Tassa di successione, un’imposta etica
37 letture 5 aprile 2006Caro Beppe,
mi lascia esterrefatto la tua avversità per la tassa di successione. Dato che sei una persona perspicace credo tu ti sia lasciato influenzare (anche senza troppo accorgertene) dalla sensibilità del tuo “ceto”. La tassa di successione credo sia stata inventata nei capitalistici paesi anglosassoni. Per uno scopo “nobile”: da un lato tassare i patrimoni accumulati con redditi che riuscivano ad eludere il fisco, dall’altro evitare che ci si potesse “impigrire” con rendite di tipo feudale. Non a caso la tassa è in auge negli Stati Uniti, il Paese più meritocratico del mondo, dove persino Bill Gates pare si sia espresso favorevolmente, sebbene si possa dubitare che non ne farebbe volentieri a meno. In Italia il nostro concittadino più ricco la possibilità di farne a meno l’ha avuta e, (lui che poi non si è fatto ben altri scrupoli), non se l’è lasciata certo scappare all’inizio del suo mandato. Complice il beneplacito dei ceti più abbienti ma anche degli italiani dal senso civico più superficiale. Non stupisce questo, in un Paese in cui si è abituati a mettere al primo posto la “Famiglia” (con le sue risorse) e a considerare lo Stato come un avido oppressore dal quale semplicemente più soldi riusciamo a difendere, meglio è. E invece lo Stato siamo noi caro Beppe, anche se da italiani facciamo fatica a capirlo. E lo Stato, per funzionare ed offrire servizi, i soldi deve pur riscuoterli da qualche parte. Se li attinge dai grandi patrimoni può prenderne di meno dai redditi che vengono dalla produzione che viene dal lavoro e dai sacrifici quotidiani delle persone. Ma al di là di questo aspetto ci sono almeno altre due importanti motivazioni, peculiari per l’Italia, a favore della reintroduzione della tassa di successione (e in generale anche di eventuali tasse patrimoniali). Il primo è l’esagerata evasione fiscale che costringe a cercare i soldi in parte dove gli arricchiti non si possono nascondere. Il secondo è l’elevato indebitamento pubblico che ha consentito a molti italiani del “ceto medio” di incrementare il proprio patrimonio sulle spalle dei restanti. Un senso di giustizia dovrebbe indurci a capire che sarebbe saggio ed equo aumentare il contributo di coloro che più hanno tratto vantaggio dalle gestioni più allegre del passato, vieppiù nel momento di difficoltà economica in cui versa attualmente la nazione. [Giuseppe Di Siena]
Filosofia, caro Giuseppe. La verità è che i grandi patrimoni si organizzano per tempo, in maniera perfettamente legale (fondazioni, donazioni, società, intestazione della nuda proprietà, etc). Punto due: l’imposta di successione rende allo Stato pochissimo, storicamente: più o meno quanto costa incassarla (questo argomento, da solo, dovrebbe chiudere la discussione). Punto tre: la tassa di successione spaventa le famiglie, e una formazione politica accorta dovrebbe saperlo. Se invece preferisce accontentare Bertinotti, si accomodi. Io non cambio il mio voto per questo, sia chiaro: ma altri potrebbero farlo, e non sono pochi. [Beppe Severgnini]

