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Milano, 16/09/2008 ore 13.15. C’è fila alla biglietteria della stazione FS di Milano-Lambrate, un solo sportello aperto. Un signore protesta e invita ad aprirne almeno un altro. Dall’interno gli rispondono che non è possibile e lui torna nei suoi ranghi in modo polemico ma cortese. Un istante dopo però sembrano ripensarci e ne aprono altri 2 di sportelli. “Questa è la Lombardia!” penso.
Ad aspettare il treno ci sono studenti giovincelli. Delle ragazzine fumano stravaccate sulle scale del sottopassaggio. Mi accorgo che è vero: a Milano non si parla in dialetto ma in buon italiano.
Melegnano sembra una deliziosa cittadina. Casette piccole, marciapiedi puliti sotto ampi viali alberati. Un suggestivo castello mediceo contornato da un parco con sinuosi viottoli di accesso.

Biglietto urbano atmAlle 16.50 sono alla fermata di un autobus in una grigia zona industriale di San Giuliano Milanese. Moltissimi capannoni, a destra e a sinistra, ma apparentemente c’è poco movimento. Non ci sono ciminiere, non il rumore di grandi macchinari, non un frequente transito di tir sulla strada. Alle 17 una piccola esplosione di vitalità: dalle traverse sbucano operai che tornano a casa con le proprie auto. Alla fermata giungono due signore, una è latinoamericana. L’autobus è un po’ malandato invero. All’interno del mezzo risuonano diverse lingue: quasi tutti i passeggeri sono stranieri!
Alla fermata “della standa”, cambio autobus perché non ho il biglietto. Ma non funziona, anche sull’altro serve un biglietto interurbano! L’autista non li vende. Che assurdità. In tutto il mondo gli autisti possono vendere biglietti con un lieve sovrapprezzo. E’ una cosa banale e ci guadagnano tutti: il cliente che ha un servizio migliore, l’azienda che incassa di più, e l’autista stesso (che produce di più e può avere bonus in busta paga). In Italia no. E neanche intorno alla grande e operosa Milano. Al capolinea della metro ci sono i controllori e in effetti l’autista sembra esitare un poco ad aprire le porte del mezzo. Ma -forse pigri- non salgono.
La metro 3 mi porta alla stazione centrale rapidamente. Tredici fermate in 18 minuti. Alla biglietteria un giovane napoletano parla istrionico a telefono a voce alta. “Ca’ ce sta nu cofeno e’ggente” (trad.: qui ci sono un mucchio di persone!). Macché.

Una traversa della zona industriale di San Giuliano MilaneseAl megafono un avvertimento: “a causa di un guasto a Lambrate tutti i treni diretti verso Sud partiranno con circa 30 minuti di ritardo“. Raggiungo il mio posto un po’ perplesso. In effetti alle 19.00 davvero l’Eurostar non parte. Via interfono, sempre più imbarazzato nella voce, il capotreno dilaziona via via la partenza. Non parte alle 19.10. Non parte alle 19.30. Non parte alle 20.20 quando qualche treno al nostro fianco comincia ad andare via. Noi stiamo ancora fermi lì. Una ferroviera dal cui cappello strabordano abbondanti capelli biondi e ricci, è gentilissima. Col cellulare telefona spesso alla direzione, risponde con calma alle richieste di ogni passeggero consultando anche il proprio dispositivo portatile. Rassicura ciascuno sulle coincidenze di cui ha bisogno per rincasare.
Partiamo finalmente alle 21.10 (con 130 minuti di ritardo). In carrozza sono seduto di fronte ad una signorina di Firenze, una studentessa di giurisprudenza della Cattolica di Milano che ha appena preso un 30. Dietro me c’è invece un ragazzo di Napoli (che lavora a Roma) che ha vinto il secondo premio ad un concorso per barman. E’ euforico nel raccontarlo a telefono agli amici. Dopo un po’ però il suo telefono squilla lungamente a vuoto. E’ quasi mezzanotte e in carrozza fa sorridere la suoneria molto ritmica che stride alquanto col clima di sonnolenza che nel frattempo ha pervaso noi passeggeri esausti e stanchissimi. Il telefono squilla ripetutamente, ma nessuno risponde. Il fatto è che il tizio è sceso dal treno a Bologna per… fumare. Ed è rimasto lì. Il fumo: quanti danni comporta!

Arrivo a Roma alle 01.53. Un ferroviere di Pontecorvo, con appresso i bagagli del distratto fumatore, mi accompagna allo sportello clienti del binario 1. Sono l’unico passeggero che deve proseguire ancora fino a Cassino. Così, in modo molto rapido ed efficiente, chiamano un taxi. Il tassista, nell’oscurità dell’autostrada Roma-Napoli, sfreccia gongolante, mentre il ferroviere quasi mio conterraneo si appisola un poco. Arriviamo alla stazione FS di Cassino alle 03.30. Mi stupisce, siamo nel cuore della notte, ma al binario 1 c’è già un treno pronto a partire per Roma alle 3.45. Il primo viaggio di un nuovo mattino.
Zona industriale di San Giuliano Milanese