Musei all’EUR di Roma
669 letture 15 marzo 2009Ieri sono stato in visita in alcuni musei dell’EUR, il quartiere dalla caratteristica architettura razionalista che avrebbe dovuto ospitare l’Esposizione Universale di Roma del 1942 (evento che poi non si tenne a causa della guerra).
Il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari non deve avere una frequenza di visitatori entusiasmante. Eppure l’esposizione di materiale è vastissima. Il museo è stato inaugurato nel 1956, ma prende le sue origini da una mostra etnografica del 1910-1911, in cui si era celebrata la Civiltà italiana nel cinquantesimo anniversario dell’Unità (1861).
Si inizia al piano terra con l’area dedicata agli antichi mezzi di trasporto terrestri, poi si sale al piano superiore, dove l’attenzione è subito catturata da una lunghissima ed elegantissima gondola della laguna veneziana. Seguono sale dedicate a tutti i settori della vita italiana di un tempo: l’agricoltura e il lavoro contadino, gli animali domestici e la pastorizia, la caccia e la pesca, i mestieri artigiani e le insegne dei negozi, la casa, gli arredi domestici, i giocattoli, le manifestazioni di piazza con le varie ritualità tra il sacro il profano e il pagano, il carnevale, l’abbigliamento folcloristico regionale, gli strumenti musicali, i burattini, le marionette, i pupi siciliani, i suggestivi presepi napoletani…
Un patrimonio immenso e tanto più prezioso se si pensa che è stato in gran parte raccolto in un’epoca in cui non era storia antica, ma vita quotidiana dei nostri avi più recenti. Sia pure con molta burocratica fatica -sembra spiegare una signora responsabile della struttura- alla fine ogni oggetto è stato esposto ed etichettato. Su ogni vetrina c’erano pratiche didascalie che ne riportavano il nome italiano, ma anche la Regione di origine o -a volte- l’anno di acquisizione. In effetti non solo gran parte di questi oggetti sono diventati introvabili, ma il loro stesso nome è in un certo senso a rischio di “estinzione”. In essi sono racchiuse storie -dalla Sicilia alle Alpi- anche molto diverse. Eppure in qualche modo sono storie che ci appartengono tutte, noi italiani. Un’esposizione gradevole, anche facile da percorrere spazialmente. Ci sono cose che possono colpire di più, come un robusto strettoio sardo per schiacciare l’uva: una vite di legno si avvitava all’interno di un tozzo e possente asse di quercia. Ma in fondo ogni sala tematica è una finestra spalancata su uno scorcio di vita e su un mondo intero.
Il Planetario e Museo Astronomico, inaugurato nel 2004, si trova poco lontano. L’area espositiva è limitata e il materiale non eccellente. Diverse postazioni informatiche avrebbero dovuto permettere al visitatore di interagire, ma i monitor neanche erano touchscreen: a disposizione solo mouse scomodi e quasi sempre malfunzionanti. Anche altri dispositivi erano parzialmente rotti e davano una leggera sensazione di degrado. Delle banali bilance pesapersona consentivano di scoprire quale sarebbe stato -buffamente- il proprio peso su altri pianeti. Ma non erano affatto accurate. Un po’ di fumo negli occhi, in definitiva, quasi solo per stuzzicare, sfruttando anche la parziale oscurità del luogo, la fantasia e la vivacità di bambini e scolaresche.
Decisamente più interessanti gli spettacoli astronomici che si tengono più volte al giorno all’interno dell’attigua cupola. Su di essa, una volta sferica del diametro di circa 14 metri, viene riproiettato fedelmente il cielo stellato, con effetti scenici anche di notevole suggestione o realismo: come l’alba, il tramonto, la simulazione dell’inquinamento luminoso, l’accelerazione del moto dei pianeti sullo sfondo delle costellazioni zodiacali.
Il Museo della Civiltà Romana è stato inaugurato nel 1955, ma anch’esso nasce nel 1911, in occasione della mostra per il cinquantenario dell’unità d’Italia. L’area espositiva è vastissima e si snoda tra i due imponenti edifici di epoca fascista che si richiamano proprio all’architettura Romana.
Ospita una raccolta “immensa” di calchi di reperti originali conservati in musei di tutto il mondo e ricostruzioni di varie opere belliche o architettoniche. L’esposizione si dispiega in ben 59 sezioni che affrontano in modo quasi “enciclopedico” tutto il mondo dell’antica Roma. Dalla storia politica (a partire dal VI secolo a.C.), ai vari aspetti della vita pubblica, religiosa, economica, militare… Tra le opere più particolari ci sono i calchi della Colonna traiana fatti eseguire dall’imperatore francese Napoleone III nel 1861. Percorrendo il corridoio lungo il quale sembra che la colonna sia stata smontata, è possibile seguire la storia che vi è raffigurata in rilievo, dalla base alla cima. Rimarchevole anche il plastico in scala 1:250 della Roma all’età di Costantino (inizi IV secolo). E’ stato realizzato dall’architetto Italo Gismondi (1887-1974), grazie a un ultradecennale lavoro di ricerca che sarebbe terminato solo nel 1971. Un museo di copie e riproduzioni dunque. Eppure ha un suo fascino didattico, uno dei pochissimi luoghi che tenta di raccontare la storia e la civiltà di Roma nella sua interezza, attraverso una raccolta di tanti reperti ovunque sparsi nel mondo.


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