Pil e viabilità
48 letture 19 maggio 2008Caro Beppe,
In Italia abbiamo bisogno di piccole rivoluzioni copernicane nel modo di concepire la vita pubblica e lo stesso sistema Paese. E’ normale nel nostro Paese che strade di grande comunicazione vengano bloccate totalmente (o più spesso parzialmente) per lavori di manutenzione anche banali. In un paese civile i lavori su arterie di importante comunicazione andrebbero effettuati solo di notte o nei giorni festivi. Gli operai andrebbero pagati il doppio o il quadruplo se necessario, ma dovrebbero operare nelle ore in cui il traffico veicolare è più scarso, quando l’intervento comporta minori danni per l’economia e minore disagio per i cittadini. Non si possono bloccare impunemente (come accade) migliaia di persone: automobilisti, camionisti, furgoni di artigiani, Tir internazionali, commessi viaggiatori, gente che lavora ma anche autobus di turisti o di studenti. Solo perché c’è da installare qualche segnale stradale o magari togliere anche solo delle erbacce tra il guard rail. Spreco di tempo, consumo di carburante dei motori fermi in moto con relativo inquinamento gratuito. Quante situazioni come queste si consumano ogni giorno nelle province della nostra Italia? Dagli stessi comizi elettorali è emerso che i problemi di viabilità costano all’Italia circa il 4% di PIL in più rispetto agli altri Paesi occidentali. Eppure il tema dell’apertura notturna dei cantieri, che coinvolge aspetti di efficienza e di cultura del lavoro, nonché di civiltà e rispetto del prossimo, sembra del tutto ignorato.

