Pisa
122 letture 25 giugno 2009
Il 13 giugno 2009 sono a Pisa. Nello slargo davanti la stazione ferroviaria si apre un’ampia area verde, un prato con al centro una fontana zampillante. Lateralmente, una pensilina si allunga protettiva e quasi sinuosa, fino alla fermata degli autobus. Una premura urbanistica che nel caso di questa città sembra richiamarsi anche i suoi portici. L’ufficio postale si trova, non lontano, in un antico palazzo. All’interno ferve di lavoro e di persone come una fabbrica. Gli arredi son curati ed eleganti, le pareti marmoree, i lampadari in stile antico, le finestre degli sportelli in ferro battuto, una luminosa apertura, con un mosaico di vetri colorati, al centro del soffitto, sopra grandi scrittoi in legno.
Con l’arrivo dell’amico Joseph, proseguiamo verso il cuore della città. La stradina pullula di giovani, di studenti, di turisti, di gente che semplicemente sembra passeggiare distratta. Son molti anche coloro che, ai margini di questo interminabile flusso di persone, stazionano o si avvicinano per procacciarsi qualcosa: non solo venditori ambulanti di accendini e inezie varie, ma anche barboni, accattoni, zingari, questuanti vari. Sono il sintomo di un turismo di massa che sembra esser diventato un aspetto quasi morboso per questa città relativamente piccola (87000 abitanti).
Ci addentriamo per un portico laterale, attraverso un mercato, poi continuiamo in direzione della Scuola Normale di Pisa. Numerosissimi, lungo il percorso, i venditori di oggetti artigianali e di antiquariato. I commercianti perloppiù sembrano aspettare passivamente. Sarà l’aver compiuto un percorso un po’ fuori del canonico, ma la Torre di Pisa ci appare davanti così, inopinatamente, in un candore quasi irreale, mentre percorriamo una viuzza che costeggia anche l’Orto Botanico. La Torre è situata all’interno di un area che fu chiamata da Gabriele D’Annunzio (1863-1938), con fortunata espressione: “Piazza dei Miracoli”. L’imponente complesso architettonico è realizzato in mezzo a un “prato”, in una zona quasi alla periferia della città. In realtà il luogo era lambito un tempo da un affluente -oggi scomparso- dell’Arno, e recenti scavi avrebbero portato alla luce l’esistenza di porto fluviale anche. Si cominciò a costruire il duomo (in prossimità di una cattedrale pre-esistente) nell’ anno 1064, dopo che i pisani ebbero vinto una battaglia contro i saraceni, a Palermo. Parte del bottino fu riversato proprio nell’impresa edile. A enfatizzare queste vittorie e la velleitaria somiglianza con le glorie dell’antica Roma, sui fianchi della costruzione si inserirono elementi in marmo provenienti da costruzioni e monumenti di epoca romana. Nel 1152 si diede il via alla costruzione del Battistero di san Giovanni, un edificio rotondo, in asse davanti al duomo.
La costruzione delle Torre campanaria, dall’insolita forma circolare, cominciò nel 1173. I primi ordini furono realizzati in pochi anni. Il resto fu ripreso circa un secolo dopo, quando si erano già palesati gravi problemi di staticità che la fanno pendere ancora oggi. Nel corso dei secoli, l’inclinazione della torre è continuata ad aumentare (sia pure con qualche periodo di stabilità), almeno fino agli anni ’90 del secolo scorso. Nel 1993 lo spostamento dell’asse dalla base alla sommità (la torre è alta circa 56 m) era di 4,43 m. In seguito fu messo in opera un lungo intervento di ingegneria civile (terminato nel 2001) che è riuscito per la prima volta a invertire la tendenza e a ridurre tale scostamento fino ad un valore appena inferiore ai 4,00 m.
L’operazione in corso è stata illustrata peraltro in una conferenza tenuta alla Facoltà di Ingegneria di Cassino il 14 novembre 2000. Relatore fu proprio uno dei suoi principali artefici: il prof. Carlo Viggiani, docente del Dipartimento di Ingegneria Geotecnica dell’Università degli Studi di Napoli. La torre pesa circa 15000 tonnellate ed esercita sulle fondazioni una pressione di circa 5 Kg/cm2. Sul lato in pendenza il terreno sottostante è sprofondato di 3 metri. Per raddrizzare leggermente la torre si è intervenuti sul lato opposto in due modi: 1) installando dei blocchi di contrappeso in piombo del peso complessivo di 900.000 kg; 2) ricorrendo ad una delicatissima rimozione del terreno subsidente.
Anche per consentire questo intervento, la torre di Pisa è stata chiusa al pubblico il 17 gennaio 1990. Alla riapertura, il 15 dicembre 2001, l’accesso è stato limitato a gruppi di poche decine di persone e il biglietto è passato da 4000 lire a 15 euro. Salire sulla torre può essere abbastanza entusiasmante. Gli scalini che vi ruotano all’interno sono usurati in modo asimmetrico e l’inclinazione dà una leggera sensazione di falsa ebbrezza. La salita e la discesa dei turisti sono controllati anche da personale di sorveglianza. Comunque all’ultimo livello, in termini di sicurezza anticaduta, mi è sembrato insufficiente il parapetto ai piedi di un’alta gradinata. Se si trattasse di un cantiere edile, probabilmente ispettori del lavoro non consentirebbero per operai esperti il piccolo rischio che si consente invece ai turisti!



12 luglio 2009 at 3:51 pm
Riguardo alla stazione, quanta differenza con quelle di Cassino e di Frosinone!