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	<title>Giuseppe Di Siena &#187; Diario</title>
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		<title>Festa dell&#8217;architettura a Roma: la città digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 19:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaexmattatoio2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-912" title="Vicolo dell'ex mattatoio del testaccio" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaexmattatoio2.jpg" alt="Un vicolo dell'ex mattatoio del Testaccio" width="240" height="320" /></a>Sabato 12 giugno son stato alla Festa dell&#8217;architettura di Roma, evento di 4 giorni che si è tenuto presso alcuni padiglioni dell&#8217;<strong>ex mattatoio del Testaccio</strong>.  La struttura fu costruita a partire dal 1888 per rispondere alle normative igieniche dell&#8217;epoca ed ha esercitato la sua attività sino al 1975. In seguito è stata oggetto di diversi restauri e oggi rimane una preziosa testimonianza di archeologia industriale. Nella parte più interna insistono gli stalli in metallo, semicoperti, dove stazionavano gli animali prima di essere macellati.  Intorno gli edifici adibiti alle lavorazioni delle carni, con le pertinenze percorse in alto da autostrade di binari per lo smistamento  dei capi appesi. Nel portico d&#8217;entrata l&#8217;insegna dell&#8217; Ufficio Sanitario, mentre un altro edificio reca la scritta &#8220;Tripperia&#8221;. I termini stessi son quasi desueti, come la &#8220;Pelanda&#8221;, il locale dove un tempo venivano depilati i maiali e che ora è già affollato di persone in attesa del simposio sulla &#8220;<strong>città digitale</strong>&#8220;. &#8220;<em>Dai ganci dei maiali ai ganci per le menti</em>&#8221; è il testo di un internauta che compare per qualche istante sul maxischermo.</p>
<p><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaruotabici.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-913" title="Ruota di bicicletta studiata dal MIT" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturaruotabici.jpg" alt="Prototipo della speciale ruota di bicicletta messa a punto dal MIT" width="340" height="255" /></a>E&#8217; il coordinatore <strong>Paolo Valente</strong> a introdurre dapprima una gentile rappresentante dell&#8217;assessore alla cultura del Comune di Roma, poi a presentare e moderare gli interventi in programma. <strong>Carlo Ratti</strong> (<em>SENSEable city, MIT</em>) spiega che Copenaghen 30 anni fa era una città stracolma di auto come tante altre. Oggi il 50% degli spostamenti vi avviene in bicicletta. In proposito il MIT ha lavorato al progetto di una ruota in grado di recuperare energia nei percorsi in discesa o in fase di frenata, e di restituirla poi al ciclista nella coppia di pedalata. Tra le altre cose mostra uno studio che ha permesso di tracciare il percorso compiuto da comuni oggetti di consumo dopo essere diventati rifiuti, e un tetto d&#8217;acqua a scomparsa, realizzato nella città di Saragoza in occasione dell&#8217;Expo 2008. Secondo <strong>Andrea Granelli</strong> (<em>Re-design del territorio</em>) la fase di de-industrializzazione che stiamo vivendo deve indurci a un riprogetto dei luoghi. In Italia più volte è avvenuta una analoga reinvenzione dei luoghi, giacché non è affatto vero, come si potrebbe pensare, che le città storiche siano sempre rimaste uguali a se stesse.  Ogni città d&#8217;arte vive di due aspetti: l&#8217;uno fisico,  tangibile; l&#8217;altro simbolico, virtuale. E&#8217; anche questo secondo che deve essere restituito al turista e le nuove tecnologie digitali possono contribuire in tal senso. Per <strong>Salvo Mizzi</strong> (<em>Capitale digitale</em>) per ordinare la città reale nel mondo virtuale occorre innanzitutto una &#8220;tassonomia&#8221;: una struttura col potere di &#8220;assegnare i nomi&#8221; che permetta di inquadrare in modo organico le infinite informazioni provenienti dagli innumerevoli ambiti di possibili letture. L&#8217;Italia, non tanto per la quantità del suo patrimonio storico-artistico, quanto per la <em>varietà</em> e <em>diversità</em> di quest&#8217;ultimo, si presterebbe a diventare il più grande laboratorio del mondo.<strong> Salvatore Iaconesi</strong> e <strong>Oriana Persico</strong> (<em>Neoralismo virtuale</em>) presentano una casa editrice che non stampa libri cartacei, ma permette a ciascun cittadino di appropriarsi di un oggetto reale di dominio collettivo per aggiungervi, attraverso la rete internet, il proprio contributo individuale. Qualcosa di simile, spiega Salvatore, allo skateboardista che con la sua performance atletico-artistica riesce, per un momento, a dare il proprio valore a una panchina rotta. <strong>Carlo Infante</strong> (<em>Urban Experience</em>) paragona lo spazio pubblico di internet alla piazza rinascimentale italiana. I social network (come twitter) consentirebbero al singolo di fare politica con gesti concreti, di esprimersi come a volte in nessun altro modo è possibile. La storia produce informazione, ma anche il luogo produce informazione. La città di Torino, una città grigia ed operaia, ha scoperto un&#8217;insperata vocazione turistica solo a partire dalle olimpiadi invernali del 2006.</p>
<p><strong><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadomenico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-914" title="Domenico Di Siena su spazio digitale e spazio fisico" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadomenico.jpg" alt="Domenico Di Siena su applicazioni dello spazio digitale allo spazio fisico" width="340" height="255" /></a></strong>L&#8217;esigenza di trasferire concretamente lo spazio virtuale di internet allo spazio fisico reale è subito dichiarata da <strong>Domenico Di Siena</strong> (<em>Ecosistema urbano, Madrid</em>) che  si limita per amor di efficacia e brevità a citare in modo pregnante almeno 3 punti essenziali. <strong>1)</strong> Internet non ci ha portato su altre strane dimensioni ma al contrario ha aumentato l&#8217;interesse per il locale. Il luogo ci rispecchia. Che sia bello o brutto si ripercuote sempre in qualche misura sulla nostra identità. <strong>2)</strong> La stessa tecnolologia  internet che ci ha aperto al mondo globale, ci ha riportato anche a un interesse locale, perciò la tecnologia permetterebbe -nelle due dimensioni- la cosiddetta &#8220;glocalizzazione&#8221;. <strong>3)</strong> Attraverso lo spazio pubblico virtuale della rete internet, il cittadino torna ad essere un &#8220;produttore&#8221;, non solo un &#8220;consumatore&#8221;. In effetti, in un significato che va al di fuori di quello prettamente commerciale, a partire dalla rivoluzione industriale il cittadino avrebbe smesso di produrre e creare lo spazio pubblico e si sarebbe limitato a usufruirne, solo consumandolo. Nella piazza del piccolo paese da cui Domenico proviene, un tempo era possibile venire a sapere tutto della collettività che vi ruotava attorno. La proposta  è di riportare in ambito fisico le qualità di condivisione del mondo virtuale. Tentativo realizzato a Madrid, dove su una parete di un edificio son state fisicamente visualizzate, mediante dispositivi led, le stesse informazioni locali che sarebbero apparse altrimenti solo su internet.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadisegno.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-915" title="Insolito manifesto su un muro dell'ex mattatoio in occasione della Festa dell'Architettura di Roma" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/festaarchitetturadisegno.jpg" alt="Bizzarro manifesto su uno dei muri dell'ex mattatoio in occasione della festa dell'architettura di Roma" width="540" height="405" /></a></p>
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		<title>Nuova auto municipale</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 08:28:33 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Aprile 1995, nel buio della Casilina ci tenevano svegli il rumore assordante del motore e gli spifferi d&#8217;aria fresca che vorticano da ovunque nell&#8217;abitacolo del pulmino<strong> Fiat 850 T</strong>.  Quasi con epica nostalgia ricordo il viaggio di una novantina di chilometri compiuto in piena notte assieme ai due vigili urbani di Coreno Ausonio, fino alla prefettura di Frosinone, per consegnare le schede elettorali. Il 16 maggio 1998 il vecchio pulmino celeste a 7  posti fu sostituito da una <strong>Fiat Punto</strong> blu. Lo scorso 9 giugno 2010, a rappresentare il Comune e la polizia municipale, l&#8217;ultimo &#8220;storico&#8221; passaggio: una <strong>Fiat Sedici</strong> allestita anche di sirena e lampeggianti.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/polizialocalecoreno.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-891" title="polizia locale coreno" src="http://www.giuseppedisiena.it/wp-content/uploads/2010/06/polizialocalecoreno-1024x768.jpg" alt="Auto della Polizia municipale di Coreno Ausonio" width="520" /></a></p>
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		<title>Ritorni in facoltà&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 20:14:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano alcuni anni che non tornavo a <em>scorribare</em> attraverso i corridoi e le aule della cara vecchia Facoltà di ingegneria di Cassino. Confusi ricordi di migliaia di circostanze mi zampillano con nostalgia nella mente. Sono anche leggermente disorientato da diverse novità. Sembrano irreversibili impronte del trascorrere dei tempi. Ad esempio un&#8217;altra &#8220;storica&#8221; aula è stata tramezzata per far posto a un&#8217;ulteriore auletta. In un cunicolo del grande atrio centrale è stato installato un monolitico bancomat e in prossimità dell&#8217;ingresso laterale ci sono adesso mastodontici distributori automatici che farebbero sembrare uno &#8220;scaldabagno&#8221;  il familiare parallelepipedo di latta cui ero abituato durante le pause del primo mattino o dei lunghi pomeriggi.  Son state anche sistemate numerose telecamere di sorveglianza piuttosto goffe e vistose, più inquietanti -in verità- che rassicuranti; un po&#8217; come quei poliziotti che trovavi alle uscite della metro di Roma nei mesi successivi all&#8217;attacco delle Torri gemelle.</p>
<p>In un bagno leggo una banale scritta appena consumata dal tempo: &#8220;<em>Comunismo merda</em>&#8220;. E poco sotto: &#8220;<em>Perché, Berlusconi è meglio?</em>&#8221; Efficace sintesi di quest&#8217;ultimo sciagurato decennio. Osservare gli imberbi studenti o le minute studentesse coi libri in mano, mi porta, col senno del laureato disincantato, a meditare proprio sul futuro di questa nazione.  Moltitudini di nuovi ingegneri si affacciano con giovanili attese al mondo del lavoro e della produzione, ma trovano un Paese -sì, ancora ricco magari- ma che non investe convintamente nella ricerca né valorizza seriamente l&#8217;istruzione, l&#8217;impegno, il  merito. Sembra incamminato inesorabile sulla via del declino industriale, mentre una classe politica di mascalzoni vende chiacchiere e storte menzogne, drogata dai suoi privilegi, tutta presa dai suoi interessi e al più premurosa, quanto basta, di quegli italiani (non pochi invero) che si illudono ancora di poter <em>conservare</em> un qualche orticello.</p>
<p>Ma noto piuttosto che nei pressi dell&#8217;ingresso dell&#8217;edificio il verde adesso è molto ben curato. Non più vasi di sofferenti cespugli di viburno, assetati dall&#8217;incuria e consumati dai parassiti. All&#8217;approssimarsi della calda estate, una esuberante varietà di <em>miseria</em> dalle foglie inferiormente striate di rossiccio (<em>Tradescantia pallida var. purpurea</em>), si prepara a strabordare -gagliarda e vigorosa- dai rettangolari contenitori di gesso.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/miseriaingegneria.jpg" alt="" width="520" height="390" /></p>
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		<title>Il Giardino di Ninfa</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 17:43:16 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Entrata nel giardino, con vista in direzione della rupe di Norma" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfatorre.jpg" alt="" width="360" height="270" /><img class="alignleft" title="Corso d'acqua sorgivo nel giardino di Ninfa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfafiumepino.jpg" alt="" width="360" height="270" />Nella primaverile giornata di ieri ho visitato il <strong>Giardino di Ninfa</strong>, l&#8217;oasi naturalistica che si trova ai piedi dei Monti Lepini, pochi chilometri a Est della <strong>via Appia</strong>, nel territorio di Cisterna di Latina (Lt). Su una rupe poco lontana, erto su una parete scoscesa, troneggia il comune di Norma, mentre nel cielo terso volteggiano una mezza dozzina di parapendio. Gli alberi sono ancora spogli, ma un vasto campo d&#8217;erba verde brilla al sole tiepido e accoglie i visitatori che son già abbastanza numerosi nel primo mattino. Diversi i camper parcheggiati. Al botteghino in legno due signore, invero non troppo cordiali. Entusiasta e sorridente è invece la giovane donna che ci fa da guida. Cominciamo la visita al di sotto di un noce americano. Non sembra, ma ci troviamo nel mezzo di quella che era una chiesa e di cui solo si riconosce, poco in là, parte dell&#8217;abside. Finalmente ci addentriamo nel cuore giardino, soffermandoci al di sotto di prunus o di magnolie in fiore, nei pressi del tronco di un possente leccio o di un enorme faggio rosso, ammirando cespugli di camelie rosse o bianche, arbusti sparsi di aceri giapponesi, vialetti di lavanda che sfiorano un ciliegio dai rami penduli, la tillandsia che si avvolge elicoidale al tronco d&#8217;una conifera&#8230;</p>
<p><img class="alignleft" title="Tillandsia avvolta al tronco di una conifera" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfatillandsia.jpg" alt="" width="360" height="270" /><img class="alignleft" title="Ciliegio pendulo tra cespugli di lavanda." src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfaciliegiopendulo.jpg" alt="" width="360" height="270" />L&#8217;abitato di Ninfa trae le sue origini in epoca Romana, quando vi fù costruito un tempio in onore delle Ninfe Naiadi, divinità minori associate alle acque sorgive. Il luogo assunse importanza solo nell&#8217; VIII-IX secolo quando, divenuta impraticabile la via Appia, divenne un nodo cruciale di passaggio sulla via pedemontana che collegava il Nord al Sud dell&#8217;Italia. Grazie ai dazi doganali, Ninfa divenne un piccolo ma prospero comune autonomo dello Stato Pontificio. Nel 1159 ospitò persino l&#8217; incoronazione di papa Alessandro III prima che, avversato da  una minoranza di cardinali, si trasferisse alcuni anni in Francia. L&#8217;imperatore Barbarossa, anch&#8217;egli contrario alla sua elezione, per ritorsione distrusse e saccheggiò la città che gli aveva dato ricovero.<br />
Nel 1294 salì al soglio pontificio Benedetto Caetani, <strong>papa Bonifacio VIII</strong>, e questi sì adoperò perché, tra le varie ricche famiglie che si contendevano Ninfa, potesse acquistarla proprio suo nipote Pietro Caetani. Nel <strong>1382</strong> in seguito ad un ennesimo attacco e al diffondersi della malaria, la città fu definitivamente abbandonata. Intorno al 1920 gli ultimi epigoni della famiglia Caetani, analogamente a quanto avevano tentato  altri avi, recuperarono il luogo non già ricostruendo l&#8217;antica cittadina, ma impiantandovi l&#8217;incantevole giardino che si può ammirare oggi. L&#8217;ultima giardiniera della dinastia fu <strong>Lelia Caetani</strong>, che prima di morire senza eredi (1977) volle istituire la <em>Fondazione Roffredo Caetani</em> col fine di continuare la cura del giardino e serbare memoria della casata.</p>
<p><img class="alignleft" title="Unico arco che rimane di un antico portico lungo la strada principale della antica città di Ninfa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfaarco.jpg" alt="" width="360" height="270" />L&#8217;oasi di Ninfa occupa una superficie di <strong>106 ettari</strong> che comprende il laghetto e le sorgenti dell&#8217;omonimo fiume. Ospita numerose specie di piante provenienti da tutto il mondo, molte delle quali son state collezionate con passione botanica dalla madre stessa di Lelia. Il giardino è di tipo <em>inglese</em>, senza geometrie definite, con una disposizione <em>apparentemente</em> disordinata delle specie botaniche e dei sentieri sinuosi. Il rapido accrescimento degli alberi testimonia la naturale fertilità del terreno.<br />
A partire dagli anni &#8217;90 un&#8217;area umida di circa 15 ettari è stata rimboscata e destinata a rifugio di protezione per l&#8217;avifauna. Sembra che i risultati siano stati subito incoraggianti, con l&#8217;insperato ritorno di rapaci ed altri uccelli che un tempo popolavano diffusamente la palude e l&#8217;agro pontino.</p>
<p><img class="alignnone" title="Veduta del caratteristico ponte del giardino di Ninfa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/ninfaponte.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Neve a Coreno Ausonio (Fr)</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 12:21:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;insolita veduta di Coreno Ausonio (319 m slm, Ciociaria) sotto la neve. Foto pubblicata oggi nella rubrica Italians di Beppe Severgnini. (http://www.corriere.it/italians/10_febbraio_17/LA-DODICESIMA-LETTERA_b497de08-1b17-11df-af4a-00144f02aabe.shtml)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;insolita veduta di Coreno Ausonio (319 m slm, Ciociaria) sotto la neve. Foto pubblicata oggi nella rubrica <em>Italians</em> di Beppe Severgnini.</p>
<p><img class="aligncenter" title="Insolita veduta di Coreno Ausonio sotto la neve" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/beppe170210.jpg" alt="" width="560" height="420" /></p>
<p><a href="http://www.corriere.it/italians/10_febbraio_17/LA-DODICESIMA-LETTERA_b497de08-1b17-11df-af4a-00144f02aabe.shtml" target="_blank">(<span style="text-decoration: underline;">http://www.corriere.it/italians/10_febbraio_17/LA-DODICESIMA-LETTERA_b497de08-1b17-11df-af4a-00144f02aabe.shtml</span>)</a></p>
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		<title>La neve</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 14:38:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cinque o sei centimetri, non molto di più. Ma la neve è un evento meteorologico raro per Coreno Ausonio (319 m slm). Probabilmente erano 16-17 anni che non nevicava così. Ieri mattina un primo sottile velo, già piuttosto insolito. Poi una giornata abbastanza assolata e serena. Infine, nel tardo pomeriggio, un nuovo rovescio che verso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Il paese innevato, sul far di sera" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/nevecoreno12022010sera.jpg" alt="" width="360" height="270" />Cinque o sei centimetri, non molto di più. Ma la neve è un evento meteorologico raro per Coreno Ausonio (319 m slm). Probabilmente erano 16-17 anni che non nevicava così. Ieri mattina un primo sottile velo, già piuttosto insolito. Poi una giornata abbastanza assolata e serena. Infine, nel tardo pomeriggio, un nuovo rovescio che verso sera ha persino bloccato seriamente il traffico in alcuni tratti.</p>
<p>Stamattina il paese si è svegliato sotto una coltre bianca. Il rumore di qualche badile che sdrucciola davanti a qualche casa, la breve sgommata di qualche auto che slitta sull&#8217;asfalto. Per il resto il mondo si attenua, i suoni diventano ovattati, gli alberi oberati di neve si dispiegano -immobili- al sole che brilla freddo. Attraverso l&#8217;aria fresca solo vaporose schegge di neve si liberano -leggerissime- dalle fronde più alte degli ulivi per cadere dolcemente a terra.</p>
<p>Ma la neve, soprattutto, perdona (per qualche ora) gli umani. La neve stende un manto sugli scempi e sugli affanni materialistici delle persone più o meno goffamente in cerca di un progresso. Copre pietosamente i muraglioni di cemento, i recinti degli orti, i tetti e le terrazze dei casermoni squadrati, le coperture e le baracche in lamiera, gli accessi alle proprietà in calcestruzzo, le scarpate delle piste di collina, i clivi sfregiati dagli scavi, dalle strade a mezzacosta.</p>
<p><img class="alignnone" title="Veduta di Coreno Ausonio (Fr) innevato, al mattino." src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/nevecoreno13022010.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Premio di Poesia &#8220;L&#8217;Olocausto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 17:48:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Uno dei cartelloni realizzato dai ragazzi della scuola primaria" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/premiopoesiaolocausto2.jpg" alt="" width="320" height="240" />Si è tenuta ieri a Coreno Ausonio (Fr) la premiazione del<em> </em><strong>I Concorso Nazionale di Poesia &#8220;<em>L&#8217;olocausto</em>&#8220;</strong>.  Il giorno è stato scelto per motivi organizzativi, ma il 4 febbraio, come ha ricordato il sindaco Domenico Corte, non è una data scevra di significato per la comunità corenese. Durante la seconda guerra mondiale, il 4 febbraio 1944, un bombardamento colpì un casolare di montagna dove si erano rifuggiate alcune famiglie e ne morirono 25 persone. La manifestazione ha visto sia il contributo di poeti di ogni parte d&#8217;Italia che si sono cimentati in una composizione lirica, sia di ragazzi delle scuole elementari e medie che, (sotto la direzione della preside Fernanda Carbone dell&#8217;Istituto Comprensivo di Ausonia), hanno preparato cartelloni e relazioni grafiche.<br />
Asciutta e pure toccante la testimonianza dell&#8217;ingegnere <strong>Nando Tagliacozzo</strong>, classe 1938, che deve la sua sopravvivenza dapprima al mero caso (l&#8217;appartamento in cui viveva fu risparmiato a scapito di un altro attiguo dove si dividevano altri membri della sua famiglia) e poi -per mesi- alla premura delle suore di un convento. Tagliacozzo ha osservato che gli episodi di solidarietà verso gli ebrei furono tanti (come quello del fascista Giorgio Perlasca che salvò 5200 ebrei)  ma sempre di tipo isolato o sporadico. Dal canto suo l&#8217;arcivescovo D&#8217;Onorio ha ricordato come in quel periodo dal porto di Gaeta, con la tacita complicità di tutti gli abitanti partissero, anche in pieno giorno, navi di ebrei in cerca di salvezza. L&#8217;assessore provinciale alla cultura Abbate, accennando appena alla Palestina, ha sottolineato come la guerra sia foriera di sofferenze per tutti. Tra le autorità militari (un segno di tempi nuovi) la tenente Vincenza Sannino, dei carabinieri di Pontecorvo. Presenti anche il sindaco di Ausonia e quello -Zenon Reszka- di Blonie, cittadina polacca da anni gemellata con Coreno Ausonio.</p>
<p><img class="alignleft" title="Antologia con disegno di copertina di Eliseo Belmonte" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/premiopoesiaolocaustoantologia.jpg" alt="" width="264" height="380" />I partecipanti al concorso letterario son stati <strong>153</strong>. La giuria ha effettuato una prima selezione per scegliere i 21 finalisti (circa il 14%) i cui lavori son stati pubblicati in una piccola antologia. Tra questi ne sono stati premiati 4. Il primo posto a Gerardo Vacana, di Gallinaro (Fr), che ha rievocato nella sua poesia la figura di <strong>Greta Bloch</strong>. Lei era una elegante e colta donna ebrea che, prima d&#8217;esser deportata, veniva a insegnar il tedesco o a far compere nel piccolo borgo ciociaro e che era stata, a Praga, compagna dello scrittore Franz Kafka (1883-1924). Il secondo posto a Fabiano Braccini, di Milano, che in forma oratoria ha tracciato le contrastanti storie di vita, prima di serenità poi di miseria indicibile, di 12 simboliche persone internate nei campi. Al terzo posto,  con la materna poesia &#8220;<em>Ninna nanna</em>&#8220;, Sarah Francesca Toich di Rettorgole (Caldogno,Vi).  Attrice, non è potuta essere presente a causa del lavoro in corso all&#8217;estero. Infine una menzione speciale al dodicenne Edoardo Razzino, di Ladispoli (Rm), con la poesia &#8220;<em>Solo un numero</em>&#8220;.<br />
Modesto il valore dei premi, ma il presidente della giuria esaminatrice, il poeta corenese <strong>Tommaso Lisi</strong>, ringraziando gli organizzatori per l&#8217;autonomia di cui ha goduto, ha tenuto a vantare quanto fosse di gran lunga più importante, non l&#8217;aspetto economico, ma la serietà, il rigore, l&#8217;onestà con cui si è proceduto fino alla graduatoria ultima. Interferenze esterne, ha spiegato Lisi, avrebbero comportato una mancanza di libertà e in definitiva avrebbero offeso proprio quelle vittime che -di mancanza di libertà- son state uccise.</p>
<p><img class=" alignnone" title="Al podio: Nando Tagliacozzo" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/premiopoesiaolocausto1.jpg" alt="Al podio testimonianza di Nando Tagliacozzo" width="540" height="405" /></p>
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		<title>No Berlusconi Day, 5 dicembre 2009</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 22:19:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intorno alle ore 10.00, sul terzo binario della stazione di Cassino, si potevano notare, sparse tra le altre, numerose persone che indossavano qualcosa di colore viola o che tenevano Il Fatto quotidiano tra le mani. La maggior parte di costoro si stavano recando alla manifestazione di Roma per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intorno alle ore 10.00, sul terzo binario della stazione di Cassino, si potevano notare, sparse tra le altre, numerose persone che indossavano qualcosa di colore viola o che tenevano <strong>Il Fatto quotidiano</strong> tra le mani. La maggior parte di costoro si stavano recando alla manifestazione di Roma per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio Berlusconi. Un&#8217;iniziativa insolita, indetta questa volta, per la prima volta, non da partiti politici, sindacati o associazioni varie, ma originatasi da semplici cittadini e divulgata soprattutto grazie alla <em>rete</em> internet. Il colore viola voleva essere simbolicamente proprio il segno di questa autodeterminazione a segnare il distacco  dai colori e dai simboli delle diverse fazioni politiche. Il gruppo No-B-Day è stato aperto su facebook l&#8217;indomani della sentenza che ha dichiarato incostituzionale il lodo Alfano. In poco meno di 2 mesi ha raccolto 360.000 iscritti, il sostegno di personaggi della cultura e dello spettacolo, l&#8217;adesione di alcuni partiti d&#8217;opposizione più lungimiranti.</p>
<p><img class="alignleft" title="Il deputato europeo dellItalia dei Valori, Luigi De Magistris, assediato dalla stampa" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/demagistrisnobday.jpg" alt="" height="340" />Piazza della Repubblica, nel primo pomeriggio, è illuminata da un sole basso e debole. Al centro la fontana zampilla in controluce, vaporosa ed elegante. D&#8217;intorno gazebo, palloncini e tantissime persone che già dispiegano striscioni ironici, cartelloni sarcastici, buffe caricature, bandiere che svolazzano leggerissime. Allo stand dell&#8217;Italia dei Valori ne distribuivano a chiunque si avvicinasse, assieme a maglie e cappelletti di colore viola. Sul cofano di un furgone si raccolgono anche delle firme contro tre iniziative del  governo: la privatizzazione dell&#8217;acqua, il ritorno all&#8217;energia nucleare, la legge che estingue i processi in breve.</p>
<p><img class="alignleft" title="Sarcastica vignetta di Vauro al no berlusconi day" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/vignettavauronobday.jpg" alt="" width="340" height="255" />Oltre a quelle di Antonio Di Pietro, molte le bandiere comuniste, qualcuna dei verdi,  rare quelle del PD (&#8220;<em>siamo pochi ma ci siamo!</em>&#8221; ha gridato un signore). Ma il lungo corteo, poco dopo la trionfale partenza, si infila  in un dedalo di strade strette fino a bloccarsi in prossimità di un crocicchio da cui affluiva gente da ogni lato. Superato l&#8217;ingorgo comincio a percorrere il fiume di gente speditamente, infilandomi ovunque si aprisse un varco più largo o scorrevole. Questo mi consente di osservare i diversi assembramenti. I gruppi comunisti sono i meglio organizzati. I loro camioncini avanzano lentamente davanti a plotoni di bandiere rosse, distribuendo musica ad alto volume e birra. Forse i giovani che gli stavano dietro erano attirati soprattutto da queste cose, perché a conoscere la storia recente, se davvero erano contrari al Berlusconi, avrebbero dovuto sapere che le premesse per l&#8217;attuale strapotere di questo magnate furono poste nel 1998 proprio da un leader comunista che non si fece scrupolo di far cadere (per una pretestuosa sciocchezza) un governo di centrosinistra che stava lavorando fino ad allora moderatamente bene per il Paese.</p>
<p><img class="alignleft" title="Striscione IDV di Caltanisetta" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/alcafonenobday.jpg" alt="" width="340" height="255" />Aldilà delle varie bandiere, andando avanti il colore predominante diventa il più neutrale viola. A un certo punto, quasi come navigando in internet (sic) incontro il gruppo delle &#8220;agende rosse&#8221;, persone che con una mano stagliano in alto dei libri rossi -con icastica efficacia- appena sopra le loro teste. Ma proseguo attraverso il corteo.  Attorno soprattutto giovani, ventenni o trentenni, la nuova generazione della rete internet, ma anche gente di tutte le età. Spicca la presenza di famiglie, di giovani coppie assieme a bimbi, magari col cagnolino da compagnia al seguito, ci sono anche molte donne, spesso a gruppi, non di rado abbigliate di viola con vezzo anche estetico. A proposito di indumenti viola, i numerosi ambulanti latinoamericani si son fatti trovare impreparati nelle prime ore di raccoglimento. Ma in seguito son spuntati di mezzo alla folla venditori di tessuti viola persino eleganti.</p>
<p><img class="alignleft" title="Immagine della piazza San Giovanni già colma di persone, quando sono appena arrivato" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/piazzasangiovanninobday.jpg" alt="" width="340" height="255" />Ho &#8220;corso&#8221; solo per una piccola parte del corteo per circa un&#8217;ora, lasciandomi dietro circa 30.000 persone. Quando, prendendo l&#8217;ultima &#8220;scorciatoia&#8221;, giungo in Piazza San Giovanni, la grandissima parte del corteo ancora deve arrivare, ma l&#8217;area principale della piazza è già stracolma di gente, il palco già irragiungibile e lontano. Perciò, per quanto possa essere quasi solo un gioco azzardare stime del genere, penso che una presenza di 350.000 persone alla manifestazione sia tutt&#8217;affatto plausibile. Rincresce notare come dalla Questura, un organo dello Stato, un cittadino non possa aspettarsi di solito delle cifre oneste e credibili, ma piuttosto al ribasso (90.000).<br />
In piazza è il momento dell&#8217;appello dell&#8217;anziano regista Mario Monicelli. Dice che le cose più importanti per lui sono <em>giustizia</em>, <em>uguaglianza</em> e <em>lavoro</em>. Senza di queste non ci sarebbe neanche vera libertà. Lo scrittore Tabucchi fa dell&#8217;ironia sulle ronde leghiste. Giorgio Bocca osserva che in Italia ci sono troppe persone che fondamentalmente non amano la democrazia. Una giornalista finlandese, in rappresentanza della Stampa estera in Italia, spiega che quando Berlusconi scese in campo nel 1993, parte dei giornalisti stranieri, sia pure senza troppo entusiasmo, sperava davvero che questi potesse porre mano a qualche atavico male italiano. Oggi però più nessuno di loro nutrirebbe ancora illusioni. Come dire: ammesso che qualche italiano fu abbindolato all&#8217;inizio, perlomeno dopo tutti i fatti intercorsi avrebbe dovuto ricredersi, dopo che ben 18 leggi <em>ad personam</em> sono state varate a partire dal 2001, dovrebbe essere diventato evidente a chiunque che Berlusconi è tutto chiacchiere, affari personali e fumo senza arrosto.</p>
<p><img class="alignleft" title="Il popolo delle agende rosse in un tratto del corteo verso piazza San Giovanni" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/agenderossenobday.jpg" alt="" width="340" height="255" />Ma è <strong>Salvatore Borsellino</strong>, il fratello del magistrato ucciso dalla mafia a Palermo il 19 luglio 1992, a parlare in modo più toccante e accorato (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=RoBrfE4lcvk">Discorso di Salvatore Borsellino parte 1</a> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=y-d3vG8TZKk&amp;NR=1">Discorso di Salvatore Borsellino parte 2</a>) . Alza l&#8217;agenda rossa, e migliaia di simili libri rossi si alzano ovunque di mezzo al pubblico. La folla comincia a urlare all&#8217;unisono: &#8220;<em>Fuori la mafia dallo Stato! </em>&#8220;. E&#8217; l&#8217;oratore stesso che spegne i cori: &#8220;<em>Ho 8 minuti</em> -dice- <em>fatemi parlare, poi ci sarà tempo di gridare</em>&#8220;. Ricorda i veri eroi, che evidentemente non sono gli stessi ammirati da Dell&#8217;Utri, già condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, ma i magistrati onesti e gli uomini della scorta morti nei vari e vili attentati di stampo mafioso. Tra questi, cita la poliziotta <strong>Emanuela Loi</strong>, i cui brandelli di corpo, raccolti sui muri di Via D&#8217;amelio, furono rispediti a casa sua, in Sardegna, a spese della sua famiglia, mentre i voli di Stato vengono usati per le escort e le prostitute. La folla applaude a ogni frase di denuncia, ma tale è la veemenza del discorso che alla fine si applaude senza più smettere. Gli applausi continuano incessantemente anche quando Salvatore Borsellino ha terminato il suo discorso. Forse anche per questo, dopo qualche istante rientra di nuovo sul palco per gridare e scandire al microfono, con tutto il fiato che può avere ancora in gola: &#8220;<em>Resistenza! Resistenza! </em>&#8220;.<br />
La stessa sera, ai telegiornali, il politico Gasparri ha la faccia di dire che Salvatore offende&#8230; la memoria del fratello. Gasparri è quello che può essere. Ma può prendere per il naso solo persone sprovvedute o disinformate. Perché davvero, della rettitudine e del coraggio, del senso di legalità e di giustizia che doveva avere il giudice Paolo Borsellino, non c&#8217;è migliore testimonianza di questa di suo fratello. Che continua, nella sua età non più giovane, a fare ogni sforzo per rievocarne il ricordo e rivendicarne gli ideali. Per un&#8217;Italia onesta, più giusta e pulita.</p>
<p><img class="aligncenter" title="L onda viola rompe il muro della disinformazione" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/purplewavenobday.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Bologna, 27 ottobre 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 15:29:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Desio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" title="Parco del Navile a Bologna nei pressi di unantica area industriale" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognaparconavile.jpg" alt="" width="340" /><img class="alignleft" title="Piano terra del Museo del patrimonio industriale a Bologna" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognamuseopatrimonioindustriale.jpg" alt="" width="340" />Un viottolo del <strong>parco del Navile</strong>, dal nome del canale che lo attraversa. Lungo il canale -invero non pulitissimo- anziani cittadini hanno in gestione piccoli orti. Nel primo mattino, il sentiero rugiadoso porta nei pressi di un&#8217;antica area industriale. Accanto all&#8217;edificio decadente di una vecchia fabbrica sorge un cippo con una lapide semplice e spoglia, quasi abbandonata: ricorda <em>Tatino e Patrizia</em>, due nomadi uccisi dalla banda della &#8220;<em>Uno bianca</em>&#8220;, il 23 dicembre 1990.<br />
Un&#8217;attigua passerella che attraversa il fresco corso d&#8217;acqua conduce al <strong>Museo del patrimonio industriale</strong>. Il museo è stato allestito all&#8217;interno di un vecchio stabilimento in mattoni (detto Fornace Galotti) elegantemente ristrutturato. Ospita macchine ed utensìli che hanno fatto la storia lavorativa della città e dei suoi dintorni. A pian terreno sono esposte turbine idrauliche e grosse dinamo, antichi macchinari per effettuare lavorazioni con asportazione di truciolo o per l&#8217;impacchettamento di beni, dispositivi (d&#8217;uso anche scolastico) per la misura di grandezze tecnologiche.  Ai piani superiori sono ampiamente sviluppati tra gli altri i temi legati alla gestione dei canali, alle fabbriche tessili, alla produzione alimentare (con una sezione sulla mortadella), alla produzione meccanica e motoristica (in particolare della Ducati).<br />
<img class="alignleft" title="Vista verso il centro di Bologna dalla torre del Museo della Specola" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognamuseospecolapanorama.jpg" alt="" width="340" />Il <strong>Museo zoologico</strong> è di proprietà dell&#8217;ateneo di Bologna. Vi sono uova di vari volatili e calchi di pesci, anfibi, insetti vari. E&#8217; stato istituito nel 1860 ma il materiale ivi raccolto ha origine a partire dal XVI secolo. Nello stesso palazzo, all&#8217;interno della torre che un tempo veniva usata proprio come base di osservazione astronomica, ha sede il <strong>Museo della Specola</strong>. Vi sono raccolti gli strumenti di misura o di calcolo che nei secoli sono stati utilizzati per ispezionare il cielo o per monitorare fenomeni terrestri e meteorologici. Nella stanza delle meridiane sono esposte meridiane a corda perpendicolare oppure ad asta metallica. Nella stanza dei mappamondi sono conservate pregevoli rappresentazioni antiche della geografia terrestre o astronomica, sia in forma cartacea che in forma di modellini metallici atti a riprodurre (sia pure nell&#8217;erronea rappresentazione copernicana) il moto dei pianeti. Salendo le scale si incontrano via via altre stanze con telescopi di ogni epoca, da quelli rudimentali fino a quelli novecenteschi, precursori dei moderni telescopi &#8220;a tasselli&#8221;. Un robusto telescopio ligneo di una decina di metri sarebbe stato recuperato da una vecchia abitazione dove era stato utilizzato come&#8230; trave portante. Alla sommità della settecentesca torre si arriva dopo 272 scalini ma il panorama, che ruota di 360 gradi sulla città, ripaga bene dello sforzo.<br />
<img class="alignleft" title="Museo europeo degli studenti, album ricordo di una laureata" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognamuseostudentialbum.jpg" alt="" width="340" />Il <strong>Museo europeo degli studenti</strong> è stato inaugurato il 28 marzo 2009 dopo circa un decennio di ricerca del materiale. Nelle stanze e soffitte restaurate di <em>palazzo Poggi</em>, nel cuore della zona universitaria, sono esposti circa 300 pezzi suddivisi in 5 sezioni. Tra questi: vestiario, boccali, utensili per rituali di iniziazione delle matricole, diplomi, medaglie, l&#8217;arredo completo di una stanza tedesca, cartoline e fotografie, testi antichi miniati, oggetti vari goliardiardici, testimonianze sulle lotte politiche del secolo scorso. L&#8217;Ateneo di Bologna, fondato nel 1078, è il più antico d&#8217;Europa. Con questo museo l&#8217;Ateneo ha voluto rendere omaggio alle centinaia di migliaia di laureati della sua storia, ma anche agli studenti di ogni epoca dell&#8217; Europa tutta.<br />
<img class="alignleft" title="Giardini Margherita, autunno" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognagiardinimargheritaautunno.jpg" alt="" width="340" />I <strong>Giardini Margherita</strong> costituiscono l&#8217;area verde più importante di Bologna. Il parco fu inaugurato nel 1879 dopo 5 anni di lavori su progetto di un certo Ernesto di Sambuy. Fu intitolato a Margherita di Savoia (1851-1926) perché la Regina aveva da poco onorato la città di una visita. Lo stile del parco è chiaramente di ispirazione inglese o &#8220;romantica&#8221;. Tra i suggestivi percorsi, spicca quello del laghetto, corredato di uno chalet, di un ponticello, di un isolotto artificiale.<br />
<img class="alignnone" title="Il suggestivo laghetto dei Giardini Margherita, visto dal ponticello" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/bolognagiardinimargherita.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
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		<title>Cinque Terre, La Spezia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 15:46:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Le Cinque Terre sono una lingua di territorio marino-montano della Liguria più orientale, a 10 minuti di treno dal capoluogo della Spezia. L’area è diventata nel 1999 <strong>Parco Nazionale delle Cinque Terre</strong>. La costa è frastagliata e rocciosa, ma la conformazione austera è ingentilita ovunque sia possibile da una vegetazione che resiste vigorosamente al freddo, ai venti, alla calura, alla salsedine del mare. Sui pendii che salgono rapidi verso l’interno l’uomo ha pervicacemente cercato, con terrazzamenti anche arditi, di strappare alla natura aspra del luogo, terra e orti da coltivare. E’ così che sono nati tra l’altro i vigneti che danno origine allo Sciachetrà, un vino liquoroso ottenuto da uve passite.</p>
<p><strong><img class="alignleft" title="Abitazioni dette Torri genovesi, a Rio Maggiore" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinqueterreriomaggiore.jpg" alt="" width="340" height="255" />Riomaggiore</strong> è il più orientale dei 5 paesini, il primo che si incontra ad Ovest di La Spezia. E’ situato sul letto avventizio di un omonimo torrente. La stazione ferroviaria è stata ricavata nell’angusto tratto di luce tra le due gallerie che perforano i monti da una parte e dall’altra del canale. L’abitato è costituito dalle tipiche “torri genovesi”, ovvero costruzioni alte e strette addossate l’una all’altra, distinguibili dal diverso e vivace intonaco colorato. Un sentiero si spinge a Est verso Capo Monte Nero, un promontorio circondato da una riserva marina <em>a tutela integrale</em>. A Ovest invece ci si può incamminare, ancora ricavato nella roccia a strapiombo sul mare, sulla cosiddetta <em>Via dell’amore</em>, un sentiero che conduce al limitrofo abitato  di Manarola, un chilometro distante. D&#8217;intorno abbondano piante grasse (come i fichi d’india)  e tipiche piante mediterranee come l’euforbia, il lentisco, il rosmarino, il pittosporo, ma anche alberelli di corbezzolo, di oleandro, di fico, di ulivo, di leccio&#8230; Oltre ai caratteristici pini che, modellati dal vento e spesso resi sofferenti dal clima ostile, sembrano protendersi nel vuoto e gettarsi quasi, sopra l’acqua azzurra.</p>
<p><strong><img class="alignleft" title="Abitato di Manarola, Cinque Terre, Liguria" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinqueterremanarola.jpg" alt="" width="270" height="360" />Manaròla</strong> si sviluppa anch&#8217;esso nella gola tra due speroni rocciosi. Il torrente esistente è stato coperto e trasformato in un canale che sfocia a mare al di sotto un ponte ad arco che si confonde col colore della roccia circostante. Sulla costa è ricavato un piccolo approdo protetto da asperità naturali dove stazionano solitarie barche a remi. Proseguendo oltre, il sentiero (che tocca tutti e 5 i comuni) si snoda in tratti costieri anche più accidentati. In diversi punti si viene catturati dall’ondeggiare del mare. Sia il suo suono un tonfo tumultuoso, un singulto possente e selvaggio che si infrange contro la roccia dura, oppure un crepitìo quasi misterioso, con la risacca d’acqua che si asciuga e permea rumorosamente i milioni di interstizi delle pietre di una battigia di sassolini.</p>
<p><strong><img class="alignleft" title="Colline al sole visibili dallabitato di Corniglia" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinqueterrecollinecorniglia.jpg" alt="" width="360" height="270" />Corniglia</strong> è il paese centrale delle Cinque Terre. Il piccolo borgo si erge in cima a un promontorio a un centinaio di metri d’altezza ed è l’unico fra gli altri che non ha una propaggine che affaccia direttamente a mare. Il centro si raggiungere dalla stazione ferroviaria salendo una scalinata in mattoni di 33 rampe e 377 scalini. Al culmine, la terrazza di una torre da cui la vista può spingersi sia sul mare, verso il promontorio appena lasciato di Manarola, sia verso l’interno, con le colline coltivate e, più in alto, con i boschi parzialmente bruciati dagli incendi.</p>
<p><strong>Vernazza</strong> non senza ragione può essere ritenuto uno dei borghi più belli d’Italia. Il promontorio su cui si trova si spinge a largo sul mare, ma al tempo stesso l’abitato affaccia, in modo molto suggestivo e peculiare, su un porticciolo, un’insenatura naturale protetta dal promontorio stesso. Un luogo sicuro, sul quale però il mare arriva costantemente, infrangendo le sue onde ora più forti ora più deboli, alzando in aria, quasi eterea, la sua spuma.</p>
<p><strong><img class="alignleft" title="Lungomare di Monterosso quasi al tramonto" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinqueterrelungomaremonterosso.jpg" alt="" width="360" height="270" />Monterosso al mare</strong> è il comune più popoloso (1555 abitanti), oltre che il più a Ovest dei cinque. E’ il paese natale del poeta Eugenio Montale (premio nobel nel 1975) che si ispirò a questi luoghi per la sua opera <em>Ossi di Seppia</em>. E&#8217; anche l&#8217;unico ad avere delle spiagge di ghiaia sottile di una certa ampiezza, in particolare  nell&#8217;abitato di Fegina, dove si trova anche la stazione, e a cui si accede attraverso un tunnel di poche decine di metri.</p>
<p><img class="alignnone" title="Tratto di sentiero delle Cinque Terre chiamato Via dellamore, scavato nella falesia a picco sul mare" src="http://www.giuseppedisiena.it/Images/cinqueterreviadellamore.jpg" alt="" width="540" height="405" /></p>
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