Esempi diseducativi
47 letture 18 ottobre 2004Caro Beppe,
il signor Toni Muzi Falconi (13 ottobre) in relazione alle pubblicità etiche dello Stato sembra dire che se le campagne di sensibilizzazione hanno una fonte poco credibile, piuttosto che essere approssimativi, è meglio non farle. Secondo me questo è un pensiero tutt’altro che superficiale. Probabilmente gran parte del disordine con cui va avanti l’Italia deriva dalla scarsa credibilità, nonché dalla mancanza dell’esempio, di chi dovrebbe governare, dirigere o controllare. Basta pensare alla segnaletica stradale. L’automobilista non ha fiducia che i divieti delle strade siano stati il frutto di uno studio attento del problema di sicurezza. Probabilmente pensa che siano solo un modo, da parte delle competenti autorità, di mettersi al riparo giuridicamente in caso di sciagure. D’altra parte neanche le forze dell’ordine ci credono. Proprio stamani andavo a 80 Km/h su una strada che aveva il limite di 70. Una pattuglia di carabinieri mi sorpassa a 90 Km/h è prosegue alla stessa maniera anche quando – poco innanzi – la statale attraversa un piccolo centro abitato con limite segnalato di 50 Km/h. Di recente ho visto su una rivista una foto del ministro Lunardi sorpreso alla guida senza cinture. Anche non dubitando che lui, con la sua intelligenza, abbia messo troppo in pericolo la propria incolumità, resta il fatto che un cittadino con la sua carica dovrebbe preoccuparsi di essere d’esempio anche se si sposta in auto per poche centinaia di metri. Ora, a proposito di campagne di sensibilizzazione che rischiano d’essere approssimative, proprio il ministro Lunardi vorrebbe utilizzare degli spot con immagini scioccanti di incidenti stradali. Secondo me simili pubblicità potrebbero essere solo un macabro supplizio per chi già si ritiene prudente. Infatti è noto che i più giovani sono eccitati dal rischio e che molte persone tendono a compiacersi, quasi morbosamente, delle immagini truculente senza per questo assimilarne necessariamente eventuali fini educativi. La saluto cordialmente.

