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Caro Beppe,
siamo così abituati alle illegalità che abbiamo perso a volte persino la capacità di ragionare sulle regole. Tra gli indizi più ingenui di questa difficoltà: il Ministro che pensa di aumentare la sicurezza stradale riducendo i limiti a 120 Km/h o il poliziotto municipale che si chiede perché ci si scagli contro gli autovelox se si desidera una maggiore sicurezza. Abbiamo quasi dimenticato a che servono le leggi o a che servono le strade. Abbiamo dimenticato ad esempio che la stragrande maggioranza degli automobilisti percorre le strade italiane non per “hobby”, ma per motivi di studio o di lavoro, alfine per pagare quelle tasse che consentono poi profumati emolumenti sia per il Ministro che per il Vigile urbano. La verità è che le sanzioni per le infrazioni stradali sono troppo alte, in contrasto peraltro con limiti spesse volte troppo stretti. Il caso citato da l’Italian Rivetti (7 marzo), di un poliziotto che perdona il “paesano” che corre a 200 all’ora, potrebbe tradire proprio questo: le sanzioni previste sono così gravi che per non “rovinare” un malcapitato si è tentati di chiudere l’occhio. Non mi sembra comunque sia frequente il lasciar correre. Piuttosto le sanzioni elevate potrebbero essere tra i motivi che giustificano (perversamente) controlli più sporadici. Chi se ne infischia di questo sono di solito i Comuni, con i loro remuneranti autovelox comunali. Permettimi Beppe di proporre una sorta di capovolgimento copernicano. Non è sbagliato che il Vigile urbano si metta su una strada deserta dietro un limite di 50 km/h. E’ sbagliato che ci sia il limite di 50 km/h. E’ bizzarro che nessuna riforma abbia previsto un programma metodico di revisione strada per strada per rendere la segnaletica più chiara, congrua e coerente. Per la sicurezza è controproducente chiedere accelerazioni e decelerazioni. Sarebbe invece importante che le strade fossero pensate per essere fruite ad una velocità stabile per lunghi tratti, velocità che di rado, sulle vie extraurbane può essere di soli 50 km/h. I controlli potrebbero essere in realtà “liberi”, chiunque voglia farli e per qualsiasi motivo. Invece noi nella nostra “perversità” italiana pensiamo l’opposto. Non chiediamo il diritto ad una segnaletica sensata, ma il diritto di sapere dove e quando verrà posizionato il prossimo autovelox davanti a noi. Saluto con cordialità.