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Caro Beppe,
mi fa piacere che tu stia spiegando pervicacemente quanto sia grave il controllo mediatico di Berlusconi. E pur tuttavia mi meraviglio che si continui a negarlo. C’è sempre chi sente offesa la propria capacità di discernimento, chi dice “siamo persone adulte”, che “se il conflitto lo conosciamo non è grave”, chi ironizza sulla “patente per votare”… Sono persone che senza saperlo coltivano una vecchia tara della sinistra: si allontanano dalla realtà. Gli elettori non sono tutti perspicaci frequentatori di «Italians», né di solito si informano molto meglio sulle cose di quanto si possa fare attraverso la più superficiale tv. Andate in giro, nei mercati, in strada, nelle piazze italiane, entrate nelle case delle casalinghe e dei pensionati… Non tutti sono istruiti, ma soprattutto non tutti sono colti politicamente e civilmente. C’è una tipicità italiana per altro, di interessarsi fortemente solo del proprio privato senza rischiar troppo di cambiare le cose. A volte paradossalmente il disinteresse per la politica nasce da difficoltà nella propria vita personale di cui la politica stessa ne è responsabile. E allora: non prendiamoci in giro. E’ vero, a noi “adulti” sorbirci Berlusconi a tutte le ore può farci né caldo né freddo, rispetto alle cose, buone o più spesso cattive, di cui si è macchiato. Ma non è per tutti così. La dialettica può essere erroneamente convincente, i sillogismi possono essere tanto arguti quanto falsi. I capovolgimenti della realtà tipici del premier (che ormai sono motivo di ilarità anche per i suoi sostenitori), non sono colti da tutti. Questi 5 anni ci hanno dimostrato quanto è grave l’imbonimento mediatico e il danno che può fare il controllo informativo. Abbiamo saputo dell’ inflazione post-euro un paio d’anni dopo, mentre le gravi difficoltà strutturali dell’Italia si tenevano nascoste. I problemi di bilancio sono venuti (completamente?) alla luce addirittura 4 anni dopo. Il governo intanto faceva condoni e vendeva gioielli di famiglia per tirare avanti, trionfalmente tagliava le tasse ai più abbienti aumentando cento altri balzelli. Se non c’era il ferreo controllo mediatico di cui la cacciata dello stimato Biagi è stata solo la punta dell’iceberg, forse queste verità sarebbero venute a galla prima. Magari le avremmo affrontate, invece di stare solo appresso, come i topi del pifferaio, alle goliardate del Berlusconi.