Dal Lazio a Tolosa e ritorno
70 letture 31 maggio 2007Di nuovo a casa, dopo 143 giorni. Non mi ero mai mosso molto oltre la mia regione, il Lazio. Venti ore in treno, un tratto di metro e le scale mobili mi fanno sbucare su una trafficata strada del centro di Tolosa, Francia: case di mattoni alte ed eleganti, marciapiedi di ardesia puliti. La gente aspetta l’autobus incurante di me che mi guardo intorno esausto e un po’ stordito. Il primo che incontro nei pressi del dormitorio studentesco è un argentino. Mi accompagna al portierato, ha un nonno abruzzese. “Tu sei il mio Virgilio – mi viene di dirgli in un francese stentato – lo conosci Virgilio?”. La portinaia mi consegna chiavi e lenzuola. Mi dà istruzioni gridando, come fosse sgarbata, ma forse intende solo farsi capire. La Francia, il Paese del nazionalismo, dello sfilatino, dell’acqua dei canali, dei boschi verdastri. Il Paese del francese, di questa lingua che settimana dopo settimana ti entra nel cervello fino a diventare parte dei tuoi stessi pensieri. Cosa mi rimarrà di questo periodo? Me lo sono chiesto al ritorno quando mi sono svegliato attraversando la Toscana, con le ridenti case italiane color pastello sparse tra le colline gialle già bruciate dal primo sole dell’estate. Mi ricorderò di Tolosa, dai giardini curatissimi, con la Garonna che si infrange turbinosa sotto gli ampi ponti. Del campus universitario, con gli edifici sparsi tra alberi e prati, le aule, l’anfiteatro di qualche lezione, la grande e antica biblioteca (dove ho scoperto “Italians“), il bellissimo viottolo del lungo fiume che mi portava ogni sera nella mia stanza al di sotto di platani altissimi. E i visi. Degli insegnanti, dei miei compagni, di studio, di residenza, della ragazza esile e bianchiccia che, in piedi su un autobus, tiene pensierosa un ombrellino gocciolante tra le mani accanto ad un giovane nero con i guanti. I visi provo a rivederli ma i contorni si sfumano, proprio come byte di memoria che si cancellano in modo inesorabile. Morse di nostalgia, folate di immagini, persino sogni mi riportano in quei luoghi, mentre riprendo le mie cose, la casa e il sentiero della vita più lunga. Mi piacerebbe poter salutare tutte le persone con cui ho conversato nel mio maldestro francese, anche quelle più schive o sospettose. Ma ora che son tornato tutto è morto, pur se tutto in parte è ancora là, lontano lontano.


15 gennaio 2009 at 11:50 pm
Di seguito le email ricevute in seguito alla pubblicazione nella rubrica Italians.
1. Bello… e poi ?
P.T.
2. Buongiorno Giuseppe,
Ho letto il suo messaggio su Italians e vorrei ringraziarla per le emozioni che ci ha trasmesso. Conosco Tolosa e, grazie al suo messaggio, ho rivisto i colori, sentito i profumi e passeggiato per le sue strade affollate. Le sue parole non suonano nuove per me, mi sembra di sentire la voce di mio marito quando parla di Tolosa e racconta la sua esperienza di vita universitaria. Gli ho trasmesso il messaggio che sicuramente lo farà sognare…. Continui a viaggiare perché il mondo non è “lontano lontano” ma solo al capolinea del prossimo treno o ai piedi di una scaletta d’aereo! Le ragalerà ancora mille altre sorprese. In bocca al lupo da una italian che ha vissuto in Inghilterra, viaggiato un po’ ed ora abita vicino Grenoble. Saluti,
Tiziana R.
3. Bravo, bellissima descrizione. Scrivi, scrivi e scrivi, sei bravo veramente.
Annamaria M. – Long Island NY
4. Giuseppe,
Che bella lettera. Piccoli scorci e ritratti che davvero fanno viaggiare
la mente. Se sapessi scrivere cosi’ farei un’altro lavoro. Tanto di
cappello. Auguri per la prossima avventura,
Bruno – University of Rhode Island
5. Caro Giuseppe
non mi fa meraviglia la tua nostalgia, hai fatto l’esperienza di trovarti in una NAZIONE, con le maiuscole com´è la Francia. Mi trovo da mezzo secolo all’estero con puntate nel Bel Paese. Appunto qui sta la differenza , gli italiani hanno un “paese” ma non una “nazione” (come lo sono, l’Inghilterra, la Spagna, i paesi nordici e anche -se non lo credi lo puoi comprovare con un viaggetto- le nazioni americane, tanto del nord come nel sud) Per arrivare ad essere Nazione ci vuole una terapìa intensiva per sradicare i virus dell’ individualismo e del menefreghismo che insidiano i genomi degli italici da molti secoli. Sarà la quinta guerra per l’Indipendenza, che dovrá essere combattuta sul fronte del sistema educativo, attualmente in uno stadio di completa decomposizione.
Non disperare, arriverà un Garibaldi (siamo nel bicentenario della nascita) anche per questo. Un cordiale saluto
Antonio