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Non bisogna criminalizzare né le auto potenti, né la velocità in se stessa. Un’auto potente ha diversi vantaggi in termini di sicurezza (stabilità, ridotti tempi di sorpasso o di frenata). La velocità poi è la conquista dei tempi moderni. A volte sembriamo dimenticare che se il mondo di oggi produce più di 40 anni fa è anche perché… va più veloce. E allora quello che serve, è qualcosa di più lungo e faticoso delle leggi esageratamente punitive già in vigore. Occorre una cultura della legalità e della sicurezza che deve interessare innanzitutto chi ci governa e ci amministra. Mi sembra evidente che gran parte delle strade italiane sono affidate a raccomandati incompetenti, forse anche perché si è ritenuto finora che la loro gestione fosse una cosa relativamente semplice. Lo tradisce la segnaletica, che non dovrebbe essere per le autorità né un modo per lavarsi le mani da eventuali incidenti, né tantomeno un mezzo per battere cassa, come accade sempre più frequentemente.
Di certo in Italia occorre investire massicciamente nelle infrastrutture. Quanti muoiono schiantandosi su un albero? Forse basterebbe un guardrail. Per i pedoni spesso è sufficiente un marciapiede protetto o una pista ciclabile, un sottopassaggio o un attraversamento meglio illuminato. L’incidente più devastante è quello frontale. Per azzerare (quasi) i morti di molte strade basterebbe spesso solo allargare leggermente la carreggiata e separare i due sensi di marcia. Piccoli provvedimenti, da fare su centinaia di migliaia di chilometri di strade, costosi e poco percepibili dai cittadini, almeno nel breve periodo. Elettoralmente è più pagante promettere il Ponte di Messina, e anzi tagliare i fondi per la manutenzione delle strade extraurbane (come sembra abbia fatto questo governo) per coprire l’abolizione dell’ICI. Chi se ne accorge?

[Pubblicato sulla rubrica Italians di Beppe Severgnini il 21/12/2008 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-21/08.spm]