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Fiume Liri in piena nei pressi di una centrale idroelettrica nel comune di Monte San Giovanni Campano (FR)

Oggi sono stato presso un noto mollificio della Ciociaria. Da Coreno (passando per Pontecorvo, Aquino, Fontana Liri), un tratto non breve, con ampie zone di campagna e a volte boschi. Quasi all’arrivo ho svoltato per Monte San Giovanni Campano (che a dispetto del nome, si trova ampiamente all’interno del Lazio). Attraversando uno stretto ponte mi sono ritrovato sulla destra uno spettacolo che mi ha indotto a tirare il freno a mano.

Sarà che sono stato di recente ad una esposizione sulle energie rinnovabili, ma sceso dall’auto, sotto una leggera pioggia, ho pensato per prima cosa a quanta energia stava andando persa in quei frangenti! In realtà l’acqua scivolava giù per un dislivello realizzato artificialmente proprio a causa di una centrale idroelettrica in quei pressi. Forse non ci sarebbe stato un grosso impatto ambientale a incanalare anche tutta quell’acqua in un po’ di turbine Kaplan!
Poi dalla ringhiera del ponte ho guardato più in basso. Ho visto tra le altre cose, quei detestabili contenitori di polistirolo. Quelli che anziani e contadinotti faidaté della nostra provincia comprano a bizzeffe, nei mercatini settimanali, con le belle piantine da trapiantare nell’orto. Salvo poi liberarsene dove capita. Stanno lì evidentemente. I mezzi di informazione lanciano allarmi ambientali sempre più preoccupanti, ma a quanto pare a queste persone, di quello che succede fuori del loro “orto” non può fregargliene di meno.

Monnezza si accumula al di sotto del ponte, in una zona di ristagno del corso d'acquaE allora. Siccome un mio compagno d’università, che abita proprio in quella zona, mi parlava spesso con sarcasmo dei vizi e della indolenza dei “napoletani”, ho pensato ai napoletani. Alla monnezza al di sotto della quale si sono ritrovati, seppelliti dalle loro stesse furberie, dal loro disinteresse per l’onore dello Stato o il bene della collettività, dal loro stesso stupido egoismo. Così, guardando di sotto il fiume che attraversava impetuoso i boschi e la natura quasi selvaggia di quel luogo ho pensato: siamo tutti napoletani.

[Scritto molto simile pubblicato su Italians il 30/05/2008: http://www.corriere.it/solferino/severgnini/08-05-30/03.spm]