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Caro Beppe,
tu difendi il fatto che molti nostri atleti olimpionici appartengano ai vari corpi delle nostre forze dell’ordine. Io faccio fatica a pensare che mentre più di qualcuno sta evadendo tranquillo le tasse un nostro finanziere se ne stia ad allenarsi nel lancio del martello, o che mentre un delinquente si sta costruendo bel bello una villa abusiva, una guardia forestale del luogo se ne stia tutta immersa nel suo tiro a volo. Ma questo è il meno. L’entusiasmo che queste persone talvolta regalano o anche l’orgoglio che infondono nei colleghi, possono valere la candela. Quello che mi sembra veramente negativo per la nostra Italia è che questi atleti costituiscano una quota notevole della nostra rappresentanza nazionale. Questo mi sembra tipico di un Paese povero del Terzo mondo o di un Paese con un regime dittatoriale. Il fatto che lo sport non venga dal basso ma sia in gran parte «programmato» in modo quasi corporativo dall’alto, tradisce il fatto che in Italia c’è una carenza di strutture e di possibilità che non consente a molti cittadini di praticare facilmente attività sportive o ricreative. Calcio a parte ovviamente.

[Pubblicato sulla rubrica "Italians" del giornalista Beppe Severgnini: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-09-09/10.spm]