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Si è svolta a Coreno Ausonio la IV edizione de I vicoli di Coreno, manifestazione di arte, tradizioni e gastronomia cui diedero vita alcuni giovani volontari nella tarda estate del 2005. Per tre anni di seguito gli allestimenti hanno interessato, con crescente successo di partecipazione, la parte alta del paese. Quest’anno i quartieri coinvolti sono stati invece quelli prossimi al cuore stesso del comune: Quarto, Lorme, Tucci, Carelli, oltre  alla stessa piazza centrale, dove svetta lo storico campanile della chiesa di Santa Margherita.
Lungo il percorso suggerito ai visitatori erano disseminati punti di ristoro ed esposizioni dimostrative di arti e antichi mestieri, non molto diversamente da quanto avviene in analoghe iniziative di altri comuni della Ciociaria. Tuttavia nella serata più tarda si è svolta una rappresentazione teatrale insolita ed originale. Lo scopo era quello di rievocare una vecchia leggenda che testimonia dell’antica rivalità che correva tra gli abitanti di Coreno Ausonio (319 m s.l.m.) e della vicina Ausonia (178 m s.l.m.).

Questo l’aneddoto. Si narra che un contadino corenese, nell’attraversare la piazza assieme col suo asino, notò che il quadrupede sembrava sollevare la testa più volte in direzione del campanile. Guardò in alto e si accorse che in cima ad esso  era cresciuta, abbondante e abbarbicata, dell’erba. Credette di aver capito che l’asino fosse bramoso di brucarla. Ne parlò con un compaesano che passava in quei pressi, il quale si convinse anche lui della bontà dell’impresa e lo aiutò a imbracare la bestia e a sollevarla con una corda in vetta alla torre. Durante la salita l’asino si dimenava agitato, ma i due compari continuavano ad issarlo senza remore. Una volta arrivato lassù l’equino rimase però immobile, solo spalancando la sua bocca in una smorfia che ne mostrava in modo appariscente i denti. Da sotto il campanile i due non si avvidero del peggio, piuttosto osservarono i denti e credettero che l’asino stesse sorridendo per… la contentezza! Comunque, quando tirarono giù l’animale, i due villani dovettero arrendersi all’evidenza:  l’asino era morto. Quale grave sciagura! Il proprietario si dispera: come troverà il coraggio di raccontarlo alla moglie? Ma alfine i due corenesi non si perdono d’animo e si adoperano per recuperare almeno la pelle della povera bestia. Per facilitarne il distaccamento immaginano possa essere utile gonfiare d’aria il corpo morto dell’animale. Provano a farlo soffiando con impegno in una cannetta opportunamente infilata nel suo deretano. In quest’operazione si danno anche il cambio affannosamente, ma con risultati poco incoraggianti. In quel momento passa dì lì passa un frattese, [ovvero un abitante dell'antica Ausonia che fino al 1862 si chiamava Fratte], e i due chiedono un aiuto anche a lui. Il frattese, signore più distinto e schizzinoso, accetta a condizione di non mettere la sua bocca dove l’hanno già messa i corenesi, ma piuttosto gira la canna, per soffiare dalla parte che era stata invece infilata… nelle viscere dell’asino. Da allora i corenesi sono derisi col soprannome di abbottaciucci (gonfia-somari) e i frattesi col soprannome di otacanneglie (gira-cannette). (30/09/08)

Un video della scenetta su questo link: Asino sul campanile di Coreno Ausonio

L'asino in fase di sollevamento sul campanile