ScarsoMediocreSufficienteBuonoOttimo (2 voti, media: 4,50 su 5)

Il 5,5% dei visitatori che giunge su questo sito a partire da un motore di ricerca, lo fa digitando un’espressione relativa a… Siena. Ad esempio: “campanile siena“, “ospedale siena”, “riciclaggio siena”, “fotovoltaico siena”, “ici siena“, “Corriere di Siena“, “marmo siena“, “aziende in crisi a siena“, “raggiungere carcere siena“… La visita alla città, di sabato scorso, mi dà finalmente il destro di scrivere davvero qualcosa della città in qualche modo legata… a questo sito e al suo autore.

Il treno che da Grosseto mi porta a Siena avanza lento e regolare sulla ferrovia a binario unico, non elettrificata, che collega i due capoluoghi toscani. Diverse stazioni, lungo il percorso, espongono a mo’ di museo vecchi macchinari di manovra. Siena compare all’improvviso, sulla sommità di una collina un promontorio di case, torri e chiese che si erge fiero ed elegante, circondato da una boscaglia rigogliosa e quasi selvaggia. Quando con l’autobus mi addentro nell’abitato, mi accorgo che la “città” si vede quasi solo nelle attività commerciali, con l’ostentazione di opulenza tipica della ricca civiltà occidentale… Tutto il resto è paese, villaggio, borgo. Quando l’autista in una stretta piazzetta inverte –un po’ a fatica- la sua corsa, non mi è difficile immaginare agli animali da soma che pure devono aver percorso le salite e i ciottoli delle stesse strade che ora sono calpestate con rispetto da turisti ammirati. Il pensiero mi torna un momento al mio paese persino, con cui Siena condivide almeno l’altitudine (con i suoi 322 m slm).

La città è adagiata su tre colline che la dividono in tre terzieri (Civitas, San Martino, Camollia). Un tempo ciascun colle era sede di una roccaforte. In seguito queste strutture e la città stessa furono racchiuse entro una stessa cinta muraria. Nonostante il suo territorio collinare, sembra che Siena poté avvantaggiarsi –storicamente- di una fortunata posizione sulla via che da Roma portava a Firenze.
La prima visita presso la Chiesa di San Domenico (1226-1465). La chiesa è di stile gotico cistercense. All’interno si trova la cappella di Santa Caterina. In una teca vetrata occhieggia una testa piccolina, macabra reliquia della santa.
Piazza del Campo è l’apoteosi dell’antichissimo tessuto urbano di Siena. Vi si perviene in modo anche inaspettato: un vicolo in ombra, le scale di un portico e una discesa che si apre finalmente alla luce solare e maestosa della piazza. Una volta addentrati di qualche metro nel piazzale in declivio, lo sguardo non può fare a meno di rotare di un angolo giro in questa concavità dall’originale forma a conchiglia. Non un mattone, non una tegola fuoriposto. Una perfezione che pure non ha nulla di artificioso. La piazza è una sorta di vasto teatro con la cavea lastricata a raggiera e in pendenza verso il centrale Palazzo Pubblico. Del resto sembra che nacque dalla semplice necessità di bonificare un terreno percorso dalle acque piovane (1196). E’suddivisa in nove spicchi a ricordare il governo dei nove che ne portò a termine la pavimentazione (1327-1349). Di fronte al Palazzo Pubblico si trova la Fonte Gaia, un luogo di refrigerio anche per i piccioni, ai quali poco importa che i rilievi originali della fontana siano stati realizzati da un certo Iacopo della Quercia.
A guardia di Piazza del Campo, nei secoli fedele, sul lato sinistro del Palazzo Pubblico, la Torre del Mangia, alta circa 80 metri (1348). Si chiama così in onore del primo custode, un certo Duccio, il quale pare sperperasse tutto il suo stipendio mangiando nelle taverne di Siena. Egli era incaricato di battere –manualmente- anche le ore. Solo nel 1379 fu installato un automa. Il campanone (1666), in modo insolito, è posto non all’interno ma al di sopra della cella campanaria. Questo a causa della sua mole (6760 kg). Una particolarità è il suo suono variabile, in quanto la fusione (pur ripetuta 2 volte) non riuscì perfettamente, e gli artigiani ne asportarono una parte nel tentativo di migliorarne un poco la qualità.