Cassino: c’era una volta Campo Boario
132 letture 19 agosto 2009
Situato poco lontano dalla stazione ferroviaria, c’era una volta a Cassino (FR) una delle ultime aree verdi e quasi intonse della città: Campo Boario. Quando frequentavo il liceo, spesso ci recavamo lì con i professori di educazione fisica. Appena oltre l’entrata, c’era un campetto di calcetto malamente recintato e qualche arredo per far giocare i bambini. Su una giostra di ferro a volte ci sedevamo a conversare in attesa che l’ora terminasse. Dintorno prato verde e, di primo mattino, erba rugiadosa. Di solito c’era la nebbia e il sole vi traspariva, sferico e fioco, come fosse la luna.
Nel 1993 un sindaco “illuminato” aveva avviato a Cassino l’operazione che si potrebbe intitolare “zero marciapiedi senza alberi“. Migliaia di piante sono state messe a dimora nella città aprendo, ovunque possibile, cerchi nel cemento. Oggi quegli alberi recano non poco refrigerio in una città situata in una conca dal clima infelice. Comunque, finito l’effetto “Mani pulite”, il sindaco “virtuoso” con la faccia da “bravo ragazzo” è passato come una meteora.
E’ bizzarro come la stupidità umana riesca ad essere sempre più prolifica della lungimiranza. I nuovi politici cassinati (forse per giustificare i parcheggi a pagamento in una città che non aveva “scuse” per prevederli) hanno pensato di realizzare un “immenso” parcheggio spalmando una distesa di asfalto sulla fertile terra del “Campo Boario“. Un ettaro di catrame, steso da cima a fondo, che d’estate riverbera di calore come una fornace.
Lo scorso maggio c’è stata poi la visita del papa Benedetto XVI. E allora per il parcheggio si sono rese necessarie opere di “somma urgenza” riguardanti la risistemazione dei luoghi e la bonifica dai rifiuti. Ad oggi, la sporcizia ancora c’è. Quanto ai lavori (per il risibile importo di Euro 347.893,14) apparentemente è stato realizzato solo un cordone di cemento tutto intorno e, alla meno peggio, sparpagliato del brecciolino sul lembo di prato che ancora vi insisteva ai margini.
E’ grottesco: per fabbricare quel candido brecciolino si sventrano montagne e si distruggono ecosistemi, eppure lo si spreca in modo disordinato e approssimativo, per “soffocare” (in maniera insufficente peraltro) l’erba che ancora cresce attorno alla megapiazza di asfalto. Dal punto di vista “termodinamico” un aumento sconsiderato e gratuito… dell’entropia dell’universo. Dal punto di vista politico un esempio di cattivissima gestione (economica, ambientale, urbanistica) del denaro pubblico.


1 settembre 2009 at 10:02 pm
Comunque quel parcheggio è utilissimo, almeno per i non residenti.
Per la città invece è qualcosa di antiestetico e arido, lo specchio della politica cassinate: per riparare a degli errori se ne commettono altri più grossi. Poteva venirci un bellissimo parco alberato, ma per far cassa non si guarda in faccia a nessuno!