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Il levantino capo dei vigili urbani di Roma (che aveva occupato con un falso permesso un posto auto riservato ai disabili), è stato rimosso dal suo incarico dal Sindaco della capitale. Bravo, bene Veltroni! Ma è sufficiente? Svestiamoci per un momento i panni degli italiani sempre pronti a “perdonare” o a comprendere le debolezze altrui. A rifletterci il reato, o la “leggerezza”, commessa da questo comandante, secondo me meriterebbe ben altra punizione. Costui non era solo un pubblico ufficiale addetto a far rispettare la legge e il codice della strada: era incaricato di dirigere e comandare altri suoi sottoposti perché assolvessero in modo efficace e diligente a quello stesso compito. Una persona di cui doveva essere importante anche solo l’esempio, la cui parola aveva un valore superiore a quella di altri cittadini onesti. Ammesso che fosse privo di senso civico o di semplice educazione, costui per comportarsi in modo “nobile” e moralmente corretto, poteva ritenersi pure economicamente ben remunerato. Invece una volta scoperta la magagna ha accampato scuse banali non diversamente da come farebbe il più gretto degli automobilisti colto in infrazione. Sembra che abbia pure adito le vie legali o inoltrato burocratici ricorsi. Per una persona che tradisce in questo modo la fiducia e il rispetto che gli debbono i cittadini, secondo me una “rimozione” è quasi una presa in giro. Non è la singola leggerezza o l’occasionale comportamento truffaldino, che irrita. Una persona incapace di comprendere solamente l’offesa che ha portato alle Istituzioni, al sentimento civico o alla pubblica morale, secondo me tradisce anche di aver usurpato -per anni- un posto di lavoro che non merita. [Pubblicato nella rubrica Italians di Beppe Severgnini, il giorno 1/12/2007]