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	<title>Giuseppe Di Siena &#187; Lavoro e tecnica</title>
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		<title>Pisa</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 08:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13 giugno 2009 sono a Pisa. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamarsi anche i suoi portici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Veduta dell'Arno a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/arnopisa.jpg" alt="" width="340" height="255" />Il 13 giugno 2009 sono a <strong>Pisa</strong>. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamarsi anche i suoi portici. L’ufficio postale si trova, non lontano, in un antico palazzo. All’interno ferve di lavoro e di persone come una fabbrica. Gli arredi son curati ed eleganti, le pareti marmoree, i lampadari in stile antico, le finestre degli sportelli in ferro battuto, una luminosa apertura, con un mosaico di vetri colorati, al centro del soffitto, sopra grandi scrittoi in legno.<br />
Con l’arrivo dell’amico Joseph, proseguiamo verso il cuore della città. La stradina pullula di giovani, di studenti, di turisti, di gente che semplicemente sembra passeggiare distratta. Son molti anche coloro che, ai margini di questo interminabile flusso di persone, stazionano o si avvicinano per procacciarsi qualcosa: non solo venditori ambulanti di accendini e inezie varie, ma anche barboni, accattoni, zingari, questuanti vari. Sono il sintomo di un turismo di massa che sembra esser diventato un aspetto quasi morboso per questa città relativamente piccola (87000 abitanti).</p>
<p class="MsoNormal"><img class="alignleft" title="Bancarella di libri usati a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/antiquariatolibripisa.jpg" alt="" width="340" height="255" />Ci addentriamo per un portico laterale, attraverso un mercato, poi continuiamo in direzione della Scuola Normale di Pisa. Numerosissimi, lungo il percorso, i venditori di oggetti artigianali e di antiquariato. I commercianti perloppiù sembrano aspettare passivamente. Sarà l’aver compiuto un percorso un po’ fuori del canonico, ma la <strong>Torre di Pisa</strong> ci appare davanti così,<span> </span>inopinatamente, in un candore quasi irreale, mentre percorriamo una viuzza che costeggia anche l’Orto Botanico. La Torre è situata all’interno di un area che fu chiamata da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), con fortunata espressione: “<strong>Piazza dei Miracoli</strong>”. L&#8217;imponente complesso architettonico è realizzato in mezzo a un “prato”, in una zona quasi alla periferia della città. In realtà <span> </span>il luogo era lambito un tempo da un affluente -oggi scomparso- dell’Arno, e recenti scavi avrebbero portato alla luce l’esistenza di porto fluviale anche. Si cominciò a costruire il duomo (in prossimità di una cattedrale pre-esistente) nell&#8217; <strong>anno 1064</strong>, dopo che i pisani ebbero vinto una battaglia contro i saraceni, a Palermo. Parte del bottino fu riversato proprio nell’impresa edile. A enfatizzare queste vittorie e la velleitaria somiglianza con le glorie dell’antica Roma, sui fianchi della costruzione si inserirono elementi in marmo provenienti da costruzioni e monumenti di epoca romana. Nel 1152 si diede il via alla costruzione del <strong>Battistero di san Giovanni</strong>, un edificio rotondo, in asse davanti al duomo.</p>
<p><img class="alignleft" title="Il duomo di Pisa visto dall'altezza dell'attigua Torre campanaria" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/duomopisadatorre.jpg" alt="" width="540" height="405" />La costruzione delle <strong>Torre campanaria</strong>, dall’insolita forma<span> </span>circolare, cominciò nel <strong>1173</strong>. I primi ordini furono realizzati in pochi anni. Il resto fu ripreso circa un secolo dopo, quando si erano già palesati gravi problemi di staticità che la fanno pendere ancora oggi. Nel corso dei secoli, l’inclinazione della torre è continuata ad aumentare (sia pure con qualche periodo di stabilità), almeno fino agli anni ’90 del secolo scorso. Nel 1993 lo spostamento dell’asse dalla base alla sommità (la torre è alta circa 56 m) era di <strong>4,43 m</strong>. In seguito fu messo in opera un lungo intervento di ingegneria civile (terminato nel 2001) che è riuscito per la prima volta a invertire la tendenza e a ridurre tale scostamento fino ad un valore appena <strong>inferiore ai 4,00 m</strong>.<br />
<img class="alignleft" title="Attori del cinema popolare indiano recitano una scena musicale sul prato verde di Piazza dei Miracoli a Pisa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinemaindianopisa.jpg" alt="" width="340" height="255" />L’operazione in corso è stata illustrata peraltro in una conferenza tenuta alla Facoltà di Ingegneria di Cassino il 14 novembre 2000. Relatore fu proprio uno dei suoi principali artefici: il<span> </span>prof. <strong>Carlo Viggiani</strong>, docente del Dipartimento di Ingegneria Geotecnica dell’Università degli Studi di Napoli. La torre pesa circa 15000 tonnellate ed esercita sulle fondazioni una pressione di circa 5 Kg/cm2. Sul lato in pendenza il terreno sottostante è sprofondato di <strong>3 metri</strong>. Per raddrizzare leggermente la torre si è intervenuti sul lato opposto in due modi: 1) installando dei blocchi  di contrappeso in piombo del peso complessivo di 900.000 kg; 2) ricorrendo ad una delicatissima rimozione del terreno subsidente.<br />
Anche per consentire questo intervento, la torre di Pisa è stata chiusa al pubblico il <strong>17 gennaio 1990</strong>. Alla riapertura, il <strong>15 dicembre 2001</strong>, l&#8217;accesso è stato limitato a gruppi di poche decine di persone e il biglietto è passato da 4000 lire a 15 euro. Salire sulla torre può essere abbastanza entusiasmante. Gli scalini che vi ruotano all&#8217;interno sono usurati in modo asimmetrico e l&#8217;inclinazione dà una leggera sensazione di falsa ebbrezza. La salita e la discesa dei turisti sono controllati anche da personale di sorveglianza. Comunque all&#8217;ultimo livello, in termini di <em>sicurezza anticaduta</em>, mi è sembrato <em>insufficiente</em> il parapetto ai piedi di un&#8217;alta gradinata. Se si trattasse di un cantiere edile, probabilmente ispettori del lavoro non consentirebbero per operai esperti il piccolo rischio che si consente invece ai turisti!<br />
<img title="Un'immagine della Torre Campanaria da cui si evince la caratteristica pendenza" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/piazzamiracolipisa.jpg" alt="" width="540" height="360" /></p>
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		<title>Ecosistema Urbano (Madrid) alla Fiera di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 21:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro e tecnica]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante la Fiera Ecopolis 2009 son rimasto a lungo presso “Ecosistema Urbano” lo stand dello studio di Madrid dove lavora mio fratello. Nonostante l’aspetto anonimo e l’arredo spartano, sono stati in molti a fermarsi. Soprattutto studenti e neolaureati in architettura, ma anche diversi professori d&#8217;università e qualche insegnante di scuola superiore. Persone che sembravano riconoscerne subito la portata innovativa o perlomeno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/standecosistemaurbano.jpg" alt="Visitatori allo stand, Domenico e il suo collega" width="360" height="270" />Durante la Fiera <em>Ecopolis 2009</em> son rimasto a lungo presso “<em>Ecosistema Urbano</em>” lo stand dello studio di Madrid dove lavora mio fratello. Nonostante l’aspetto anonimo e l’arredo spartano, sono stati in molti a fermarsi. Soprattutto studenti e neolaureati in architettura, ma anche diversi professori d&#8217;università e qualche insegnante di scuola superiore. Persone che sembravano riconoscerne subito la portata innovativa o perlomeno insolita, rispetto al resto degli espositori nel padiglione.<br />
Oltre il mondo accademico, ha indugiato presso lo stand anche più di qualche libero professionista. L&#8217;architetto navigato di solito era riconoscibile dalla sua reazione: si arrestava di colpo e osservava sornione le immagini sulle pareti. Poi proseguiva oltre, con un lieve sorriso, senza avere l&#8217;aria di attribuirvi troppa importanza.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/tvecosistemaurbano.jpg" alt="Registrazione di un'intervista per la web-tv di Ecosistema urbano" width="360" height="270" /><strong>Ecosistema Urbano</strong> è uno studio di Madrid specializzato nella riqualificazione architettonica di quartieri e delle aree urbane. L&#8217;equipe si compone di una dozzina di persone, architetti e ingegneri perloppiù giovani, provenienti da Spagna, Italia e Belgio. A questi si associano talvolta tirocinanti provenienti anche da altri Paesi. I progetti dello studio sono caratterizzati da una spiccata la sensibilità per le tematiche ambientali, per la sostenibilità delle opere sia a livello locale che su scala planetaria, per l&#8217;impatto sociale delle opere stesse e il coinvolgimento dei cittadini.<br />
La particolare attenzione alla comunicazione e allo scambio di informazioni ha portato alla realizzazione di un sito internet (<a href="http://www.ecosistemaurbano.com/">http://www.ecosistemaurbano.com/</a>) che è fra i più consultati in Spagna tra i cultori di urbanistica. Il sito contiene un blog in <strong>spagnolo</strong>, <strong>inglese</strong> e (di recente)<strong> italiano</strong> (<a href="http://www.ecosistemaurbano.it/">http://www.ecosistemaurbano.it/</a>). Sempre dal sito è fruibile una web-tv che trasmette video legati al tema della sostenibilità. Mi ha stupito che diversi visitatori, in genere giovani studenti e studentesse, conoscessero già molto bene sia il sito che la sua tv. Proprio per raccogliere materiale per la tv mio fratello ha approfittato della fiera <em>Ecopolis</em> per effettuare (assieme anche ad un collega) delle interviste con l&#8217;ausilio di una telecamerina. Le interviste sono rivolte a persone e cittadini comuni e diversi visitatori dello stand si son prestati al gioco. Comunque è stato particolarmente esaltante che si sia reso disponibile anche il politico <strong>Nichi Vendola</strong>. Il governatore della Puglia si trovava in fiera, nella terza giornata, per presenziare ad una conferenza su temi legati proprio all&#8217;urbanistica e all&#8217;ecologia. L&#8217;intervista registrata può essere raggiunta al seguente link: <a href="http://ecosistemaurbano.tv/2009/04/intervista-a-nichi-vendola-presidente-regione-puglia/">http://ecosistemaurbano.tv/2009/04/intervista-a-nichi-vendola-presidente-regione-puglia/</a>.</p>
<p>L&#8217;opera più nota di Ecosistema Urbano, pubblicata ormai su tutte le più importanti riviste specializzate del mondo, è <strong><em>l&#8217;Ecobulevar de Vallecas</em></strong> a Madrid. Si tratta di un ampia struttura circolare su travi reticolari sulle quali si lasciano sviluppare delle piante rampicanti. Le rampicanti creano in poco tempo un microclima gradevole e nella piazzola interna, realizzata in un confortevole caucciù riciclato, possono tenersi manifestazioni di partecipazione collettiva di vario genere. Sulla sommità della struttura sono installati dei pannelli fotovoltaici. La realizzazione è totalmente smontabile perché nell&#8217;ottica di <em>Ecosistema Urbano</em>, ogni opera deve adeguarsi al tempo in cui viene realizzata e deve poter essere rimossa dopo un certo numero di anni per far posto ad altre creazioni, o magari, più semplicemente, agli alberi -messi pure intorno- che nel frattempo saranno cresciuti.<br />
<img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/amicadomenicostand.jpg" alt="Stand di Ecosistema urbano quando manca poco alla chiusura dei tre giorni di fiera" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Solare fotovoltaico in conto energia</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 20:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella sala H del padiglione 10 (riservato alle conferenze) si è tenuto, nella terza giornata della fiera Ecopolis, un lungo seminario sulla bioedilizia. Tra i sottotemi trattati, in un&#8217;aula alquanto gremita di persone, anche quello del fotovoltaico. Il giovane relatore, il dott. F. Fatricelli, ha collaborato alla realizzazione di importanti progetti, come quello che ha visto la copertura dell&#8217;Aula [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sala H del padiglione 10 (riservato alle conferenze) si è tenuto, nella terza giornata della fiera Ecopolis, un lungo seminario sulla bioedilizia. Tra i sottotemi trattati, in un&#8217;aula alquanto gremita di persone, anche quello del fotovoltaico. Il giovane relatore, il dott. F. Fatricelli, ha collaborato alla realizzazione di importanti progetti, come quello che ha visto la copertura dell&#8217;Aula Nervi in Vaticano: un impianto di 2400 pannelli solari (per una potenza installata di 200 KWp) che forniranno oltre 300 MWh all&#8217;anno. Si è diffuso un sorriso tra i presenti quando l&#8217;oratore ha precisato che non sono state le gerarchie ecclesiastiche a tirar fuori i capitali per la sua realizzazione. Ha provveduto infatti un&#8217;azienda tedesca, con l&#8217;intenzione anche di fare un regalo al papa connazionale. La Germania rimane una nazione d&#8217;avanguardia per l&#8217;impiego dell&#8217;energia rinnovabile, anche se sembra sia stata superata dalla Spagna nel 2008, almeno per quanto riguarda la produzione di pannelli fotovoltaici.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/fotovoltaicovaticano.jpg" alt="Un impianto fotovoltaico di grandi dimensioni perfettamente integrato architettonicamente in Città del Vaticano" width="360" height="270" />Il fotovoltaico è nato, a partire da applicazioni spaziali, per l&#8217;alimentazione di impianti isolati. Il principio di funzionamento sfrutta la proprietà di materiali seminconduttori, opportunamente drogati con altri elementi, di generare energia elettrica quando siano esposti alla radiazione luminosa. Oggi la tecnologia fotovoltaica si sta diffondendo sempre più per l&#8217;alimentazione di impianti connessi alla rete elettrica nazionale ed è ormai molto affidabile. I produttori assicurano una durata utile degli impianti di almeno 20 anni, ma in realtà i moduli fotovoltaici continuano a funzionare molto più a lungo, sia pure con un certo decadimento prestazionale (che si può approssimare allo 0,8% all&#8217;anno). La parte più vulnerabile del sistema è costituita dall&#8217; <em>inverter</em>, il quale andrebbe sostituito ogni 10 anni circa. Esso è il componente principale del BOS (balance of system), che converte la corrente continua a basso voltaggio prodotta dai pannelli in corrente alternata a più alto voltaggio fruibile dall&#8217;utenza.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/solareitalia.jpg" alt="Il relatore Fabio Fraticelli mostra una cartina elaborata dall'Enea sull'irraggiamento solare in Italia" width="360" height="270" />Sono state realizzate diverse tipologie di pannelli fotovoltaici, con rendimenti tra il 12% e il 20%. Il rendimento e la potenza di picco vengono mediante test in condizioni standard: ad una radiazione di 1000 W/m2 e ad una temperatura del pannello di 25°C. Il tipo più commerciale, in silicio con drogaggio di boro e fosforo, ha un rendimento di circa il 13%. Non è basso, se si pensa che, una volta costruito, l&#8217;impianto genera corrente senza dover fare null&#8217;altro. Per la produttività effettiva del pannello è importante il suo orientamento. L&#8217;inclinazione ottimale per pannelli fissi è di circa 30° verso Sud. I pannelli posizionati orizzontalmente non perdono moltissimo, perché lavorano meglio in estate, quando l&#8217;irraggiamento solare è più forte. mentre quelli messi in verticale (a coprire ad esempio una parete)  hanno invece un decadimento fino al 40%, perché lavorano meglio in Inverno, quando l&#8217;irraggiamento solare è scarso. Con l&#8217;inseguimento solare su due assi si possono migliorare le prestazioni di circa il 30%. In una città come Palermo, con un pannello inseguitore si possono ottenere quasi 1900 kWh/kWp. La produttività del fotovoltaico dipende molto dal luogo geografico. All&#8217;interno dell&#8217;Italia stessa, tra il Nord e il Sud della penisola, ci possono essere differenze fino al 30%. Per la stima dell&#8217;irraggiamento locale, la legge prevede di far riferimento alla norma UNI 10349. Nella provincia di Roma occorrono circa 2 ettari di terreno per installare una potenza di 100 MW e ogni MWp di potenza installato produce circa 1400 MWh all&#8217;anno. La produzione di 1 MWh corrisponde alla combustione di circa 0,2 Tep (tonnellate di petrolio equivalente) con l&#8217;emissione in atmosfera di 500 kg di anidride carbonica. Questo significa che un impianto fotovoltaico su una superficie di 2 ettari, a Roma, consentirebbe di risparmiare circa 700 tonnellate di CO2.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/conferenzafotovoltaico.jpg" alt="Come in un frattale matematico, la tecnologia fotovoltaica si basa sulla replicazione, su scala via via più grande, dello stesso schema" width="360" height="270" />In Italia attualmente sono installati circa 60 MW di potenza con pannelli fotovoltaici. Da alcuni anni lo Stato finanza queste installazioni in <em>conto energia, </em>riconoscendo non un contributo sull&#8217;investimento iniziale, ma un premio sull&#8217;energia effettivamente prodotta nell&#8217;arco di tempo di 20 anni. L&#8217;incentivo varia in base alla potenza installata e al tipo di integrazione dell&#8217;impianto. Nel caso domestico (1-3 kW), vengono riconosciuti 0,40 E per impianto non integrato, 0,44 E per un impianto parzialmente integrato (ad esempio pannelli fissati sulle falde di un tetto), 0,49 E per un impianto totalmente integrato (in cui il pannello assolve da solo ad una funzione di copertura architettonica). Recentemente il governo ha ridotto lievemente questi incentivi del 2% nel 2009 e di un ulteriore 2% nel 2010. Non solo. Ha deciso di non rinnovare oltre questi incentivi nel momento in cui si raggiungeranno i 3 GW di potenza installati (ovvero il 5% del fabbisogno massimo nazionale). Agli incentivi statali si aggiunge il contributo del gestore dell&#8217;energia elettrica, che paga 0,12 E per ogni kwh immesso nella rete purché sia consumato (sia pure in orari diversi) dallo stesso utente (regime di &#8220;scambio sul posto&#8221;).</p>
<p>In Italia il picco di potenza richiesta (circa 60 GW) avviene (a causa dei condizionatori), in estate. Per coprire questo picco vengono avviate anche le centrali elettriche meno efficenti, più dispendiose e inquinanti. Eppure proprio nella stagione estiva i pannelli fotovoltaici danno il loro meglio! E&#8217; auspicabile che si arrivi ad una quota di almeno il 20% del fabbisogno elettrico nazionale prodotta con questa tecnologia (contro lo 0,02% di oggi!). Al momento gli impianti fotovoltaici, sicuramente vantaggiosi per l&#8217;ambiente, da un punto di vista prettamente finanziario sono redditizi solo grazie ai contributi dello Stato. Nondimeno in un futuro non lontanissimo la tecnologia diventerà economicamente competitiva anche senza questi contributi. In Italia avverrà prima che in altri Paesi industrializzati, intorno all&#8217;anno 2020. Questo sia per il costo dell&#8217;energia elettrica, mediamente più alto che altrove, sia per la maggiore insolazione di cui gode fortunatamente il nostro Paese.<br />
<img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/uditoriofotovoltaico.jpg" alt="Attento uditorio all'interno della sala conferenze" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Zero Emission, fiera di Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 07:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 1° al 4 ottobre si è tenuta a Roma, presso il polo fieristico di recente costruzione, l&#8217;esposizione ZeroEmission, dedicata alle fonti di energia eolica e solare, ai combustibili agricoli e alla chimica verde in genere. Rispetto al solarexpo di Verona (di cui già ho scritto in questo sito), si è trattato di una fiera alquanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° al 4 ottobre si è tenuta a Roma, presso il polo fieristico di recente costruzione, l&#8217;esposizione <strong>ZeroEmission</strong>, dedicata alle fonti di energia eolica e solare, ai combustibili agricoli e alla chimica verde in genere. Rispetto al solarexpo di Verona (di cui già ho scritto in questo sito), si è trattato di una fiera alquanto più piccola: basta dire che solo 3 erano i padiglioni interessati. Nondimeno il settore dell&#8217;energia eolica era molto più ricco che a Verona. La cosa che forse più mi ha colpito è stata una piccola torre eolica della francese Nheolis. <img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/nheolis.jpg" alt="Torre microeolica della Nheolis " width="224" height="300" />Non avevo mai visto niente di simile neanche sui libri. Ha le pale forgiate a canali e raccolte nella forma di un paraboloide in grado di orientarsi (e forse di aprirsi, alla stregua di un fiore) in funzione del vento incidente. L&#8217;energia ottenibile non sarà molta, né il rendimento promette di essere buono. Però mi è sembrata rimarchevole la semplicità costruttiva, l&#8217;ingombro ridotto, la silenziosità, la facile l&#8217;orientabilità con il vento. In futuro dispositivi simili a questo potrebbero diventare relativamente diffusi nei giardini delle nostre case.<br />
Un limite che affligge ogni tipo di energia rinnovabile è quello di essere poco &#8220;densa&#8221;: a parità di potenza occorrono grandi superfici rispetto all&#8217;uso di combustibili fossili (e più ancora rispetto ai concentratissimi combustibili nucleari). Tuttavia, di contrappasso, la sua forza potrà diventare in futuro proprio la capillare diffusione di microimpianti.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/standvestas.jpg" alt="Stand della Vestas" width="300" height="225" />Sembra che stiano entrando in questo (ora) appetibile mercato altri colossi economici, ma fino ad oggi l&#8217;azienda leader mondiale dell&#8217;energia eolica è la Vestas. La <em>Vestas wind systems</em> è una multinazionale nata in Danimarca nel 1979. La Danimarca ha raggiunto <strong>il 25% dell&#8217;energia elettrica prodotta dal vento</strong> ed è l&#8217;unico Paese al mondo che ha da guadagnare qualcosa col protocollo di Kioto. In pratica ha fatto quello che avremmo dovuto fare noi italiani nel 1987 quando abbiamo rinunciato al nucleare: ha investito ingenti capitali nelle energie rinnovabili. Non so che politici avessero nei decenni scorsi in Danimarca. Noi avevamo Andreotti, Craxi, Forlani, e oggi continuamo ad avere gente come D&#8217;Alema e Berlusconi&#8230;<br />
<img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/colorinaturali.jpg" alt="Un suggestivo stand dedicato all'utilizzo dei pigmenti naturali" width="320" height="240" />In fiera ho avuto modo di osservare un pannello fotovoltaico a concentrazione. Il principio è semplice. Le celle di silicio hanno un rendimento piuttosto basso (nei casi migliori circa il 17% dell&#8217;energia irradiata dal sole). Se è difficile aumentare ulteriormente questo rendimento, un sistema per ottenere più energia può essere invece quello di &#8221;concentrare&#8221; la radiazione su piccole superfici.<br />
Un commento sulla nuova struttura fieristica di Roma, che ho visitato per la prima volta. Sembra realizzata sulla falsariga di quella di Milano. Anche qui un lungo corridoio sopraelevato che serve i vari padiglioni. L&#8217;area interessata dall&#8217;impianto ha un&#8217;estensione notevolissima, quello che veramente ci si poteva aspettare nei pressi di una capitale. Purtroppo diverse cose ci ricordano che si tratta della capitale&#8230; dell&#8217;Italia. E&#8217; penosa e confusionaria la viabilità di accesso e non c&#8217;è un treno che colleghi direttamente con la Stazione Termini. Inoltre molti alberi e arbusti sono rinsecchitti, un indice questo che la loro messa dimora è stata realizzata con scarsa serietà e senza troppa cura.<br />
<img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/zeroemission2008.jpg" alt="Interno di un padiglione della fiera" width="500" height="375" /></p>
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		<title>Fitodepurazione e risparmio dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Aug 2008 18:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/regenwasserfiltro.jpg" alt="L'insegnante mostra un filtro autopulente per l'acqua piovana" width="240" height="320" />La signora Gunhild Hoener ha tenuto una lezione sul risparmio dell&#8217;acqua. L&#8217;acqua potabile è piuttosto cara in Germania (circa 5 euro a metro cubo). Anche questo aspetto deve aver spinto molti cittadini a installare sistemi di <strong>recupero dell&#8217;acqua piovana</strong> (Regenwasser). Se i tetti non sono né di tipo bituminoso, né rinverditi a prato (come accade a volte in Germania), l&#8217;acqua raccolta può essere usata per gli sciacquoni dei bagni, per l&#8217;orto o il giardino, per le lavatrici. E&#8217; consigliabile immagazzinarla in cisterne di cemento perché quest&#8217;ultimo, essendo basico, ne compensa la leggera acidità. Di solito le cisterne sono interrate.</p>
<p>La <strong>fitodepurazione</strong> è un metodo che sfrutta i meccanismi naturali di piante e batteri per trattare le acque reflue in modo &#8220;ecologico&#8221;, senza ricorrere ad una rete fognaria. Perché il sistema funzioni è fondamentale un pretrattamento che separi i solidi in sospensione. Questo viene fatto o attraverso 3 camere (come avviene sovente in Germania) o attraverso una vasca Imhoff (come accade in Italia). Questa vasca è caratterizzata da una campana che divide la zona di decantazione dell&#8217;acqua da quella di stabilizzazione, e che impedisce la risalita di sostanze solide. Effettuata questa decantazione il più è fatto. Il liquido, privo ora di particolato, viene affidato al lavoro dei batteri.<br />
<img class="alignnone" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/fitodepurazioneschema.jpg" alt="Schema della fitodepurazione" width="450" height="329" /><br />
Il lavoro avviene in una fossa non troppo profonda (1-1,5 m) che, solo per motivi di cautela ambientale, viene coibentata inferiormente con un telo impermeabile. La fossa viene riempita dapprima con uno strato di ghiaia, poi con uno spesso strato di sabbia (dove i batteri possono insediarsi bene), quindi un nuovo strato di ghiaia. Su quest&#8217;ultimo vengono messe a dimora delle canne palustri che poi affonderanno le loro radici nella sabbia sottostante. Benché si parli di fito-depurazione, la funzione di queste piante non è tanto di purificare l&#8217;acqua, quanto di mantenere il substrato sciolto e ossigenato, così da agevolare il lavoro dei batteri, batteri che sono già naturalmente presenti nell&#8217;acqua reflua. Essa viene sparpagliata sulla superficie della fossa mediante una rete di tubi bucherellati. L&#8217;acqua bonificata viene raccolta attraverso un&#8217;analoga rete di tubi bucherellati che sono stati affogati nello strato di ghiaia inferiore (quello a contatto col telo impermeabile). Ci sono fondamentalmente due tipi di impianto: a percolamento verticale o a percolamento obliquo. Quest&#8217;ultimo richiede una superficie maggiore ma si mantiene meglio aereato. La superficie necessaria varia da 2,5 a 8 metri quadri a persona. Fattori che consentono una minore superficie sono sia un buon pretrattamento dell&#8217;acqua, sia anche temperature medie maggiori (come quelle dell&#8217;Italia rispetto alla Germania).</p>
<p>Il <strong>lagunaggio</strong> è una tecnica di trattamento dell&#8217;acqua che sfrutta il potere purificatore degli ambienti lacustri. Contrariamente alla fitodepurazione il lagunaggio può essere utilizzato sia per le acque reflue che per le acque piovane. Allo scopo si realizzano bacini d&#8217;acqua con una profondità di circa 40 cm e in essi si pianta la Tifa, una canna palustre. Rispetto alla fitodepurazione occorre una superficie decisamente maggiore, da 15 a 20 metri quadrati per abitante. L&#8217;impianto può essere utilizzato anche come post-depurazione. Sono stati fatti dei tentativi di sfruttare commercialmente la tifa, utilizzando ad esempio la fibra per realizzare pannelli isolanti.</p>
<p>La lezione termina con una disamina di varie tecniche per utilizzare feci e urine umane a scopo di <strong>fertilizzazione</strong>.  Sembra che le feci, separate dalle urine, diventino un terriccio privo di odore e molto fertile nel giro di pochi mesi. In modo simile le urine, chiuse ermeticamente entro botti, diventano sterili in un tempo che va da 1 a 6 mesi (secondo la temperatura esterna). In particolare la signora Hoener ha mostrato un&#8217;applicazione che è stata sperimentata con successo in Ghana. Vincendo la diffidenza degli agricoltori e persino dei professori della facoltà di agraria del luogo, le urine, ricchissime di ammoniaca e quindi di azoto, sono state utilizzate con successo per la piantumazione di un nuovo bananeto. Per quanto apparentemente bizzarro, in luoghi della terra dove l&#8217;acqua è scarsa e il concime chimico un prodotto costoso, questo sistema ecologico può essere una soluzione molto virtuosa. <em>(17/08/2008)</em></p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/fitodepurazione.jpg" alt="Messa in opera di un impianto di fitodepurazione" width="448" height="335" /></p>
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		<title>Biomasse: energia rinnovabile!</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Aug 2008 10:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In mattinata abbiamo avuto una lezione sulle biomasse. L&#8217;oratore, il sig. Carsten Brueggeman, con buoni trasparenti in cui ha fatto largo uso di fotografie, si è soffermato dapprima sulla tecnologia per produrre biogas. Il biogas, in quanto ottenibile da scarti organici e da produzioni agricole, è una fonte di energia rinnovabile. Con scarti di grassi e residui di cibo <strong>si possono ottenere fino a 0,7 metri cubi di gas per chilogrammo di materia organica</strong>, ma queste sostanze non sono utilizzabili. Si utilizzano invece con buon rendimento <strong>(0,6)</strong> mais e sfalci d&#8217;erba. Per ricavarne il gas questi prodotti devono essere lasciati fermentare. Nei liquami agricoli sono già presenti i batteri necessari, in altri casi vanno aggiunti. I batteri lavorano bene all&#8217;interno di tre zone termiche: 17-18°C, 35-40°C (la più usata), 50-55°C. Per ricavare il valore energetico di un litro di carburante diesel servono 1600 litri di biogas. In Germania ci sono già diverse aziende agricole che hanno un impianto per la produzione di biogas. In genere lo utilizzano come fonte di autoriscaldamento per le stalle. Si tratta di impianti che hanno solo una lieve redditività, per cui è molto importante che siano ben progettati.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/lezionebiomasse.jpg" alt="Il relatore confronta il valore energetico delle biomasse con quello di altri combustibili (foto di A.Cagnolati)" width="320" height="240" />Carsten è passato poi a discorrere di altre fonti di riscaldamento da biomasse: legno, cippato, pellet, paglia&#8230; I bruciatori per questi materiali costano 3 volte più di quelli per combustibili petroliferi. Inoltre ciascun materiale ha pregi e difetti. Il pellet è quello che costa di più, deve rispondere a norme precise per essere così definito. Pellet e cippato sono gli unici materiali che si prestano all&#8217;automatizzazione. La paglia ha un notevole potere calorifero, ma brucia in modo troppo repentino e turbolento per cui è necessario un grande accumulo d&#8217;acqua calda per immagazzinarne il calore ottenuto. La paglia in realtà è un combustibile problematico sia perché genera 10 volte più ceneri del legno, sia perché queste ceneri a 700°C diventano liquide per solidificare successivamente e rovinare l&#8217;impianto. Il legno al contrario è il combustibile ecologico che dà meno problemi di combustione. L&#8217;Italia (dopo Germania, Svezia, Francia, Finlandia e Polonia) è al VI posto in Europa per scorte di legno forestale. Comunque secondo l&#8217;oratore L&#8217;Italia avrebbe un ulteriore notevolissimo potenziale <strong>se solo utilizzasse le potature dei suoi uliveti.</strong><br />
<img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/pioppienergetici.jpg" alt="Sfruttamento energetico dei pioppi in pianura padana (foto di A.Cagnolati)" width="320" height="240" />Carsten ha criticato in modo molto incisivo l&#8217;uso del legno nel caminetto (comune in Italia): fra 300 e 600°C si svilupperebbero sostanze cancerogene. Negli impianti chiusi si arriverebbe invece a 1000°C, temperatura alla quale la presenza di queste sostanze cesserebbe. Inoltre per un caminetto servirebbero 100 metricubi/ora di aria per permettere al fumo di fuoriuscire dal comignolo e questo abbasserebbe il rendimento fino al 10-15%. Con i termocamini (chiusi) si raggiungerebbe perlomeno un rendimento del 50%.<br />
Per quanto riguarda invece la produzione agricola di biomasse, <strong>il miglior rendimento si otterrebbe con le &#8220;foreste energetiche&#8221; (presenti anche nella nostra pianura Padana)</strong>, ovvero con coltivazioni di salici o pioppi messi in filari che poi vengono capitozzati ogni 3 o 4 anni. <em>(14/08/2008)</em></p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/tantegraziecarston.jpg" alt="Il Sig. Carston al termine della sua lezione" width="450" height="338" /></p>
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		<title>Visita alla Solvis GmbH</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 22:00:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Siamo stati in visita alla SOLVIS GmbH &#38; Co KG (www.solvis.de oppure www.suntek.it). La lezione è stata tenuta in italiano dal sig. Thomas Krause, che ha una residenza anche in Italia, in una ridente casa di campagna in provincia di Grosseto.  Con una presentazione e un&#8217;accurata visita guidata il nostro relatore ci ha mostrato con orgoglio gli accorgimenti strutturali con cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo stati in visita alla SOLVIS GmbH &amp; Co KG (<a href="http://www.solvis.de">www.solvis.de</a> oppure <a href="http://www.santek.it">www.suntek.it</a>). La lezione è stata tenuta in italiano dal sig. Thomas Krause, che ha una residenza anche in Italia, in una ridente casa di campagna in provincia di Grosseto.  Con una presentazione e un&#8217;accurata visita guidata il nostro relatore ci ha mostrato con orgoglio gli accorgimenti strutturali con cui è stato realizzato lo stabilimento e i vari reparti dell&#8217;attività aziendale di cui è stato uno dei fondatori. La Solvis GmbH è un&#8217;azienda che si è specializzata sia nella costruzione di caldaie alimentate con vari tipi di combustibile che di pannelli solari termici d&#8217;elevato rendimento. Prove sperimentali ne avrebbero attestato in Germania la qualifica &#8220;<em>sehr </em>gut&#8221; (molto buono!). Coperti da diversi brevetti, questi pannelli sarebbero i più efficienti esistenti oggi sul mercato.<br />
La società è stata costituita nel 1988 sulla scorta anche della notevole componente etica di un manipolo di tecnici. Partiti da un quasi grottesco &#8220;garage&#8221;, oggi si ritrovano all&#8217;interno di una costruzione che è un fiore all&#8217;occhiello. Il suo consumo energetico è di 23 kWh all&#8217;anno per metro quadro. Realizzato nel 2001 con metodi d&#8217;avanguardia per il risparmio energetico, lo stabilimento è diventato <strong>la più grande fabbrica europea a zero emissioni</strong>. Lo attesta peraltro una sorta di certificato &#8220;gigante&#8221; (simile a quello già in uso per le case in provincia di Bolzano) che troneggia sulla parete del capannone che dà sull&#8217;ingresso. Nel 2003 l&#8217;azienda ha ricevuto l&#8217; <em>Energy globe award </em>e negli anni una moltitudine di altri premi, consegnati perloppiù ai progettisti e agli architetti.<br />
La volta del capannone si sostiene in gran parte in trazione mediante tiranti esterni, questo ha consentito di non avere colonne interne, di diminuire lo spessore delle travate e quindi la volumetria inutilizzata interna. Le parti non strutturali sono in legno. Pareti e finestre hanno un elevato grado di isolamento che consente di fare a meno dell&#8217;aria condizionata d&#8217;estate e di ridurre al minimo il riscaldamento in inverno. I vetri sono tripli e schermati dal sole. Per evitare dispersioni energetiche, il carico e scarico delle merci avviene in apposite precamere realizzate davanti alle porte laterali del lungo edificio. L&#8217;aria viene rinnovata mediante un impianto termico di ventilazione con recupero di calore. I tubi di scarico dei water sono in depressione: questo consente un risparmio dell&#8217;80% dell&#8217;acqua.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/casapassiva.jpg" alt="Casa ad accumulo solare: sul tetto 32 pannelli solari, 8 pannelli fotovoltaici, una grande vetrata centrale con tripli vetri (oscurabile)" width="320" height="240" />Nel tardo pomeriggio, prima di rientrare all&#8217;EUZ, ci siamo fermati presso un musterhaus park, un gradevole centro espositivo di unità abitative della Helma, società specializzata nella costruzione di case. In particolare abbiamo visitato un&#8217;abitazione &#8220;passiva&#8221;, con infissi in legno, riscaldata da 32 pannelli solari termici e da un piccolo termocamino che si renderebbe indispensabile nei periodi più freddi per fornire solo il 5% dell&#8217;energia termica complessiva. Questo risultato è reso possibile dall&#8217;integrazione, all&#8217;interno dell&#8217;abitazione, di un serbatoio di <strong>7000 litri</strong> per l&#8217;accumulo dell&#8217; acqua riscaldata dal sole. <em>(12/08/08)</em></p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/thomassolvis.jpg" alt="Thomas Krause mostra un grafico del fatturato della Solvis nei suoi 20 anni di attività" width="450" height="338" /></p>
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		<title>Incidenti sul lavoro: è il sistema da riformare</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 06:08:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Beppe, un Italians si chiedeva (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-01/04.spm), prendendo a esempio un importante cantiere nei pressi di casa sua dove nessuno degli operai portava mai il casco, se la colpa degli incidenti del lavoro non fosse anche degli operai. Io gli farei notare come il fatto che il casco non lo portasse NESSUNO è proprio la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
un Italians si chiedeva (<a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-01/04.spm">http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-01/04.spm</a>), prendendo a esempio un importante cantiere nei pressi di casa sua dove nessuno degli operai portava mai il casco, se la colpa degli incidenti del lavoro non fosse anche degli operai. Io gli farei notare come il fatto che il casco non lo portasse NESSUNO è proprio la prova più evidente che la colpa non è dei singoli operai. Vuol dire che è il sistema di lavoro consolidato in quella ditta a non prevedere il regolare uso di questo dispositivo di protezione individuale. Probabilmente i caschi sono stati comprati, forse perfino consegnati regolarmente agli operai. Ma non basta. Gli operai vanno formati, addestrati, sensibilizzati. La proprietà dell&#8217;azienda deve trasmettere alle maestranze che tiene realmente agli aspetti relativi alla sicurezza. Altrimenti, soprattutto in Italia con la cronica mancanza di controlli, di &#8220;sicuro&#8221; rimane solo l&#8217;inutilità delle tante documentazioni cartacee prescritte.</p>
<p><em>[Pubblicato sulla rubrica "Italians" del Corriere della Sera <a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-07/02.spm">http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-06-07/02.spm</a></em><em>]</em></p>
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		<title>Fieramilano</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 17:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro e tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stato per la prima volta a Milano. Sono arrivato venerdì sera assieme alla fidanzata di mio cugino Giampaolo. All&#8217;arrivo mi colpisce la stazione con le travate di ferro, stile Ottocento. Prendiamo la metro verde. Nella metro sono tutti mogi e apparentemente molto stanchi. Forse i giovani sono lavoratori &#8220;precari&#8221; alla fine della loro giornata. Alla fermata &#8220;Fermagosta&#8221; una sorpresa. Ad accoglierci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/stazionemilano.jpg" alt="La stazione centrale di Milano alla discesa dal treno" width="450" height="300" /></p>
<p>Sono stato per la prima volta a Milano. Sono arrivato venerdì sera assieme alla fidanzata di mio cugino Giampaolo. All&#8217;arrivo mi colpisce la stazione con le travate di ferro, stile Ottocento. Prendiamo la metro verde. Nella metro sono tutti mogi e apparentemente molto stanchi. Forse i giovani sono lavoratori &#8220;precari&#8221; alla fine della loro giornata. Alla fermata &#8220;Fermagosta&#8221; una sorpresa.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ioliomilano.jpg" alt="Una foto con Lio poco dopo la fermata della Metro" width="174" height="260" />Ad accoglierci c&#8217;è anche Lio, quasi mio coetaneo e nativo della mia stessa contrada, compagno a volte di avventure infantili. Ora vive a Milano. Ci porta nel suo appartamentino, arredato con ogni confort.<br />
Passiamo la notte in un pratico motel nel comune di Ossola. Il mattino dopo, intorno alle 9.30 siamo all&#8217;interno della Fieramilano. Giampaolo rappresenta la <em>Omnitec</em> in uno stand del padiglione 18 dedicato all&#8217;automazione. La Omnitec vende installa e ripara sofisticate macchine (perloppiù giapponesi) dedicate alla (velocissima) produzione in serie di schede elettroniche.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/corridoiosottovela.jpg" alt="Il lungo corridoio coperto dalla vela di Fuksas" width="350" height="233" />La struttura fieristica a nordovest di Milano nasce sul territorio di una ex raffineria. Il terreno sarebbe stato bonificato con tecniche moderne. Il nuovo polo fieristico è stato inaugurato da non molto, nel 2005, e con i suoi 200 ettari (di cui 53 di area espositiva lorda) sarebbe il più grande d&#8217;Europa. Una vera e propria città con migliaia di persone impiegate nel funzionamento dei suoi servizi. Tutto sembra ruotare attorno ad un &#8220;corridoio&#8221; sopraelevato lungo ben un chilometro e mezzo, e sormontato da una &#8220;vela&#8221; di vetro. L&#8217;idea della lunghissima vetrata è di una certa suggestione, ma l&#8217;effetto serra che ne deriva può diventare fastidioso. Tempo fa lessi su &#8220;Science&#8221; che sono stati inventati dei vetri in grado di bloccare, mediante comando elettrico, la radiazione termica. Forse in futuro qui si farebbe bene ad operarli! Ai lati del corridoio sorgono i vari padiglioni e diversi edifici, tra cui alcuni dalla strana forma di &#8220;insetti&#8221; con le zampe in un sottile specchio d&#8217;acqua.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/grossocilindro.jpg" alt="Stand di una ditta specializzata nella costruzione di cilindri oleodinamici (anche di grandi dimensioni) per applicazioni navali" width="320" height="213" />La fiera in allestimento era una composizione di quatto &#8220;sottofiere&#8221;, ma la parte prevalente mi è sembrata concentrata soprattutto sull&#8217;elettronica, la sensoristica e la misuristica, l&#8217;automazione industriale in genere. Campi molto specifici, dalle applicazioni quasi &#8220;impalpabili&#8221;, i cui parametri salienti non sono immediatamente evidenti a visitatori profani. L&#8217;area dedicata alla trasmissione di potenza meccanica era quasi insignificante. Rilevante invece l&#8217;esposizione dedicata all&#8217;oleodinamica e alla pneumatica. In effetti questi due settori hanno avuto (sia pure in applicazioni leggermente diverse) uno sviluppo notevolissimo negli ultimi decenni.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/automazione.jpg" alt="Curiosi nei pressi di una macchina per la movimentazione automatica di pezzi" width="420" height="280" />In generale non mi è parso di vedere né moltissimi visitatori né molto entusiasmo. E&#8217; vero che si tratta di settori &#8220;maturi&#8221;, ma gli stand erano freddi, sembravano risolversi quasi sempre in una semplice vetrina di prodotti, ho notato poche dimostrazioni o spiegazioni pubbliche, pochi scambi di informazioni, pochi assembramenti di persone. In compenso ho sentito discorrere molto spesso in inglese, segno di un&#8217;importanza internazionale dell&#8217;evento. C&#8217;era della vivacità presso qualcuno dei numerosi stand cinesi, dove qualche operatore si rivolgeva evidentemente in cerca di facili economie.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/insettoacqua.jpg" alt="L'acqua ha sempre un effetto molto confortevole..." width="320" height="213" /> Per sbaglio, causando quasi il &#8220;panico&#8221; tra le &#8220;razionali&#8221; assistenti milanesi vestite di azzurro, mi sono ritrovato nella contigua (e separata) fiera dedicata alle macchine per la lavorazione del legno. Questa sì che era affollata, brulicante e fervente di lavoro. Nell&#8217;aria odore di legno e di truciolato. Ma alquanto stanco, non ho indugiato molto oltre.<br />
La metro, la stazione, un sovraffollato treno Eurostar (&#8220;business&#8221;) sul quale devo viaggiare seduto su un gradino. Poi a Roma un treno per Siracusa altrettanto sovraffollato. Due ragazzi siciliani non resistono alla prospettiva di 12 ore di viaggio in quelle condizioni: telefonano alla mamma e poi &#8220;evadono&#8221; dal treno pochi istanti prima della sua partenza. In prossimità della discesa a Formia si avvicinano a me degli inglesi, tra cui un paio di signore. Ai forti scossoni del treno, così rumoroso logoro e sudicio, si guardano e sorridono. Chissà, forse alla stregua di quel personaggio, di quella signora inglese (in visita in Italia) inventata dal comico Enrico Montesano, trovano il disagio delle nostre inefficienze&#8230; &#8220;<em>mooolto pittoresco</em>!&#8221;</p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/stazioneritorno.jpg" alt="La stazione di Milano centrale alla ripartenza." width="450" height="300" /></p>
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		<title>SAMOTER 2008</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Mar 2008 20:44:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lavoro e tecnica]]></category>

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		<description><![CDATA[Sabato 8 marzo ho visitato assieme a mio padre il SAMOTER, il Salone internazionale delle macchine movimento terra da cantiere e per l&#8217;edilizia che si tiene a Verona ogni 3 anni. Appena si entra nell’area espositiva colpiscono per prima cosa grandi macchine della CAT (che ho scoperto essere la prima azienda del mondo per il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 8 marzo ho visitato assieme a mio padre il SAMOTER, il <em>Salone internazionale delle macchine movimento terra da cantiere e per l&#8217;edilizia</em> che si tiene a Verona ogni 3 anni.</p>
<p>Appena si entra nell’area espositiva colpiscono per prima cosa grandi macchine della CAT (che ho scoperto essere la prima azienda del mondo per il movimento terra) e della Komatsu (seconda solo alla Cat nel settore): di certo un deliberato effetto &#8220;imprintig&#8221; voluto dai due colossi, l&#8217;uno statunitense, l&#8217;altro giapponese.<br />
Nella parte allo scoperto della fiera, vastissima l&#8217;esposizione dedicata alla perforazione di ingegneria civile. Alcune &#8220;frese giganti&#8221; avevano un diametro di oltre un metro. E poi una &#8220;lotta&#8221; tra le moltissime gru telescopiche per arrivare più in alto nel cielo: era quasi impressionante pensare alle altezze raggiunte (tra i 40 e i 60 metri!) poggiando le basi su aree relativamente modeste.</p>
<p>Nel settore movimento terra ho avuto l&#8217;impressione che ogni multinazionale raccogliesse la sfida di mostrare la propria potenza rispetto alle altre, i propri &#8220;muscoli&#8221;, un po&#8217; come fanno certi Stati nazionali con le parate militari. In effetti lo spirito competitivo di queste grandi aziende, sia pure pacifico, non credo sia molto diverso da quello bellico.<br />
Nessuno dei grandi marchi poteva mancare all&#8217;appello in un’occasione così importante: <em>Komatsu, Cat, New Holland, Liebherr, Volvo, Hitachi, Hyundai, Iveco-Astra, JCB, Bobcat, Atlas Copco</em>&#8230; Solo per citare le case costruttrici a me più familiari.</p>
<p><img title="Coreografia finale dello spettacolino pubblicitario della Cat" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/esposizionecat.jpg" alt="Coreografia finale dello spettacolino pubblicitario della Cat" /></p>
<p>La <em>Cat</em> ha allestito su un terreno di riporto anche una sorta di spettacolo dimostrativo che calamitava moltissimo l’attenzione del pubblico e che mi è sembrato pregno (in diversi suoi aspetti) di tecniche pubblicitarie molto raffinate. L&#8217;<em>Hitachi </em>(a me nota soprattutto per la costruzione della pala meccanica più grande del mondo), si è discostata un po’ da questa sorta di aggressività: un video su una parete del suo stand mostrava come alcune sue macchine siano state impiegate per bonificare dalle laceranti mine antiuomo dei territori situati nel Sud-est asiatico.<img title="Esposizione di macchine del gruppo fondato nel 1949 da Hans Liebherr" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/liebherr.jpg" alt="Esposizione di macchine del gruppo fondato nel 1949 da Hans Liebherr" /></p>
<p class="MsoNormal">Tra le escavatrici mi ha colpito in particolare il &#8220;Ragno&#8221; della Kaiser. Sembra sia in commercio già da molti anni, ma io l&#8217;ho visto per la prima volta in questa circostanza: un escavatore non di grandi dimensioni ma versatilissimo sia nei movimenti del braccio e della benna, che dei piedi d&#8217;appoggio, estensibili ed orientabili in tutte le direzioni. Il giovane operatore, quasi alla stregua d’un circense, era molto bravo nel manovrare l&#8217;articolata macchina nelle più svariate posizioni e la macchina stessa sembrava rispondere in modo affidabile e preciso ai suoi comandi.</p>
<p class="MsoNormal"><img title="Il Ragno della Kaiser durante una dimostrazione pubblica" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ragno.jpg" alt="Il Ragno della Kaiser durante una dimostrazione pubblica" /></p>
<p>Due padiglioni erano dedicati solamente ai camion. I visitatori erano costituiti da un&#8217;appassionata categoria a sé stante. Altre importanti aree erano dedicate alla lavorazione del calcestruzzo o alle macchine per lavori stradali. Due padiglioni, forse i più interessanti per un ingegnere meccanico in erba come me, erano dedicati invece alla componentistica: benne, ralle, motori, pompe, oleodinamica, cilindri, sottocarri, cingoli, rulli, riduttori, accoppiatori&#8230; Solo per dire le cose che potevano catturare maggiormente la mia attenzione. In effetti ho avuto anche la possibilità di prendere qualche contatto potenzialmente utile per il lavoro in azienda.</p>
<p><img title="Dumper della Perlini, azienda italiana che punta soprattutto sulla robustezza." src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/perlini.jpg" alt="Dumper della Perlini, azienda italiana che punta soprattutto sulla robustezza." /></p>
<p>Aldilà dell’entusiasmo che sempre possono suscitare i mirabili macchinari frutto dell’ingegno dell’uomo, ci sia consentito qualche rilievo negativo sull&#8217;organizzazione della manifestazione. In stazione ad esempio non c&#8217;era nessun riferimento al grande evento cittadino, né alcuna indicazione su come raggiungere l&#8217;area espositiva che pure doveva trovarsi non troppo lontano. In fiera non c&#8217;erano molti posti a sedere o luoghi di sosta per visitatori. Mancanza anche di postazioni con libero accesso a internet. La raccolta differenziata dei rifiuti era assente. Non facilitato particolarmente l&#8217;orientamento per i visitatori. Latitanza delle forze dell&#8217;ordine: durante l’intera giornata di visita ho avuto modo di vedere solo un’auto (vuota) dei carabinieri parcheggiata subito dopo l&#8217;entrata principale. Infine un convegno in programma (sul tema della sicurezza nei cantieri) sarebbe stato cancellato senza apparente motivazione.</p>
<p class="MsoNormal">Sembra comunque che la manifestazione dal punto di vista economico-organizzativo sia stata un successo. Gli espositori sono stati più di 1000 (con un incremento del 3,5% rispetto al 2005), la superficie netta espositiva è stata di 130.000 m2 (+13,5%), quasi 600 giornalisti presenti (+80%). A manifestazione conclusa è stato inoltre<span> </span>sfondato il tetto dei 100.000 visitatori con un incremento del 10% rispetto alla precedente edizione (Fonte dati: <em>Veronafiere</em>).</p>
<p class="MsoNormal"><img title="Mio padre osserva divertito la ruota motrice di un cingolo di grandi dimensioni" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cingolo.jpg" alt="Mio padre osserva divertito la ruota motrice di una catena di cingoli di ragguardevole dimensione" width="405" height="304" /></p>
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