Serata in Ciociaria

Ieri sera sono stato a Isola del Liri, città a qualche decina di chilometri da Frosinone. La Cascata, in pieno centro cittadino, ti balza innanzi inopinatamente: uno spettacolo che sbalordisce non solo per il rigoglio della sua natura ma anche perché esplode inatteso nel dedalo di vie e di indistinte abitazioni del pianoso centro cittadino. Alle 19 di un sabato di fine inverno, le vie della città pullulano di persone e di automobili. Il tempo solo di riflettere su come tutti siano distratti dalle luci dei negozi e dalle faccende tipiche della società dei consumi. Chissà, forse a soppesare la reale importanza delle cose, avremmo dovuto tutti sostare un po’ nei pressi di quello spruzzo, ammirare l’ininterrotto prodigio di fisica e di idraulica che invece sembrava consumarsi nell’apparente indifferenza del mondo circostante. In effetti la “Grande Cascata” -alta circa 27 metri- è tra i pochi salti naturali italiani e tra i pochissimi, a livello mondiale, a trovarsi nell’abitato di un Comune.

Con Claudio e Nancy ci siamo recati poi nel centro storico di Boville Ernica. La porta di un vicolo anonimo e un po’ buio reca la scritta “Frantoio”: quando la apro non mi aspetto di trovare all’interno un locale di ristoro frastagliato in più rustiche stanze e stracolmo di persone. Tra l’altro mi fa piacere scorgere a un tavolo (e salutare) il capo degli Ispettori del lavoro della provincia di Frosinone, un medico che ho avuto modo di apprezzare in diverse occasioni per l’onestà, la cultura e la fervida intelligenza.

Dopo pranzo ci siamo recati in una “mega” gelateria di Ripi. I dolci che ci preparano sono buonissimi e i ragazzi dello staff gentili, ma l’interno (quasi da capannone industriale) non è accogliente e anche l’eccessiva confusione è leggermente fastidiosa. Al ritorno ci perdiamo con l’automobile tra colline e strade quasi campestri nei dintorni di Boville. In alcuni tratti attraversiamo anche una nebbia fitta e insidiosa. Ma ne usciamo alfine. Ancora un’occasione, in piena notte, di gettare uno sguardo sulla Chiesa del centro storico di Arce: intonaco umile da chiesetta di campagna, campanili svettanti a guisa di cattedrale. Poi la lunga casilina, percorsa senza fretta nella notte cheta e brumosa, e quindi a casa.

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