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Caro Beppe, concordo pienamente che i mali italici non sono affatto (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-01-27/01.spm) una prerogativa geografica dello “sciagurato” Meridione. E’ vero che nel centrosud, dove vivo anch’io, alcuni archetipi negativi italiani sono enfatizzati, come lo scarso senso civico o la preminenza, nella vita e negli interessi delle persone, della sfera personale e familiare rispetto a quella pubblica e collettiva. Tuttavia una città come Milano, capitale del Nord, ha partorito colossi politici del calibro di Craxi prima e di Berlusconi poi, i quali avranno pure i meriti che tanti si ostinano ad attribuire loro, ma che di certo non si sono distinti, nella prolungata azione di governo, né per uno spiccato senso dello Stato né tantomeno per una particolare premura per gli interessi della collettività.
Qualche mese fa mi trovavo proprio nella periferia di Milano. Mi ha colpito una scena, mentre ero a una fermata. Dal lato opposto un manipolo di pendolari erano pazientemente in attesa dell’autobus, sul ciglio di una strada molto trafficata. Dietro di loro una pensilina lunghissima, tappezzata da cima a fondo di cartelloni pubblicitari, in modo visibilmente sproporzionato e grottesco. Qualcuno ha ritenuto che l’utilità pubblica di un sobrio e più rilassante riparo (con vetri trasparenti e magari solo una cartina per orientare utenti e cittadini), potesse essere sacrificata al tornaconto personale di chi vuol farsi pubblicità cercando di “gridare” più forte degli altri. Piccola cosa -forse- l’inquinamento estetico che ne deriva. Ma tradisce una mentalità non molto diversa da quella di un amministratore di Napoli o di Catania. Non trovi? (gds)

Trovo che la pubblicità faccia di peggio. Per esempio: invadere le stazioni ferroviarie di schermi inutili, che trasmettono di tutto meno le informazioni utili al viaggiatore.
(Beppe Severgnini)

[Pubblicato sulla rubrica Italians del Corriere della Sera on line:
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-01-29/03.spm ]