Senso civico al Nord
58 letture 29 gennaio 2009Caro Beppe, concordo pienamente che i mali italici non sono affatto (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-01-27/01.spm) una prerogativa geografica dello “sciagurato” Meridione. E’ vero che nel centrosud, dove vivo anch’io, alcuni archetipi negativi italiani sono enfatizzati, come lo scarso senso civico o la preminenza, nella vita e negli interessi delle persone, della sfera personale e familiare rispetto a quella pubblica e collettiva. Tuttavia una città come Milano, capitale del Nord, ha partorito colossi politici del calibro di Craxi prima e di Berlusconi poi, i quali avranno pure i meriti che tanti si ostinano ad attribuire loro, ma che di certo non si sono distinti, nella prolungata azione di governo, né per uno spiccato senso dello Stato né tantomeno per una particolare premura per gli interessi della collettività.
Qualche mese fa mi trovavo proprio nella periferia di Milano. Mi ha colpito una scena, mentre ero a una fermata. Dal lato opposto un manipolo di pendolari erano pazientemente in attesa dell’autobus, sul ciglio di una strada molto trafficata. Dietro di loro una pensilina lunghissima, tappezzata da cima a fondo di cartelloni pubblicitari, in modo visibilmente sproporzionato e grottesco. Qualcuno ha ritenuto che l’utilità pubblica di un sobrio e più rilassante riparo (con vetri trasparenti e magari solo una cartina per orientare utenti e cittadini), potesse essere sacrificata al tornaconto personale di chi vuol farsi pubblicità cercando di “gridare” più forte degli altri. Piccola cosa -forse- l’inquinamento estetico che ne deriva. Ma tradisce una mentalità non molto diversa da quella di un amministratore di Napoli o di Catania. Non trovi? (gds)
Trovo che la pubblicità faccia di peggio. Per esempio: invadere le stazioni ferroviarie di schermi inutili, che trasmettono di tutto meno le informazioni utili al viaggiatore.
(Beppe Severgnini)
[Pubblicato sulla rubrica Italians del Corriere della Sera on line:
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-01-29/03.spm ]


29 gennaio 2009 at 11:26 pm
Almeno al nord le pensiline ci sono
29 gennaio 2009 at 11:32 pm
Elenco di seguito (in ordine cronologico e in forma anonima) le risposte che ho ricevuto via email dopo la pubblicazione su “Italians”.
1. Bettino Craxi era il primogenito dell’avvocato Vittorio, la cui famiglia paterna era originaria di San Fratello, un comune della provincia di Messina sui Nebrodi.
Le radici di Berlusconi sono Lombarde. E siciliana era la Banca Rosini, che Sindona ha dichiarato mafiaosa e Luigi Berlusconi procuratore della stessa. Un legame che invita a credere a un’unione di sangue ancestrale.
Se si sente offeso, si tranquillizzi. I siciliani sono il popolo più intelligente d’Italia. Senza di loro, come paese, saremmo poca cosa.
Buona giornata
Franco
2. L’Italia è semplicemente uno sciagurato errore della storia, al quale sarebbe necessario porre urgente rimedio nell’interesse di tutti. Distinti saluti,
F.K. – Udine
3. A parte che Craxi era di famiglia siciliana, come molti lombardi e piemontesi sono di origine meridionale, ma nella sostanza hai ben ragione tu. Meglio la Jervolino e Bassolino. E er Pecoraro Scanio non si può scordar. E De Mita? Un colosso, scelse Prodi nel sottogoverno. E Santoro, llustre e claro esempio di palamentare europeo, peccato che lasciò per tornare alla RAI.
Domenico S.
4. Caro Giuseppe, non mi sento d’accordo su quanto hai detto, e precisamente su Craxi e Berlusconi. Il primo è stato l’unico leader italiano degli ultimi vent’anni ad avere senso dello stato, sia nel campo internazionale (molti episodi lo dimostrano, come Comiso e le prese di posizione nei confronti della Tatcher), il secondo ne ha meno, certo, ma affronta la politica in senso manageriale, cioè adeguandosi ai tempi. A volte sbaglia, a volte no. E con lui Tremonti, discutibilissimo economista, riesce a cavarsela.
Ambedue (C. e B.) hanno commesso molti errori, ma hanno indubbiamente anche molti meriti: Craxi, in un mondo di ruberie che sopravvive anche oggi purtroppo senza lanci di monetine, aveva una visione politica ampia e coerente, che manca per esempio a Veltroni. Berlusconi è uno strano personaggio che comunque ha convinto gli italiani a votarlo con largo margine, magari come male minore.
Io ho votato Veltroni, e oggi me ne pento: non perché Berlusconi sia migliore, ma perché riesce a governare, realizza, si muove e riesce a comporre le numerose liti interne, cosa che difficilmente sarebbe riuscita ad altri. Così l’Italia va avanti, piano piano, ma va: con questa malandata sinistra, come dice oggi Fo sul Corriere, saremmo fermi al Festival del Cinema.
Cari saluti
Beppe C.