Coreno Ausonio (FR) è situato tra rilievi collinari quasi sempre aspri e impervi. Una parte considerevole del territorio, ben noto ai paesi vicini, è stata sacrificata all’estrazione del marmo. Eppure ancora la natura resiste intorno all’abitato, ad esempio con le querce che, fra pietre e ‘stramma’ (Ampelodesma tenax), si abbarbicano tenacemente ovunque sia possibile.
Come osservava la scrittrice Susanna Tamaro, l’albero se ne sta sempre lì dove è nato: mite, quieto, senza poter influire su nessuna delle cose da cui dipende la sua sopravvivenza, in balia -senza potersi spostare- di tutto quello che gli accadrà intorno durante la sua lunga vita. Ma l’albero che punteggia un costone sassoso dell’Italia centro-meridionale non è lo stesso che si può trovare in altri boschi o sconfinate foreste dell’Europa. E’ un combattente, un pioniere che lotta contro la scarsità del suolo, i forti venti che lo flagellano d’inverno, la calura, la siccità (a volte le fiamme), proprie della lunga estate mediterranea.
In questa lotta per la sussistenza, la quercia non lascia trapelare nulla del suo sforzo, se non la grazia delle sue fronde appena coriacee o dei rami robusti e rugosi dove -cacciatori permettendo- si posano talvolta degli uccelli a ispezionarne i dintorni. Ma la stupidità è umana. Capita che ce se n’infischi della maestà di piante quasi centenarie. E ancor più delle lontane minacce di inquinamento e riscaldamento globale che pure echeggiano sempre più spesso sui mezzi di informazione. Così, motosega alla mano, per un’infornata di legna o una manciata di euro, si abbattono esemplari quasi eroici di queste piante, anche laddove è improbabile che ne ricresceranno altri.
Soprattutto nelle persone meno giovani spesso manca ogni sensibilità verso la natura e la tutela del paesaggio come patrimonio collettivo, ma anche solo un briciolo di consapevolezza civica. Si dovrebbe fare a gara tutti non nel calcolare minuscole convenienze, ma nell’avere premura anche degli altri e della terra in cui si vive.


LA QUERCIA CADUTA
di Giovanni Pascoli (1855-1912)
Dov’era l’ombra, or sé la quercia spande
morta, né più coi turbini tenzona.
La gente dice: Or vedo:era pur grande!
Pendono qua e là dalla corona
i nidietti della primavera.
Dice la gente: Or vedo:era pur buona!
Ognuno loda, ognuno taglia. A sera
ognuno col suo grave fascio va.
Nell’aria, un pianto… d’una capinera
che cerca il nido che non troverà.
è vero le querce sono un patrimonio come i nostri vecchi hanno sotto la propria corteccia una storia……bei tempi ,tempi burrascosi,venti,sole, acqua,insomma l’altalena della vita comunque sono sempre la.Come la quercia rappresentatata nella foto che io conosco bene perche io piccolo nel 1972 con mia sorella più grande vi raccoglievo le ghiande mentre le nostre caprette pascolavano……ebbene lei era la cosi come è adesso anche se allora viva prima che un fulmine …la uccidesse..ancora oggi ogni tanto vado li ….e penso che bello che era con le parole melodiche di marcella bella con………
mi ricordo montagne verdi……..