IVA italiana ed evasione fiscale
71 letture 5 dicembre 2008Posso dire un pensiero fuori del coro? Capisco che i titolari di partita IVA apprezzeranno oltremodo la decisione di Berlusconi di far versare l’imposta sul valore aggiunto all’incasso della fattura, ma a me questa procedura non convince molto.
Tra i principali problemi che abbiamo in Italia non ci sono gli insoluti commerciali tra privati: c’è l’evasione fiscale. E da questo punto di vista mi sembra che il pagamento differito dell’IVA renderà più complicati i controlli della Finanza e sarà una leva in più per la “finanza creativa” di molti imprenditori.
All’università mi è stato spiegato che lo scambio di un bene tra aziende avviene in tre passaggi: acquisto, fatturazione, incasso. La legge pertanto imponeva già il pagamento dell’IVA in una fase intermedia della transazione, agganciandolo peraltro al documento più importante che può emettere l’ufficio contabilità di un’azienda: la fattura.
Sono un profano, ma dubito che “il pagamento dell’IVA all’incasso” esista in altri Paesi europei. Forse in Italia è più diffusa la morosità che altrove, ma in tal caso bisognava migliorare altri aspetti: ad esempio incentivare le aziende a diventare più robuste finanziariamente, oppure rendere più snella ed effettiva la riscossione coatta (per via legale) di un credito.
Il provvedimento che è stato preso avrà un qualche costo per lo Stato. Se proprio si aveva qualche spicciolo da dedicare ai titolari di partita IVA, perché non si è scelto, sic et simpliciter, di abbassare l’IVA, anche solo dall’attuale 20% al 19% di altri Paesi nostri concorrenti? Sarebbe stato molto più benefico e lungimirante. Un’imposta minore significa una minore tendenza all’evasione e una maggiore competitività delle nostre imprese. Inoltre una decisione simile avrebbe aumentato leggermente il potere d’acquisto delle famiglie e dato una piccola scossa a quei consumi interni che languono a causa della crisi mondiale incipiente.
[Questo scritto è stato anche pubblicato sulla rubrica Italians il 23/12/2008
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-23/02.spm]


23 dicembre 2008 at 8:45 am
Elenco di seguito (in ordine cronologico e in forma anonima) tutte le risposte che ho ricevuto via email dopo la pubblicazione su “Italians”.
1. Ho letto la Sua lettera su italians: qui in Uk le imprese possono recuperare l’iva se le fatture non sono pagate entro 5 mesi salvo poi riversarla al momento del pagamento. Qui dal primo dicembre hanno abbassato l’iva dal 17,5 al 15%
Cordialita’
U.Zorzi – Gran Bretagna
2. Signor Di Siena,
in tutt’Europa l’IVA si paga all’incasso. E’ la prima decisione presa ad esempio anche dal governo sloveno, dopo il passaggio al capitalismo. Lo scontrino fiscale anche in Austria è uguale dappertutto: imponibile, importo IVA, totale. A mezzanotte del giorno preso in esame c’è la compensazione con l’addebito in conto, dove a monte c’è una fudejussione che garantisce le eventuali simili italiche furberie.
Ogni 3 mesi, in Austria, si presentano le fatture con IVA a credito tramite un modulo che permette i controlli incrociati immediati e l’importo viene accreditato sul c/c.
L’evasione è minima perchè nessuno ha l’interesse di farla, soprattutto il cliente finale.
In questo letamaio di 301.000kmq., errore macroscopico della storia moderna e contemporanea, tutto come al solito è al contrario. Tra truffe, furbi, fatture false, mancati scontrini, alle casse luride di questo paese di m. arriva solo il 25% dell’imposta. Come fare? Non cambiare il metodo e allienarlo all’Europa evoluta e civile, ma come insegna il metodo garibaldino, portare l’IVA al 25% anziché al 20!
Fin che la barca va! ed io certamente non starò lì a calar le scialuppe, anzi!!!
F.K. – Udine
3. Caro Giuseppe
ho letto con interesse il tuo intervento ma devo confessarti che non ho proprio capito per quale motivo non sia ragionevole pagare una tassa solo se e quando si è stati pagati per il proprio lavoro. Da quello che scrivi mi pare che tu la partita iva non ce l’abbia e che tu ritenga che tutti i titolari di partita iva sia dei farabutti evasori, spiegami solo una cosa: ti piacerebbe pagare una tassa a prescindere dal tuo stipendio? Io all’estero ci ho lavorato per 9 anni, non ho mai visto un paese dove prima paghi le tasse e poi, forse, ti pagano la parcella. Mi sembra veramente una polemica ridicola, come fai concettualmente a giustificare che si paghino prima le tasse della percezione del reddito? queso sul tuo intervento non c’è, a me modestamente pare il punto centrale della questione.
E lasciamo stare le procedure coattive, nel migliore dei casi servono anni, si spende un pacco di soldi, se ne recuperano solo una parte e si perde il cliente. Se veramente vogliamo mantere questa normativa sull’IVA facciamo così, i lavoratori dipendenti ad agosto pagano l’IRPEF sulla tredicesima che gli verrà pagata, forse, a dicembre: ti va bene così? Ciao
Paolo
4. Gestisco un’azienda e sono assolutamente d’accordo con le sue osservazioni. Gestire la contabilita’ dell’IVA sulla base degli incassi e’ una vera e propria follia perche’ renderebbe le cose talmente complicate da servire solo a chi vuol fare il furbo.
Piuttosto, se il governo volesse intervenire in maniera seria sulla faccenda, dovrebbe semplicemente copiare quanto fatto da quello francese che ha reso illegali i termini di pagamento superiori ad un certo limite. Saluti
A.Dolci
5. Buongiorno,
probabilmente qualcuno glielo avrà già fatto notare: per informazione, ci sono diverse categorie di liberi professionisti persone fisiche (ossia non società di persone o di capitali) che pagano l’iva per cassa (e non per competenza), ossia una volta incassato. Ad esempio, per gli avvocati, mia categoria, è sempre stato così, ossia ogni trimestre paghiamo l’iva sull’incassato del trimestre precedente e non sul numero di fatture meramente emesse.
In ogni caso, credo che l’evasione fiscale dipenda soprattutto dalla mancata emissione in toto di una fattura e quindi dalla volontà di acquisire denaro in nero, e non dal posticipo della scadenza di un pagamento che rimane (o rimarrebbe, per alcuni) dovuto per legge. Cordiali saluti,
Paola P.
6. Caro Giuseppe,
Ti confermo che nel mio Canada l’equivalente dell’IVA, che si chiama GST, la paghi a conguaglio solo dopo l’incasso. Ed ha senso, perchè l’azienda raccoglie l’IVA non per se, ma per conto dello stato, quindi era illogico che dovesse avanzare allo stato soldi che non aveva ancora ricevuto: una sorta di finanziamento allo stato, ma a quale titolo?
Giusto il tuo punto sul fatto che l’IVA e’ troppo alta: l’IVA e’ forse la tassa piu’ ingiusta, perche’ pagano tutti lo stesso ammontare, ricchi o poveri che siano. Meglio abbassarla ai livelli dell’Inghilterra che l’ha recentemente portata al 15%. Pero’ dato l’enorme debito italiano, dubito che ci siano le risorse per farlo.
Per quello che riguarda l’evasione purtroppo il problema e’ culturale e riguarda la maggioranza degli italiani: si incomincia con risparmiare l’IVA pagando in nero l’idraulico e si finisce con le fatture false. E’ una collusione in cui nessuno puo’ scagliare la prima pietra. Temo che ci vorranno generazioni per uscirne.
Cordialmente,
J.H. – Canada
7. Salve sig. Giuseppe
Io sono un titolare di Partita Iva, sono un consulente di Informatica che lavora SOLO con aziende e che quindi non ha del “nero”…..questo giusto x sgombrare il campo da pregiudizi etc. Prima di tutto una precisazione (non piccola) il decreto sull’ iva posticipata NON è in vigore !! Lo sarà solo quando e se, sarà approvato dalla commissione apposita di Bruxelles….quindi per ora parliamo di idee… In questo momento fine Dic. 2008 comunque io mi trovo ad aver già versato l’ iva sia sulle fatture emesse fino a Novembre sia su quelle che emetterò al 31 Dicembre; ho messo in grassetto il futuro di emettere per sottolineare il fatto che i titolari di p.iva pagano a Dicembre l’ anticipo dell’ 88% sull’ iva dell’ ultimo trimestre prendendo a paragone quanto versato l’ anno precedente….
E veniamo alle mie considerazioni che calzo sulla mia situazione….ho già versato l’ iva per tutta la fatturazione del 2008 mentre per quanto riguarda gli incassi sono fermo a Settembre con un Cliente e ad Agosto con un altro….quindi siamo tra i 60 e 120 gg di ritardato pagamento…..a me farebbe molto comodo se il decreto fosse in vigore. Per quanto riguarda poi il costo presunto di questo provvedimento, per portarlo a zero per lo stato, basterebbe che l’ iva potesse essere detratta dai miei clienti SOLO al momento del pagamento (spero che il decreto preveda questo) e non al momento del ricevimento della fattura come adesso….in sostanza in questo momento io sto finanziando da una parte i miei clienti, che possono detrarre l’ iva non appena ricevono la mia fattura, e dall’ altra lo Stato che incassa trimestralmente la mia iva indipendentemente dal fatto che la fattura mi sia stata pagata….
Quando per caso una fattura non viene saldata ( e capita…mi creda) per insolvenza….io l’ iva l’ ho già versata e nessuno (tantomeno lo Stato) me la rifonde piu’……
Come vede non mi sto lamentando, le sto facendo solo notare che in Italia c’è il MALCOSTUME tollerato dalle autorità di posticipare i pagamenti di molto..troppo; se anziché intervenire sull’ iva si fosse imposto un tetto massimo di 30 gg per il pagamento forse sarebbe stato più facile per lei digerire la questione (sarebbe passata inosservata) e per me riscuotere in tempi ragionevoli.
Comunque Buone Feste…..
L. S.
8. Non so quale sia il fine della modifica proposta, ma non credo che sia
favorire le imprese. Che a fronte dello spostamento di qualche settimana
dell’IVA sulle vendite (ma anche sugli acquisti, con effetti sostanzialmente
uguali ed opposti) dovrebbero fare fronte alla modifica delle abitudini
contabili e al (costoso!)aggiornamento di tutti i software di contabilità.
A me non sembra un beneficio per le aziende, mi sembra semplicemente una
follia. Salvo che non sia un modo di fornire lavoro a commercialisti e CAF, o creare
lavoro per nuove schiere di impiegati statali.
E’ un po’ come la storia (anche se alla rovescia) dell’acconto IVA dal 16
gennaio al 27 dicembre. A fronte di un vantaggio trascurabile per lo stato
(perchè esclusivamente contabile e non sostanziale, e comunque valido solo
per il primo anno di applicazione!) ci sono pletore di commercialisti e di
statali che da una dozzina di anni devono fare fronte ad un lavoro
aggiuntivo completamente inutile (e dannoso per i contribuenti perchè oltre
ad anticipare l’IVA devono pure pagare i commercialisti).
Dato che io vendo software di contabilità, personalmente la cosa mi
porterebbe qualche vantaggio; ma ciò non riesce a non farmi pensare che sia
comunque una follia assoluta.
Ciao, Federico.
9. Volevo solo farLe sapere che mio padre, commerciante all’ingrosso di carta e cartone che pagava le tasse fino all’ultima lira (per allora si può dire) – la Finanza stette una volta per circa un mese nei suoi uffici e non trovando niente ma proprio niente sbattè un pugno sul tavolo dicendo a mio padre: “ Lei è un mostro di precisione!” mio padre, dicevo, aveva un grandissimo problema per il quale in famiglia se ne parlava sempre con preoccupazione. Facendo fatture sino a 90 giorni e avendo clienti che ritardavano ancora i pagamenti e alcuni che non pagavano ( ci sono sempre, si ricordi) doveva pagarla lui l’iva. Anticiparla proprio. Doveva chiedere un fido in banca per pagarla, lo sa? Erano somme notevoli. E non sempre la banca gliele anticipava, per non parlare delle fatture non riscosse.
E’ deceduto venti anni fa ma a lui Berlusconi sarebbe piaciuto molto. La sinistra queste cose non le capisce ecco perché perde. Glielo dice una che viene da una famiglia di sinistra nel DNA.
Mi scusi se l’ho importunata ma ci tenevo a farglielo sapere. Se non altro in memoria di mio padre
Lorenza C.
10. Egregio Giuseppe
I soggetti interessati saranno per la maggior parte coloro che fanno
prestazione d’ opera e non vendita merci. Premesso che i professionisti e i fornitori dello stato già godono di questo sistema tantovale equipararne i diritti con i comuni mortali.
Si immagini di fatturare (e dichiarare nei redditi) centomila euro,
anticiparne ventimila, anticiparne le tasse (IRPEF,IRAP,SSN,CONTRIBUTI) di un
incasso che avverrà nell ‘anno successivo. Se non ha una banca comprensiva…
chiude bottega. Col nuovo regime si appone una DICHIARAZIONE sulla fattura e il cliente non
potrà recuperare l’ IVA sino a quando non l’avrà pagata cosi’ lo stato non ci
rimette nulla. Nella vendita di merci, operazione che ha un ciclo brevissimo, difficilmente
trovera’ applicazione in quanto il prezzo è legato ai tempi di pagamento e
usualmente ..la roba si paga.
L ‘ideale, visto che l’ IVA colpisce solo il consumatore, sarebbe quella di
esentarne tutti gli intermediari. Come in Svizzera, negli USA etc. Ma poi i
commercialisti …licenziano.
Saluti e scusi il disturbo.
R. M. – Tirano (SO)
6 gennaio 2009 at 11:51 am
Il pezzo di cui sopra mi è stato pubblicato nuovamente il 6 gennaio 2008(http://www.corriere.it/solferino/severgnini/09-01-06/03.spm). Riporto di seguito i commenti ulteriori che mi sono giunti.
11. Caro Giuseppe,
non ho capito quale sia la novità: in Italia per le persone fisiche titolari di partita IVA è sempre valso il principio di cassa, in base al quale le imposte (dirette e/o indirette, principalmente IVA e imposta sui redditi) si calcolano sull’incassato. Per le società, invece, si è sempre applicato il principio di competenza, in base al quale è l’emissione della fattura (o la registrazione per quelle passive) a determinare l’obbligo del versamento dell’IVA.
Il ragionamento mi sembra anche logico: se lo Stato impone di pagare all’emissione della fattura (magari emesse con pagamento a 90 giorni), il soggetto si troverebbe a dovere anticipare tutta l’IVA (e – tra l’altro – è tutto da dimostrare che poi sia in grado di farsi pagare nei tempi previsti…): tale circostanza può essere ammissibile per una azienda – che tipicamente ha un volume di affari maggiore e quindi può affrontare tali uscite “anticipate” – ma per un piccolo professionista mi sembrerebbe iniquo…
Saluti,
Stefano
12. Gentile Signore, spero di non disturbarla,
forse ho capito male la sua domanda e in tal caso le chiedo scusa; sono una frana in materia finanziaria e fiscale;
vorrei ugualmente dirle questo:
in Svizzera, dove vivo, l’IVA (imposta sul valore agiunto), è inserita in ogni acquisto che facciamo.
Le faccio un esempio, acquisto di un paio di scarpe:
franchi svizzeri: 200.-
sullo scontrino che mi consegna la commessa è indicato il prezzo delle scarpe quindi 200.- franchi, e più sotto la percentuale dell’iva che mi è stata addebitata e inclusa nel prezzo totale, che si aggira da noi al 7,60% per gli oggetti voluttuari o di lusso e per gli oggetti in generale; mentre è del 2,40% su alcuni prodotti alimentari.
Infatti anche al supermercato viene specificato l’ammontare dell’iva sullo scontrino.
Spero di non averla annoiata, le auguro un Buon Anno Nuovo e perdoni se mi sono spiegata male. Anche per l’italiano.
Con distitni saluti
Leticia.C. – Svizzera
13. Lei ha ragione nel suo post. Ma sono convinto che neanche se si mettesse l’IVA al 5 % chi evade non lo farebbe egualmente. E’ una questione di educazione civile e di forma mentis che, ahimè, ci è stata tolta da molto tempo
C.Luc.
14. Buon giorno,
Bella mail a Italians sull’IVA. Non sei del mestiere ma ci vedi giusto. L’IVA all’incasso esiste in Francia da anni, ma ti assicuro che è un castigo divino da gestire.
Va bene per le piccole aziende (ma proprio piccole) dove la ragioniera vede passare tutte le fatture sul suo tavolo.
Non va bene in grosse aziende, con amministrazione centralizzata e procedure standard.
Sinteticamente: è assolutamente ingestibile, darà spazio a frodi ed errori. Magari non voluti. E risparmio di spiegarti cosa vuol dire implementarla con un sistema informatico tipo SAP/Oracle. Ci vogliono conti IVA di transito per la registrazione temporanea delle fatture, che poi si spostano a un altro conto una volta pagate, etc etc.
Se cerchi col mio nome e cognome su google vedrai che mestiere faccio e capirai che hai scritto una bella mail.
Buona giornata.
Rino
15 Buongiorno Giuseppe e auguri anche se in ritardo.
Come hai giustamente detto, sei un profano e quindi non hai compreso i veri motivi per cui sarebbe giusto pagare l’IVA all’incasso.
Premetto che non sono un imprenditore ma un manager di azienda e tra le mie attività rientra quella di far “quadrare i conti”.
Per farti capire il problema, ti farò un semplice esempio: io azienda compro da un fornitore straniero, per esempio tedesco, una partita di merce su cui pago l’IVA immediatamente quando mi arriva, e se mi va bene in base alle consuetudini che ci sono all’estero, pago la merce nel giro di 30 giorni.
Immaginiamo che io sia fortunato e rivenda immediatamente la merce ad un mio cliente italiano. Questo mi pagherà, come di consuetudine in Italia, tre mesi dopo aver avuto ma merce, mentre io ci pagherò l’IVA praticamente nel mese in cui l’ho consegnata quindi subito.
Quindi io mi trovo nella condizione di aver pagato l’IVA sull’acquisto, aver pagato la merce, ed aver pagato l’IVA su un mio guadagno PRESUNTO, poichè fino a quando non avrò incassato la fattura di fatto avrò solo un capitale di rischio in giro.
Quindi io avrò finanziato sia lo stato tramite l’IVA che il mio cliente tramite il pagamento dilazionato.
E questo nella prospettiva in cui poi la fattura mi venga pagata.
Se per sfortuna il mio cliente falliscie ed il mio credito va a finire in una procedura fallimentare, posso dire addio al mio credito e, beffa ulteriore, l’IVA che avevo già pagato su un guadagno che poi non ho mai avuto mi verrà restituita a rate e anni dopo.
Cosa vedi di male nel cambiare una situazione sifatta? Lo stato non mi regala nulla nel farmi pagare l’IVA quando effettivamente io guadagno i miei soldi e non prima. Così come è ora, sarebbe come se ad un lavoratore dipendente lo stato chiedesse di pagare le tasse sul suo stipendio di maggio a gennaio, e se poi per caso lo stipendio di maggio non ci sarà, quelle tasse non dovute gliele ridà l’anno dopo.
Ciao!
Luca B.
16. Lei dice: “non ci sono gli insoluti commerciali tra privati!” [non ho affatto detto questo virgolettato, vedasi il testo corretto sopra, nda] Ma dove vive? E poi, non si tratta di insoluti (per i quali, con lunga fatica e spese, l’IVA versata si recupera) ma delle sempre piu’ societa’ che pagano le fatture con mesi (se non anni – vedi ad es. le Amministrazioni Provinciali) di ritardo.
Che poi sia piu’ difficile combattere l’evasione e’ vero, infatti sarebbe stato molto piu’
opportuno, come avviene in UK, imporre il pagamento delle fatture entro pochi giorni dalla ricezione.
Saluti
Rescaldani G.
17. Buongiorno Giuseppe
Leggo la (ripetuta) lettera su Italians e vorrei darle un altrro punto di
vista. In Gran Bretagna l’equivalente dell’IVA (che si chiama VAT ed oggi
incide sul 15% del costo totale ma con parecchie complete esenzioni) si
paga ogni 3 mesi. Il sistema di fatturazione e’ molto diverso – noi, per
esempio, emettiamo una fattura, il cliente paga tramite banca. L’importo
netto della fattura viene accreditato sul conto normale mentre l’ammontare
di VAT va direttamente sul conto VAT (che tra l’altro produce un modesto
ma sempre utile interesse). Ogni 3 mesi si mandano i dettagli delle
fatture e della VAT caricata e scaricata e dopo una settimana l’ufficio
delle tasse manda una comunicazione che puo’ avere 3 testi: il primo tutto
a posto; il secondo lo stato ci deve qualcosa e quella cifra e’
immediatamente accreditata sul nostro conto oppure noi abbiamo fatto un
errore e dobbiamo all stato una cifra da pagare entro 14 giorni oppure da
contestare. Semplicissimo, funziona perfettamente. Ah, dimenticavo, qui
l’evasione fiscale proprio non esiste ma se qualcuno pensa di fare il
furbo lo attendono anni ed anni di galera (frode contro lo stato e’
valutato tanto quanto un omicidio).
Cordiali saluti,
Ermanno – Gran Bretagna
18. Gent.mo Giuseppe,
il provvedimento che cito in oggetto rientra sic et simpliciter tra le
numerose lisciate di pelo che il Rag. Tremonti sta facendo al suo
elettorato (e non siamo ancora sotto elezioni… figuriamoci). La crisi?
il dimezzamento del potere d’acquisto? Le varie RobinHood tax annunciate
e mai rese davvero effettive verso banche e petrolieri? POSSONO ASPETTARE.
La gente non lo capisce? l’alternativa politica praticamente è
inesistente? bene: è quello che abbiamo voluto e ce lo teniamo. Avessi
vent’anni di meno espatrierei, lo dico davvero.
Saluti sconsolati,
A. Padula
19. Mi sembra evidente caro Giuseppe che conosci molto poco le dinamiche di finanza aziendale. L’Italia è uno dei pochi paesi al mondo dove l’iva la paghi anche se il cliente non ti paga la fattura, nel senso che comunque l’azienda la deve anticipare allo stato. E nel caso in cui il cliente non ti paghi proprio, l’azienda comunque l’Iva fa una fatica enorme a recuperarla. In merito all’esistenza di questa procedura nel resto del mondo, vorrei solo farti presente che nel mondo anglosassone è prassi da sempre. Non capisco inoltre cosa c’entri il pagamento dell’IVA con l’evasione fiscale. Se uno evade non paga l’iva, punto; non c’entra niente il momento in cui la deve effettivamente versare.
In conclusione, non si fa un piacere ai possessori di partita IVA, ma si sistema un torto.
Saluti.
Paolo M.
20. Sono un libero professionista.
francamente non capisco perchè dovrei emettere una fattura prima di essere pagato, rischiando di dover versare imposte e tasse su compensi non percepiti.
Io pago le tasse sul reddito, non sul fatto di avere lavorato. Quando – e se – mi pagano, fatturo e pago le tasse. Se non incasso, perchè dovrei pagare? Già ho il danno di avere lavorato gratis, in più la beffa di pagare le tasse su soldi mai incassati?
Per di più l’Iva (che è una tassa assurda, ingiusta e generatrice di evasione fiscale e inflazione) non la devo mica versare io: è il cliente che la paga, perchè diavolo la dovrei anticipare io?
Francesco F.
21. Salve Giuseppe,
purtroppo gli insoluti sono una bella rogna e pure molto comuni. Che io oltre a non venir pagato dal cliente, smenandoci quindi il costo dei materiali, il costo della mano d’opera e dell’energia, debba pure pagare un 20% di imposta su un valore che non ho incassato!, mi pare una grossa ingiustizia!
Non penso proprio che questo possa fare la differenza sull’evasione fiscale, i rapporti tra aziende non si saldano in contanti e un assegno, un bonifico o una ricevuta bancaria sono documenti seri ed accertabili ancora più delle fatture emesse.
Saluti
Ivan M.