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	<title>Giuseppe Di Siena &#187; Media</title>
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		<title>Festa dell&#8217;architettura a Roma: la città digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 19:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaexmattatoio2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-912" title="Vicolo dell'ex mattatoio del testaccio" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaexmattatoio2.jpg" alt="Un vicolo dell'ex mattatoio del Testaccio" width="240" height="320" /></a>Sabato 12 giugno son stato alla Festa dell&#8217;architettura di Roma, evento di 4 giorni che si è tenuto presso alcuni padiglioni dell&#8217;<strong>ex mattatoio del Testaccio</strong>.  La struttura fu costruita a partire dal 1888 per rispondere alle normative igieniche dell&#8217;epoca ed ha esercitato la sua attività sino al 1975. In seguito è stata oggetto di diversi restauri e oggi rimane una preziosa testimonianza di archeologia industriale. Nella parte più interna insistono gli stalli in metallo, semicoperti, dove stazionavano gli animali prima di essere macellati.  Intorno gli edifici adibiti alle lavorazioni delle carni, con le pertinenze percorse in alto da autostrade di binari per lo smistamento  dei capi appesi. Nel portico d&#8217;entrata l&#8217;insegna dell&#8217; Ufficio Sanitario, mentre un altro edificio reca la scritta &#8220;Tripperia&#8221;. I termini stessi son quasi desueti, come la &#8220;Pelanda&#8221;, il locale dove un tempo venivano depilati i maiali e che ora è già affollato di persone in attesa del simposio sulla &#8220;<strong>città digitale</strong>&#8220;. &#8220;<em>Dai ganci dei maiali ai ganci per le menti</em>&#8221; è il testo di un internauta che compare per qualche istante sul maxischermo.</p>
<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaruotabici.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-913" title="Ruota di bicicletta studiata dal MIT" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaruotabici.jpg" alt="Prototipo della speciale ruota di bicicletta messa a punto dal MIT" width="340" height="255" /></a>E&#8217; il coordinatore <strong>Paolo Valente</strong> a introdurre dapprima una gentile rappresentante dell&#8217;assessore alla cultura del Comune di Roma, poi a presentare e moderare gli interventi in programma. <strong>Carlo Ratti</strong> (<em>SENSEable city, MIT</em>) spiega che Copenaghen 30 anni fa era una città stracolma di auto come tante altre. Oggi il 50% degli spostamenti vi avviene in bicicletta. In proposito il MIT ha lavorato al progetto di una ruota in grado di recuperare energia nei percorsi in discesa o in fase di frenata, e di restituirla poi al ciclista nella coppia di pedalata. Tra le altre cose mostra uno studio che ha permesso di tracciare il percorso compiuto da comuni oggetti di consumo dopo essere diventati rifiuti, e un tetto d&#8217;acqua a scomparsa, realizzato nella città di Saragoza in occasione dell&#8217;Expo 2008. Secondo <strong>Andrea Granelli</strong> (<em>Re-design del territorio</em>) la fase di de-industrializzazione che stiamo vivendo deve indurci a un riprogetto dei luoghi. In Italia più volte è avvenuta una analoga reinvenzione dei luoghi, giacché non è affatto vero, come si potrebbe pensare, che le città storiche siano sempre rimaste uguali a se stesse.  Ogni città d&#8217;arte vive di due aspetti: l&#8217;uno fisico,  tangibile; l&#8217;altro simbolico, virtuale. E&#8217; anche questo secondo che deve essere restituito al turista e le nuove tecnologie digitali possono contribuire in tal senso. Per <strong>Salvo Mizzi</strong> (<em>Capitale digitale</em>) per ordinare la città reale nel mondo virtuale occorre innanzitutto una &#8220;tassonomia&#8221;: una struttura col potere di &#8220;assegnare i nomi&#8221; che permetta di inquadrare in modo organico le infinite informazioni provenienti dagli innumerevoli ambiti di possibili letture. L&#8217;Italia, non tanto per la quantità del suo patrimonio storico-artistico, quanto per la <em>varietà</em> e <em>diversità</em> di quest&#8217;ultimo, si presterebbe a diventare il più grande laboratorio del mondo.<strong> Salvatore Iaconesi</strong> e <strong>Oriana Persico</strong> (<em>Neoralismo virtuale</em>) presentano una casa editrice che non stampa libri cartacei, ma permette a ciascun cittadino di appropriarsi di un oggetto reale di dominio collettivo per aggiungervi, attraverso la rete internet, il proprio contributo individuale. Qualcosa di simile, spiega Salvatore, allo skateboardista che con la sua performance atletico-artistica riesce, per un momento, a dare il proprio valore a una panchina rotta. <strong>Carlo Infante</strong> (<em>Urban Experience</em>) paragona lo spazio pubblico di internet alla piazza rinascimentale italiana. I social network (come twitter) consentirebbero al singolo di fare politica con gesti concreti, di esprimersi come a volte in nessun altro modo è possibile. La storia produce informazione, ma anche il luogo produce informazione. La città di Torino, una città grigia ed operaia, ha scoperto un&#8217;insperata vocazione turistica solo a partire dalle olimpiadi invernali del 2006.</p>
<p><strong><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadomenico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-914" title="Domenico Di Siena su spazio digitale e spazio fisico" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadomenico.jpg" alt="Domenico Di Siena su applicazioni dello spazio digitale allo spazio fisico" width="340" height="255" /></a></strong>L&#8217;esigenza di trasferire concretamente lo spazio virtuale di internet allo spazio fisico reale è subito dichiarata da <strong>Domenico Di Siena</strong> (<em>Ecosistema urbano, Madrid</em>) che  si limita per amor di efficacia e brevità a citare in modo pregnante almeno 3 punti essenziali. <strong>1)</strong> Internet non ci ha portato su altre strane dimensioni ma al contrario ha aumentato l&#8217;interesse per il locale. Il luogo ci rispecchia. Che sia bello o brutto si ripercuote sempre in qualche misura sulla nostra identità. <strong>2)</strong> La stessa tecnolologia  internet che ci ha aperto al mondo globale, ci ha riportato anche a un interesse locale, perciò la tecnologia permetterebbe -nelle due dimensioni- la cosiddetta &#8220;glocalizzazione&#8221;. <strong>3)</strong> Attraverso lo spazio pubblico virtuale della rete internet, il cittadino torna ad essere un &#8220;produttore&#8221;, non solo un &#8220;consumatore&#8221;. In effetti, in un significato che va al di fuori di quello prettamente commerciale, a partire dalla rivoluzione industriale il cittadino avrebbe smesso di produrre e creare lo spazio pubblico e si sarebbe limitato a usufruirne, solo consumandolo. Nella piazza del piccolo paese da cui Domenico proviene, un tempo era possibile venire a sapere tutto della collettività che vi ruotava attorno. La proposta  è di riportare in ambito fisico le qualità di condivisione del mondo virtuale. Tentativo realizzato a Madrid, dove su una parete di un edificio son state fisicamente visualizzate, mediante dispositivi led, le stesse informazioni locali che sarebbero apparse altrimenti solo su internet.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadisegno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-915" title="Insolito manifesto su un muro dell'ex mattatoio in occasione della Festa dell'Architettura di Roma" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadisegno.jpg" alt="Bizzarro manifesto su uno dei muri dell'ex mattatoio in occasione della festa dell'architettura di Roma" width="540" height="405" /></a></p>
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		<title>Il &#8220;Canto di Natale&#8221; del tg5</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Nov 2008 07:27:34 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri verso le 20.20 mi son trovato a seguire un filmato del tg 5 dedicato agli acquisti per il prossimo natale. Sarà che sono ancora uno che si scandalizza facilmente, ma ne son rimasto allibito.<br />
Girato apparentemente in un lussuoso negozio di Milano, il servizio era al di fuori della realtà nello stile e nei toni. Gli intervistati erano già molto eccitati come se al natale non mancasse ancora più d&#8217;un mese, i bambini allegramente sceglievano l&#8217;ultimo grido di lucette intermittenti da 60-100 euro, i loro genitori li accontentavano felici e spensierati. Nulla di cui meravigliarsi: l&#8217;esercente spiegava infatti che un cliente aveva speso ben 20000 euro per i suoi addobbi! Un anonimo tizio che è stato presentato non come un riccone in vena di esagerazioni (forse poco morali anche), ma come uno che, alla stregua dello scrittore Charles Dickens (1812-1870), di certo doveva avere molto a cuore il caloroso spirito del natale.<br />
Sarà che abito nel centrosud, ma io intorno vedo tutt&#8217;altro clima. L&#8217;altro giorno in un supermercato son rimasto quasi impaurito dal fatto che il burro in offerta sullo scaffale era finito. Il burro! La verità è che nel Paese, almeno per la maggioranza dei cittadini, c&#8217;è sempre più povertà, insicurezza, incertezza. Un imprenditore mi ha spiegato che i suoi clienti hanno sospeso tutti gli ordini almeno fino al nuovo anno; quando invece è lui a comprare i tempi di consegna sono più rapidi che in passato, come se i suoi fornitori non avessero molte altre commesse.<br />
E allora mi chiedo: ma davvero noi italiani siamo così ebeti o apatici da essere disposti a farci prendere per il naso, tutte le sere magari, dai servizi surreali e melliflui di un tg5?</p>
<p>[Pubblicato sulla rubrica Italians del Corriere della Sera, nel giorno dei 10 anni della rubrica, il 3 dicembre 2008: <a href="http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-03/05.spm"><strong>http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-03/05.spm</strong></a>]</p>
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		<title>ADSL a Coreno?</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jul 2008 18:07:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A Coreno Ausonio (FR) ancora non c&#8217;è l&#8217;ADSL. Oggigiorno il rapido accesso ad informazioni multimediali è sempre più importante. Avere una linea internet lenta non significa solo essere in parte tagliati fuori dal mondo. Per cittadini e per aziende grandi o piccole significa anche essere meno efficienti, produttivi, competitivi. Diversi mesi fa su un periodico locale la maggioranza politica che amministra il comune annunciava trionfante gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Coreno Ausonio (FR) ancora non c&#8217;è l&#8217;ADSL. Oggigiorno il rapido accesso ad informazioni multimediali è sempre più importante. Avere una linea internet lenta non significa solo essere in parte tagliati fuori dal mondo. Per cittadini e per aziende grandi o piccole significa anche essere meno efficienti, produttivi, competitivi.<br />
Diversi mesi fa su un periodico locale la maggioranza politica che amministra il comune annunciava <em>trionfante</em> gli <em>imminentissimi</em> lavori per la posa degli agognati cavi. C&#8217;è di che esserne lieti, invero. Ma l&#8217;entusiasmo era fuori luogo: la banda larga sarebbe arrivata a Coreno, sia pure per colpe di livello nazionale, <strong>con un ritardo impressionante</strong>. Un decennio circa. Vergognoso per una nazione che voglia rimanere un grande Paese industrializzato.<br />
Nel frattempo son passati tre-quattro mesi. La traccia con il tubo che dovrebbe ospitare i cavi sembra sia stata completata. &#8220;Meglio tardi che mai&#8221; diremo quando la nuova banda comincerà ad essere effettivamente funzionante. <strong>Ma quando?</strong></p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/scavatraccia.jpg" alt="Macchina che ha consentito di scavare rapidamente la traccia sulla strada" width="420" height="280" /></p>
<p> </p>
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		<title>Vday2 di Grillo: raccolta delle firme a Cassino</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 18:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con la compagnia inattesa di Pasquale, collega e un tempo compagno d&#8217;università, mi sono recato ieri a Cassino per apporre la mia firma alle petizioni di Beppe Grillo in favore di una maggiore libertà di informazione. L&#8217;impetuoso giullare genovese ha in effetti dedicato la giornata di ieri (dopo il primo &#8220;vaffa&#8221;-day dello scorso 8 settembre contro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con la compagnia inattesa di Pasquale, collega e un tempo compagno d&#8217;università, mi sono recato ieri a Cassino per apporre la mia firma alle petizioni di Beppe Grillo in favore di una maggiore libertà di informazione. L&#8217;impetuoso giullare genovese ha in effetti dedicato la giornata di ieri (dopo il primo &#8220;vaffa&#8221;-day dello scorso 8 settembre contro i politici corrotti) per  protestare questa volta contro il sistema dell&#8217; informazione nel nostro Paese.<br />
Il dogmatismo o l&#8217;estremismo di Grillo possono lasciare peplessi a volte, eppure non si può non condividere la gran parte delle sue battaglie.</p>
<p>D&#8217;altronde se gli italiani alle ultime politiche hanno chiesto di risolvere i propri problemi ai politici che ne sono stati i maggiori responsabili (come ha notato acutamente Antonio Di Pietro) non si può pensare che siano tutti imbecilli. E&#8217; vero che in Italia non si leggono molto i giornali, che una gran parte delle persone è distratta o superficiale, che un&#8217;altra parte non è particolarmente sensibile o educata ai valori morali e civili&#8230;. Ma è evidente anche che l&#8217;informazione italiana non consente al cittadino comune di capire o percepire facilmente quale sia la verità. I quesiti referendari proposti da Grillo tentano di affrontare almeno tre delle cause che favoriscono questo stato di cose.</p>
<p>Il <strong>primo</strong> quesito chiede l&#8217;abolizione dell&#8217;ordine dei giornalisti. L&#8217;ordine è stato istituito da Mussolini (che quanto a controllo dell&#8217;informazione non era un fesso!) nel 1925. Il <strong>secondo</strong> quesito riguarda l&#8217;abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Si tratterebbe di ben 1 miliardo di euro all&#8217;anno, una parte non trascurabile delle nostre tasse, la quale viene versata sia a grandi editori quotati in borsa (che non hanno bisogno della beneficienza statale), sia a fogli e giornalini pressocché inutili (a volte puri esercizi intellettualistici a sfondo politico). Il <strong>terzo</strong>, forse il più importante quesito chiede l&#8217;abolizione della legge Gasparri. La legge Gasparri è stata probabilmente<em> </em>la legge<em> ad personam</em> più storta e &#8220;scandalosa&#8221; del passato governo Berlusconi. Nel breve termine è servita tra le altre cose ad assegnare legalmente allo stesso primo ministro ben 3 delle 4 frequenze pubbliche nazionali. Nel lungo termine conserva i privilegi dello status quo e impedisce lo sviluppo di un maggior pluralismo.</p>
<p>Spiega Grillo: &#8220;<strong><em>Il </em><em>controllo dell’informazione è il nuovo fascismo</em></strong><em>. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla <strong>stazione di Bologna</strong>, sulle bombe di Brescia, su <strong>Aldo Moro</strong>. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di <strong>1630 miliardi di euro</strong> che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie</em>.&#8221;</p>
<p>Sono daccordo. Non ci possono essere buoni cittadini, né vera democrazia, senza vera informazione!</p>
<p><img src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/vday2cassino.jpg" alt="Un'immagine del gazebo attrezzato lungo il Corso della Repubblica a Cassino (FR)" width="420" height="280" /></p>
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		<title>TELEVISIONE  Spot e orari</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2006 06:00:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I programmi televisivi di prima serata cominciano sempre più tardi per infarcire il più possibile di pubblicità l&#8217;ora di maggior ascolto. Da anni si è scoperto che gli italiani stanno sottraendo tempo al sonno, così come da anni si conoscono i danni per il rendimento psicofisico di un incompleto ristoro notturno. E ciononostante la tendenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I programmi televisivi di prima serata cominciano sempre più tardi per infarcire il più possibile di pubblicità l&#8217;ora di maggior ascolto. Da anni si è scoperto che gli italiani stanno sottraendo tempo al sonno, così come da anni si conoscono i danni per il rendimento psicofisico di un incompleto ristoro notturno. E ciononostante la tendenza a spostare in avanti la programmazione serale continua.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tutti i danni del controllo mediatico</title>
		<link>http://www.giuseppedisiena.it/2005/03/tutti-i-danni-del-controllo-mediatico/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2005 06:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Beppe, mi fa piacere che tu stia spiegando pervicacemente quanto sia grave il controllo mediatico di Berlusconi. E pur tuttavia mi meraviglio che si continui a negarlo. C&#8217;è sempre chi sente offesa la propria capacità di discernimento, chi dice &#8220;siamo persone adulte&#8221;, che &#8220;se il conflitto lo conosciamo non è grave&#8221;, chi ironizza sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe,<br />
mi fa piacere che tu stia spiegando pervicacemente quanto sia grave il controllo mediatico di Berlusconi. E pur tuttavia mi meraviglio che si continui a negarlo. C&#8217;è sempre chi sente offesa la propria capacità di discernimento, chi dice &#8220;siamo persone adulte&#8221;, che &#8220;se il conflitto lo conosciamo non è grave&#8221;, chi ironizza sulla &#8220;patente per votare&#8221;&#8230; Sono persone che senza saperlo coltivano una vecchia tara della sinistra: si allontanano dalla realtà. Gli elettori non sono tutti perspicaci frequentatori di «Italians», né di solito si informano molto meglio sulle cose di quanto si possa fare attraverso la più superficiale tv. Andate in giro, nei mercati, in strada, nelle piazze italiane, entrate nelle case delle casalinghe e dei pensionati&#8230; Non tutti sono istruiti, ma soprattutto non tutti sono colti politicamente e civilmente. C&#8217;è una tipicità italiana per altro, di interessarsi fortemente solo del proprio privato senza rischiar troppo di cambiare le cose. A volte paradossalmente il disinteresse per la politica nasce da difficoltà nella propria vita personale di cui la politica stessa ne è responsabile. E allora: non prendiamoci in giro. E&#8217; vero, a noi &#8220;adulti&#8221; sorbirci Berlusconi a tutte le ore può farci né caldo né freddo, rispetto alle cose, buone o più spesso cattive, di cui si è macchiato. Ma non è per tutti così. La dialettica può essere erroneamente convincente, i sillogismi possono essere tanto arguti quanto falsi. I capovolgimenti della realtà tipici del premier (che ormai sono motivo di ilarità anche per i suoi sostenitori), non sono colti da tutti. Questi 5 anni ci hanno dimostrato quanto è grave l&#8217;imbonimento mediatico e il danno che può fare il controllo informativo. Abbiamo saputo dell&#8217; inflazione post-euro un paio d&#8217;anni dopo, mentre le gravi difficoltà strutturali dell&#8217;Italia si tenevano nascoste. I problemi di bilancio sono venuti (completamente?) alla luce addirittura 4 anni dopo. Il governo intanto faceva condoni e vendeva gioielli di famiglia per tirare avanti, trionfalmente tagliava le tasse ai più abbienti aumentando cento altri balzelli. Se non c&#8217;era il ferreo controllo mediatico di cui la cacciata dello stimato Biagi è stata solo la punta dell&#8217;iceberg, forse queste verità sarebbero venute a galla prima. Magari le avremmo affrontate, invece di stare solo appresso, come i topi del pifferaio, alle goliardate del Berlusconi.</p>
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		<title>Tg: l&#8217;approfondimento è un optional</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Oct 2002 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Beppe, cari Italians, oltre alla tendenza verso la cronaca, a scapito dei più importanti e generali temi nazionali e internazionali, mi pare che tutti i Tg si vanno sempre più distinguendo per un altro aspetto: il ridursi delle notizie &#8220;utili&#8221; effettivamente portate al telespettatore. Tra titoli e anticipazioni si tende a ripetere con ossessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Beppe, cari Italians,<br />
oltre alla tendenza verso la cronaca, a scapito dei più importanti e generali temi nazionali e internazionali, mi pare che tutti i Tg si vanno sempre più distinguendo per un altro aspetto: il ridursi delle notizie &#8220;utili&#8221; effettivamente portate al telespettatore. Tra titoli e anticipazioni si tende a ripetere con ossessione poche righe di agenzia di stampa in luogo di approfondire con chiarezza le notizie. Il tempo &#8220;netto&#8221; dedicato all&#8217;informazione (togliendo titoli, pettegolezzi e altre informazioni frivole sulle stagioni, sullo svago o sulla bellezza) è forse solo il 50%. Inoltre, sovente le poche notizie di punta vengono date in modo non comprensibile, non si richiamano più gli antefatti di certi tormentoni di cui molti finiscono per non capire più nulla. Un&#8217;altra lacuna è la mancanza di una grafica localizzazione geografica delle notizie, come ho visto avviene invece per i Tg di altri Paesi d&#8217;Europa. Infine, un vero telegiornale dovrebbe invitare esperti in studio per avere il parere, possibilmente disinteressato, di persone autorevoli, studiosi, professori. Insomma, qualcosa di simile a quello che fa il radiogiornale della terza rete Rai. Questo sarebbe ancora più auspicabile allorquando impera la propaganda e la falsificazione dei dati, in politica e in economia, ovvero nei due ambiti che più interessano la qualità della nostra vita.<br />
Saluti,</p>
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