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Ingresso dell'abbaziaIeri sono stato in visita nella celebre abbazia di Montecassino (fondata da San Benedetto da Norcia, su un presistente tempio pagano, nel 529). Avevo già avuto modo di ammirare gli affascinanti esterni in pietra per la prima volta proprio un anno fa, in occasione della consegna delle pergamene di laurea da parte dell’Università di Cassino.
In questa circostanza la dottoressa Rossella Alifuoco, nostra insegnante del corso di tedesco nonché guida turistica della stessa abbazia, ci ha accompagnato gentilmente anche nei luoghi interni. A cominciare dai sotterranei, dove sono visibili le possenti mura poligoniali del IV sec. a. C. che ancora oggi costituiscono la robusta fondazione della struttura.

Interno della cella di San Benedetto (foto Simone Patriarca)Quindi siamo entrati nella “cella” di San Benedetto. La parete frontale sarebbe stata parte di un’antica torre dell’epoca romana. Sui muri laterali ci sono affreschi che rappresentano episodi, più o meno leggendari, della vita del santo. In uno di essi si nota Benedetto che piange mentre l’abbazia viene bombardata. Questi affreschi, come la grandissima parte degli altri di cui è adornata l’abbazia, sono stati realizzati da pittori italiani a partire dagli anni ’50 del secolo scorso. Lo stesso vale per molte opere scultoree. Nel chiostro d’ingresso, in mezzo ad un giardino con arbusti di piccola taglia, troneggia ad esempio un gruppo bronzeo realizzato da monaci tedeschi e donato nel dopoguerra dal primo ministro tedesco Konrad Herman Josef Adenauer (1876-1967) .

Dalla “terrazza” ai piedi di un’ampia gradinata il panorama si spinge verso Ovest e la sottostante piana del fiume Liri. Dalla balaustra si vede anche, su una collina laterale poco distante, il cimitero di guerra polacco. Al centro una cisterna per raccogliere l’acqua piovana; ai lati due rimarchevoli statue, una di san Benedetto (quasi interamente originale) l’altra di santa Scolastica (una copia, purtroppo).

La S.ra R.Alifuoco mentre fa da guida, accanto all'altra insegnante di tedesco M.T.CellucciSalendo la scalinata, circondati solo da bianche strutture marmoree, lo sguardo viene rapito soprattutto da un cielo celeste che sembra diventare ad ogni passo, ad ogni gradino, più chiaro e luminoso. Al termine della salita, attraversato il portico, si giunge al “Chiostro dei benefattori”, la cui peculiarità sono le statue di papi e di principi che nel corso dei secoli hanno elargito donazioni per arricchire l’Abbazia. Dirimpetto come un fastigio, al culmine della struttura, c’è la chiesa, ricostruita nel dopoguerra con i fondi dello Stato italiano. Le volte del soffitto, diversamente dall’edificio originale, sono prive (per ora) di affreschi. Le pareti grondano comunque di innumerevoli decorazioni e cesellature laminate in oro. Il pavimento si compone di circa 80 tipi di marmo dalle sfumature di colore più diverse. Sotto l’altare principale sarebbero raccolte le reliquie di san Benedetto e di sua sorella Scolastica. Sembra che questo punto della chiesa sia stato quasi miracolosamente risparmiato dalle bombe, tanto che la cripta sottostante è tra le pochissime parti dell’Abbazia rimaste integre ed originali.

La chiesa vista dal Chiostro dei benefattori (Foto di Simone Patriarca)

La visita è stata per me molto didattica, interessante e suggestiva. Aleggiava una leggera malinconia anche, soprattutto all’approssimarsi della sera, quando il sole colpiva di striscio i marmi e le imponenti pietre bianche. La distruzione operata dai bombardieri angloamericani è stata solo l’ultima di quattro che sono intervenute per cause diverse nel corso dei millenni. Ma è facile immaginare che nessuna delle precedenti può essere stata altrettanto barbara e devastante. Peraltro è grazie alla lungimiranza delle gerarchie militari tedesche che furono messi in salvo almeno gli archivi e preziosissimi documenti bibliografici. E’ appena il caso di ricordare che nell’abbazia di Montecassino è custodito il primo documento scritto in lingua italiana (Placiti cassinesi, 960).
Il luogo abbonda di reperti dell’epoca romana e di iscrizioni in latino. C’era di che rimanere incantati a immaginare la vita che vi si svolgeva al tempo dell’antica Roma oppure nei molti secoli (bui) successivi, durante i quali il Monastero di Montecassino è restato una sorta di faro di lettere e cultura. Nondimeno era molto facile ritornare ai nostri giorni, semplicemente ascoltando qualche guardia di sorveglianza parlare nel dialetto locale. Non eravamo i soli ma invero i visitatori, complice la stagione invernale, erano pochissimi. Tradisce forse anche un segno dei tempi, ma gli unici ecclesiastici (un paio di monaci, fisicamente l’uno l’opposto dell’altro), li abbiamo incontrati al negozietto di souvenir.
In prossimità dell’ora di chiusura siamo stati sollecitati ad uscire dalle guardie di vigilanza, evidentemente frettolose di ritornare a casa. All’uscita del cancello, mentre si alzava un leggero vento serotino, abbiamo trovato un intero autobus di ragazzi francesi in posa per una foto di gruppo. Un fremito di vitalità in quel luogo un po’ mesto mentre l’aria tendeva a diventare umida e fredda. Sembra però che la scolaresca fosse giunta troppo tardi per entrare. Il turismo sarà pure una ricchezza per l’Italia, ma… dalle ore 15 alle ore 17:15!

Ci avviamo verso l'uscita alla fine della visita

Non di rado, durante la visita, il ricordo mi è corso al mio nonno paterno (1911-1996) che sembrava parlarmi con orgoglio di questa Abbazia che dista solo una trentina di chilometri dal mio paese. Aveva partecipato a qualche gita di gruppo per anziani, probabilmente a sfondo religioso, ma in realtà quei luoghi gli erano stati sempre familiari. Nel dopoguerra egli lavorò nei dintorni del monastero per la costruzione di muri a secco di contenimento. Lungo il tragitto ho osservato che sono moltissimi. Chissà su quali o su quante di quelle pietre mio nonno posò le sue mani! Dopo anni di desolazione morale e materiale, i suoi muscoli lavorarono alacremente assieme a quelli di altri italiani non solo per sollevare pietre, ma per ricostruire la pace.