Berlusconi e lo scudo… spaziale
150 letture 31 ottobre 2009Esaminando molto attentamente la regolarità del mio biglietto, un controllore del treno osservava come la legge italiana sia severissima con i piccoli illeciti e larga di maglie invece, con i grandi furbi. Alludeva soprattutto all’approvazione in Parlamento, di pochi giorni prima, del cosiddetto “scudo fiscale”. Il governo -ponendo la fiducia- ha voluto portarlo avanti “per forza”. Ma mi chiedo: perché agli evasori che si avvalgono di questa sorta di strabiliante “scudo… spaziale” (alla stregua di un cartone animato giapponese) è stato garantito anche l’anominato? In questo modo chi condona i capitali illecitamente occultati in ogni caso non avrà convenienza ad attirare su di sé gli occhi del Fisco o della Guardia di Finanza. Continuerà a spendere i suoi soldi gradualmente, di nascosto, o semplicemente a tenerli all’estero.
Questo significa che di un provvedimento discutibile dal punto di vista morale, la collettività non potrà neanche averne, in un momento di crisi economica così grave, un vantaggio indiretto. A imprenditori che posseggono altrove capitali non dichiarati, si sarebbe dovuta imporre una dichiarazione pubblica: quantomeno gli stessi non avrebbero avuto remore poi ad iniettare la liquidità regolarizzata nelle loro aziende. Eventuali ispettori della Finanza, (sensibili ai temi del lavoro), lo avrebbero apprezzato, persino.
Ma proprio sotto questo aspetto si poteva forse fare di più. Si sarebbero potuti condonare solo capitali rientrati e fattivamente investiti in aziende italiane. Per decine o centinaia di migliaia di piccole e medie imprese sarebbe stata una manna. Certo, avremmo scoperto magari qualche cifra iperbolica occultata dal signor Berlusconi stesso, ma in compenso anche quella, sarebbe tornata dai paradisi fiscali per rafforzare aziende del nostro Paese. Troppo… logico?
