Biomasse: energia rinnovabile!
51 letture 5 agosto 2008In mattinata abbiamo avuto una lezione sulle biomasse. L’oratore, il sig. Carsten Brueggeman, con buoni trasparenti in cui ha fatto largo uso di fotografie, si è soffermato dapprima sulla tecnologia per produrre biogas. Il biogas, in quanto ottenibile da scarti organici e da produzioni agricole, è una fonte di energia rinnovabile. Con scarti di grassi e residui di cibo si possono ottenere fino a 0,7 metri cubi di gas per chilogrammo di materia organica, ma queste sostanze non sono utilizzabili. Si utilizzano invece con buon rendimento (0,6) mais e sfalci d’erba. Per ricavarne il gas questi prodotti devono essere lasciati fermentare. Nei liquami agricoli sono già presenti i batteri necessari, in altri casi vanno aggiunti. I batteri lavorano bene all’interno di tre zone termiche: 17-18°C, 35-40°C (la più usata), 50-55°C. Per ricavare il valore energetico di un litro di carburante diesel servono 1600 litri di biogas. In Germania ci sono già diverse aziende agricole che hanno un impianto per la produzione di biogas. In genere lo utilizzano come fonte di autoriscaldamento per le stalle. Si tratta di impianti che hanno solo una lieve redditività, per cui è molto importante che siano ben progettati.
Carsten è passato poi a discorrere di altre fonti di riscaldamento da biomasse: legno, cippato, pellet, paglia… I bruciatori per questi materiali costano 3 volte più di quelli per combustibili petroliferi. Inoltre ciascun materiale ha pregi e difetti. Il pellet è quello che costa di più, deve rispondere a norme precise per essere così definito. Pellet e cippato sono gli unici materiali che si prestano all’automatizzazione. La paglia ha un notevole potere calorifero, ma brucia in modo troppo repentino e turbolento per cui è necessario un grande accumulo d’acqua calda per immagazzinarne il calore ottenuto. La paglia in realtà è un combustibile problematico sia perché genera 10 volte più ceneri del legno, sia perché queste ceneri a 700°C diventano liquide per solidificare successivamente e rovinare l’impianto. Il legno al contrario è il combustibile ecologico che dà meno problemi di combustione. L’Italia (dopo Germania, Svezia, Francia, Finlandia e Polonia) è al VI posto in Europa per scorte di legno forestale. Comunque secondo l’oratore L’Italia avrebbe un ulteriore notevolissimo potenziale se solo utilizzasse le potature dei suoi uliveti.
Carsten ha criticato in modo molto incisivo l’uso del legno nel caminetto (comune in Italia): fra 300 e 600°C si svilupperebbero sostanze cancerogene. Negli impianti chiusi si arriverebbe invece a 1000°C, temperatura alla quale la presenza di queste sostanze cesserebbe. Inoltre per un caminetto servirebbero 100 metricubi/ora di aria per permettere al fumo di fuoriuscire dal comignolo e questo abbasserebbe il rendimento fino al 10-15%. Con i termocamini (chiusi) si raggiungerebbe perlomeno un rendimento del 50%.
Per quanto riguarda invece la produzione agricola di biomasse, il miglior rendimento si otterrebbe con le “foreste energetiche” (presenti anche nella nostra pianura Padana), ovvero con coltivazioni di salici o pioppi messi in filari che poi vengono capitozzati ogni 3 o 4 anni. (14/08/2008)


