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L’Ici è una delle tasse più “belle” che esistano. Ad esempio è tra le poche di cui il cittadino sa chi deve renderne conto. In Italia spesso i sindaci utilizzano quegli introiti anche per farsi degli “amici”, per favorire magari talune assunzioni o assegnare talaltri appalti. I cittadini lo sanno, in genere tollerano, altre volte meno. In ogni caso sono ben consapevoli che in simili “manovre” ci sono direttamente anche i propri soldi. Questa cognizione favorisce una maggiore sensibilità sull’operato delle amministrazioni locali.

I trasferimenti dallo Stato ai Comuni sono l’opposto. Sono il clientelismo partitico, non di rado solo elargizioni di “numi tutelari” a beneficio magari di fedeli vassalli sul territorio. In esse il cittadino ha poco da intromettersi.

E’ vero, il “possesso” di una casa non è un reato, ma neanche il reddito lo è. Lo Stato tassa il reddito perché ha bisogno delle risorse di tutti per sussistere e per distribuire ai cittadini diverse utilità (alcune delle quali sono senza prezzo, come la giustizia). Se lo Stato preleva meno soldi dalle tasse sul patrimonio, giocoforza deve prenderne di più dalle tasse sul lavoro. L’effetto è che per salvaguardare chi “possiede” ricchezze (compreso magari un pigro nullafacente) si va a penalizzare leggermente più chi lavora e le ricchezze le “produce”. Se ne potrebbe arguire, con un po’ d’ironia, che l’ ICI è una tassa che va lievemente a favore dei muratori!

Non tutti i cittadini lo sanno (vedi post precedente) ma l’ICI in realtà prevede già oggi una detrazione sulla prima casa. Questa detrazione in fondo ha in sé il riconoscemento di un diritto ad un alloggio abitativo “minimo”, che non è quindi soggetto ad alcuna imposta. Bisognerebbe pure osservare che in genere un’abitazione “consuma” diversi servizi forniti dal Comune di appartenenza: asfaltatura e pulizia delle strade adiacenti, illuminazione pubblica, manutenzione del verde limitrofo, sicurezza. L’Ici può essere considerata anche un giusto contributo alla copertura di questi servizi comunali.
Un’ultima considerazione. Se si abolirà l’ICI sulla prima casa (come credo sarà inevitabile), è verosimile che in Italia ne risulteranno 50 milioni di “prime case”. Con buona pace della trasparenza anagrafica e della lotta all’elusione fiscale.

Mio padre osserva la parete della casa su cui sta lavorando (luglio 2007)