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Caro Beppe,
mi lasciano sempre un po’ disorientato quei cittadini che dicono: “multatemi, così mi comporto bene”. Non so se sia più un segno di immaturità (tipico di bambini) o di inciviltà (tipico di furbi adulti). Infatti, se si ammette di sbagliare e se si ha l’intelligenza di aspirare a una nazione di cittadini virtuosi, perché si richiede una punizione per correggersi? E’ da incoerenti, o da masochisti. Almeno si chiamassero in causa gli altri, ché non avrebbe senso a esempio, per la sicurezza che ne risulta, rispettare i limiti di velocità quando tutti gli altri non lo fanno beh, ci sarebbe un minimo di analisi razionale. Invocare su di sé una punizione porta a mio avviso a un altro assurdo. Se ci fossero forti punizioni per motivi futili o addirittura per limiti alla libertà di pensiero e di parola, costoro sarebbero più portati di altri a rispettare vessatorie e ingiuste disposizioni? Come dire che nel medioevo, a causa della tortura dell’Inquisizione, avrebbero più facilmente rubato galline che detto pubblicamente una fastidiosa verità sul clero. Probabilmente era così, ma come desiderare o ammettere su di sé l’effetto preponderante, potenzialmente perverso, di un sistema punitivo?
Esistono anche i “premi”. E quanto alle punizioni, devono costituire, in un Stato di diritto un’architettura ben studiata e organizzata. Si deve tener conto del diritto di difesa e della proporzione della pena, che deve essere “certa” prima ancora che “grande”. Molti non si soffermano sul fatto che hanno più effetto 100 mila multe da 10 euro che dieci multe da 100 mila euro. Un’ultima contraddizione. Prescrivere 500 euro di multa per un’infrazione potrebbe essere sì un deterrente abbastanza efficace. Ma per qualche punto percentuale di italiani, grazie all’agiatezza economica, 500 euro sono poco più di un increscioso contrattempo. Per altra aliquota, in genere anche superiore, 500 euro non è solo una multa, ma una disgrazia di famiglia. Già i latini dicevano “summum ius, summa iniuria”.
La saluto cordialmente.