Fieramilano
51 letture 31 maggio 2008
Sono stato per la prima volta a Milano. Sono arrivato venerdì sera assieme alla fidanzata di mio cugino Giampaolo. All’arrivo mi colpisce la stazione con le travate di ferro, stile Ottocento. Prendiamo la metro verde. Nella metro sono tutti mogi e apparentemente molto stanchi. Forse i giovani sono lavoratori “precari” alla fine della loro giornata. Alla fermata “Fermagosta” una sorpresa.
Ad accoglierci c’è anche Lio, quasi mio coetaneo e nativo della mia stessa contrada, compagno a volte di avventure infantili. Ora vive a Milano. Ci porta nel suo appartamentino, arredato con ogni confort.
Passiamo la notte in un pratico motel nel comune di Ossola. Il mattino dopo, intorno alle 9.30 siamo all’interno della Fieramilano. Giampaolo rappresenta la Omnitec in uno stand del padiglione 18 dedicato all’automazione. La Omnitec vende installa e ripara sofisticate macchine (perloppiù giapponesi) dedicate alla (velocissima) produzione in serie di schede elettroniche.
La struttura fieristica a nordovest di Milano nasce sul territorio di una ex raffineria. Il terreno sarebbe stato bonificato con tecniche moderne. Il nuovo polo fieristico è stato inaugurato da non molto, nel 2005, e con i suoi 200 ettari (di cui 53 di area espositiva lorda) sarebbe il più grande d’Europa. Una vera e propria città con migliaia di persone impiegate nel funzionamento dei suoi servizi. Tutto sembra ruotare attorno ad un “corridoio” sopraelevato lungo ben un chilometro e mezzo, e sormontato da una “vela” di vetro. L’idea della lunghissima vetrata è di una certa suggestione, ma l’effetto serra che ne deriva può diventare fastidioso. Tempo fa lessi su “Science” che sono stati inventati dei vetri in grado di bloccare, mediante comando elettrico, la radiazione termica. Forse in futuro qui si farebbe bene ad operarli! Ai lati del corridoio sorgono i vari padiglioni e diversi edifici, tra cui alcuni dalla strana forma di “insetti” con le zampe in un sottile specchio d’acqua.
La fiera in allestimento era una composizione di quatto “sottofiere”, ma la parte prevalente mi è sembrata concentrata soprattutto sull’elettronica, la sensoristica e la misuristica, l’automazione industriale in genere. Campi molto specifici, dalle applicazioni quasi “impalpabili”, i cui parametri salienti non sono immediatamente evidenti a visitatori profani. L’area dedicata alla trasmissione di potenza meccanica era quasi insignificante. Rilevante invece l’esposizione dedicata all’oleodinamica e alla pneumatica. In effetti questi due settori hanno avuto (sia pure in applicazioni leggermente diverse) uno sviluppo notevolissimo negli ultimi decenni.
In generale non mi è parso di vedere né moltissimi visitatori né molto entusiasmo. E’ vero che si tratta di settori “maturi”, ma gli stand erano freddi, sembravano risolversi quasi sempre in una semplice vetrina di prodotti, ho notato poche dimostrazioni o spiegazioni pubbliche, pochi scambi di informazioni, pochi assembramenti di persone. In compenso ho sentito discorrere molto spesso in inglese, segno di un’importanza internazionale dell’evento. C’era della vivacità presso qualcuno dei numerosi stand cinesi, dove qualche operatore si rivolgeva evidentemente in cerca di facili economie.
Per sbaglio, causando quasi il “panico” tra le “razionali” assistenti milanesi vestite di azzurro, mi sono ritrovato nella contigua (e separata) fiera dedicata alle macchine per la lavorazione del legno. Questa sì che era affollata, brulicante e fervente di lavoro. Nell’aria odore di legno e di truciolato. Ma alquanto stanco, non ho indugiato molto oltre.
La metro, la stazione, un sovraffollato treno Eurostar (“business”) sul quale devo viaggiare seduto su un gradino. Poi a Roma un treno per Siracusa altrettanto sovraffollato. Due ragazzi siciliani non resistono alla prospettiva di 12 ore di viaggio in quelle condizioni: telefonano alla mamma e poi “evadono” dal treno pochi istanti prima della sua partenza. In prossimità della discesa a Formia si avvicinano a me degli inglesi, tra cui un paio di signore. Ai forti scossoni del treno, così rumoroso logoro e sudicio, si guardano e sorridono. Chissà, forse alla stregua di quel personaggio, di quella signora inglese (in visita in Italia) inventata dal comico Enrico Montesano, trovano il disagio delle nostre inefficienze… “mooolto pittoresco!”



2 giugno 2008 at 2:06 pm
Ciao Giuseppe.
L’automazione industriale, specialmente quella manufatturiera, a mio parere non è tanto materia da fiera. I margini di guadagno più bassi rispetto a settori come quello dell’energia, quindi se uno scopre qualcosa che può migliorare anche di poco la produzione cerca di tenersi il segreto. Magari questo spiega il clima un po freddo che hai trovato.
2 giugno 2008 at 10:50 pm
Io conosco un geometra della Astaldi la società che ha realizzato la Nuova fiera di Milano. Mi ha raccontato che durante i lavori, molte volte, uscivano dagli scavi degli strati di oli pesanti. Ti lascio immaginare come è stata fatta la bonifica.
3 giugno 2008 at 1:25 pm
Ciao Carlo! Grazie del tuo contributo. Ho letto che la bonifica del sito della raffineria Agip che sorgeva nella zona della nuova fiera di Milano, sarebbe stata fatta con una tecnica innovativa: la cottura del terriccio a 300 gradi Celsius e quindi l’assorbimento e il filtraggio dei vapori che ne derivavano. In teoria il procedimento dovrebbe funzionare abbastanza bene.
In generale sono sempre un po’ scettico quando sento parlare di “bonifiche”, di solito molto costose e comunque di dubbia efficacia. La migliore e unica vera “bonificatrice” è in realtà la Natura stessa, che ha bisogno però di molto tempo e soprattutto, durante questo tempo, di essere lasciata in pace!