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Caro Beppe, che sono questi piagnistei per Del Turco? Anch’io ne sono rimasto relativamente sorpreso. Ricordo di averlo ascoltato a lungo, non molti anni fa, durante un convegno. Parlava molto bene, davvero mi sembrava di concordare molto con le cose sensate che diceva e quasi mi meravigliavo che non sembrava un vecchio esponente da “prima repubblica” quali in effetti era. Ma ora, ora che i giudici hanno messo in luce le malversazioni della sua giunta, ora sia pure messo in isolamento. I buonismi e le solidarietà politiche sono fuori luogo come non mai. Inutile lamentarsi della stagnazione italiana o dei tanti servizi che qui non funzionano se poi non si ha il coraggio di affrontarne le cause alla radice. La giustizia, con i suoi limiti umani (e italiani), farà pure il suo corso. Ma Del Turco non si è macchiato, assieme alla sua camarilla, di un reato di poco conto. Del Turco ha TRADITO noi cittadini, la sua Regione e lo Stato che invece doveva sentirsi onorato di servire.

Giuseppe Di Siena, giuseppe.disiena@libero.it

SE è colpevole, caro Giuseppe. Questo è doveroso dirlo subito. Certo: le cose che si leggono appaiono preoccupanti. Ma la preoccupazione è una cosa; la condanna senza processo un’altra. Sono d’accordo però con te su un punto fondamentale: la musica che si sente non piace.
Un sacco di bei discorsi sul primato della politica, le necessità della riforma della giustizia e compagnia bella. Pochi si chiedono: ma è vero o non è vero che hanno rubato milioni di euro alla sanità pubblica, quindi alla salute della gente? E’ vero o non è vero che la politica ha ripreso a rubare a mani basse? Non è per caso che di rubare non ha mai smesso, e teme una nuova Tangentopoli?
QUESTE sono le domande che un Paese civile dovrebbe porsi, in queste ore, invece di insinuare sospetti sui magistrati. Certo, la giustizia va riformata (tempi dei processi, carriere, intercettazioni, responsabilità). Ma è pazzesco pensare – come disse una volta un procuratore della Repubblica – che molti italiani, quando la magistratura e i media (i cani da guardia di una democrazia) abbaiano ai ladri, non se la prendono coi ladri. Ma coi cani. (Beppe Severgnini)

[Pubblicato nella rubrica Italians del Corriere della Sera:
http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-07-18/01.spm ]