Patente a punti: effetto scemato
45 letture 24 agosto 2004Caro Beppe,
circa un anno in un mio intervento mi dichiaravo scettico sulla reale efficacia della patente a punti. Mi chiedevo se ci si poteva aspettare che uno schieramento politico che basava il suo consenso – più che sulla voglia di libertà – su quella di “libertinaggio”, poteva realmente voler mettere gli italiani in riga almeno sulle strade. In seguito invece le statistiche sono state confortanti oltre le migliori aspettative dello stesso governo. E’ stata incredibile la forza dei mezzi di informazione: sono riusciti in poco tempo a sensibilizzare (sia pure con la minaccia del “bastone”) un intero popolo di indolenti italiani. Tutto questo però ci ha solo dimostrato quanto può fare la politica, se solo lo vuole, sul problema della sicurezza stradale. Infatti a distanza di un anno mi accorgo al volante (e cominciano a dirlo anche le statistiche) che l’effetto “terroristico” della patente a punti è scemato. Lo Stato ha fatto come quel cavaliere nel film “Il soldato di ventura” [sulla disfida di Barletta, Italia 1975], come quel “Mariano da Trani” che gridava il suo nome in battaglia e tutti faceva scappare, almeno fino a quando non si scopre quanto fosse imbelle e codardo. Quindi a distanza di un anno diciamo pure a ragion veduta ciò che non osano dire neanche esponenti dell’opposizione: la patente a punti non è stata l’unica cosa buona fatta da questo governo, ma piuttosto la sua ennesima cattiva legge. Perché? Perché si è bruciata una possibilità, la possibilità di riformare seriamente il codice stradale e di applicarlo altrettanto seriamente nel lungo periodo. Si è sprecato l’effetto psicologico che l’inasprimento delle pene e il bombardamento mediatico avevano ingenerato. Non è che si possono inasprire le sanzioni ad ogni piè sospinto, anche perché ormai sono esagerate ed esorbitanti, una potenziale iattura per le famiglie dal reddito più basso. Ultima castroneria sul patentino dei ciclomotori. Prima il ministro fa il “duro” a non dare la proroga per conseguirlo (quando solo il 10% dei ragazzi lo possiede) e poi si dice che si sarà tolleranti ai posti di blocco e che si lascerà scappare i più scaltri. Avrei preferito che il ministro avesse concesso gli altri 6 mesi che molti chiedevano, ma con la minaccia di essere ferreo ed inflessibile al termine della nuova scadenza. Quest’Italia è proprio il Paese dei furbi e forse mai abbiamo avuto una classe dirigente che meglio ci rappresenta. Saluti,

