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Con la compagnia inattesa di Pasquale, collega e un tempo compagno d’università, mi sono recato ieri a Cassino per apporre la mia firma alle petizioni di Beppe Grillo in favore di una maggiore libertà di informazione. L’impetuoso giullare genovese ha in effetti dedicato la giornata di ieri (dopo il primo “vaffa”-day dello scorso 8 settembre contro i politici corrotti) per  protestare questa volta contro il sistema dell’ informazione nel nostro Paese.
Il dogmatismo o l’estremismo di Grillo possono lasciare peplessi a volte, eppure non si può non condividere la gran parte delle sue battaglie.

D’altronde se gli italiani alle ultime politiche hanno chiesto di risolvere i propri problemi ai politici che ne sono stati i maggiori responsabili (come ha notato acutamente Antonio Di Pietro) non si può pensare che siano tutti imbecilli. E’ vero che in Italia non si leggono molto i giornali, che una gran parte delle persone è distratta o superficiale, che un’altra parte non è particolarmente sensibile o educata ai valori morali e civili…. Ma è evidente anche che l’informazione italiana non consente al cittadino comune di capire o percepire facilmente quale sia la verità. I quesiti referendari proposti da Grillo tentano di affrontare almeno tre delle cause che favoriscono questo stato di cose.

Il primo quesito chiede l’abolizione dell’ordine dei giornalisti. L’ordine è stato istituito da Mussolini (che quanto a controllo dell’informazione non era un fesso!) nel 1925. Il secondo quesito riguarda l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. Si tratterebbe di ben 1 miliardo di euro all’anno, una parte non trascurabile delle nostre tasse, la quale viene versata sia a grandi editori quotati in borsa (che non hanno bisogno della beneficienza statale), sia a fogli e giornalini pressocché inutili (a volte puri esercizi intellettualistici a sfondo politico). Il terzo, forse il più importante quesito chiede l’abolizione della legge Gasparri. La legge Gasparri è stata probabilmente la legge ad personam più storta e “scandalosa” del passato governo Berlusconi. Nel breve termine è servita tra le altre cose ad assegnare legalmente allo stesso primo ministro ben 3 delle 4 frequenze pubbliche nazionali. Nel lungo termine conserva i privilegi dello status quo e impedisce lo sviluppo di un maggior pluralismo.

Spiega Grillo: “Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. Nulla sulla morte di Borsellino, sull’Italicus, su Ustica, su Piazza Fontana, sulla stazione di Bologna, sulle bombe di Brescia, su Aldo Moro. Non sa nulla sulla sua vera realtà economica e su un debito pubblico di 1630 miliardi di euro che ci sta trascinando a fondo, all’Argentina. Un Paese cieco sulle cause delle stragi sul lavoro, sul precariato, sulla cementificazione, sugli inceneritori, sul Sud consegnato alle mafie.”

Sono daccordo. Non ci possono essere buoni cittadini, né vera democrazia, senza vera informazione!

Un'immagine del gazebo attrezzato lungo il Corso della Repubblica a Cassino (FR)