Leonardo Express
232 letture 28 agosto 2008Leonardo, il genio del Rinascimento che ancora ai nostri giorni continua a dare lustro ad una nazione che sembra far di tutto per non meritarne, si rivolterebbe nella tomba. Lo Stato italiano usa il suo evocativo nome per fregare soldi a ignari turisti stranieri oltre che ai suoi stessi cittadini. Forse molti viaggiatori avranno già intuito che mi riferisco al treno navetta che fa da spola tra la stazione di Roma Termini e l’aereoporto di Fiumicino. Un capolavoro italiano. Una tratta di solo una trentina di chilometri che viene percorsa in quasi tre quarti d’ora. Il treno non fa soste intermedie, ma a scanso di equivoci una voce ripete ossessivamente la prossima fermata. “Leonardo Express” collega un grande aereoporto, ma è un treno come gli altri, salvo il fatto che non ci sono vani dove riporre le valigie. Neanche la frequenza è particolarmente serrata: ne parte uno ogni mezz’ora. A Fiumicino ne ho perso uno per pochi minuti (perché peraltro delle indicazioni in aereoporto erano state poco chiare). Comunque proprio mentre il treno stava partendo, un signore al mio fianco, trafelato, si toglie il cappellino e lo sbatte sui bagagli esclamando: “Mannaggia all’Italia! “. Mai sentita un’imprecazione così. Forse c’era dentro la sua storia di emigrante.
Il biglietto per una sola corsa su “Leonardo” costa 11 euro, più di quello che nel Lazio consente di viaggiare in tutto il resto della regione per un intero giorno. Nondimeno a Fiumicino la maggioranza delle macchinette per timbrare non funziona. Una famiglia di francesi sembra rammaricata di non aver capito neanche che i biglietti andavano obliterati. Interpellato in proposito, un ragazzo li tranquillizza: “Non preoccupatevi, i controlli non ci sono quasi mai“. Per il bene e la dignità del nostro Paese non sapevo che augurarmi: dopo quella rassicurazione, che i controllori fossero passati o no, in ogni caso avremo fatto una brutta figura!
Per la cronaca: non sono passati.
