Un secolo e mezzo fa, Camillo Paolo Filippo Giulio Benso, più noto come conte di Cavour (1810-1861), attribuiva alla costruzione delle ferrovie una importanza decisiva per lo sviluppo futuro dell’Italia. In modo lungimirante già vagheggiava frotte di turisti che avrebbero percorso in lungo e in largo la bella penisola, su carrozze di prima, seconda o terza classe. Le ferrovie son quanto di più prezioso possa costituire il tessuto di un Paese. Da un lato danno un senso di libertà perché consentono di raggiungere quasi ogni luogo in modo relativamente confortevole e senza il vincolo di trascinarsi con sé un mezzo proprio; dall’altro, migliorando la produttività delle persone che si spostano, contribuiscono ad incrementare la produzione lorda interna di una nazione. A ciò si può aggiungere il beneficio impagabile di un basso impatto ambientale (o di un ridotto consumo di risorse energetiche non rinnovabili) e il fascino misterioso del viaggio e di tutti i luoghi che brulicano di vita e di persone.
Eppure come riporta Il Fatto Quotidiano e come confermerebbe “Pendolaria” 2011 (rapporto annuale redatto da Legambiente), da alcuni anni si assiste ad un progressivo e inesorabile peggioramento del servizio offerto dalle Ferrovie dello Stato Italiane. Nell’autunno del 2006, dopo anni di scandali e corruttele, era stato nominato amministratore delegato delle ferrovie l’ingegnere Mauro Moretti. Aveva subito chiesto di aumentare le tariffe per avvicinarle alla media europea ma aveva anche suscitato, in qualità di tecnico, qualche positiva speranza. Illusoria. A distanza di un lustro si ha la sensazione che il nuovo dirigente si sia limitato a mettere la sua apparente serietà a servizio di “una gigantesca manovra di classe” tesa a favorire le sfavillanti frecce rosse, argentee o azzurre, a scapito della gran parte dei pendolari che viaggiano sui 9.000 treni “normali” che quotidianamente percorrono l’Italia con il loro piccolo o grande carico di sacrifici e di storie umane più diverse.
Il Fatto osserva come gli intercity nel tratto Roma-Venezia siano pieni di persone disposte ad impiegare circa 2,5 ore in più pur di pagare 45,50 euro in luogo dei 76,00 euro richiesti per i treni ad alta velocità. Eppure l’offerta di collegamenti veloci è in aumento, mentre sui restanti convogli si taglia e si riduce. Nel 2011 le tariffe sono aumentate del 12% a fronte di un taglio del servizio dell’ 8%. Nel corso degli ultimi 5 anni i ferrovieri sono passati da 87.000 a 77.000. In lieve diminuzione i trasferimenti statali (circa 4 miliardi di euro), mentre quelli regionali (circa 2 miliardi di euro) sono a rischio a causa delle recenti disposizioni finanziarie che hanno impoverito le Regioni.
Ogni giorno i pendolari ferroviari sono 2.829.567, di cui 821.719 abbonati. Di recente mi son ritrovato in loro compagnia, prima dell’alba, su regionali del Lazio e della Toscana: assonnati, stanchi, rassegnati. Muratori, operai che a volte hanno la mappatella sulle ginocchia, ma anche impiegati ben vestiti, donne e ragazze aggraziate, su vetture che non sempre brillano per pulizia. Un esercito in marcia quando sbarcano, di primo mattino, sulle banchine della stazione Termini. Sui treni notturni i ferrovieri sono un riferimento e una rassicurante presenza mentre il convoglio avanza nella fredda oscurità. Oggi che 750 di loro sono in stato di licenziamento, scopro che molti sono alle dipendenze, con stipendi ridotti, di società in subappalto.
Le ferrovie sono una delle forme con cui uno Stato può moltiplicare (per dieci) l’utilità dei fondi che raccoglie con le imposte. Sono anche lo specchio di una nazione e l’immagine che un Paese dà di sé agli stranieri. Per chi governa dovrebbe essere motivo di orgoglio rendere il trasporto su ferro piacevole ed efficiente. Le ferrovie non sono un costo da limare o da ridurre, ma un indice della qualità della vita e un motore per la crescita. Un bene pubblico che appartiene a tutti!


Un video ironico sui ritardi di Trenitalia…
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=Etk2LFpNrwE#!