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Caro Beppe, cari Italians,
sono sconcertato dalla lettera che assolve le raccomandazioni («Non abbiate timore a farvi raccomandare» di Claudio Dorano, 4 febbraio). Conosco persone che similmente a lui hanno cambiato idea sull’argomento nel momento della difficoltà. Ma è impossibile trovare una qualsiasi giustificazione alla raccomandazione che non sia un modo subdolo di lavarsi la coscienza. Tutto ciò che c’è di male in Italia, dalla mafia al voto di scambio, dall’inquinamento all’abusivismo, dalla burocrazia alla legge Gasparri, dall’inefficienza degli ospedali all’insicurezza delle strade, tutto è legato più o meno direttamente alla piaga delle raccomandazioni.
Ma come fa, a esempio, un finanziere che ha avuto il posto con una prassi illegale a essere un baluardo della legalità? Per non parlare della scuola e dell’università, ora che molti si riempiono la bocca di ricerca. Io che studio ingegneria, di recente sono stato esaminato da una professoressa a metà tra l’ignoranza e l’isteria. Esagerata eccezione, ma come si può legittimare la torbida tresca che l’ha portata a quel ruolo pure di prestigio? Chi si fa raccomandare, soprattutto per un posto pubblico, commette una sorta di furto. Sì, ruba il posto che sarebbe toccato a un altro e offende il diritto della collettività di assoldare i migliori a beneficio di tutti. Se si pensa a una vita di stipendi e di sicurezze, il paragone con una rapina in banca è tutt’altro che insensato. Secondo mio padre la raccomandazione si può cercare solo quando si hanno i figli da nutrire. Io (il figlio), non sono certo neanche di questo. Forse se questa italica pratica fosse in qualche modo legalizzata ci sarebbero indubbi vantaggi. I politici impegnerebbero il proprio nome sugli assunti, pure senza chiedere cento altri voti clientelari grazie alle promesse che non andranno in porto. Parallelamente si potrebbero svolgere veri concorsi, trasparenti. Cari Italians, anche in politica, premiamo chi sa creare opportunità per tutti, e non chi favorisce noi o il nostro amico. E’ un principio elementare: fa solo la differenza tra uno Stato di diritto e una repubblica di feudatari e baroni.
Saluti.