Vita da ricercatori
60 letture 19 giugno 2005Caro Beppe,
ho letto il tuo mordace scritto sui «sansonisti» e sulla ricerca in Italia («Nuove leve, vecchi vizi, e quelli bravi scappano» <http://www.corriere.it/solferino/severgnini/05-06-16/01.spm>”, 16 giugno). Ti racconto una storia piccola e insignificante, ma che può essere esemplare.
Un mio amico si è laureato in ingegneria meccanica. Ha svolto una tesi sulle celle a combustibile, i dispositivi elettrochimici per ottenere energia dall’idrogeno. Vi ha lavorato per circa un anno senza che la giovane professoressa cui era stato assegnato potesse realmente seguirlo e capirne gli sviluppi. Se vi andava a riferire, costei gli diceva di tagliare interi capitoli, parti che evidentemente non riusciva a capire neanche a grandi linee. Lui andò comunque per la sua strada, fino a metterla di fronte al testo ormai stampato. La discussione della sua tesi è stata tra le più entusiasmanti cui io abbia assistito. I professori tutti si sono congratulati in modo insolito con lui, ponendogli molte domande, interloquendo con lui non in modo formale, ma come per autentico interesse. Ha avuto 110. Neoingegnere, partecipa a un concorso per entrare nella stessa facoltà come ricercatore. Non si illudeva troppo e infatti non rientra nei tre posti disponibili. Qualche tempo dopo però lo chiama un professore legato alla professoressa relatrice della sua tesi. Gli propone di continuare a lavorare (gratuitamente) sullo stesso argomento. Se accetta, come ricompensa vedrà il suo nome pubblicato in ambito scientifico. Ovviamente a fianco del proprio e di quello della collega. In pratica gli offrono il lavoro per il quale non aveva superato il concorso. Se fosse rientrato nei posti di ricercatore non avrebbe avuto, economicamente, molto di più: circa 550 euro al mese. Ma evidentemente in Italia è difficile accedere anche solo quello.
Come è andata a finire? A un anno dalla laurea, con una solida preparazione accademica acquisita in lunghi anni e una tesi quasi d’avanguardia, sta insegnando in un istituto di scuola superiore dell’Emilia Romagna. E si sente molto fortunato. Speranze e opportunità, di questo sistema Italia.
