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L'insegnante mostra un filtro autopulente per l'acqua piovanaLa signora Gunhild Hoener ha tenuto una lezione sul risparmio dell’acqua. L’acqua potabile è piuttosto cara in Germania (circa 5 euro a metro cubo). Anche questo aspetto deve aver spinto molti cittadini a installare sistemi di recupero dell’acqua piovana (Regenwasser). Se i tetti non sono né di tipo bituminoso, né rinverditi a prato (come accade a volte in Germania), l’acqua raccolta può essere usata per gli sciacquoni dei bagni, per l’orto o il giardino, per le lavatrici. E’ consigliabile immagazzinarla in cisterne di cemento perché quest’ultimo, essendo basico, ne compensa la leggera acidità. Di solito le cisterne sono interrate.

La fitodepurazione è un metodo che sfrutta i meccanismi naturali di piante e batteri per trattare le acque reflue in modo “ecologico”, senza ricorrere ad una rete fognaria. Perché il sistema funzioni è fondamentale un pretrattamento che separi i solidi in sospensione. Questo viene fatto o attraverso 3 camere (come avviene sovente in Germania) o attraverso una vasca Imhoff (come accade in Italia). Questa vasca è caratterizzata da una campana che divide la zona di decantazione dell’acqua da quella di stabilizzazione, e che impedisce la risalita di sostanze solide. Effettuata questa decantazione il più è fatto. Il liquido, privo ora di particolato, viene affidato al lavoro dei batteri.
Schema della fitodepurazione
Il lavoro avviene in una fossa non troppo profonda (1-1,5 m) che, solo per motivi di cautela ambientale, viene coibentata inferiormente con un telo impermeabile. La fossa viene riempita dapprima con uno strato di ghiaia, poi con uno spesso strato di sabbia (dove i batteri possono insediarsi bene), quindi un nuovo strato di ghiaia. Su quest’ultimo vengono messe a dimora delle canne palustri che poi affonderanno le loro radici nella sabbia sottostante. Benché si parli di fito-depurazione, la funzione di queste piante non è tanto di purificare l’acqua, quanto di mantenere il substrato sciolto e ossigenato, così da agevolare il lavoro dei batteri, batteri che sono già naturalmente presenti nell’acqua reflua. Essa viene sparpagliata sulla superficie della fossa mediante una rete di tubi bucherellati. L’acqua bonificata viene raccolta attraverso un’analoga rete di tubi bucherellati che sono stati affogati nello strato di ghiaia inferiore (quello a contatto col telo impermeabile). Ci sono fondamentalmente due tipi di impianto: a percolamento verticale o a percolamento obliquo. Quest’ultimo richiede una superficie maggiore ma si mantiene meglio aereato. La superficie necessaria varia da 2,5 a 8 metri quadri a persona. Fattori che consentono una minore superficie sono sia un buon pretrattamento dell’acqua, sia anche temperature medie maggiori (come quelle dell’Italia rispetto alla Germania).

Il lagunaggio è una tecnica di trattamento dell’acqua che sfrutta il potere purificatore degli ambienti lacustri. Contrariamente alla fitodepurazione il lagunaggio può essere utilizzato sia per le acque reflue che per le acque piovane. Allo scopo si realizzano bacini d’acqua con una profondità di circa 40 cm e in essi si pianta la Tifa, una canna palustre. Rispetto alla fitodepurazione occorre una superficie decisamente maggiore, da 15 a 20 metri quadrati per abitante. L’impianto può essere utilizzato anche come post-depurazione. Sono stati fatti dei tentativi di sfruttare commercialmente la tifa, utilizzando ad esempio la fibra per realizzare pannelli isolanti.

La lezione termina con una disamina di varie tecniche per utilizzare feci e urine umane a scopo di fertilizzazione.  Sembra che le feci, separate dalle urine, diventino un terriccio privo di odore e molto fertile nel giro di pochi mesi. In modo simile le urine, chiuse ermeticamente entro botti, diventano sterili in un tempo che va da 1 a 6 mesi (secondo la temperatura esterna). In particolare la signora Hoener ha mostrato un’applicazione che è stata sperimentata con successo in Ghana. Vincendo la diffidenza degli agricoltori e persino dei professori della facoltà di agraria del luogo, le urine, ricchissime di ammoniaca e quindi di azoto, sono state utilizzate con successo per la piantumazione di un nuovo bananeto. Per quanto apparentemente bizzarro, in luoghi della terra dove l’acqua è scarsa e il concime chimico un prodotto costoso, questo sistema ecologico può essere una soluzione molto virtuosa. (17/08/2008)

Messa in opera di un impianto di fitodepurazione