotovoltaico.jpg" alt="" width="360" height="270" /></a>In Italia attualmente sono installati circa 60 MW di potenza con pannelli fotovoltaici. Da alcuni anni lo Stato finanza queste installazioni in <em>conto energia, </em>riconoscendo non un contributo sull’investimento iniziale, ma un premio sull’energia effettivamente prodotta nell’arco di tempo di 20 anni. L’incentivo varia in base alla potenza installata e al tipo di integrazione dell’impianto. Nel caso domestico (1-3 kW), vengono riconosciuti 0,40 E per impianto non integrato, 0,44 E per un impianto parzialmente integrato (ad esempio pannelli fissati sulle falde di un tetto), 0,49 E per un impianto totalmente integrato (in cui il pannello assolve da solo ad una funzione di copertura architettonica). Recentemente il governo ha ridotto lievemente questi incentivi del 2% nel 2009 e di un ulteriore 2% nel 2010. Non solo. Ha deciso di non rinnovare oltre questi incentivi nel momento in cui si raggiungeranno i 3 GW di potenza installati (ovvero il 5% del fabbisogno massimo nazionale). Agli incentivi statali si aggiunge il contributo del gestore dell’energia elettrica, che paga 0,12 E per ogni kwh immesso nella rete purché sia consumato (sia pure in orari diversi) dallo stesso utente (regime di “scambio sul posto”).</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia il picco di potenza richiesta (circa 60 GW) avviene (a causa dei condizionatori), in estate. Per coprire questo picco vengono avviate anche le centrali elettriche meno efficenti, più dispendiose e inquinanti. Eppure proprio nella stagione estiva i pannelli fotovoltaici danno il loro meglio! E’ auspicabile che si arrivi ad una quota di almeno il 20% del fabbisogno elettrico nazionale prodotta con questa tecnologia (contro lo 0,02% di oggi!). Al momento gli impianti fotovoltaici, sicuramente vantaggiosi per l’ambiente, da un punto di vista prettamente finanziario sono redditizi solo grazie ai contributi dello Stato. Nondimeno in un futuro non lontanissimo la tecnologia diventerà economicamente competitiva anche senza questi contributi. In Italia avverrà prima che in altri Paesi industrializzati, intorno all’anno 2020. Questo sia per il costo dell’energia elettrica, mediamente più alto che altrove, sia per la maggiore insolazione di cui gode fortunatamente il nostro Paese.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2009/04/uditoriofotovoltaico.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-525" title="Il gremito uditorio della conferenza sull'energia fotovoltaica" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2009/04/uditoriofotovoltaico.jpg" alt="" width="540" height="405" /></a></p>
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		<title>Zero Emission, Fiera di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 08:32:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 1° al 4 ottobre si è tenuta a Roma, presso il polo fieristico di recente costruzione, l’esposizione ZeroEmission, dedicata alle fonti di energia eolica e solare, ai combustibili agricoli e alla chimica verde in genere. Rispetto al solarexpo di Verona (di cui già si è scritto in questo sito), si è trattato di una fiera alquanto più piccola: basta dire che solo 3 erano i padiglioni interessati. Nondimeno il settore dell’energia eolica era molto più ricco che a Verona. La cosa che forse più mi ha colpito è stata una piccola torre eolica della francese &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/10/zero-emission-fiera-di-roma/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/nheolis1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-617" title="Torre eolica dalla forma innovativa prodotta dall'azienda francese Nheolis" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/nheolis1.jpg" alt="" width="261" height="350" /></a>Dal 1° al 4 ottobre si è tenuta a Roma, presso il polo fieristico di recente costruzione, l’esposizione <strong>ZeroEmission</strong>, dedicata alle fonti di energia eolica e solare, ai combustibili agricoli e alla chimica verde in genere. Rispetto al solarexpo di Verona (di cui già si è scritto in questo sito), si è trattato di una fiera alquanto più piccola: basta dire che solo 3 erano i padiglioni interessati.<br />
Nondimeno il settore dell’energia eolica era molto più ricco che a Verona. La cosa che forse più mi ha colpito è stata una piccola torre eolica della francese Nheolis (<a title="http://www.nheolis.com" href="http://http://www.nheolis.com/fr/index.php?page=nos-produits">http://www.nheolis.com/fr/index.php?page=nos-produits</a>).                                                   Non avevo mai visto niente di simile neanche sui libri. Ha le pale forgiate a canali e raccolte nella forma di un paraboloide in grado di orientarsi (e forse di aprirsi, alla stregua di un fiore) in funzione del vento incidente. L’energia ottenibile non sarà molta, né il rendimento promette di essere buono. Però mi è sembrata rimarchevole la semplicità costruttiva, l’ingombro ridotto, la silenziosità, la facile l’orientabilità con il vento. In futuro dispositivi simili a questo potrebbero diventare relativamente diffusi nei giardini delle nostre case.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/standvestas1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-618" title="Area espositiva della Vestas wind systems" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/standvestas1.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a>Un limite che affligge ogni tipo di energia rinnovabile è quello di essere poco “densa”: a parità di potenza occorrono grandi superfici rispetto all’uso di combustibili fossili (e più ancora rispetto ai concentratissimi combustibili nucleari). Tuttavia, di contrappasso, la sua forza potrà diventare in futuro proprio la capillare diffusione di microimpianti.<br />
Sembra che stiano entrando in questo appetibile mercato altri colossi economici, ma fino ad oggi l’azienda leader mondiale dell’energia eolica è la Vestas. La <em>Vestas wind systems</em> è una multinazionale nata in Danimarca nel 1979. La Danimarca ha raggiunto <strong>il 25% dell’energia elettrica prodotta dal vento</strong> ed è l’unico Paese al mondo che ha da guadagnare qualcosa col protocollo di Kioto. In pratica ha fatto quello che avremmo dovuto fare noi italiani nel 1987 quando abbiamo rinunciato al nucleare: ha investito ingenti capitali nelle energie rinnovabili. Non so che politici avessero nei decenni scorsi in Danimarca. Noi avevamo Andreotti, Craxi, Forlani, e oggi continuamo ad avere gente come D’Alema e Berlusconi…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/zeroemission2008colorinaturali.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-619" title="Stand dedicato all'uso di coloranti ecologici" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/zeroemission2008colorinaturali.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a>In fiera ho avuto modo di osservare un pannello fotovoltaico a concentrazione. Il principio è semplice. Le celle di silicio hanno un rendimento piuttosto basso (nei casi migliori circa il 17% dell’energia irradiata dal sole). Se è difficile aumentare ulteriormente questo rendimento, un sistema per ottenere più energia può essere invece quello di ”concentrare” la radiazione su piccole superfici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un commento sulla nuova struttura fieristica di Roma, che ho visitato per la prima volta. Sembra realizzata sulla falsariga di quella di Milano. Anche qui un lungo corridoio sopraelevato che serve i vari padiglioni. L’area interessata dall’impianto ha un’estensione notevolissima, quello che veramente ci si poteva aspettare nei pressi di una capitale. Purtroppo diverse cose ci ricordano che si tratta della capitale… dell’Italia. E’ penosa e confusionaria la viabilità di accesso e non c’è un treno che colleghi direttamente con la Stazione Termini. Inoltre molti alberi e arbusti sono rinsecchitti, un indice questo che la loro messa dimora è stata realizzata con scarsa serietà e senza troppa cura.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/zeroemission20081.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-620" title="Veduta di un padiglione di Zero Emission 2008" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/zeroemission20081.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
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		<title>Fitodepurazione e risparmio dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 19:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Di Siena</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La signora Gunhild Hoener ha tenuto una lezione sul risparmio dell’acqua. L’acqua potabile è piuttosto cara in Germania (circa 5 euro a metro cubo). Anche questo aspetto deve aver spinto molti cittadini a installare sistemi di recupero dell’acqua piovana (Regenwasser). Se i tetti non sono né di tipo bituminoso, né rinverditi a prato (come accade a volte in Germania), l’acqua raccolta può essere usata per gli sciacquoni dei bagni, per l’orto o il giardino, per le lavatrici. E’ consigliabile immagazzinarla in cisterne di cemento perché quest’ultimo, essendo basico, ne compensa la leggera acidità. Di solito le cisterne sono interrate. La fitodepurazione è &#8230; <a href="http://www.giuseppedisiena.it/2008/08/fitodepurazione-e-risparmio-dellacqua/">Leggi tutto <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/regenwasserfiltro1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-769" title="La signora Gunhild Hoener mentre mostra un filtro per l'acqua piovana" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/regenwasserfiltro1.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>La signora Gunhild Hoener ha tenuto una lezione sul risparmio dell’acqua. L’acqua potabile è piuttosto cara in Germania (circa 5 euro a metro cubo). Anche questo aspetto deve aver spinto molti cittadini a installare sistemi di <strong>recupero dell’acqua piovana</strong> (Regenwasser). Se i tetti non sono né di tipo bituminoso, né rinverditi a prato (come accade a volte in Germania), l’acqua raccolta può essere usata per gli sciacquoni dei bagni, per l’orto o il giardino, per le lavatrici. E’ consigliabile immagazzinarla in cisterne di cemento perché quest’ultimo, essendo basico, ne compensa la leggera acidità. Di solito le cisterne sono interrate.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>fitodepurazione</strong> è un metodo che sfrutta i meccanismi naturali di piante e batteri per trattare le acque reflue in modo “ecologico”, senza ricorrere ad una rete fognaria. Perché il sistema funzioni è fondamentale un pretrattamento che separi i solidi in sospensione. Questo viene fatto o attraverso 3 camere (come avviene sovente in Germania) o attraverso una vasca Imhoff (come accade in Italia). Questa vasca è caratterizzata da una campana che divide la zona di decantazione dell’acqua da quella di stabilizzazione, e che impedisce la risalita di sostanze solide. Effettuata questa decantazione il più è fatto. Il liquido, privo ora di particolato, viene affidato al lavoro dei batteri.<br />
<a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fitodepurazioneschema1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-773" title="Schema della fitodepurazione" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fitodepurazioneschema1.jpg" alt="" width="450" height="329" /></a><br />
Il lavoro avviene in una fossa non troppo profonda (1-1,5 m) che, solo per motivi di cautela ambientale, viene coibentata inferiormente con un telo impermeabile. La fossa viene riempita dapprima con uno strato di ghiaia, poi con uno spesso strato di sabbia (dove i batteri possono insediarsi bene), quindi un nuovo strato di ghiaia. Su quest’ultimo vengono messe a dimora delle canne palustri che poi affonderanno le loro radici nella sabbia sottostante. Benché si parli di fito-depurazione, la funzione di queste piante non è tanto di purificare l’acqua, quanto di mantenere il substrato sciolto e ossigenato, così da agevolare il lavoro dei batteri. I batteri sono già naturalmente presenti nell’acqua reflua, che viene sparpagliata sulla superficie della fossa mediante una rete di tubi bucherellati. L’acqua &#8220;bonificata&#8221; viene poi raccolta attraverso un’analoga rete di tubi bucherellati che sono stati affogati nello strato di ghiaia inferiore (quello a contatto col telo impermeabile). Ci sono fondamentalmente due tipi di impianto: a percolamento verticale o a percolamento obliquo. Quest’ultimo richiede una superficie maggiore ma si mantiene meglio aereato. La superficie necessaria varia da 2,5 a 8 metri quadri a persona. Fattori che consentono una minore superficie sono sia un buon pretrattamento dell’acqua, sia anche temperature medie maggiori (come quelle dell’Italia rispetto alla Germania).</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>lagunaggio</strong> è una tecnica di trattamento dell’acqua che sfrutta il potere purificatore degli ambienti lacustri. Contrariamente alla fitodepurazione il lagunaggio può essere utilizzato sia per le acque reflue che per le acque piovane. Allo scopo si realizzano bacini d’acqua con una profondità di circa 40 cm e in essi si pianta la Tifa, una canna palustre. Rispetto alla fitodepurazione occorre una superficie decisamente maggiore, da 15 a 20 metri quadrati per abitante. L’impianto può essere utilizzato anche come post-depurazione. Sono stati fatti dei tentativi per sfruttare commercialmente la tifa, utilizzando ad esempio la fibra per realizzare pannelli isolanti.</p>
<p style="text-align: justify;">La lezione termina con una disamina di varie tecniche per utilizzare feci e urine umane a scopo di <strong>fertilizzazione</strong>.  Sembra che le feci, separate dalle urine, diventino un terriccio privo di odore e molto fertile nel giro di pochi mesi. In modo simile le urine, chiuse ermeticamente entro botti, diventano sterili in un tempo che va da 1 a 6 mesi (secondo la temperatura esterna). In particolare la signora Hoener ha mostrato un’applicazione che è stata sperimentata con successo in Ghana. Vincendo la diffidenza degli agricoltori e persino dei professori della facoltà di agraria del luogo, le urine, ricchissime di ammoniaca e quindi di azoto, sono state utilizzate con successo per la piantumazione di un nuovo bananeto. Per quanto apparentemente bizzarro, in luoghi della terra dove l’acqua è scarsa e il concime chimico un prodotto costoso, questo sistema ecologico può essere una soluzione molto virtuosa. <em>(17/08/2008)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fitodepurazionetubisuperiori.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-777" title="Tubature di percolamento superiori in un impianto di fitodepurazione verticale" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/10/fitodepurazionetubisuperiori.jpg" alt="" width="460" height="344" /></a><br />
</em></p>
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