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	<title>Giuseppe Di Siena &#187; Sicurezza stradale</title>
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		<title>Marciapiedi a Coreno (anno 2009)</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 08:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istituzioni e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[I marciapiedi a Coreno, nell&#8217;anno 2009, sono ancora una conquista. Basti pensare che nel passato, in attesa di completarli, almeno lungo alcune vie erano stati installati solo i cigli in marmo. Era molto divertente camminarci sopra a mo&#8217; di equilibrista. Poi un anno fa li hanno tolti del tutto e hanno asfaltato l&#8217;intera sede della strada. Decisione saggia, poco da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/dissuasorepietra.jpg" alt="Dissuasore di velocità in pietra di Coreno" width="360" height="270" />I marciapiedi a Coreno, nell&#8217;anno 2009, sono ancora una conquista. Basti pensare che nel passato, in attesa di completarli, almeno lungo alcune vie erano stati installati solo i cigli in marmo. Era molto divertente camminarci sopra a mo&#8217; di equilibrista. Poi un anno fa li hanno tolti del tutto e hanno asfaltato l&#8217;intera sede della strada. Decisione saggia, poco da eccepire. Però anche un&#8217;ammissione di sconfitta da parte degli amministratori che, in oltre 20 anni (sic!), non sono riusciti a terminare il lavoro e alfine si sono arresi.<br />
In queste settimane e in questi giorni in particolare, i politici locali sono presi soprattutto dalle trattative e dalle confabulazioni per la costituzione delle liste da presentare alle prossime elezioni municipali. Eppure proprio in questo periodo qualcosa di positivo si sta facendo.<strong> In attesa che arrivi l&#8217;ADSL, a Coreno Ausonio stanno arrivando&#8230; i marciapiedi</strong>. Proprio quelli che il codice definisce &#8220;<em>parte della strada, esterna alla carreggiata, rialzata o altrimenti delimitata e protetta, destinata ai pedoni</em>&#8220;. Lode, almeno in questo, all&#8217;amministrazione uscente. Per la sicurezza stradale, un <strong>segno di civiltà</strong> anche la costruzione di dissuasori in elegante pietra bianca. Per una volta superiamo pure il vicino comune di Ausonia (tié) che quattro anni fa ne aveva fatti installare alcuni di plastica nera.<br />
<img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/marciapiedicostruzione.jpg" alt="Lavori in corso su Viale della Libertà" width="500" /></p>
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		<title>Allargare le strade e separare le corsie</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 13:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non bisogna criminalizzare né le auto potenti, né la velocità in se stessa. Un&#8217;auto potente ha diversi vantaggi in termini di sicurezza (stabilità, ridotti tempi di sorpasso o di frenata). La velocità poi è la conquista dei tempi moderni. A volte sembriamo dimenticare che se il mondo di oggi produce più di 40 anni fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bisogna criminalizzare né le auto potenti, né la velocità in se stessa. Un&#8217;auto potente ha diversi vantaggi in termini di sicurezza (stabilità, ridotti tempi di sorpasso o di frenata). La velocità poi è la conquista dei tempi moderni. A volte sembriamo dimenticare che se il mondo di oggi produce più di 40 anni fa è anche perché&#8230; va più veloce. E allora quello che serve, è qualcosa di più lungo e faticoso delle leggi esageratamente punitive già in vigore. Occorre una cultura della legalità e della sicurezza che deve interessare innanzitutto chi ci governa e ci amministra. Mi sembra evidente che gran parte delle strade italiane sono affidate a raccomandati incompetenti, forse anche perché si è ritenuto finora che la loro gestione fosse una cosa relativamente semplice. <strong>Lo tradisce la segnaletica, che non dovrebbe essere per le autorità né un modo per lavarsi le mani da eventuali incidenti, né tantomeno un mezzo per battere cassa</strong>, come accade sempre più frequentemente.<br />
Di certo in Italia occorre investire massicciamente nelle infrastrutture. Quanti muoiono schiantandosi su un albero? Forse basterebbe un guardrail. Per i pedoni spesso è sufficiente un marciapiede protetto o una pista ciclabile, un sottopassaggio o un attraversamento meglio illuminato. L&#8217;incidente più devastante è quello frontale. Per azzerare (quasi) i morti di molte strade basterebbe spesso solo allargare leggermente la carreggiata e separare i due sensi di marcia. Piccoli provvedimenti, da fare su centinaia di migliaia di chilometri di strade, costosi e poco percepibili dai cittadini, almeno nel breve periodo. Elettoralmente è più pagante promettere il Ponte di Messina, e anzi <strong>tagliare i fondi per la manutenzione delle strade extraurbane</strong> (come sembra abbia fatto questo governo) <strong>per coprire l&#8217;abolizione dell&#8217;ICI</strong>. Chi se ne accorge?</p>
<p>[Pubblicato sulla rubrica <em>Italians</em> di Beppe Severgnini il 21/12/2008 <a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-21/08.spm"><strong>http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-21/08.spm</strong></a><strong>]</strong></p>
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		<title>Pil e viabilità</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 06:00:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Beppe, In Italia abbiamo bisogno di piccole rivoluzioni copernicane nel modo di concepire la vita pubblica e lo stesso sistema Paese. E&#8217; normale nel nostro Paese che strade di grande comunicazione vengano bloccate totalmente (o più spesso parzialmente) per lavori di manutenzione anche banali. In un paese civile i lavori su arterie di importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
In Italia abbiamo bisogno di piccole rivoluzioni copernicane nel modo di concepire la vita pubblica e lo stesso sistema Paese. E&#8217; normale nel nostro Paese che strade di grande comunicazione vengano bloccate totalmente (o più spesso parzialmente) per lavori di manutenzione anche banali. In un paese civile i lavori su arterie di importante comunicazione andrebbero effettuati solo di notte o nei giorni festivi. Gli operai andrebbero pagati il doppio o il quadruplo se necessario, ma dovrebbero operare nelle ore in cui il traffico veicolare è più scarso, quando l&#8217;intervento comporta minori danni per l&#8217;economia e minore disagio per i cittadini. Non si possono bloccare impunemente (come accade) migliaia di persone: automobilisti, camionisti, furgoni di artigiani, Tir internazionali, commessi viaggiatori, gente che lavora ma anche autobus di turisti o di studenti. Solo perché c&#8217;è da installare qualche segnale stradale o magari togliere anche solo delle erbacce tra il guard rail. Spreco di tempo, consumo di carburante dei motori fermi in moto con relativo inquinamento gratuito. Quante situazioni come queste si consumano ogni giorno nelle province della nostra Italia? Dagli stessi comizi elettorali è emerso che i problemi di viabilità costano all&#8217;Italia circa il 4% di PIL in più rispetto agli altri Paesi occidentali. Eppure il tema dell&#8217;apertura notturna dei cantieri, che coinvolge aspetti di efficienza e di cultura del lavoro, nonché di civiltà e rispetto del prossimo, sembra del tutto ignorato.</p>
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		<title>Cantiere stradale sulla Cassino-Formia</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 18:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da diversi giorni sulla strada Cassino-Formia (statale 630) sono in corso dei lavori in prossimità dello svincolo per San Giorgio a Liri. I lavori riguardano la manutenzione di un cavalcavia che attraversa la carreggiata. In effetti dalle travate del ponte cominciavano a fuoriscire gli elementi in ferro che ne costituiscono l&#8217;armatura. Tipico caso di corrosione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da diversi giorni sulla strada Cassino-Formia (statale 630) sono in corso dei lavori in prossimità dello svincolo per San Giorgio a Liri. I lavori riguardano la manutenzione di un cavalcavia che attraversa la carreggiata. In effetti dalle travate del ponte cominciavano a fuoriscire gli elementi in ferro che ne costituiscono l&#8217;armatura.<br />
Tipico caso di corrosione del calcestruzzo: il ferro interno al calcestruzzo  &#8220;arruginisce&#8221; (più propriamente si ossida) e si ha la formazione di composti idrati di ferro che occupano un volume fino a 6 volte maggiore quello iniziale. La dilatazione che ne deriva fa saltare lo strato superficiale di cemento e la corrosione prosegue poi all&#8217;interno dell&#8217;armatura metallica più insidiosa e veloce.</p>
<p>Per ovviare al problema sembra che i lavori si stiano limitando a una sorta di ri-intonacatura esterna. Insomma, quasi solo un&#8217;operazione di&#8230; facciata! Ma non è l&#8217;aspetto tecnico che qui ci interessa. L&#8217;aspetto importante (e sconfortante) è un altro. Per una intonacatura -o anche poco più che sia- <strong>non si esita a bloccare una corsia di una strada extraurbana di grandissima comunicazione come quella tra Cassino e Formia,</strong> importantissima per i collegamenti tra le province di Latina e Frosinone nella loro parte più meridionale. Da giorni gli automobilisti sono costretti a lunghe code a causa del transito a senso unico alternato.</p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/pontess630.jpg" alt="Foto dei lavori ultimati (aggiunta postuma)" width="491" height="327" /></p>
<p>Aldilà della circostanza particolare, bisogna dire che il blocco parziale di una strada per effettuare lavori (a volte anche banali) è una situazione piuttosto frequente in Italia. Manca nella nostra nazione una cultura dell&#8217;efficienza e del lavoro. Forse anche di più. Ci manca la cultura del rispetto per il prossimo.</p>
<p>C&#8217;è da rifletterci. Noi italiani tendiamo a &#8220;sopportare&#8221; tutto, ma se nel nostro Paese stiamo come stiamo è anche per cose simili, apparentemente marginali o meno evidenti. Tutte le nostre inefficienze (siano dovute a negligenze di chi comanda e dirige o a particolarismi di corporazione o categoria) le paghiamo care e le paghiamo tutte. <strong><br />
</strong> La verità è semplicemente questa, che<strong> in un paese civile i lavori su strade importanti si effettuano di notte.</strong> Gli operai vanno pagati il doppio, il quadruplo se necessario, ma devono operare nelle ore in cui il traffico veicolare è scarso. Non si possono bloccare impunemente migliaia e migliaia di persone, automobilisti, camion, furgoni di artigiani, tir internazionali, commessi viaggiatori, autobus di turisti o  studenti, gente che lavora&#8230; Solo perché quattro omini in tuta arancione devono riverniciare una ringhiera o magari togliere le erbacce tra il <em>guard rail</em>. Spreco di tempo, consumo di carburante dei motori fermi in moto, inquinamento gratuito&#8230;</p>
<p>In questi giorni di campagna elettorale non dovremmo farci lusingare dai bonus bebé o dall&#8217;abolizione dell&#8217;ICI. Sono cavolate. In Italia abbiamo bisogno di rivoluzioni copernicane nel modo di concepire la vita pubblica e il Sistema Paese, in definitiva di provvedimenti simili a questo: i cantieri stradali aperti solo di notte!</p>
<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2008/04/cantiereponte1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-106" title="Un\'immagine dell\'incolonnamento di auto in prossimità del cantiere" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2008/04/cantiereponte1.jpg" alt="Un'immagine dell'incolonnamento di auto in prossimità del cantiere" width="421" height="280" /></a></p>
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		<title>Revisione strada per strada dei limiti di velocità</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Mar 2007 06:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Beppe, siamo così abituati alle illegalità che abbiamo perso a volte persino la capacità di ragionare sulle regole. Tra gli indizi più ingenui di questa difficoltà: il Ministro che pensa di aumentare la sicurezza stradale riducendo i limiti a 120 Km/h o il poliziotto municipale che si chiede perché ci si scagli contro gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
siamo così abituati alle illegalità che abbiamo perso a volte persino la capacità di ragionare sulle regole. Tra gli indizi più ingenui di questa difficoltà: il Ministro che pensa di aumentare la sicurezza stradale riducendo i limiti a 120 Km/h o il poliziotto municipale che si chiede perché ci si scagli contro gli autovelox se si desidera una maggiore sicurezza. Abbiamo quasi dimenticato a che servono le leggi o a che servono le strade. Abbiamo dimenticato ad esempio che la stragrande maggioranza degli automobilisti percorre le strade italiane non per &#8220;hobby&#8221;, ma per motivi di studio o di lavoro, alfine per pagare quelle tasse che consentono poi profumati emolumenti sia per il Ministro che per il Vigile urbano. La verità è che le sanzioni per le infrazioni stradali sono troppo alte, in contrasto peraltro con limiti spesse volte troppo stretti. Il caso citato da l&#8217;Italian Rivetti (7 marzo), di un poliziotto che perdona il &#8220;paesano&#8221; che corre a 200 all&#8217;ora, potrebbe tradire proprio questo: le sanzioni previste sono così gravi che per non &#8220;rovinare&#8221; un malcapitato si è tentati di chiudere l&#8217;occhio. Non mi sembra comunque sia frequente il lasciar correre. Piuttosto le sanzioni elevate potrebbero essere tra i motivi che giustificano (perversamente) controlli più sporadici. Chi se ne infischia di questo sono di solito i Comuni, con i loro remuneranti autovelox comunali. Permettimi Beppe di proporre una sorta di capovolgimento copernicano. Non è sbagliato che il Vigile urbano si metta su una strada deserta dietro un limite di 50 km/h. E&#8217; sbagliato che ci sia il limite di 50 km/h. E&#8217; bizzarro che nessuna riforma abbia previsto un programma metodico di revisione strada per strada per rendere la segnaletica più chiara, congrua e coerente. Per la sicurezza è controproducente chiedere accelerazioni e decelerazioni. Sarebbe invece importante che le strade fossero pensate per essere fruite ad una velocità stabile per lunghi tratti, velocità che di rado, sulle vie extraurbane può essere di soli 50 km/h. I controlli potrebbero essere in realtà &#8220;liberi&#8221;, chiunque voglia farli e per qualsiasi motivo. Invece noi nella nostra &#8220;perversità&#8221; italiana pensiamo l&#8217;opposto. Non chiediamo il diritto ad una segnaletica sensata, ma il diritto di sapere dove e quando verrà posizionato il prossimo autovelox davanti a noi. Saluto con cordialità.</p>
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		<title>TRAFFICO  I posti di blocco</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2005 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere al Corriere]]></category>
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		<description><![CDATA[In Italia i controlli sul traffico si esercitano prevalentemente con i posti di blocco. Le peggiori e più pericolose infrazioni, come i sorpassi in curva o la mancanza di distanza di sicurezza, si possono rilevare però solo in corsa, con un veicolo di controllo in movimento. Questo richiederebbe che le forze dell&#8217;ordine agissero con furbizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia i controlli sul traffico si esercitano prevalentemente con i posti di blocco. Le peggiori e più pericolose infrazioni, come i sorpassi in curva o la mancanza di distanza di sicurezza, si possono rilevare però solo in corsa, con un veicolo di controllo in movimento. Questo richiederebbe che le forze dell&#8217;ordine agissero con furbizia e magari in borghese.</p>
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		<title>Patente a punti: altri paradossi</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Jul 2005 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Beppe, dal 1° luglio la stragrande maggioranza degli automobilisti avra&#8217; due punti in più sulla patente. &#8220;Un premio agli automobilisti virtuosi&#8221; precisano molti giornalisti con una soddisfazione pari solo alla superficialità. In realtà questi punti di abbuono saranno troppo spesso un premio agli automobilisti scaltri oppure una gratifica per chi guida poco e per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
dal 1° luglio la stragrande maggioranza degli automobilisti avra&#8217; due punti in più sulla patente. &#8220;Un premio agli automobilisti virtuosi&#8221; precisano molti giornalisti con una soddisfazione pari solo alla superficialità. In realtà questi punti di abbuono saranno troppo spesso un premio agli automobilisti scaltri oppure una gratifica per chi guida poco e per strade di cui conosce bene la modalità di eventuali controlli. L&#8217;idea di premiare i &#8220;virtuosi&#8221; è davvero encomiabile, ma è il contesto che non funziona. I punti non andranno &#8220;a quelli che non hanno commesso infrazioni&#8221;, ma semplicemente a quelli&#8230; che non sono stati beccati. Ciascuno di noi alla guida di un&#8217;auto può constatare che in Italia le infrazioni al codice della strada sono così comuni da diventare &#8220;croniche&#8221;, ad esempio quando la segnaletica è velleitaria o inappropriata. I verbali di infrazione sono molti molti meno delle infrazioni stesse. Così pochi che io non li riterrei attendibili neanche a fini statistici, come fanno periodicamente ancora una volta i giornalisti. Il legislatore italiano ha sempre preferito la sanzione elevata alla sanzione frequente, l&#8217;effetto terroristico rispetto a quello educativo. Così i furbi riescono spesso a farla franca. Chi ha trovato il modo di addebitare ad altri i punti persi oppure ha cercato informazioni o &#8220;conoscenze&#8221; riparatrici, dal 1° luglio si ritroverà tranquillamente premiato. La beffa è che l&#8217;attuale legge esclude per sempre da questa forma di premio coloro che hanno avuto comminata anche una sola sanzione. Chi non ha trovato scappatoie o non ha fatto ricorsi rimane penalizzato (anche per una sola multa) vita natural durante. Mi sembra molto poco educativo questo. Paradossalmente, proprio per la singolarità strutturale dell&#8217;Italia cui ho accennato, chi ha subito delle sanzioni molto spesso ha ancora più diritto ai reintegri per buona condotta di chi non ne ha avute punto. In un certo senso, diversamente da chi magari non usa la sua patente oppure è avvezzo a trovare scappatoie, chi ha pagato una multa è uno che usa davvero l&#8217;auto e che ha accettato le &#8220;regole del gioco&#8221;, che poi sono anche quelle, almeno per la guida in strada, della convivenza civile.<br />
Cordialmente,</p>
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		<title>Esempi diseducativi</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2004 06:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Beppe, il signor Toni Muzi Falconi (13 ottobre) in relazione alle pubblicità etiche dello Stato sembra dire che se le campagne di sensibilizzazione hanno una fonte poco credibile, piuttosto che essere approssimativi, è meglio non farle. Secondo me questo è un pensiero tutt’altro che superficiale. Probabilmente gran parte del disordine con cui va avanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
il signor Toni Muzi Falconi (13 ottobre) in relazione alle pubblicità etiche dello Stato sembra dire che se le campagne di sensibilizzazione hanno una fonte poco credibile, piuttosto che essere approssimativi, è meglio non farle. Secondo me questo è un pensiero tutt’altro che superficiale. Probabilmente gran parte del disordine con cui va avanti l’Italia deriva dalla scarsa credibilità, nonché dalla mancanza dell’esempio, di chi dovrebbe governare, dirigere o controllare. Basta pensare alla segnaletica stradale. L’automobilista non ha fiducia che i divieti delle strade siano stati il frutto di uno studio attento del problema di sicurezza. Probabilmente pensa che siano solo un modo, da parte delle competenti autorità, di mettersi al riparo giuridicamente in caso di sciagure. D’altra parte neanche le forze dell’ordine ci credono. Proprio stamani andavo a 80 Km/h su una strada che aveva il limite di 70. Una pattuglia di carabinieri mi sorpassa a 90 Km/h è prosegue alla stessa maniera anche quando &#8211; poco innanzi &#8211; la statale attraversa un piccolo centro abitato con limite segnalato di 50 Km/h. Di recente ho visto su una rivista una foto del ministro Lunardi sorpreso alla guida senza cinture. Anche non dubitando che lui, con la sua intelligenza, abbia messo troppo in pericolo la propria incolumità, resta il fatto che un cittadino con la sua carica dovrebbe preoccuparsi di essere d’esempio anche se si sposta in auto per poche centinaia di metri. Ora, a proposito di campagne di sensibilizzazione che rischiano d’essere approssimative, proprio il ministro Lunardi vorrebbe utilizzare degli spot con immagini scioccanti di incidenti stradali. Secondo me simili pubblicità potrebbero essere solo un macabro supplizio per chi già si ritiene prudente. Infatti è noto che i più giovani sono eccitati dal rischio e che molte persone tendono a compiacersi, quasi morbosamente, delle immagini truculente senza per questo assimilarne necessariamente eventuali fini educativi. La saluto cordialmente.</p>
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		<title>Patente a punti: effetto scemato</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2004 06:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Beppe, circa un anno in un mio intervento mi dichiaravo scettico sulla reale efficacia della patente a punti. Mi chiedevo se ci si poteva aspettare che uno schieramento politico che basava il suo consenso &#8211; più che sulla voglia di libertà &#8211; su quella di &#8220;libertinaggio&#8221;, poteva realmente voler mettere gli italiani in riga [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
circa un anno in un mio intervento mi dichiaravo scettico sulla reale efficacia della patente a punti. Mi chiedevo se ci si poteva aspettare che uno schieramento politico che basava il suo consenso &#8211; più che sulla voglia di libertà &#8211; su quella di &#8220;libertinaggio&#8221;, poteva realmente voler mettere gli italiani in riga almeno sulle strade. In seguito invece le statistiche sono state confortanti oltre le migliori aspettative dello stesso governo. E’ stata incredibile la forza dei mezzi di informazione: sono riusciti in poco tempo a sensibilizzare (sia pure con la minaccia del &#8220;bastone&#8221;) un intero popolo di indolenti italiani. Tutto questo però ci ha solo dimostrato quanto può fare la politica, se solo lo vuole, sul problema della sicurezza stradale. Infatti a distanza di un anno mi accorgo al volante (e cominciano a dirlo anche le statistiche) che l’effetto &#8220;terroristico&#8221; della patente a punti è scemato. Lo Stato ha fatto come quel cavaliere nel film &#8220;Il soldato di ventura&#8221; [sulla disfida di Barletta, Italia 1975], come quel &#8220;Mariano da Trani&#8221; che gridava il suo nome in battaglia e tutti faceva scappare, almeno fino a quando non si scopre quanto fosse imbelle e codardo. Quindi a distanza di un anno diciamo pure a ragion veduta ciò che non osano dire neanche esponenti dell’opposizione: la patente a punti non è stata l’unica cosa buona fatta da questo governo, ma piuttosto la sua ennesima cattiva legge. Perché? Perché si è bruciata una possibilità, la possibilità di riformare seriamente il codice stradale e di applicarlo altrettanto seriamente nel lungo periodo. Si è sprecato l’effetto psicologico che l’inasprimento delle pene e il bombardamento mediatico avevano ingenerato. Non è che si possono inasprire le sanzioni ad ogni piè sospinto, anche perché ormai sono esagerate ed esorbitanti, una potenziale iattura per le famiglie dal reddito più basso. Ultima castroneria sul patentino dei ciclomotori. Prima il ministro fa il &#8220;duro&#8221; a non dare la proroga per conseguirlo (quando solo il 10% dei ragazzi lo possiede) e poi si dice che si sarà tolleranti ai posti di blocco e che si lascerà scappare i più scaltri. Avrei preferito che il ministro avesse concesso gli altri 6 mesi che molti chiedevano, ma con la minaccia di essere ferreo ed inflessibile al termine della nuova scadenza. Quest’Italia è proprio il Paese dei furbi e forse mai abbiamo avuto una classe dirigente che meglio ci rappresenta. Saluti,</p>
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		<title>Patente a punti: mossa demagogica</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2003 06:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sicurezza stradale]]></category>

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		<description><![CDATA[Caro Beppe, temo che gli interventi del governo inerenti la &#8220;patente a punti&#8221; siano solo una mossa demagogica e propagandistica. D&#8217;altra parte come possono i fautori della Casa del &#8220;libertinaggio&#8221; (vedi condoni e nuovo permissivismo fiscale e ambientale) farsi promotori di una iniziativa autenticamente efficace e quindi dolorosa? Naturalmente sarò lieto di ricredermi, ma anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
temo che gli interventi del governo inerenti la &#8220;patente a punti&#8221; siano solo una mossa demagogica e propagandistica. D&#8217;altra parte come possono i fautori della Casa del &#8220;libertinaggio&#8221; (vedi condoni e nuovo permissivismo fiscale e ambientale) farsi promotori di una iniziativa autenticamente efficace e quindi dolorosa? Naturalmente sarò lieto di ricredermi, ma anche strutturalmente le premesse non sono buone. Basta pensare ai limiti di velocità che vanno considerati all&#8217;unisono con il problema dei sorpassi. In Italia spesso e volentieri sono esageratamente bassi oltre che palesemente non rispettati. Tecnologicamente, i motori delle auto sono progettati per consumare poco (e quindi inquinare poco) ad una velocità di 80-90 km/h. Questa dovrebbe essere la velocità di regime di tutte le strade extraurbane d&#8217;Italia per trarne il &#8220;triplo&#8221; beneficio consumo/sicurezza/ambiente. Se tutte le strade extraurbane fossero allestite per essere fruite a tale velocità (eliminando incroci a raso e attraversamento di centri abitati), i sorpassi sarebbero scoraggiati, molti sarebbero portati istintivamente a guidare alla stessa velocità, (magari con opportuna distanza di sicurezza), e sarebbe anche facile individuare e punire chi eccede. Prevedendo anche gli spartitraffico, quasi si potrebbero annullare i morti, perché si ridurrebbero gli impatti tra auto con differenza di velocità superiore a 50 km/h. Discorso a parte per le autostrade, per le quali è alquanto ipocrita inalberarsi per il limite legale che sale a 150, senza curarsi di quello reale che lo supera già ampiamente. In definitiva probabilmente si continuerà all&#8217;italiana: molte polemiche per non cambiare niente. La legge fatta per un sistema ideale lontanissimo dalla realtà. Tutti illegali, nessuno illegale. Alle forze dell&#8217;ordine l&#8217;arbitrio di &#8216;colpire&#8217; chi e quando gli pare, nel migliore dei casi, secondo la legge del caso.</p>
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