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Cinque o sei centimetri, non molto di più. Ma la neve è un evento meteorologico raro per Coreno Ausonio (319 m slm). Probabilmente erano 16-17 anni che non nevicava così. Ieri mattina un primo sottile velo, già piuttosto insolito. Poi una giornata abbastanza assolata e serena. Infine, nel tardo pomeriggio, un nuovo rovescio che verso sera ha persino bloccato seriamente il traffico in alcuni tratti.

Stamattina il paese si è svegliato sotto una coltre bianca. Il rumore di qualche badile che sdrucciola davanti a qualche casa, la breve sgommata di qualche auto che slitta sull’asfalto. Per il resto il mondo si attenua, i suoni diventano ovattati, gli alberi oberati di neve si dispiegano -immobili- al sole che brilla freddo. Attraverso l’aria fresca solo vaporose schegge di neve si liberano -leggerissime- dalle fronde più alte degli ulivi per cadere dolcemente a terra.

Ma la neve, soprattutto, perdona (per qualche ora) gli umani. La neve stende un manto sugli scempi e sugli affanni materialistici delle persone più o meno goffamente in cerca di un progresso. Copre pietosamente i muraglioni di cemento, i recinti degli orti, i tetti e le terrazze dei casermoni squadrati, le coperture e le baracche in lamiera, gli accessi alle proprietà in calcestruzzo, le scarpate delle piste di collina, i clivi sfregiati dagli scavi, dalle strade a mezzacosta.