Caro Beppe,
mi lascia esterrefatto la tua avversità per la tassa di successione. Dato che sei una persona perspicace credo tu ti sia lasciato influenzare (anche senza troppo accorgertene) dalla sensibilità del tuo “ceto”. La tassa di successione credo sia stata inventata nei capitalistici paesi anglosassoni. Per uno scopo “nobile”: da un lato tassare i patrimoni accumulati con redditi che riuscivano ad eludere il fisco, dall’altro evitare che ci si potesse “impigrire” con rendite di tipo feudale. Non a caso la tassa è in auge negli Stati Uniti, il Paese più meritocratico del mondo, dove persino Bill Gates pare si sia espresso favorevolmente, sebbene si possa dubitare che non ne farebbe volentieri a meno. In Italia il nostro concittadino più ricco la possibilità di farne a meno l’ha avuta e, (lui che poi non si è fatto ben altri scrupoli), non se l’è lasciata certo scappare all’inizio del suo mandato. Complice il beneplacito dei ceti più abbienti ma anche degli italiani dal senso civico più superficiale. Non stupisce questo, in un Paese in cui si è abituati a mettere al primo posto la “Famiglia” (con le sue risorse) e a considerare lo Stato come un avido oppressore dal quale semplicemente più soldi riusciamo a difendere, meglio è.
E invece lo Stato siamo noi caro Beppe, anche se da italiani facciamo fatica a capirlo. E lo Stato, per funzionare ed offrire servizi, i soldi deve pur riscuoterli da qualche parte. Se li attinge dai grandi patrimoni può prenderne di meno dai redditi che vengono dalla produzione ovvero dal lavoro e dai sacrifici quotidiani delle persone. Ma al di là di questo aspetto ci sono almeno altre due importanti motivazioni, peculiari per l’Italia, a favore della reintroduzione della tassa di successione (e in generale anche di eventuali tasse patrimoniali). Il primo è l’esagerata evasione fiscale che costringe a cercare i soldi in parte dove gli arricchiti non si possono nascondere. Il secondo è l’elevato indebitamento pubblico che ha consentito a molti italiani del “ceto medio” di incrementare il proprio patrimonio sulle spalle dei restanti. Un senso di giustizia dovrebbe indurci a capire che sarebbe saggio ed equo aumentare il contributo di coloro che più hanno tratto vantaggio dalle gestioni più allegre del passato, vieppiù nel momento di difficoltà economica in cui versa attualmente la nazione.
Giuseppe Di Siena, giuseppe.disiena@libero.it
Filosofia, caro Giuseppe. La verità è che i grandi patrimoni si organizzano per tempo, in maniera perfettamente legale (fondazioni, donazioni, società, intestazione della nuda proprietà, etc). Punto due: l’imposta di successione rende allo Stato pochissimo, storicamente: più o meno quanto costa incassarla (questo argomento, da solo, dovrebbe chiudere la discussione). Punto tre: la tassa di successione spaventa le famiglie, e una formazione politica accorta dovrebbe saperlo. Se invece preferisce accontentare Bertinotti, si accomodi. Io non cambio il mio voto per questo, sia chiaro: ma altri potrebbero farlo, e non sono pochi. - Beppe Severgnini
Commenti pervenuti via email a seguito della pubblicazione:
1. non almeno nel mondo reale
è una cosa che io contesto sempre ai miei interlocutori, non dovete partire,per i vostri ragionamenti, dal come dovrebbe essere il mondo dal come sarebbe bello se… dovete purtroppo partire dalla realtà che ci circonda e nel mondo reale se qualcuno (intendo i veri ricchi) non vuole pagare capital gain o tasse di successione non le paga perchè ci sono mille mezzi legali per farlo.
la tassa di successione, quando c’era, costava allo stato circa 100 milioni di € in più di spese (per gestire l’apparato burocratico dedito a questa attività) di quanti erano quelli incassati, un bilancio in negativo quindi.
vuole un esempio di come vanno le cose nel mondo reale? il Sig. Della Valle, paladino dei “poveri” è uno dei pochi membri di Confidustria che si è detto favorevole all’innalzamento della tassa sui Capital Gain… non dice pero’ che lui, in quanto investitore, non pagherà nemmeno l’attuale 12,5% di ritenuta per non parlare del 20% prossimo venturo se vince Prodi, perchè i suoi investimenti fanno capo ad una finanziaria in Lussemburgo che non paga pertanto 1 centesimo di Capita Gain!
che ne dice? il mondo reale è un po’ differente da quello ideale o sbaglio?
M.Grimandi
2. Scusi, lavoro una vita, pago le tasse, bene o male riesco ad accumulare quattro soldi e qualche stabile. Perche` alla mia morte dovrei pagare altre tasse? Per darli a Bertinotti cosiche lui ritiene il suo buon stipendio a spese dello stato (noi).
Luigi
3. Condivido le sue argomentazioni, ne aggiungo una, in un sistema liberista e
quindi individualista, i migliori dovrebbero emergere su tutti gli altri.
L’imposta di successione è un timido tentativo per parificare le condizioni
di partenza. dovrebbe essere quindi un’imposta molto vicina alla destra
liberista. Così non è per ovvi motivi.
saluti.
G.Figoli
4. Giuseppe,
la tua lettera riguardo la tassa di successione la dice lunga sulla tua
conoscenza dei paesi anglossassoni. Beppe ti ha dato la risposta giusta. La
tua ingenuita´a riguardo e´incredibile.
Prova a fare un po di ricerca a riguardo e il risultato ti spiazzera´.
Questa tassa colpisce solo il ceto medio e poveri sventurati che non possono
permettersi le grandi fondazioni in Lichtenstein,Lussemburgo ecc. Un bel
regalo della sinistra ai suoi elettori! Good night & good luck!
Mara S.
5. Gentile signor Di Siena
le scrivo per dirle che condivido pienamente il contenuto della sua lettera
io la penso come lei ma non avrei saputo scriverlo come lei.
Con i migliori saluti
Claudia R.
6. Egregio Italian,
leggo solo ora la sua lettera al Severgnini e non posso trattenermi dal risponderle. (…)
Gli US vanno presi e accettati o avversati in blocco così come sono (con GW, Condoleeza, l’assenza di un sistema sanitario nazionale, la possibilità di licenziare, le università che costano $ 10-12.000 dollari (quelle statali) o 25-30.000 più mantenimento (quelle private) ecc. ecc).
Non si può prendere solo quello che ci piace; farlo è solo un esercizio di retorica. Ancor di più lo è prendere solo l’imposta sulle successioni e non, per esempio, il sistema di deduzioni e detrazioni dell’Income Tax statunitense. Dal tenore della sua lettera, credo di poter desumere che lei non accetterebbe in blocco gli US. Penso che sia uno dei pochi punti in comune che abbiamo. (…)
Lo Stato italiano, per suo tradizione, con la sola eccezione del periodo della destra storica, è sempre stato bravissimo a prendere e sperperare o a dare a determinati gruppi sociali e di potere. Al ceto medio ha dato proprio poco (l’unico che ha dato qualcosa è stato il duce e guardi che non è un personaggio che riscuote le mie simpatie). Lo Stato italiano potrebbe intascarsi anche tutto il reddito degli italiani e l’amministrazione pubblica comunque non funzionerebbe. Ancor di più se il potere fosse in mano alla parte politica per cui lei vota. (…)
Ha mai pensato all’effettivo grado di incidenza dei tributi: un lavoratore autonomo emette una fattura di 100 Euro ed aggiunge 2 Euro per la previdenza e 20 di IVA (il cliente paga 122). Dei cento Euro di fattura 30-35, come minimo, sono spese. I 65 rimanenti sono tassati al 40% (faccio una media ). Bisogna pagare anche la restante previdenza, il 10%.
Rimangono 30 Euro che, in gran parte, servono, per vivere.
Su tutti i beni di consumo nonchè su gas, acqua, elettricità ecc. si pagano imposte le imposte sui consumi e le accise.
Si rende conto dell’ammontare della pressione fiscale? Ammettiamo che con i risparmi il nostro lavoratore uno si compri una casa e ci vada a vivere: innanzi tutto subisce una tassazione su base catastale per il presunto reddito che da tale casa deriverebbe (quale sia non si sa, ma il reddito dei fabbricati esiste eccome).
In secondo luogo, subisce il prelievo ICI in aggiunta c’è la Tarsu
Quando muore il nostro contribuente lascia la casa al figlio (o magari, perchè no, se lavora tanto e bene anche due o tre case al figlio). Secondo lei, come ciliegina finale, bisognerebbe applicare l’imposta di successione.
Si è chiesto quale è la percentuale di incidenza di tutti i tributi considerati sul prezzo finale (122Euro) pagato dal cliente?
Le pare sensata? (…)
L’evasione fiscale non si combatte con l’imposta di successione o con una patrimoniale.
Si combatte con una buona legislazione penal-tributaria, con una severa normativa di sanzioni amministrative e soprattutto con una efficiente Amministrazione finanziaria.
Ma lei conosce lo stato dell’amministrazione finanziaria italiana ? E quanto hanno inciso su tale stato i privilegi attribuiti ai pubblici impiegati, anche grazie alla vergognosa attività del sindacato, quanto ha pesato l’assenza di qualsiasi meritocrazia, oppure l’orario di lavoro irrisorio?
Lo sa in che modo barbaro e con quanta superficialità ed incompetenza sono effettuate le verifiche fiscali?
E lo sa cosa hanno fatto Prodi e Visco per migliorare le cose? (glielo dico io: nulla. Hanno solo introdotto la Dit che ha consentito enormi risparmi fiscali ai montezemolini sciarpettati e l’Irap che ha bastonato i piccoli imprenditori e i lavoratori autonomi).
Lo sa che i contribuenti vincono oltre il 60% dei ricorsi in Commissione tributaria e che tale 60% rappresenta l’80% del valore del contenzioso? (significa che l’Amm. fin vince poco e quando vince si tratta di piccoli ricorsi). (…)
Ha mai pensato che quello che il ceto medio ha possa esserselo meritato?
Ne dubito. Alla sinistra il concetto di merito fa venire l’orticaria. Il merito non esiste oppure è cosa marginale e si spiega con i vantaggi dovuti al ceto di provenienza.
Mi spiace, non è così. Il problema della sinistra affonda le sue radici nell’incapacità di accettare le diseguaglianze proprie della natura, anche di quella umana, e nei peccati capitali. Brutta cosa l’invidia!
A.P.