Morti bianche
42 letture 20 aprile 2007Caro Beppe,
grazie anche agli appelli del Presidente Napolitano si parla spesso delle morti bianche sul lavoro. Sento di poter dare qualche suggerimento importante ai rappresentanti delle Istituzioni e delle parti sociali che si confrontano sul tema. Un mezzo per combattere gli incidenti di lavoro con gravi conseguenze è quello di monitorare gli incidenti con conseguenze lievi. Gli esperti in materia di sicurezza sul lavoro dicono anche che persino i “quasi incidenti” (cioè incidenti che solo per circostanze fortuite non sono avvenuti), possono essere una miniera di informazioni per evitare vere e proprie sciagure. Ora noi in Italia, diversamente da altri Paesi, abbiamo un problema aggiuntivo nel venire a conoscenza degli incidenti sul lavoro. Quando un lavoratore denuncia il più lieve e banale infortunio, la sua azienda vede aumentare in modo considerevole il premio di assicurazione Inail per tutti i propri dipendenti. Risultato: capita che quando un lavoratore si fa male, prima di correre al pronto soccorso si corre dal datore di lavoro. Non di rado si conviene (in modo più o meno complice) di accampare col medico qualche pretesto per giustificare diversamente la ferita. La conseguenza di questo stato di cose è che non c’è legalità, non c’è trasparenza, non ci può essere un ente (come l’Ispesl) che possa tenere il polso della situazione e suggerire strategie di repressione e prevenzione, visto che, ovviamente, le statistiche nazionali non sono veritiere, non fotografano la realtà. Una riprova ne è il fatto, capitato negli ultimi anni, che le morti sul lavoro aumentano, mentre il numero degli infortuni diminuisce. Quale la soluzione? In primo luogo i premi Inail non dovrebbero più aumentare in modo esorbitante per le imprese in seguito ad infortuni non gravissimi. E come dire che per infortuni non gravi lo Stato ci tiene più a venirne a conoscenza, che a farne pagare le spese all’imprenditore (in realtà si potrebbe disporre, come accade in altri Paesi, che i primi 10-14 giorni di infortunio siano a carico non dell’Inail, ma dell’azienda stessa). In secondo luogo, una volta che lo Stato “sa” di tutti gli incidenti, può intervenire dirigendo le visite ispettive soprattutto verso le singole aziende meno virtuose e rendere così i controlli più incisivi ed efficaci. Un saluto cordiale.

