Ecopolis 2009
121 letture 2 aprile 2009
Ieri sono stato alla Nuova Fiera di Roma per l’esposizione ECOPOLIS 2009: il primo appuntamento In Italia (forse in Europa), che si prefigge di accogliere in un’unica manifestazione tutte le aziende e le amministrazioni pubbliche legate in qualche modo al tema della sostenibilità e della gestione ambientale delle città. Fra i settori interessati dall’evento: rifiuti, riciclaggio, acqua, energia, ecologia, salubrità dell’aria, mobilità, urbanistica.
Questa prima edizione non brilla per la vastità espositiva. Due soli i padiglioni coinvolti, uno dei quali dedicato alle conferenze. L’espositore più appariscente è l’AMA di Roma, l’azienda che si occupa della gestione dei rifiuti nel territorio urbano della capitale (circa 1250 km quadrati, come evidenzia sui manifesti). La raccolta differenziata, (che dovrebbe essere soprattutto un impegno civico volontario), è obbligatoria nel Comune di Roma in base a un piano approvato nel 2005. Per diminuire la produzione dei rifiuti l’AMA suggerisce di privilegiare contenitori riciclabili, ovvero quelli distinguibili con le sigle: CA per la carta; PE,PET,PP,PVC,PS per la plastica; FE,ACC,ALU per i metalli. Dopo l’utilizzo, prima di separarli come rifiuto, l’azienda consiglia di sciacquare i contenitori in vetro, plastica, metallo e di diminuire l’ingombro di quelli in platica e cartone, schiacciandoli.
La fiera si svolge col patronato del Presidente della Repubblica e in effetti le presenze politico-istituzionali sono di gran lunga preponderanti. Un angolo del padiglione è riservato alle Regioni italiane. I vari banconi, da dove echeggiano accenti leggermente diversi, sono addossati (un po’ buffamente) l’uno all’altro. Alcuni sono vuoti, come quello del Veneto, altri strabordano al di fuori, come quello del Trentino Alto Adige. La Regione Puglia si è allestita un’area più ampia a sé stante, forse anche perché sembra che il suo presidente Nichi Vendola interverrà di persona alla manifestazione. Su un pannello le foto di una costa frastagliata sul mare e di una suggestiva stradina che si arrampica in collina, tra gli ulivi.
Moltissima la pubblicistica messa a disposizione dalle Regioni. Fascicoli divulgativi sulla gestione dei rifiuti, sulla qualità dell’aria, sul monitoraggio dell’inquinamento in genere. Diversi “libroni” erano anche distribuiti presso lo stand dell’Ispra e dell’Arpa. Testi per lo più utili a cultori delle rispettive materie. Viene da pensare se questa produzione cartacea quasi sterminata, oltre che alla casse pubbliche, non faccia in fondo un pò male anche allo stesso ambiente.
Gironzolando, mi trovo improvvisamente davanti un signore con l’aspetto di Roberto Vacca. Sì è lui. Una sorta di intima conferenza è in corso presso lo stand di Reloader, un’associazione ecologista. Si è formato una sorta di cenacolo assieme ai passanti che si fermano curiosi ad ascoltare. Cosa che riesce molto difficile, perché proprio nello stesso momento si sta proiettando violentemente, sul tetto del capannone, un rumoroso scroscio di pioggia. Il rappresentante della SRI (Società Recupero Imballaggi) un’azienda con sede in provincia di Caserta, mostra alcuni dati su uno schermo. Fa notare ad esempio che il mancato riciclaggio della plastica comporta per i comuni italiani una perdita di circa 30 milioni di euro (tra costi aggiuntivi di smaltimento e mancati introiti incentivi). Il giovane oratore, nella breve allocuzione, sembra anche auspicare un superamento dei consorzi obbligatori. In base alla normativa attuale infatti, chiunque raccoglie materiali post-consumo (rifiuti riciclabili) deve metterli all’asta e spedirli ovunque in Italia, anche se magari ha degli impianti propri che gli consentirebbero di procedere in modo autonomo. Il professor Vacca prende la parola per soffermarsi brevemente sul fabbisogno nazionale di energia elettrica. Sarebbe importante, a suo dire, che i cittadini imparassero a ridurre il consumo nelle ore di punta e a distribuirlo piuttosto nelle ore vuote. In questo modo si potrebbe fare a meno di avviare le centrali elettriche più inquinanti e si abbasserebbe il costo dell’energia. Il professore ricorda uno slogan dell’Acea che ha campeggiato sui cartelloni di Roma anni addietro: “Tutti assieme, ma non nello stesso momento!”
Io mi trovo presso “Ecosistema Urbano” lo stand dello studio di Madrid dove lavora mio fratello. Nei nostri pressi anche lo stand di un’azienda che vende prodotti ecologici e biodegradabili al 100% e di un’altra che fornisce casseri isolanti per la costruzione di abitazioni. Il materiale utilizzato sarebbe altamente isolante (U=0,16-0,30 W/m2K per pareti di spessore 25-35 cm) e permetterebbe un notevole risparmio energetico anche con una pareti relativamente sottili.
Tra le non molte aziende private presenti è il caso di segnalare una, con sede a Napoli, che installa macchinette automatiche per il recupero dei materiali riciclabili. Una signorina mostra il funzionamento di uno dei modelli, dove è possibile inserire indifferentemente plastica o alluminio. La macchina riconosce il tipo di prodotto e la quantità inserita e ne rilascia ricevuta con un messaggio personalizzabile. Chi cura la raccolta può premiare o incentivare l’utente riciclatore in modo diverso, ad esempio regalando 15 minuti di telefonate ogni 75 bottiglie inserite.
Un cenno alla Ducati, che presenta la FreeDuc K, un piccolo veicolo elettrico a quattro ruote. Ha due motori elettrici integrati nelle ruote posteriori, ciascuno della potenza di 2 kW. Ha 8 batterie di 12 V da 42 Ah che assicurerebbero un’autonomia di 45 Km. La versione ibrida ha anche un motore endotermico da 100 cm3 di 2,2 kW a 4500 rpm che con un consumo di soli 40 km/litro ne spingerebbe l’autonomia fino a 200 km.


