Caduta del secondo governo Prodi
45 letture 26 gennaio 2008La caduta del governo può essere un buon pretesto per qualche sensata considerazione.
Innanzitutto si dovrebbe dare atto a Prodi di essere una persona seria ed onesta. In questi anni il centrodestra lo ha infangato seminando zizzania sul suo passato a capo dell’IRI. Ma Prodi è onesto, su questo c’è poco da dubitarne. Anzi di più. E’ uno che ha cercato sinceramente di fare qualcosa di buono. Forse nell’ultima candidatura aveva persino il “sogno” di lasciare un buon segno nel suo Paese, dopo aver goduto di un grande prestigio nell’Unione Europea.
Ovviamente cambiare in meglio l’Italia, vale a dire toccare i privilegi delle varie categorie che ingessano il nostro Paese, è molto difficile. Lo si è visto di recente con l’arroganza dei camionisti, ma tutte le lobby hanno la stessa determinazione.
Che il governo non sarebbe riuscito in questo compito lo si constatò purtroppo già nei primissimi mesi, quando un manipolo di quattrocento tassisti cafoni riuscì a far fare marcia indietro al ministro Bersani. Lì il governo si giocò forse tutta la sua credibilità riformatrice, perché si capì che la linea non sarebbe stata abbastanza dura e che ogni categoria, se avesse tirato fuori gli artigli, l’avrebbe fatta franca.
Ma che è successo poi? C’è stato qualche altro sussulto di innovazione ma il governo era oggettivamente troppo debole al Senato per portare avanti qualsiasi iniziativa di rilievo. Anche la Chiesa gli si è schierata contro. A Prodi, fedele alla moglie, la Chiesa ha sempre preferito il “donnaiolo” Berlusconi. Non sorprende che a poco a poco il nostro premier uscente abbia smesso del tutto di parlare e abbia cominciato a lavorare nell’ombra cercando quasi solo di sopravvivere.
Ma questo governo ora sfiduciato stava facendo bene, male? In realtà è caduto troppo presto per dirlo. La nostra Italia non ha bisogno tanto dei “bonus bebé” che dava Fini una tantum, l’Italia ha bisogno di interventi che danno frutti a lungo termine.
Comunque, alcuni risultati positivi stavano già arrivando a quanto pare: diminuita leggermente l’evasione fiscale (uno dei cancri peggiori per l’Italia); ritornato positivo l’avanzo primario e debito pubblico di nuovo in diminuzione (altro fardello gravissimo); aumentate l’esportazioni nonostante l’euro forte (tra l’altro il precedente governo aveva ridotto i fondi per promuovere i prodotti italiani all’estero).
Insomma, a parte gli scenari internazionali che si stanno facendo inquietanti, c’erano le premesse perché la nostra nazione cominciasse a raccogliere i primi acerbi risultati di un’amministrazione economica apparentemente più coscienziosa. Probabilmente presto si sarebbe intervenuti su una riduzione delle tasse sul lavoro per aumentare gli stipendi di chi produce e la competitività delle aziende italiane.
Ora, secondo me, questo dovremmo capire, una volta per tutte, noi italiani: una cosa che i programmi televisivi fintamente liberi (come il popolare “Striscia la notizia”) non ci spiegheranno mai in prima serata. La prima cosa che dovremmo pretendere da chi sta al governo (a parte una corretta e trasparente informazione! ovviamente) la prima cosa è che il governo sia serio e scrupoloso nell’amministrazione finanziaria. Perché?
Perché altrimenti a noi cittadini risulta molto difficile giudicarne l’operato. Se il governo nella sua azione non usa solamente le entrate delle tasse ma usa anche altre risorse, (come fecero Craxi e company negli anni 80 e come ha fatto lo stesso centrodestra nello scorso quinquennio contraendo debiti e svendendo a privati il patrimonio immobiliare dello Stato) come si fa ed essere certi che chi sta al governo sta impiegando in modo efficace i soldi pubblici e meglio di quanto potrebbe fare un altro?
Ecco perché Prodi, a prescindere dalle opinioni più o meno parziali che si possono avere, e diversamente da quanto ha fatto Berlusconi (che in 5 anni ha aumentato le SPESE dello Stato del 2% del PIL! Il 2% del PIL italiano, mica briciole!) almeno da questo punto di vista non lascerà una eredità dannosa ai successori.
Questa a me sembra la verità incontrovertibile. Poi ognuno può avere ugualmente i suoi “idoli”. C’è persino chi “crede” in Cuffaro e chi in Campania acclama Mastella come un eroe…

