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Da diversi giorni sulla strada Cassino-Formia (statale 630) sono in corso dei lavori in prossimità dello svincolo per San Giorgio a Liri. I lavori riguardano la manutenzione di un cavalcavia che attraversa la carreggiata. In effetti dalle travate del ponte cominciavano a fuoriscire gli elementi in ferro che ne costituiscono l’armatura.
Tipico caso di corrosione del calcestruzzo: il ferro interno al calcestruzzo “arruginisce” (più propriamente si ossida) e si ha la formazione di composti idrati di ferro che occupano un volume fino a 6 volte maggiore quello iniziale. La dilatazione che ne deriva fa saltare lo strato superficiale di cemento e la corrosione prosegue poi all’interno dell’armatura metallica più insidiosa e veloce.

Per ovviare al problema sembra che i lavori si stiano limitando a una sorta di ri-intonacatura esterna. Insomma, quasi solo un’operazione di… facciata! Ma non è l’aspetto tecnico che qui ci interessa. L’aspetto importante (e sconfortante) è un altro. Per una intonacatura -o anche poco più che sia- non si esita a bloccare una corsia di una strada extraurbana di grandissima comunicazione come quella tra Cassino e Formia, importantissima per i collegamenti tra le province di Latina e Frosinone nella loro parte più meridionale. Da giorni gli automobilisti sono costretti a lunghe code a causa del transito a senso unico alternato.

Foto dei lavori ultimati (aggiunta postuma)

Aldilà della circostanza particolare, bisogna dire che il blocco parziale di una strada per effettuare lavori (a volte anche banali) è una situazione piuttosto frequente in Italia. Manca nella nostra nazione una cultura dell’efficienza e del lavoro. Forse anche di più. Ci manca la cultura del rispetto per il prossimo.

C’è da rifletterci. Noi italiani tendiamo a “sopportare” tutto, ma se nel nostro Paese stiamo come stiamo è anche per cose simili, apparentemente marginali o meno evidenti. Tutte le nostre inefficienze (siano dovute a negligenze di chi comanda e dirige o a particolarismi di corporazione o categoria) le paghiamo care e le paghiamo tutte.
La verità è semplicemente questa, che in un paese civile i lavori su strade importanti si effettuano di notte. Gli operai vanno pagati il doppio, il quadruplo se necessario, ma devono operare nelle ore in cui il traffico veicolare è scarso. Non si possono bloccare impunemente migliaia e migliaia di persone, automobilisti, camion, furgoni di artigiani, tir internazionali, commessi viaggiatori, autobus di turisti o studenti, gente che lavora… Solo perché quattro omini in tuta arancione devono riverniciare una ringhiera o magari togliere le erbacce tra il guard rail. Spreco di tempo, consumo di carburante dei motori fermi in moto, inquinamento gratuito…

In questi giorni di campagna elettorale non dovremmo farci lusingare dai bonus bebé o dall’abolizione dell’ICI. Sono cavolate. In Italia abbiamo bisogno di rivoluzioni copernicane nel modo di concepire la vita pubblica e il Sistema Paese, in definitiva di provvedimenti simili a questo: i cantieri stradali aperti solo di notte!

Un'immagine dell'incolonnamento di auto in prossimità del cantiere