L’ ICI: una tassa… bellissima
59 letture 29 aprile 2008L’Ici è una delle tasse più “belle” che esistano. Ad esempio è tra le poche di cui il cittadino sa chi deve renderne conto. In Italia spesso i sindaci utilizzano quegli introiti anche per farsi degli “amici”, per favorire magari talune assunzioni o assegnare talaltri appalti. I cittadini lo sanno, in genere tollerano, altre volte meno. In ogni caso sono ben consapevoli che in simili “manovre” ci sono direttamente anche i propri soldi. Questa cognizione favorisce una maggiore sensibilità sull’operato delle amministrazioni locali.
I trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono l’opposto. Sono il clientelismo partitico, non di rado solo elargizioni di “numi tutelari” a beneficio magari di fedeli vassalli sul territorio. In esse il cittadino ha poco da intromettersi.
E’ vero, il “possesso” di una casa non è un reato, ma neanche il reddito lo è. Lo Stato tassa il reddito perché ha bisogno delle risorse di tutti per sussistere e per distribuire ai cittadini diverse utilità (alcune delle quali sono senza prezzo, come la giustizia). Se lo Stato preleva meno soldi dalle tasse sul patrimonio, giocoforza deve prenderne di più dalle tasse sul lavoro. L’effetto è che per salvaguardare chi “possiede” ricchezze (compreso magari un pigro nullafacente) si va a penalizzare leggermente più chi lavora e le ricchezze le “produce”. Se ne potrebbe arguire, con un po’ d’ironia, che l’ ICI è una tassa che va lievemente a favore dei muratori!
Non tutti i cittadini lo sanno (vedi post precedente) ma l’ICI in realtà prevede già oggi una detrazione sulla prima casa. Questa detrazione in fondo ha in sé il riconoscemento di un diritto ad un alloggio abitativo “minimo”, che non è quindi soggetto ad alcuna imposta. Bisognerebbe pure osservare che in genere un’abitazione “consuma” diversi servizi forniti dal Comune di appartenenza: asfaltatura e pulizia delle strade adiacenti, illuminazione pubblica, manutenzione del verde limitrofo, sicurezza. L’Ici può essere considerata anche un giusto contributo alla copertura di questi servizi comunali.
Un’ultima considerazione. Se si abolirà l’ICI sulla prima casa (come credo sarà inevitabile), è verosimile che in Italia ne risulteranno 50 milioni di “prime case”. Con buona pace della trasparenza anagrafica e della lotta all’elusione fiscale.



9 maggio 2008 at 10:12 am
[Con l'autorizzazione della scrivente, riporto un commento apparso sulla rubrica "Italians" del Corriere della Sera on line, il 2 maggio scorso. gds]
CON L’ABOLIZIONE DELL’ICI AUMENTERA’ LA PRESSIONE FISCALE
Caro Beppe [Severgnini], da Vespa c’è il giubilo corale di quattro donne politicanti per l’abolizione dell’ICI, tassa odiatissima dagli italiani che dimostrano così di essere non solo pre-moderni, incoerenti rispetto al loro furore autonomista, e fondamentalmente autolesionisti. La mia esperienza è quella del mio altro Paese, gli USA, e della Gran Bretagna, dove ho un’altra abitazione e, in entrambi questi Paesi, esiste una imposizione fiscale a favore degli enti locali che è basata sugli immobili, prescindendo dal reddito, salvo correttivi per i veterani, i disabili ed altre situazioni di disagio. Ovviamente, siccome in UK su una casa del valore di 40.000 sterline si pagano 800/900 sterline l’anno, pagabili anche mensilmente, è chiaro che le imposte sul reddito e la contribuzione sociale, che vanno allo stato centrale, sono più basse di quelle italiane, e non c’è il giro perverso contribuente-stato-ente locale, ma un rapporto direttissimo cittadino-comune basato sul semplice scambio di denaro contro prestazioni immediatamente valutabili e censurabili. Con l’abolizione dell’ICI ci sarà un aumento della pressione fiscale che colpirà tutti quelli che hanno la ritenuta sullo stipendio e la pensione e, alla fine, saranno colpiti sempre gli stessi. Sarebbe stato meglio diminuire l’Irpef e L’Irpeg e imporre ai comuni di ricavare tutti i loro redditi solo dall’ICI. Ma questo agli italiani non piace perchè amano illudersi che c’è sempre qualche entità astratta che paghi per loro.
14 dicembre 2008 at 6:04 am
L’ICI, come qualunque tassa che colpisce gli immobili, è una tassa ingiusta e incostituzionale, perchè è come se ci fosse una doppia tassazione: ogni immobile è stato acquistato tramite reddito o accumulo di redditi, che già sono tassati. La tassazione poi sarebbe tripla se si pensa che gli immobili comunque vanno dichiarati sul modello 730 o Unico. Il problema di fondo è che i comuni non sanno gestire le loro risorse finanziarie, devono iniziare a ragionare come aziende e non come stipendifici.
14 dicembre 2008 at 11:21 am
Anche quando acquistiamo un qualsiasi prodotto si paga l’IVA, eppure sul reddito già è stata applicata un’imposta. Se poi usiamo il nostro reddito per pagare una bolletta della luce oppure un pieno di benzina, lì arriviamo davvero a pagare una sorta di tassa “tripla”.
Non mi sembra questo l’aspetto principale. Tassare gli immobili può essere una leva come un’ altra per reperire le risorse che servono allo Stato e per far funzionare al MEGLIO possibile l’economia di un Paese.
Per quanto riguarda le spese dei Comuni, questa tassa con cui i cittadini li finanziavano parzialmente dal basso, poteva costituire un lieve deterrente agli sprechi. Infatti si tende a sprecare più facilmente le risorse quando queste arrivano da “Pantalone”, ovvero dall’alto.
La riduzione delle tasse è una cosa positiva, soprattutto in Italia. Ma da cittadino avrei preferito, se questo governo avesse davvero voluto fare qualcosa di saggio e di utile per la nazione, che avesse ridotto le imposte che incidono sul costo del lavoro, o sul reddito personale (irpef), o sulle aziende (irap), o sulla benzina… Per un altro verso avrebbe anche potuto aumentare le detrazioni per le spese mediche, o per le spese scolastico-universitarie, o per le donazioni alla ricerca e ad enti benefici.
Tagliare l’ICI è stata una mossa ancora più sconsiderata alla luce della crisi mondiale che poi è scoppiata pochissimo tempo dopo, e che ha reso ancora più importante stimolare l’economia reale piuttosto che favorire sterilmente chi ha il solo merito di possedere un immobile.
Un’ultima considerazione. Sembra che questa abolizione dell’ICI sulla prima casa sia stata realizzata anche tagliando fondi alla giustizia e alla manutenzione delle strade: cose di cui il cittadino medio difficilmente si “accorge”, o per lo meno di cui non si accorge subito. Conoscendo la situazione in cui versa la giustizia in Italia e la triste calamità dei morti sulle nostre strade: si può dire che sia stato un modo onesto di procedere? E’ una cosa che tradisce il desiderio di ben amministrare a favore dei cittadini anche nel lungo termine, o piuttosto di carpirne il consenso per mantenere il potere a breve termine e magari continuare a perseguire altri (personali) interessi?
16 dicembre 2008 at 2:11 pm
In effetti non si tassa la proprietà ma i frutti della proprietà, quindi si tassa un ulteriore reddito. Il problema della casa è che non è un indice di capacità contributiva attendibile in quanto non esiste un sistema di detrazioni che permetta di adeguare il reddito derivante dal possesso di immobili alla situazione dei singoli. Peggio ancora l’ammontare dell’ici non viene incluso come credito d’imposta nel modello unico e lo stesso presupposto (possesso) genera una doppia imposizione. Come ben rileva giuseppe è vero che l’iva comporta imposizione del rreddito ottenuto ma è pur vero che il presupposto dell’iva non è il possesso di un reddito ma la cessione di beni o la prestazione di servizi.
18 dicembre 2008 at 5:11 pm
Andiamo diretti alla questione. L’abolizione dell’ICI é una “maledetta” manovra elettorale. Berlusconi ha cambiato i presupposti su cui si basa la scelta elettorale di milioni di italiani.
Un italiano medio pensa che tutti sono dei ladri, tutti. Nella confusione mediatica si é persa la certezza delle cose, e delle decisioni politiche, senza nemmeno parlare della totale assenza di un vero dibattito politico. Il risultato è che il cittadino medio si ricorda solo di piccole “cretinate”, molto spesso dei veri e propri boomerang per la già penosa situazione italiana.
L’abolizione dell’ICI é qualcosa di semplice che nessun italiano dimenticherà. Berlusconi l’ha promesso e lo fará [lo ha già fatto n.d.r.]. Questa dinamica della promessa mantenuta in Italia premia tantissimo. Berlusconi lo sa. E’ una cosa certa, nel mezzo della confusione mediatica e politica restano questi piccoli gesti. E’ la stessa cosa della social card, una cosa fisica inoppugnabile, esiste e l’ha fatta berlusconi. Poi all’italiano medio tutto il resto non importa mucho, oppure se ne dimenticherá presto.
Riassumendo, vale la pena discutere sulla efficenza o meno di questa tassa, quando poi sappiamo tutti il vero motivo per cui é stata tolta?
18 dicembre 2008 at 10:07 pm
Se i soldi dell’ICI vengono usati per il benessere dei cittadini che venga, ma molte volte non è così. Le tasse che si pagano sono come quelle svedesi, ma c’è invece differenza nei servizi.
E’ comunque è consigliabile che le tasse siano sul reddito, visto che per pagarle si usa sul reddito, e se lo stato ha bisogno di nuove entrate tanto vale che espande quelle sul reddito.