Allargare le strade e separare le corsie
69 letture 27 novembre 2008Non bisogna criminalizzare né le auto potenti, né la velocità in se stessa. Un’auto potente ha diversi vantaggi in termini di sicurezza (stabilità, ridotti tempi di sorpasso o di frenata). La velocità poi è la conquista dei tempi moderni. A volte sembriamo dimenticare che se il mondo di oggi produce più di 40 anni fa è anche perché… va più veloce. E allora quello che serve, è qualcosa di più lungo e faticoso delle leggi esageratamente punitive già in vigore. Occorre una cultura della legalità e della sicurezza che deve interessare innanzitutto chi ci governa e ci amministra. Mi sembra evidente che gran parte delle strade italiane sono affidate a raccomandati incompetenti, forse anche perché si è ritenuto finora che la loro gestione fosse una cosa relativamente semplice. Lo tradisce la segnaletica, che non dovrebbe essere per le autorità né un modo per lavarsi le mani da eventuali incidenti, né tantomeno un mezzo per battere cassa, come accade sempre più frequentemente.
Di certo in Italia occorre investire massicciamente nelle infrastrutture. Quanti muoiono schiantandosi su un albero? Forse basterebbe un guardrail. Per i pedoni spesso è sufficiente un marciapiede protetto o una pista ciclabile, un sottopassaggio o un attraversamento meglio illuminato. L’incidente più devastante è quello frontale. Per azzerare (quasi) i morti di molte strade basterebbe spesso solo allargare leggermente la carreggiata e separare i due sensi di marcia. Piccoli provvedimenti, da fare su centinaia di migliaia di chilometri di strade, costosi e poco percepibili dai cittadini, almeno nel breve periodo. Elettoralmente è più pagante promettere il Ponte di Messina, e anzi tagliare i fondi per la manutenzione delle strade extraurbane (come sembra abbia fatto questo governo) per coprire l’abolizione dell’ICI. Chi se ne accorge?
[Pubblicato sulla rubrica Italians di Beppe Severgnini il 21/12/2008 http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-12-21/08.spm]


21 dicembre 2008 at 2:06 pm
Sono completamente d’accordo. So che questo é un tema sul quale hai scritto più cose e que ti sta molto a cuore. Questo pezzo in concreto penso sia il migliore di tutti.
21 dicembre 2008 at 2:55 pm
Elenco di seguito (in ordine cronologico e in forma anonima) le risposte che ho ricevuto via email dopo la pubblicazione su “Italians”.
1. Caro Di Siena,
secondo me lei sbaglia. L’incolumità (o la sicurezza, il che è lo stesso) è funzione di almeno due variabili:
I = f (x, y)
Con
x = comportamento degli automobilisti
y = condizioni delle strade
Non ha senso ottimizzare solo “y”, come lei auspica, se poi “x” è del tutto fuori controllo (mancato rispetto delle distanze di sicurezza, sorpassi senza visuale, velocità sempre oltre i limiti ANCHE LADDOVE QUESTI SONO RAGIONEVOLI, auto e pneumatici in disordine, ubriachi al volante, ecc ecc ecc). L’attuale branco di sciagurati che formano circa il 20% degli automobilisti italiani sarebbe ugualmente pericoloso anche in pista…
W.F.
2. Buongiorno Giuseppe
Ho letto con molto interesse il tuto articolo “allarghiamo le strade
ecc”per limitare il solito carnaio. Una cosa molto interessante e’
successa in Gran Bretagna proprio oggi. La M1, la piu’ lunga autostrada
che collega il Nord (dalla Scozia) fino alla costa atlantica e’ stata
soggetta a dei lavori che sono durati 3 anni e che hanno fatto incavolare
milioni di gente al volante perche’ le restrizioni erano immense.
Alle 12 di oggi riapre con 6 (si, hai letto bene: sei) corsie per senso di
marcia con divisioni nette anche in un senso: per esempio, in prima corsia
vanno solo i mezzi di servizio – polizia, ambulanze e vigili del fuoco;
poi c’e’ un
guardiarail di quelli apribili; nella seconda corsia ci vanno i mezzi
pesanti, altro guardiarail ed in terza corsia vanno i pulmans; altro
guardiarail e poi troviamo le 3 corsie per macchine. Hanno speso una barca
di denaro ma gli studi dicono che i tempi saranno tagliati del 40% con
grandiosi risparmi su carburanti, emissioni e, sopratutto, incidenti.
Cordiali saluti ed auguri,
E.N. – West London, United Kingdom
3. Sig. Giuseppe, concordo solo parzialmente con la sua lettera. E’ vero che spesso capita di vedere strade in condizioni disastrose, ma, purtroppo, e’ solo(?) la testa che manca alla maggior parte delle persone. Ci pensi un attimo. Se mette il guard rail a qualche migliaia di chilometri di strade, trovera’ sempre quello che riesce a schiantarsi nei posti piu’ impensati; a Brescia, ad esempio, hanno allargato e raddrizzato molte provinciali, col risultato che prima ci si schiantava a 70 all’ora, adesso a 180…Saluti e buone Feste, Valerio’69
4. Gentile signor Di Siena,
per quanto riguarda la sicurezza stradale, ritenere che il problema maggiore siano le strade strette, tortuose o con segnaletica insufficiente significa scambiare la causa con l’effetto.
La concausa principale della mortalità sulle strade è la velocità. Non ci sono scuse o argomenti che tengano, tutte le statistiche in proposito parlano chiaro. Però nessuno lo vuole ammettere, perché altrimenti tutti dovrebbero andare più piano per forza. E poi il ragionamento che si fa è sempre il solito: è colpa “degli altri”, “delle strade” , appunto, “tanto a me non succede perché so guidare”, eccetera.
Invece di costruire strade più larghe, carreggiate separate eccetera, che oltretutto avrebbe un costo assolutamente spropositato (e per farlo si userebbero i soldi della collettività, ovvero tasse, in quanto le strade non sono di proprietà privata), basterebbe non commercializzare veicoli che facciano oltre i 130 orari: con banali tecnologie disponibili da anni si può fare che la centralina dell’auto limiti la velocità a 80 all’ora, e poi quando si entra in autostrada si riceve al casello tipo viacard l’abilitazione ai 130.
Però nessuno lo farebbe mai, perché non è il ponte di Messina ad essere “elettorale “, ma proprio serie misure per limitare la velocità non verrebbero prese da nessun governo, in quanto troppo impopolari.
Le automobili di oggi frenano più o meno come quelle di trent’anni fa, in quanto in gioco ci sono coefficienti di attrito di freni e gomme che non sono cambiati di molto, e che in ogni caso non autorizzano a correre perché ” tanto ci ho l’ABS ! “.
Le ricordo che l’energia cinetica di un veicolo aumenta col quadrato della velocità, mentre quello che non aumenta è la capacità del corpo umano di sopportare violente decelerazioni: non basterebbe un airbag grande quanto una mongolfiera a salvare da un impatto secco a 50km/h: si muore per spappolamento degli organi interni, non per la capocciata sul volante, così come il casco per i motociclisti serve solo per impatti a bassa velocità, non oltre i 30-40 all’ora.
La velocità non è “una conquista” come lei dice, ma un fattore di rischio. Non esistono strade che uccidono, esiste solo gente che rischia troppo.
Cordiali saluti
F.Ricci